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Interviste

David Sedley

Lo stoicismo

8/3/1988
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  • Professor Sedley, può delineare una breve storia della Stoà, a partire dalla sua fondazione sino ai suoi ultimi sviluppi nella Roma antica? (1)
  • La scuola stoica si trovò a fronteggiare la grande tradizione dell'Accademia platonica, un'istituzione che operava ormai da tempo con grande continuità. Quali sono i rapporti fra la scuola stoica e l'Accademia, anche in rapporto all'eredità di Socrate? (2)
  • L'altro grande sistema filosofico, l'altra grande visione del mondo dell'Ellenismo, l'Epicureismo, si presenta come un sistema molto diverso da quello stoico. Esistono delle analogie? Quali sono i rapporti fra Epicureismo e Stoicismo? (3)
  • Qual è la composizione, la struttura, gli elementi fondamentali del mondo per gli stoici? (4)
  • Per gli stoici il mondo è un grande organismo vivente, animato da un soffio, da uno spirito; ma gli stoici non affermano l'esistenza dei soli corpi? (5)
  • La visione del mondo stoica era fondata su entità corporee; tuttavia gli stoici ne nominano anche alcune incorporee. Che ruolo svolgono queste ultime? (6)

1 Professor Sedley, può delineare una breve storia della Stoà, a partire dalla sua fondazione sino ai suoi ultimi sviluppi nella Roma antica?

La scuola stoica fu fondata alla fine del IV secolo a.C. dal cipriota Zenone, che si considerava un seguace e un interprete del pensiero di Socrate, come d'altronde moltissimi filosofi di quel periodo. La scuola divenne nota come Scuola Stoica perché la prima sede dove Zenone svolse la sua attività fu la stoà poikile, il portico dipinto, nell'agorà centrale di Atene. I successori di Zenone svilupparono il suo sistema. Il più grande stoico fu, forse, Crisippo, studioso della fine del III secolo a.C. Quando parliamo di Stoicismo antico o Antica Stoà, intendiamo innanzi tutto la filosofia di Crisippo. Egli sviluppò questa filosofia in tutti i campi, ma eccelse soprattutto nella logica: sotto la sua guida la logica stoica divenne un importantissimo sistema, capace di competere con la logica aristotelica. Nel periodo più tardo, o Nuova Stoà, all'incirca a partire dall'anno 100 a.C. fino al 200 d. C., lo Stoicismo si sviluppò in una direzione leggermente diversa, in parte perché gli stoici divennero consapevoli della propria eredità platonica, messa in luce nel sistema insieme a un'interpretazione sempre più platonica della figura di Socrate. In questo tardo periodo dello Stoicismo ci furono moltissime figure di spicco: i nomi più noti sono quelli dei romani Seneca ed Epitteto, cui va affiancato addirittura l'imperatore Marco Aurelio.

2 La scuola stoica si trovò a fronteggiare la grande tradizione dell'Accademia platonica, un'istituzione che operava ormai da tempo con grande continuità. Quali sono i rapporti fra la scuola stoica e l'Accademia, anche in rapporto all'eredità di Socrate?

È importante sottolineare che, nel periodo ellenistico, l'Accademia riteneva che la vera filosofia di Platone fosse una filosofia scettica. I suoi esponenti univano i primi dialoghi di Platone, nei quali Socrate è ritratto come un pensatore di larghe vedute, alla tradizione che vedeva in Socrate un uomo che sollevava problemi filosofici senza trovarne le soluzioni. Dal punto di vista degli accademici il vero spirito del Platonismo non risiedeva affatto in alcun sistema dottrinale, ma nel libero dibattito, nel tenere aperte alcune questioni, nel non fingere mai di conoscere cose che si ignorano: il loro vero obiettivo era soprattutto il culto dell'onestà intellettuale. In questo erano in contrasto con gli stoici, che interpretavano la filosofia socratica in maniera completamente diversa, intendendo la posizione di Socrate come un sistema, sebbene non dichiarato ufficialmente: il loro obiettivo era sviluppare questo sistema. Era quindi ovvio che, come interpreti rivali della filosofia socratica, gli stoici e gli accademici dovessero entrare in conflitto. Dal momento che ogni affermazione degli stoici venne presa di mira e messa in dubbio dagli accademici, si creò tra le due scuole, sotto molti aspetti, un rapporto fecondo, perché gli sviluppi osservabili nello Stoicismo col passare dei secoli sono da attribuire alla necessità di rispondere alle critiche degli accademici. Verso la fine del periodo ellenistico, il panorama cambiò leggermente, dato che gli accademici divennero gradualmente meno scettici e furono più interessati a sviluppare idee proprie: nel I secolo a.C. si disse che la filosofia degli accademici appariva quasi identica alla filosofia degli stoici, mentre gli accademici venivano descritti, in modo piuttosto sprezzante, come stoici che combattevano gli stoici. Quando il periodo ellenistico si chiuse, esistevano ormai poche differenze tra le due scuole benché, durante il loro periodo di gloria, fossero state in continua lotta.

3 L'altro grande sistema filosofico, l'altra grande visione del mondo dell'Ellenismo, l'Epicureismo, si presenta come un sistema molto diverso da quello stoico. Esistono delle analogie? Quali sono i rapporti fra Epicureismo e Stoicismo?

Per un certo aspetto le due scuole sono piuttosto simili. Entrambe concordano, contro Platone, sul fatto che la sola realtà è quella del mondo fisico e attaccano l'idea di Platone per cui, in qualche modo, le realtà fondamentali non sono affatto di natura fisica, ma sono raggiungibili unicamente tramite l'intelletto. Dal momento che gli stoici e gli epicurei concordano su questo punto, possono anche convergere, contro Platone, sul fatto che le verità fondamentali sul mondo possono essere stabilite tramite l'uso dei sensi, lo studio diretto del nostro ambiente e degli altri uomini. Così, sia gli stoici che gli epicurei sono in gran parte empiristi, sul piano epistemologico: questo è il punto che li vede più vicini. Su qualsiasi altro punto a cui posso pensare, essi si trovano su posizioni diametralmente opposte. Il mondo stoico è un mondo governato, dal principio alla fine, dalla divina Provvidenza: ogni dettaglio è programmato per il meglio. Il ruolo dell'uomo non è quello di creare la propria posizione nel mondo, ma quello di riconoscere la posizione che gli è stata assegnata dalla divina Provvidenza, svolgendo il proprio compito nel modo migliore. Nel mondo epicureo, invece, non esiste alcun disegno divino: questo mondo è frutto del caso, il prodotto delle collisioni atomiche. Quindi per l'uomo si apre la possibilità di creare il proprio ambiente e il proprio stile di vita. Infatti l'Epicureismo pretende di offrirci il miglior stile di vita possibile. A proposito delle dottrine cosmologiche delle due scuole, che sono alquanto diverse, il mondo epicureo consiste di atomi, il mondo stoico è un continuum..

4 Qual è la composizione, la struttura, gli elementi fondamentali del mondo per gli stoici?

Per gli stoici il mondo, al livello di analisi più semplice, consiste di due aspetti, o almeno è riferibile a due cause: quello che gli stoici chiamano "materia" e quello che chiamano "dio" o "ragione", in greco logos. La materia di per sé è interamente priva di forma: seguendo una tradizione che inizia col Timeo di Platone ed è rappresentata in certe forme anche nel lavoro di Aristotele, gli stoici ritengono che essa sia un mero ricettacolo della forma. Ma quel che dà forma alla materia è il secondo aspetto: Dio. Il dio stoico è immanente al mondo, ossia è diffuso ovunque nel mondo. Quindi la strutturazione della materia attorno a noi non è accidentale, ma è la diretta testimonianza del lavoro divino. In molti contesti gli stoici giungono ad analizzare il mondo a un livello un po' diverso, derivando dalla materia e da Dio i quattro elementi a noi familiari: terra, aria, fuoco e acqua. Gli stoici pensano sempre agli oggetti nei termini di questi quattro elementi. Due di questi elementi, terra e acqua, sono considerati passivi e hanno un ruolo analogo a quello della materia, mentre gli altri due, fuoco e aria, sono attivi e svolgono una funzione simile a quella che Dio ha a un livello più fondamentale. Questi due elementi, fuoco e aria, vengono chiamati dagli stoici, in greco pneuma, mentre il termine latino è spiritus. Con qualche cautela, potremmo tradurre questi termini con "spirito", ma occorre tenere a mente un punto: lo spirito che secondo gli stoici permea tutta la materia e le dà il suo carattere proprio non è qualcosa di incorporeo, come sarà lo spirito nella tradizione cristiana; questo spirito è esso stesso qualcosa di perfettamente corporeo e, per questa ragione, esso è capace di agire sulla materia. Questo spirito o "respiro", altra possibile traduzione di spiritus, è la vera base della vita. Esso permea tutte le creature viventi e dà loro vita; ma permea anche il mondo intero, dato che il mondo è a sua volta un organismo vivente.

5 Per gli stoici il mondo è un grande organismo vivente, animato da un soffio, da uno spirito; ma gli stoici non affermano l'esistenza dei soli corpi?

Questa è infatti una dottrina stoica fondamentale. Solo i corpi esistono, ma bisogna fare attenzione al modo in cui si interpreta questa dottrina: sarebbe un errore pensare che si tratti di un'affermazione materialistica. Il materialismo è, genericamente, la credenza per cui tutte le cose che esistono sono, o sono riducibili a cose che abbiano soltanto proprietà fisiche, come la posizione nello spazio, il peso, il moto. Questo non è affatto il punto di vista stoico: gli stoici pensano che uno dei due aspetti irriducibili del mondo è Dio, o la ragione, ossia qualcosa di irriducibilmente intelligente; pertanto ritengono che l'intelligenza sia irriducibile a mere proprietà fisiche. Dunque gli stoici non sono materialisti, sebbene adottino la concezione secondo cui ogni cosa, incluso Dio, è corporea. La ragione di questa tesi è che, seguendo un suggerimento di Platone nel Sofista, gli stoici concordano sul fatto che solo le cose capaci di interagire causalmente sono corpi. Ovviamente, se Dio deve spiegare ogni cosa nel mondo, deve essere capace di interagire con la materia e di produrre effetti in essa. Quindi Dio stesso deve essere corporeo: persino il principio razionale nel mondo è corporeo. Ancora una volta, questo vale al livello di analisi più basilare, ma vale anche ad ogni altro livello. Si prenda un caso sollevato da Platone in questo stesso contesto: egli affermò che certamente nessuno potrebbe credere che la virtù sia un corpo, ma tuttavia chiunque concorderà che la virtù esiste: è un caso evidente di qualcosa che esiste senza essere un corpo.

Gli stoici respingono questo ragionamento: la virtù deve essere un corpo. Se una persona, infatti, possiede la virtù, questa virtù ha un impatto causale sul comportamento del suo corpo, dal momento che le cose che questa persona di fatto fa nella vita sono causate in larga misura da questa virtù qualitativa. Quindi, per poter agire su di lui, la virtù deve essere un corpo. Come può però esserlo? Molti oppositori degli stoici equivocarono, forse deliberatamente, su tutto ciò allo scopo di ridicolizzare questa teoria: un critico chiese perché, se la virtù è un corpo, una persona che diventa virtuosa non ingrassa. Questa obiezione si basa su di una totale mancanza di comprensione della teoria: quando gli stoici dicevano che la virtù è un corpo, essi intendevano dire che quando la mia virtù agisce su di me, è la mia mente ad agire su di me. La virtù è semplicemente la mente in un certo stato, non è qualcosa fuori della mente; la virtù è la mente, ma la mente condizionata in un certo modo. La mente stessa deve essere corporea, perché muove costantemente il corpo. Come potrebbe infatti interagire col corpo se non fosse a sua volta un corpo? In definitiva, per gli stoici, la mente è una specialissima forma di spirito o di respiro, è l'elemento attivo che dà forma a tutta la materia. Così anche la virtù può essere trattata come un corpo. Questa analisi, in modi diversi, viene applicata a tutti i candidati all'esistenza. Qualsiasi cosa possa essere detta esistente, nel senso forte di esistere come una parte interattiva del mondo, in qualche modo risulta essere un corpo, un corpo in una certa disposizione.

6 La visione del mondo stoica era fondata su entità corporee; tuttavia gli stoici ne nominano anche alcune incorporee. Che ruolo svolgono queste ultime?

Gli stoici ammettono certe entità incorporee nella loro visione del mondo. Non si può dire che queste entità, secondo le regole stoiche, esistano, perché l'esistenza è una nozione molto forte che implica interazione. Eppure ci sono certe cose che, sebbene non possano interagire con qualsiasi altra, sebbene, cioè, non abbiano la minima proprietà causale, sono una parte necessaria del mondo.

La prima entità incorporea è il "luogo". Chiaramente sarebbe molto difficile analizzare il luogo come se fosse un tipo di corpo, dato che il luogo è per definizione ciò che è occupato da un corpo. Se il luogo stesso risultasse essere un corpo allora, ovviamente, esso dovrebbe essere a sua volta in un luogo: ci si troverebbe invischiati in un regresso all'infinito. Sebbene il luogo non abbia proprietà causali, è chiaro che nessuna analisi completa del mondo potrebbe funzionare senza tale nozione. Così, il luogo è un elemento incorporeo che gli stoici ammettono nel loro sistema, pur insistendo nel dire che di fatto essa non esiste; con un termine alquanto più debole, essi affermano che il luogo "sussiste".

Un altro elemento incorporeo è il "vuoto": la cosmologia stoica prevede che, fuori del mondo, ci sia un vuoto infinito. Poiché il vuoto è definito come spazio non occupato da corpi, anch'esso non può essere considerato un corpo.

In terzo luogo troviamo il "tempo". Non occorre una grande immaginazione per vedere quanto sia difficile analizzare il tempo come se fosse un corpo.

In quarto luogo abbiamo quello che gli stoici chiamano lecton: letteralmente, "quel che può essere detto". Questa nozione, col tempo, assunse un ruolo molto importante nella concezione del mondo stoica, in particolare nella logica. Il modo più facile di concepire un lecton è quello di pensarlo come un predicato. Mentre la maggior parte dei nomi indicano dei corpi, i verbi, dal punto di vista stoico, non lo fanno. I verbi, infatti, astraggono alcuni predicati o aspetti del comportamento senza individuare corpi nel mondo. È possibile che questa distinzione sia sorta nel quadro dell'analisi stoica della causalità.


Tracciata una rapida storia dello stoicismo antico da Zenone a Crisippo fino allo stoicismo romano David Sedley illustra i rapporti tra gli stoici e i platonici: se i primi intendevano enucleare dalla dottrina socratica e platonica un sistema di conoscenze, i secondi erano approdati ad una forma di scetticismo che esaltava la ricerca e il dialogo come unica via percorribile. Maggiori sono, al contrario, le analogie tra stoicismo ed epicureismo, animati da una comune avversione all'antiempirismo platonico, anche se il primo elabora una visione provvidenzialistica del mondo, mentre il secondo è una forma di meccanicismo atomistico. Sedley si sofferma diffusamente sui motivi principali della cosmologia stoica: la distinzione tra la materia corporea e il logos o ragione che è una divinità che governa il mondo; la nozione di "spirito" come soffio vitale che pervade la natura; l'esistenza di entità incorporee: il luogo, il vuoto, il tempo e il "lekton", "ciò che può essere detto" e che non denota oggetti corporei.

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Biografia di David Sedley

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