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Interviste

Reinhard Brandt

Kant: la "Critica della Ragion Pura"

16/9/1991
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Reinhard Brandt riflette innanzitutto sull'attualità del pensiero kantiano, nonostante i suoi aspetti obsoleti: non si troveranno in Kant cenni su problemi oggi scottanti, sono date per scontate posizioni scientifiche ormai ritenute superate, perciò non è più possibile un neokantismo. Eppure Kant è presente nella coscienza comune e nel dibattito filosofico, che per esempio ne ha mutuato il tema dell'autocoscienza, l'imperativo categorico, la filosofia del diritto o l'ipotesi della pace perpetua. Il giudizio estetico sul bello e sul sublime fanno tuttora discutere; Brandt presenta quindi la rilevanza teoretica delle tre Critiche kantiane, individuata nel tema del soggetto, problematizzato nella prima, interpretato nel suo aspetto di intervento pratico e sociale nella seconda, inteso infine come fulcro del mondo estetico nella terza. Brandt ricorda quindi le date di pubblicazione delle tre Critiche; esse rappresentano un complesso sistematico, anche se la Critica della ragion pura fu concepita inizialmente come l'unica possibile, e nonostante quindi la stesura delle altre due è dovuta a successive correzioni nel sistema; Brandt ricorda la genesi della Critica della ragion pura e la sua arditezza, esemplificata attraverso l'architettura interna che si orienta alla logica tradizionale: dottrina degli elementi e del metodo, estetica e logica trascendentale, analitica e dialettica trascendentale; a partire dalla sensibilità si giunge alla ragion pura all'interno di una filosofia trascendentale che si occupa di conoscenze a priori. Brandt concentra poi l'attenzione sulla differenza tra cosa in sé e fenomeno: nell'Estetica spazio e tempo sono forme soggettive dell'intuizione che permettono la recezione del fenomeno, da distinguere rispetto alla cosa in sé, puro oggetto del pensiero; nell'Analitica Kant indaga la conoscenza dei fenomeni spazio-temporali nell'unità di idealismo trascendentale e realismo empirico, tematizzando la facoltà dell'intelletto, i giudizi e le categorie; ma la parte forse più difficile è quella che riguarda la deduzione trascendentale delle categorie, in cui si dimostra come esse si riferiscano ai fenomeni. Nella deduzione trascendentale Kant argomenta il nesso tra categorie ed intuizione dimostrando che le condizioni di possibilità dell'esperienza sono anche le condizioni di possibilità degli oggetti: intuizioni e concetti sono elementi della stessa coscienza, fondata nell'appercezione trascendentale (io penso), la quale rende possibile un'esperienza unitaria e coerente; nella prima edizione Kant farà un'analisi psicologica delle facoltà che sarà corretta nella seconda edizione; Brandt accenna quindi allo schematismo trascendentale e alla funzione dell'immaginazione nella temporalizzazione delle categorie, la quale getta un ponte tra pensiero ed intuizione; i principi sono invece le leggi universali dedotte dalle categorie, attraverso cui la natura diventa oggetto di esperienza. Brandt considera le analogie dell'esperienza, in particolare per quanto riguarda il problema della sostanzialità, della causalità e dell'azione reciproca; nella dialettica la ragione mira invece all'incondizionato, e cioè all'io assoluto, alla totalità del mondo, a Dio, che sono le tre idee della ragion pura delle quali non si può avere conoscenza e che conducono inevitabilmente alle illusione, ai paralogismi ed antinomie della metaphysica specialis; ma le idee della ragione hanno anche funzione regolativa, perciò la dialettica è, negativamente, parte integrante della gnoseologia critica, la sua funzione positiva sarà invece elaborata in sede di ragion pratica.


Biografia di Reinhard Brandt

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