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Interviste

Umberto Curi

Amore e conoscenza: il mito di Narciso

25/6/1993
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Umberto Curi illustra l'etimologia della parola «mythos» . Se si interpreta il mythos come il sostantivo del verbo "myo", esso diventa il discorso che «racchiude in sè» e custodisce una verità non espressa esplicitamente. Per questo, secondo Curi, il mito non può essere una semplice affabulazione, ma il custode di concetti filosofici che possono venire alla luce se lo si analizza con rigore. Il mito su cui Curi intende soffermarsi è quello di Narciso . Egli ne illustra la storia indicando le versioni di Ovidio, di Conone e di Pausania, accennando alle interpretazioni medievali, illuministe e romantiche per poi fare una breve allusione all'interpretazione freudiana . L'attenzione di Curi è rivolta, principalmente, alla versione che Ovidio dà del mito di Narciso. Viene analizzata, in primo luogo, la figura dell'indovino Tiresia il quale afferma che Narciso potrà vivere a lungo solo se non conoscerà se stesso, introducendo così un tema peculiare della nascita della filosofia: la conoscenza di sè . Accanto alla figura di Narciso, Ovidio introduce quella di Eco. Eco e Narciso sono due figure corrispondenti e speculari, sono entrambi il simbolo dell'immagine, di ciò che è riflesso: Eco è il simbolo di ciò che si riflette acusticamente, Narciso di ciò che si riflette visivamente. Nell'amore di Eco per Narciso e in quello di Narciso per la propria immagine Curi individua importanti temi filosofici: quello dell'illusione e della realtà - che viene ripreso ed illustrato da Plotino - e quello dell'identità e dell'alterità, del sé e dell'altro. Proprio questi temi, l'immagine ed il reale, la relazione fra il sè e l'altro, sarebbero alla base della riflessione filosofica sul rapporto fra amore e conoscenza.

Napoli, Vivarium, 25 giugno 1993


Biografia di Umberto Curi

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