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Interviste

Reinhard Brandt

Kant: la "Critica della Ragion Pratica"

15/9/1991
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Brandt analizza la riflessione morale ed etico-politica di Kant a partire dalla terza antinomia della "Dialettica trascendentale" della Critica della Ragion Pura. Infatti già nella terza antinomia della Dialettica era risultata l'antitesi tra libertà e leggi di natura, in quella sede Kant aveva sostenuto l'uguale validità di tesi ed antitesi distinguendo tra fenomeno e cosa in sé ed elaborando un concetto trascendentale di libertà. Al concetto di libertà si collega quello di imperativo categorico, introdotto nella Fondazione della metafisica dei costumi a partire dal problema della buona volontà e del suo principio, che non è un contenuto o un'inclinazione, ma piuttosto la pura forma della volontà e il rispetto. L'imperativo categorico impone di far sì che la regola del nostro comportamento sia universalizzabile, possa cioè far parte della volonté générale dell'umanità, qui Brandt riscontra nell'etica kantiana una coloritura sociale; per esemplificare ci si riferisce alla menzogna, al dovere di coltivarsi (anche rispetto al tema del suicidio) e di aiutare gli altri; Brandt commenta quindi le tre formule dell'imperativo categorico sottolineandone la caratteristica di legge naturale, la visione finalistica della natura e l'immagine di un regno dei fini di cui il soggetto è il legislatore. La Critica della ragion pratica sistematizza in modo nuovo l'etica kantiana correggendo le posizioni precedenti, la sua suddivisione si orienta alla logica, ma in un percorso inverso rispetto alla Critica della ragion pura nell'ordine tra concetti ed estetica: si prendono le mosse dall'imperativo categorico, considerato 'fatto della coscienza' indimostrabile, solo a partire da esso si conosce il bene e il male, successivamente Kant tematizza il movente della ragion pratica, rinvenuto nel rispetto e rielabora la sua concezione del sentimento. La dialettica della ragion pratica costituisce una novità e sistematizza il concetto di sommo bene - in cui si collegano moralità e felicità - dimostrandosi così non una logica dell'apparenza, ma il luogo in cui avviene la prova pratica dell'esistenza di Dio, che ci fa sperare in una giustizia distributiva; Brandt passa quindi a considerare la dottrina del diritto nella Metafisica dei costumi, che sottostà anch'essa all'imperativo categorico, cui si aggiunge un postulato giuridico che sancisce il diritto di proprietà, alla base degli altri diritti. Si considerano anche il concetto di proprietà in relazione ai beni materiali, il diritto contrattuale, di domicilio e di acquisizione. Nella dottrina dello Stato Kant propugna la teoria della divisione dei poteri e l'ipotesi di una confederazione tra Stati che regoli i conflitti con strumenti pacifici, come risulta in Per la pace perpetua.


Biografia di Reinhard Brandt

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