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Interviste

Reinhard Brandt

Kant: la "Critica del Giudizio" e gli scritti minori

19/9/1991
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L'intento della Critica del giudizio è di gettare un ponte tra teoria della natura e della libertà, tra facoltà conoscitiva e facoltà del desiderio mediante la capacità di giudicare e il sentimento di piacere e dispiacere. Nella prima critica l'estetica era la teoria dello spazio e tempo, successivamente tale nozione acquista un diverso significato e viene affiancata a quella di teleologia in una visione finalistica della natura come autoproduzione; ma Kant non considera l'ipotesi della morte e della degenerazione e neanche distingue adeguatamente tra piante ed animali nella sua teoria dell'organismo, mancando poi del tutto una riflessione sul mondo animale e i problemi teorici che ne scaturiscono. L'estetica della Critica del giudizio si orienta di nuovo alla logica nella struttura sistematica che Brandt ricorda brevemente distinguendo tra la problematica del bello e quella del sublime; il giudizio di gusto o estetico pretende all'universalità e necessità, alla comunicabilità e validità universale, pur non essendo un giudizio conoscitivo; dopo aver fatto un breve confronto con la Critica della ragion pratica per quanto riguarda la precedenza dell'imperativo categorico rispetto al sentimento morale, Brandt affronta il tema del libero gioco di immaginazione ed intelletto che produce il sentimento di piacere, fondando così il giudizio estetico nella conoscenza, senza tuttavia ridurlo semplicemente a questa. Il giudizio di gusto prescinde dal concetto di fine e tuttavia si riferisce alla natura come conforme alla nostra conoscenza e come finalità senza scopo, in proposito Brandt ricorda gli ornamenti senza referente, la fantasia musicale senza tema, o i cristalli. Tali concezioni sarebbero assai attuali, soprattutto nell'ambito di una riflessione sull'arte raffigurativa non mimetica (Brandt si riferisce al significato simbolico dei cristalli in Thomas Mann): c'è un parallelismo tra le costruzioni libere della natura e la bellezza libera dell'arte, un'affinità elettiva tra l'agire della natura che forma oggetti in forma di cristalli e il libero gioco di intelletto ed immaginazione. Brandt distingue quindi tra il bello e il sublime soffermandosi in particolare sui diversi aspetti di quest'ultimo (sublime matematico e dinamico), sul tema dell'infinità che spezza la forma e sorpassa l'immaginazione, sul senso di annientamento di fronte alla grandiosità della natura; Brandt ricorda i possibili riferimenti del sublime kantiano e la sua fortuna nella discussione contemporanea sul postmoderno, in cui però manca una riflessione sul risvolto morale del problema. Importante è la dialettica del giudizio estetico, che rimanda al soprasensibile indicando un parallelismo rispetto al tema dell'imperativo categorico nel suo rapporto con il sommo bene, tanto più che il bello diventa simbolo del bene morale connettendo l'estetica al dominio dell'etico. Per finire Brandt ricorda ancora alcuni scritti precritici, come la Storia universale e teoria del cielo, sul sistema solare, e i Sogni di un visionario, oltre agli scritti del tardo Kant come l'Opus postumum, in cui si pone il problema della natura in rapporto alla metafisica e alla costituzione della materia; importante fu anche Il conflitto delle facoltà per la sua teoria dell'Università e delle istituzioni e per il confronto con la Rivoluzione Francese, così come l'Antropologia pragmatica, di cui prossimamente uscirà un'edizione critica . La filosofia della storia fa perno sulla ragione pratica, affinché l'uscita dallo stato di natura conduca alla stabilità del diritto e della morale . Concludendo Brandt ricorda anche lo scritto su La religione nei limiti della pura ragione in cui i valori della religione devono sottostare ai principi della ragione; altro punto di grande importanza è la teoria del male radicale, in base alla quale l'uomo è responsabile anche delle sconfitte morali per aver seguito le proprie inclinazioni anziché la ragione.


Biografia di Reinhard Brandt

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