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Interviste

Leo Lugarini

Introduzione alla "Scienza della Logica" di Hegel

31/3/1994
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  • - Hegel rivendica con forza la novità della sua logica rispetto a quella kantiana e a quella aristotelica. Professor Lugarini in che senso la sua è una logica innovativa? ( 1 )
  • - La Scienza della logica è suddivisa in: Dottrina dell'essere, Dottrina dell'essenza e Dottrina del concetto. Qual è il senso di questa partizione? (2)
  • - Cosa intende Hegel con il termine "concetto", e in che senso la seconda parte della Scienza della logica è una logica soggettiva? (3)
  • Hegel è noto come filosofo della dialettica; la sua logica in quanto logica dialettica, vuole portare alla luce la realtà nel suo movimento, nella sua processualità. Professore Lugarini in cosa consiste la dialettica hegeliana? (4)
  • - Non possiamo soffermarci sull'intero processo logico descritto da Hegel. Uno dei problemi più dibattuti degli interpreti della logica hegeliana concerne il cosiddetto "cominciamento", anche perché la prima triade logica - quella di "essere-nulla-divenire" - contiene in nuce i principali lineamenti dell'intera logica hegeliana. Professore Lugarini può illustrarci nei suoi termini generali il problema del cominciamento? (5)

1 - Hegel rivendica con forza la novità della sua logica rispetto a quella kantiana e a quella aristotelica. Professor Lugarini in che senso la sua è una logica innovativa? 

Risponderei citando una frase emblematica di Hegel sotto questo punto di vista: "la scienza logica (...) costituisce la vera e propria metafisica". (G.W.F. Hegel, Werke in zwanzig Bänden, hrsg. von E. Moldenhauer und K.M. Michel, Frankfurt, Suhrkamp, 1969-1971, vol.5, pag.16; tr. it. di A. Moni, Scienza della logica, Bari, Laterza, 1984, pagg.5-6).
In Aristotele - ma piuttosto nella trasformazione scolastica e medioevale della logica aristotelica, la cosiddetta logica tradizionale, che non nella logica dello stesso Aristotele - le cose non stanno affatto così. In Aristotele, o nella tradizione scolastica, la logica ha un carattere strettamente formale: le forme del pensiero, i principi - di identità, di non contraddizione e del terzo escluso -, il concetto, il giudizio, il sillogismo. Essa è interpretata, a partire da Andronico di Rodi, come una metodologia generale per le scienze, ivi inclusa la filosofia. Logica e metafisica sono dunque, secondo Aristotele o, meglio, la tradizione scolastica, separate, e anche i testi in cui sono trattate sembrano disgiunti (ho detto "sembrano" perché gli studi degli ultimi decenni hanno messo in discussione questa separazione).
In Kant la logica diventa trascendentale. Egli riprende la questione in modo nuovo inserendola nella problematica gnoseologica, che è diventata primaria nel pensiero moderno, e intende i concetti, o meglio i temi della logica, come concetti puri a priori. Il problema sta nel rapporto conoscitivo tra soggetto e oggetto; Kant sposta l'asse tematica, il centro di gravità della conoscenza dall'oggetto alla conoscenza stessa, al soggetto. Nella sfera del soggetto reperisce poi concetti puri a priori - le categorie - che sono i fattori costitutivi del mondo della conoscenza, cioè del mondo dell'esperienza possibile. Tutto ciò costituisce il tema dell'Analitica trascendentale, dove il problema metafisico rimane escluso, per ripresentarsi però, all'interno della Critica della ragion pura, nella seconda e ultima parte della Logica trascendentale, la Dialettica trascendentale. Qui ci imbattiamo in concetti diversi dalle categorie, le idee trascendentali, i cui contenuti sono metafisici, cioè oltrepassano ogni esperienza possibile: Dio, anima, mondo. Kant sostiene, con grande ricchezza di argomenti, che non possiamo conoscere nessuno di questi oggetti, sicché la metafisica in quanto scienza rimane esclusa.
Hegel da un lato mira a rendere concreto il formalismo proprio della logica della tradizione aristotelica, dall'altro lato a recuperare, nell'ambito della logica, la metafisica come scienza, nonostante Kant e in contrapposizione a Kant. Di qui la proposizione che ricordavo all'inizio: "la scienza logica è la vera e propria metafisica", e che si può anche rovesciare in quest'altra: "la vera e propria metafisica è la scienza logica". Questa proposizione trova espressione anche in talune affermazione cardinali di Hegel, come per esempio quella secondo la quale la vera essenza delle cose può essere colta soltanto con i concetti, e i concetti, quando sono veramente tali, esprimono l'essenza delle cose. In questa maniera si può guadagnare, secondo Hegel, la congiunzione dei poli separati della conoscenza, il soggetto e l'oggetto, e raggiungere lo scopo che egli intende attuare, cioè l'unificazione della metafisica e della logica.

2 - La Scienza della logica è suddivisa in: Dottrina dell'essere, Dottrina dell'essenza e Dottrina del concetto. Qual è il senso di questa partizione? 

Innanzitutto occorre sottolineare che la Dottrina dell'essere e la Dottrina dell'essenza formano un globo unitario che Hegel chiama Logica oggettiva, mentre la Dottrina del concetto costituisce un altro globo unitario, la Logica soggettiva, e per orientarci dobbiamo ora accennare alla differenza tra questi due globi. La logica oggettiva riguarda la realtà, che esiste indipendentemente dal considerare se il concetto - l'attività pensante - intervenga o no a costituirla. Kant sostiene che l'intelligenza - o l'intelletto, come egli la chiama - interviene mediante concetti puri a priori a costituire la base portante dell'esperienza possibile. La logica oggettiva hegeliana, invece, considera la realtà fuori da questa prospettiva, e la considera prima al livello dell'essere, e poi a un livello più profondo, che per Hegel è addirittura radicale, quello dell'essenza. Il livello dell'essere è quello delle cose come si presentano nella loro immediatezza, di cui si tratta di cercare di cogliere e di fissare le determinazioni caratteristiche - Hegel le trova nella qualità, nella quantità e nella misura. L'essenza è invece ciò che sta dietro a quanto si presenta immediatamente, ciò che sta alla sua radice. Bisogna però ricordare che per Hegel l'essenza - "la verità dell'essere", come egli la qualifica - non è alcunché di positivo, non è il compatto fondo sostanziale delle cose con cui abbiamo a che fare, ma una pura e semplice negatività. Allorché ci si incammina nella Dottrina dell'essenza - che, ripeto, è la seconda parte della Logica oggettiva -, ci troviamo di fronte ad una posizione straordinariamente abnorme: dal "non" della negazione si tenta di mostrare il sorgere del mondo in cui noi viviamo, nelle sue due articolazioni successive di mondo del "fenomeno" (Erscheinung), e di mondo della "realtà effettuale" (Wirklichkeit).
Ma da ultimo la Dottrina dell'essenza e, nel suo complesso, la Logica oggettiva sfocia nel concetto. Hegel, arrivato al concetto, dichiara e sostiene che la logica oggettiva nel suo complesso espone non tanto la realtà dal punto di vista della logica dell'essere o della logica dell'essenza, ma espone la genesi del concetto. Si entra così nella Logica soggettiva, che ha per titolo appunto Dottrina del concetto. Egli caratterizza questa nuova sfera come dottrina della soggettività e della libertà - due parole decisive, soprattutto la parola "soggettività". Hegel afferma che il pensare, e in particolare il concetto, è il nostro più proprio e intimo fare. La logica oggettiva, in particolare la Dottrina dell'essenza, al suo epilogo presenta la realtà secondo una scansione di relazioni tra le cose, relazioni caratterizzate da una necessità di rapporto; la relazione - Hegel direbbe - è qui cieca, non ancora illuminata dal concetto. Allorché si approda al concetto tutto questo viene oltrepassato; si esce dalla necessità "naturalistica" - anche se l'espressione è assai impropria - e si approda a quella che Hegel chiama la libertà, intendendo propriamente l'autodeterminazione, l'autodeterminarsi del pensare umano nelle forme concettuali.

3 - Cosa intende Hegel con il termine "concetto", e in che senso la seconda parte della Scienza della logica è una logica soggettiva? 

La logica "soggettiva" è tale perché, innanzitutto e in generale, si riferisce a quella sfera della soggettività che è l'attività concettuale, il begreifen (in tedesco "concetto" si dice Begriff; il verbo begreifen corrisponde all'italiano "concepire" e al latino "concipere"). Ma questa sfera della soggettività a sua volta presenta articolazioni molteplici, e la logica soggettiva è tutta dedicata a indagarla nei suoi vari aspetti, in modo da mettere in luce in che consiste quella attività concettiva che ci caratterizza in quanto uomini.
La sua articolazione fondamentale è tripartita. Dapprima Hegel tratta il concetto come tale, nella prima sezione della logica soggettiva, dove riprende l'intero mondo della logica formale della tradizione aristotelica: concetto, giudizio, sillogismo. Qui si può toccare con mano l'enorme differenza della logica hegeliana rispetto a quella della tradizione aristotelica: se quest'ultima si sofferma unicamente sui principi e le forme del pensare, cioè concetto, giudizio e sillogismo, questa materia è trattata da Hegel soltanto in una piccola sezione, la prima della logica soggettiva. In questo contesto torna in scena Kant; non era forse Kant colui che si era rivolto all'attività concettuale - l'intelletto e le categorie, la ragione, le idee trascendentali, la "spontaneità del pensare"? Egli ha dato una tematizzazione dell'attività concettuale, di ciò che Hegel in una parola chiama il "concetto"; ed Hegel riprende proprio questa tematica e la trasforma fin dalle radici, rimanendo però in continuità con Kant. Nel quadro complessivo della bipartizione tra logica oggettiva e logica soggettiva, abbiamo questa articolazione di fondo: la logica oggettiva è la ripresa della tematica ontologica, metafisica - con i mezzi però della ragione -, mentre la logica soggettiva è la ripresa della tematica kantiana, quella che per Kant è la tematica del trascendentale e che in Hegel diventa la tematica del concetto.

4 - Hegel è noto come filosofo della dialettica; la sua logica in quanto logica dialettica, vuole portare alla luce la realtà nel suo movimento, nella sua processualità. Professore Lugarini in cosa consiste la dialettica hegeliana? 

La domanda è molto complessa; per rispondere mi avvarrò di un esempio che è dello stesso Hegel, e che si trova nelle primissime pagine della Fenomenologia dello spirito. È l'esempio del boccio del fiore: se osserviamo un boccio di fiore, notiamo che esso finisce per trapassare nel fiore. Che cosa avviene in questo trapasso? Dal punto di vista che Hegel rifiuta e che attribuisce all'intelletto, al Verstand, la risposta a questa domanda può esser riassunta così: allorché sopravviene il fiore il boccio non c'è più, dunque il fiore è la negazione del boccio. Analogo sarebbe il rapporto tra il fiore che ora è sbocciato e il frutto che dal fiore verrà fuori: allorché c'è l'uno non c'è l'altro, e viceversa. Questa è la negazione che viene riscontrata dall'intelletto. Hegel però obietta che questo è soltanto il rinnegarsi simplex, la prima negazione. Se osserviamo la cosa più da vicino, quello che succede - anche il linguaggio lo dice - è che il boccio sboccia, e il suo sbocciare comporta che esso trapassi nel fiore. Il fiore in questo senso è sì la negazione del boccio (il boccio è scomparso), ma ha nel seme la conservazione. Questa è la negatio duplex: la negazione del boccio in quanto boccio è la sua conservazione in quanto fiore, nel senso che nel fiore il boccio trapassa. Abbiamo così adottato un altro punto di vista nel considerare il medesimo fenomeno; il primo era il punto di vista dell'intelletto - la forza che divide, il Verstand -, l'altro è il punto di vista della ragione, della Vernunft. La quale, nelle divisioni dell'intelletto, trova il raccordo, trova il terzo termine nell'aut-aut della logica dell'intelletto.
In questo quadro il movimento dialettico prende una connotazione molto rivelante espressa nella parola tedesca Aufhebung. Aufhebung è una parola mal traducibile in italiano con un solo termine, perché contiene almeno tre elementi lessicali: il togliere, il conservare e l'innalzare o elevare. Tornando all'esempio del boccio del fiore, il fiore è per l'intelletto semplicemente la negazione del boccio, mentre per la ragione è la negazione conservativa. In quest'ultimo caso il boccio non c'è più e in questo senso viene "tolto", ma insieme è "conservato" e la sua conservazione è un "innalzamento", per parlare in termini assai metaforici, del boccio stesso in ciò che sopravviene, e cioè nel fiore. Questi sono dunque i tre momenti semantici racchiusi nella parola tedesca aufheben, che in italiano si traduce in tanti modi. Ciascuno traduce come ritiene di poter fare meglio; per esempio con "superare" - termine che non mi sembra molto adeguato, pur essendo valido ed efficace. Oppure si traduce con "togliere"; Moni, il traduttore italiano della Scienza della logica, ha usato questa traduzione, e personalmente sono d'accordo sulla sua relativa adeguatezza. L'importante è in fin dei conti cogliere il senso complesso di Aufhebung, che non soltanto nell'esempio del boccio, ma in tutti i passaggi hegeliani, sia nella Scienza della logica, che nella Fenomenologia o nella Filosofia del diritto, esprime la legge del movimento che Hegel chiama "dialettico" e che mette in moto tutti i contenuti di volta in volta considerati.

5 - Non possiamo soffermarci sull'intero processo logico descritto da Hegel. Uno dei problemi più dibattuti degli interpreti della logica hegeliana concerne il cosiddetto "cominciamento", anche perché la prima triade logica - quella di "essere-nulla-divenire" - contiene in nuce i principali lineamenti dell'intera logica hegeliana. Professore Lugarini può illustrarci nei suoi termini generali il problema del cominciamento? 

La questione è estremamente complessa, e gli interpreti difficilmente riescono ad accordarsi sul senso da dare al cominciamento stesso. Limiterei la mia analisi al primo passaggio - al passaggio cioè essere-nulla -, banalizzandolo alquanto, e senza prendere in considerazione le argomentazioni hegeliane, che sono alquanto sottili. Hegel spiega l'essere come puro essere senza nessuna determinazione, quindi come puro essere totalmente indeterminato. Se proviamo a domandarci quale fisionomia esso assuma, diremmo che non ha questa determinazione, né quest'altra, e nemmeno quest'altra ancora ecc. - possiamo andare avanti sine die. Il risultato è un niente: l'essere è uguale a nulla. Ho espresso, ripeto, in termini molto banalizzati il passaggio essere-nulla con cui comincia a muoversi la logica hegeliana.
Ma secondo il mio parere il punto importante è un altro, è a monte: che significa l'assunzione da parte di Hegel del puro indeterminato essere come cominciamento di tutta la logica? C'è un luogo in cui Hegel dice che il filosofo che sia animato da spirito di profondità caratterizza l'inizio come ciò che è il massimamente semplice, il più semplice e il più indeterminato, e lo scopre come un germe dell'intero sviluppo. Questo vuol dire che non è un germe vuoto. Consideriamo, ad esempio, un germe vegetale: è ricco di tutto quello che si sviluppa, contiene virtualmente, in potenza - "in sé", direbbe Hegel - tutto quello che ne verrà fuori e che quindi sarà l'attualizzazione di un cumulo di potenzialità, sarà il passaggio, in termini hegeliani, dall'"in sé" al "per sé", anzi all'"in sé e per sé".
Queste indicazioni di Hegel, contenute in una delle ultime cose che ha scritto prima di morire, la Prefazione del 1831 alla Scienza della logica, fanno pensare. Noi ci dobbiamo infine pur domandare: quella espressione tanto infelice di "puro essere" significa veramente un'indeterminatezza dalla quale non si capisce come si possa passare al determinato, o un vuoto che non si capisce come possa essere riempito? O piuttosto dietro di essa si nasconde altro? Vorrei a questo proposito richiamare un'ammonizione dello stesso Hegel: non dimentichiamo che dietro la Scienza della logica sta la Fenomenologia dello spirito. La Fenomenologia dello spirito termina con il sapere assoluto, nel quale rifluisce tutto il mondo di esperienze della coscienza, l'intero mondo delle figure della coscienza e dello spirito, in modo tale però che si opera la saldatura tra soggetto e oggetto, tra "certezza di sé" - direbbe Hegel - e "verità" - in breve tra "Io" e "mondo", tra la sfera dell'ego e la sfera del non ego, dell'altro dall'ego. Tutto questo rifluisce nel sapere assoluto rimanendo nella sua immediatezza, in una immediatezza che poi è espressa, nella logica, dal puro essere. Hegel lo dice a tutte lettere: "Nella sua vera espressione questa semplice immediatezza è il puro essere " (G.W.F. Hegel, Werke in zwanzig Bänden, hrsg. von E. Moldenhauer und K.M. Michel, Frankfurt a.M., Suhrkamp, 1969-1971, vol.5 pag.68; tr. it. di A. Moni, Scienza della logica, Bari, Laterza, 1984, pag.53).
Tutto questo fa pensare che il "puro essere" non sia un indeterminato da cui dedurre determinazioni, non sia un vuoto che occorra in qualche maniera riempire dall'esterno, ma un indeterminato entro cui bisogna andare a guardare animati - riprenderei l'espressione di Hegel - da "spirito di profondità". Il passaggio dall'essere al nulla e poi al divenire, che costituisce il problema su cui ci si inceppa tanto spesso, deve allora essere inteso come un primo passo che Hegel muove verso il compimento di quell'astratto, indeterminato, vacuo, che va sotto il titolo di "puro essere", ma che è la vera espressione di quello che nella Fenomenologia dello spirito ha preso la caratteristica del sapere assoluto, e cioè della forma vera e non semplicemente apparente del sapere.

31/03/1994

abstract:
La logica di Hegel mira da un lato a rendere concreto il formalismo della logica della tradizione aristotelica, dall'altro a recuperare, nell'ambito della logica e nonostante Kant, la metafisica come scienza. Con la frase “la scienza logica è la vera e propria metafisica”, Hegel mostra di voler attuare l'unificazione di metafisica e logica. Leo Lugarini espone brevemente la struttura e il contenuto della Scienza della logica suddivisa in “logica oggettiva” e in “logica soggettiva” che ha per titolo “Dottrina del concetto”: la prima riguarda la realtà che esiste indipendentemente dall'attività pensante in cui le cose sono legate tra loro da un rapporto di necessità; nella seconda si esce dalla necessità e si entra nella libertà, nell'autodeterminarsi del pensiero umano nelle forme concettuali. La sfera della soggettività è infatti la sfera dell'attività concettuale, del “begreifen”, del concepire. Mentre la logica oggettiva riprende la tematica ontologica della logica tradizionale nella prospettiva però della ragione, la logica soggettiva riprende la tematica kantiana del trascendentale che in Hegel diventa tematica del concetto. Leo Lugarini spiega in che consista la dialettica hegeliana, e cosa significhino la nozione di “Aufhebung”, tradotta in italiano con i temini “superamento” o “toglimento”. Lugarini conclude parlando del cosiddetto problema del “cominciamento” nella logica hegeliana e del passaggio dall'essere al nulla.

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Biografia di Leo Lugarini

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