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Interviste

Karl Raimund Popper

La teoria dei tre mondi

26/7/1989
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  • Professor Popper, da lungo tempo si è tentato di costruire una scienza della nostra vita interiore, della esperienza umana, o se si vuole dell'anima. In questo campo, Lei è stato spinto dall'approccio oggettivistico, già adottato per la fisica, a sviluppare una dottrina oggi molto conosciuta: la "dottrina dei tre mondi". Può darci allora una definizione dei tre mondi e delle loro interazioni? (1)
  • Quali processi hanno luogo nel Mondo 2? (2)
  • Gli elementi del Mondo 3 talvolta sono definiti come prodotti del pensiero umano, altre volte come contenuti dei nostri pensieri, delle nostre speranze o delle nostre paure. La questione che si deve indagare è quindi la seguente: se spero qualcosa, che potrei anche non sapere esprimere bene, cos'è che fa parte del Mondo 3? Ciò che sto desiderando o l'espressione di questa mia speranza, il prodotto oppure il contenuto del mio stato psicologico? (3)
  • Possiamo considerare tutti i contenuti delle diverse emozioni oggetti del Mondo 3 allo stesso titolo degli altri contenuti di pensiero? (4)
  • Professor Popper, può affrontare la controversa questione della realtà o esistenza dei "tre mondi" e spiegarci quali soluzioni ne sono state date? (5)
  • Come si pone la questione della realtà in particolare riferita al Mondo 2? (6)
  • Professor Popper, si può parlare di "esistenza" del Mondo 3? (7)
  • Un'altra difficoltà sollevata da alcuni critici nasce dalla tesi dell'autonomia del Mondo 3, che viene intesa come se le entità del Mondo 3, una volta create dalle menti umane, operassero in completa autonomia, indipendentemente dai soggetti conoscenti, come sembrerebbe suggerire il titolo di un saggio raccolto nel volume Conoscenza oggettiva: "Epistemologia senza soggetto conoscente". (8)
  • Professor Popper, l'idea dell'interazione tra i mondi è ampiamente discussa nel libro L’Io e il suo cervello, dove, oltre all'interazione reciproca fra Mondo 1 e Mondo 2, e alla creazione del Mondo 3 da parte del Mondo 2, s'insiste molto sull'interazione inversa, quella tra Mondo 3 e Mondo 2: in che modo, precisamente, avviene quest'ultima? (9)

1 Professor Popper, da lungo tempo si è tentato di costruire una scienza della nostra vita interiore, della esperienza umana, o se si vuole dell'anima. In questo campo, Lei è stato spinto dall'approccio oggettivistico, già adottato per la fisica, a sviluppare una dottrina oggi molto conosciuta: la "dottrina dei tre mondi". Può darci allora una definizione dei tre mondi e delle loro interazioni?

Ho chiamato i tre mondi semplicemente col nome di Mondo 1, Mondo 2 e Mondo 3, proprio per evitare che si attribuisse loro una misteriosa profondità. Questo libro, ad esempio, in quanto oggetto fisico appartiene al Mondo 1. Il libro è stato scritto da me ed io so quanto pensiero vi è condensato. Il pensiero è qualcosa che accade senza essere necessariamente accompagnato da un movimento esterno. Posso pensare mentre giaccio immobile nel letto, mentre passeggio lungo una strada o faccio ginnastica. Basta sapere che in generale si chiama "pensiero" anche ciò che ci passa tristemente per la testa quando abbiamo mal di denti oppure la paura. Queste cose le chiameremo Mondo 2, senza per ora porre la questione dell'esistenza degli "oggetti" che lo compongono. Alcuni, infatti, la negano, sostenendo che esistono solamente oggetti fisici - libri, denti, cervelli ecc.-, ma non i sentimenti. Tuttavia vi sono altri che parlano liberamente di sentimenti, pensieri e cose del genere; in verità, ciascuno di noi ha un'idea abbastanza chiara di tutto ciò. Potremmo dunque dire che il Mondo 2 è il mondo dell'esperienza soggettiva, ammesso che esista.

A questi primi due mondi si aggiunge il Mondo 3; che cosa sia però è più difficile spiegarlo. Questo libro contiene delle pagine stampate, che rappresentano il Mondo 1. Ma in queste pagine vengono espresse certe idee, che le pagine comunicano in forma comprensibile. È una strana situazione: da una parte ci sono i libri, oggetti stampati e dall'altra il linguaggio, parlato e stampato. Queste cose hanno in comune le idee che esprimono: c'è dunque qualcosa che può essere tradotto in un'altra lingua e dovrà trattarsi di qualcosa di "invariante". Questa stranissima cosa è ciò che io chiamo il Mondo 3. Alcuni aspetti di questo Mondo 3 si possono descrivere in termini di realizzazioni fisiche. Una volta stampato, è perfettamente chiaro che un libro consiste di segni fissati su un supporto fisico e pertanto appartiene al Mondo 1. Ma, all'interno di questi segni e fenomeni del Mondo 1, ci sono cose cui diamo nomi disparati, chiamandole talvolta "contenuto di un'affermazione", altre volte "idee", o magari "proposizioni". Per "proposizione" intendo il contenuto e ciò che di esso resta inalterato in qualsiasi lingua. Se quello che sto dicendo verrà correttamente tradotto, avrà insomma il medesimo contenuto, conterrà lo stesso messaggio. Immaginiamo che io dica: "Oggi è domenica". Questo è falso, e rimarrà tale anche se lo traduco in italiano, mentre se avessi detto: "Oggi è mercoledì", come di fatto è, la mia affermazione sarebbe rimasta comunque vera, anche se tradotta: verità e falsità sono infatti proprietà non dei simboli in quanto tali, bensì del loro contenuto. Ora, questo libro è un insieme di proposizioni a suo modo coerente. Possiamo capire certe opere riflettendovi sopra, fino a interiorizzarle, sebbene, in quanto libri stampati, esse restino comunque fuori di noi. Ebbene, tutto questo mondo di pensieri e di opere create dall'uomo, è quello che chiamo il Mondo 3. Abbiamo dunque tre mondi: il Mondo 1, delle entità fisiche; il Mondo 2, delle nostre esperienze e dei nostri pensieri, delle nostre speranze, delle nostre paure, ovvero il mondo dell'"anima" e della mente umana; infine il Mondo 3, che consiste dei prodotti del Mondo 2.

2 Quali processi hanno luogo nel Mondo 2?

Per quanto ne sappiamo esistono dei processi cerebrali che sembrano in stretta connessione con i processi di pensiero. Sir John Eccles, un grande neurofisiologo, ha lavorato molto intorno a questo problema e ha scritto un libro insieme a me sul rapporto corpo-mente. Il libro si intitola L'io e il suo cervello, un titolo che, chiaramente, intende lanciare una sfida. Esso trova fondamento nella mia convinzione che il Mondo 2 sia, sì, un prodotto del cervello, ma che, nel contempo, il cervello sia un prodotto del Mondo 2. Il processo di interazione reciproca non è chiaro specialmente agli scienziati, i quali parlano di evoluzione del cervello affermando che da quest'ultima hanno origine la mente umana e i processi mentali. Non dico che questa tesi sia sbagliata, però sostengo che sussiste anche la relazione inversa. Se desidero intensamente qualcosa, allora sarà il mio desiderio a spingermi a superare tutti gli ostacoli, tutte le difficoltà pratiche che si frappongono al raggiungimento dell'obiettivo. Non è stato solo il cervello, per esempio, a permetterci di produrre le macchine volanti, anche se certamente abbiamo ogni ragione di credere che senza il nostro cervello non saremmo mai stati capaci di costruirle. Nel senso del Mondo 2, ciò è altresì dipeso dal fatto che noi abbiamo desiderato con grande intensità volare, sin dal tempo dei Greci. Così, attraverso il metodo per tentativi ed errori, siamo riusciti ad arrivare alla realizzazione di macchine volanti. Questo risultato è stato ottenuto grazie ai nostri sforzi e non solo al nostro cervello (che però è indipendente dalla mia classificazione dei tre mondi). Il Mondo 2, infatti, è altamente attivo e le esperienze del Mondo 2 furono essenziali nel processo che ha portato alla costruzione di macchine volanti. Senza il desiderio e una molteplicità di idee, che sono processi del Mondo 2, queste ultime non sarebbero state mai costruite. In altri termini, esattamente come questo libro, anche le macchine volanti non sono soltanto oggetti del mondo fisico, non appartengono solamente al Mondo 1. Fanno infatti parte anche del Mondo 3, perché incorporano teorie e ipotesi, nascono dalle affermazioni e dalle discussioni fra uomini e quindi includono anche il risultato di sforzi mentali (Mondo 2). Questo risultato rappresenta il Mondo 3, che è per l'appunto il mondo dei risultati oggettivi degli sforzi e delle attività mentali degli uomini. Anche se, indubbiamente, nel caso delle macchine volanti, non tutti gli sforzi necessari hanno un carattere linguistico, senza il linguaggio non saremmo mai riusciti a costruirle. Gli uccelli sono macchine volanti che si sono sviluppate senza il linguaggio umano: ma non sono prodotti artificiali e quindi non fanno parte del Mondo 3. Un aeroplano, invece, incorpora delle teorie , anche se, forse, in un modo un po' diverso da come le incorpora un libro. In entrambi, però, il Mondo 1 si sovrappone parzialmente al Mondo 3, mentre non v'è nulla del Mondo 2. Mi spiego: sebbene ogni libro sia il prodotto di certe riflessioni e di certi sforzi, che in esso confluiscono, non è possibile ritrovarveli tali e quali; solo attraverso una forma partecipe di lettura un'altra persona potrà apprezzare ciò che avevo in mente all'atto di scrivere un libro. Quel libro, pertanto, appartiene solo a due classi: quella degli oggetti reali e quella dei prodotti, dei risultati degli sforzi umani.

3 Gli elementi del Mondo 3 talvolta sono definiti come prodotti del pensiero umano, altre volte come contenuti dei nostri pensieri, delle nostre speranze o delle nostre paure. La questione che si deve indagare è quindi la seguente: se spero qualcosa, che potrei anche non sapere esprimere bene, cos'è che fa parte del Mondo 3? Ciò che sto desiderando o l'espressione di questa mia speranza, il prodotto oppure il contenuto del mio stato psicologico?

Qui penso che si debba far riferimento al tempo. Le nostre speranze, i nostri pensieri sono eventi, sono con ogni probabilità correlati strettamente ad eventi temporali nel nostro cervello; non lo sono invece il contenuto di un pensiero, di una proposizione o di una speranza. Se invitassi qualcuno a fermarsi da me per la notte, il mio invito esprimerebbe, ad esempio, la speranza che ho in un determinato momento. Ma il contenuto del mio invito no: potrà essere infatti riconsiderato in seguito, quando sarà stata rimossa la situazione biologica immediata che l'ha originato. Il Mondo 2 è qualcosa che probabilmente fa parte della nostra biologia. In esso avvengono processi in qualche modo comparabili ai processi cerebrali. Alcuni sostengono addirittura che il Mondo 2 non sia altro che questo: una serie di processi cerebrali. Ma il Mondo 3? Posso andare nella mia biblioteca e aprire un libro scritto seicento anni fa, o sei giorni fa: ciò è irrilevante per la mia lettura. Supponiamo si tratti di una poesia; potrà essere per me una lettura estremamente piacevole, anche se magari, quando fu scritta, ebbe tiepida accoglienza. In ogni caso, il modo in cui il libro è venuto alla luce non ha grande influenza sul mio piacere nel leggerlo. Facciamo un altro esempio: nella Seconda guerra mondiale Churchill svolse un ruolo al contempo singolare ed importante. La Francia era caduta, l'Inghilterra non doveva assolutamente cedere le armi: parlando alla gente e manifestando loro la propria determinazione, Churchill influenzò psicologicamente gli Inglesi. Ma ad essere efficaci non furono solo le emozioni, bensì un coacervo di passioni e di buone, anzi eccellenti ragioni, tra cui soprattutto quella che non sarebbe comunque valsa la pena di vivere sotto Hitler. Essa venne presentata alle persone come un'idea oggettiva e in quanto tale ebbe una portentosa influenza, scuotendo il popolo inglese, modificandone l'atteggiamento verso la vita e verso gli obiettivi da raggiungere.

Qui abbiamo di fronte due poli: da una parte il popolo inglese, dall'altra Churchill; ma fra loro c'era un legame di tipo prevalentemente linguistico, fatto in parte di emozioni, in parte di ragionamenti e di ragioni oggettive. È il contenuto di queste ragioni ciò che, che essenzialmente, considero parte del Mondo 3. Il Mondo 3 è quindi molto importante, ma certamente anche la parte emozionale è assai rilevante: infatti, in quasi tutti i prodotti della mente umana, vi sono componenti emotive.

4 Possiamo considerare tutti i contenuti delle diverse emozioni oggetti del Mondo 3 allo stesso titolo degli altri contenuti di pensiero?

Questo è un problema di scelta: se preferiamo, possiamo includerli in una specifica classe di entità. Tuttavia, ciò che io considero il cuore del Mondo 3, sono quei contenuti oggettivi che possono essere veri o falsi. Certamente, non si può predicare il vero e il falso delle emozioni, se non in senso metaforico. I termini "vero" e "falso" si applicano direttamente solo ai contenuti delle proposizioni, perché le proposizioni contengono qualcosa di invariante, anche se col tempo possono perdere o acquistare interesse per noi. Il contenuto delle emozioni, invece, è qualcosa che difficilmente sopravvive a lungo nel tempo. Alcuni grandi lavori letterari vi riescono, ma le opere minori dopo un certo tempo non sono più comprensibili. Uno specifico problema di classificazione sorge nel caso della musica, la quale, chiaramente, non consiste di proposizioni vere o false. Ciononostante, sono incline a considerare la musica e tutta l'arte come appartenenti al Mondo 3, sebbene non possa essere oggetto di discussioni critiche rigorose al pari delle nostre ipotesi razionali, dei problemi e delle soluzioni di problemi che costituiscono l'ambito scientifico. La cosa più importante del Mondo 3 è che, per come io lo intendo, pur emergendo dalla vita biologica, esso superala biologia. Il linguaggio è un prodotto della vita degli esseri umani, in quanto fu inventato dagli uomini nello sforzo di comunicare agli altri certe idee, certi contenuti: eppure proprio il linguaggio è al cuore del Mondo 3 nel senso che ho appena indicato.

Riepilogando: esistono classi di oggetti, formate arbitrariamente per nostra convenienza, che costituiscono il Mondo 1 degli oggetti fisici, inclusi i corpi viventi. Poi c'è il Mondo 2 dei nostri sentimenti, sebbene, probabilmente, anche gli animali possiedano qualcosa di simile, mentre è dubbio che lo stesso si possa dire delle piante. Infine c'è il Mondo 3. Biologicamente parlando, cose come le tele di ragno sono estremamente simili ai prodotti del Mondo 3 degli uomini: rappresentano infatti il prodotto del ragno, il quale può allontanarsi dalla tela che ha intessuto, mentre quest'ultima resta lì a svolgere la sua specifica funzione biologica. Le tele di ragno, come i prodotti umani del Mondo 3, sono il risultato dell'ingegnosità, dell’intelligenza, in quanto non sono tutte uguali: vengono infatti costruite in funzione delle diverse situazioni ambientali. Ad ogni modo, il Mondo 3 specificamente umano è, ovviamente, assai diverso, e più alto, rispetto a quello degli animali; inoltre, é segnato da una certa invarianza temporale.

5 Professor Popper, può affrontare la controversa questione della realtà o esistenza dei "tre mondi" e spiegarci quali soluzioni ne sono state date?

Innanzitutto la mia terminologia relativa ai "tre mondi", dichiaratamente arbitraria e la cui arbitrarietà ho cercato di sottolineare usando i nomi "Mondo 1", "Mondo 2", "Mondo 3", serve unicamente ad aiutarci a formulare i problemi. Uno di questi è, per l'appunto, scoprire se questi tre mondi esistono, se e come interagiscono, influenzandosi l'un l'altro. I filosofi hanno sostenuto le tesi più sconcertanti sul conto di questi tre mondi. In forma più o meno diretta, alcuni filosofi hanno sostenuto o sostengono che il Mondo 1 non esiste, ma che esiste solo il Mondo 2: sono i cosiddetti idealisti. Costoro affermano che l'unica cosa che esiste realmente sono le esperienze, in particolare le percezioni. L'idea per cui esistono veramente gli oggetti fisici che penso di percepire, non sarebbe altro che il frutto di un processo riflessivo molto articolato, il quale potrebbe essere anche errato. Sarebbe una sorta di costruzione logica, come hanno sostenuto personaggi illustri, tra cui Bertrand Russell. Egli talvolta ha definito il Mondo 1 una costruzione logica di elementi del Mondo 2, altre volte invece ha detto che entrambi sarebbero costruzioni logiche effettuate a partire da un qualche misterioso mondo neutrale, ossia né fisico né mentale, composto di elementi fluttuanti, che potrebbero combinarsi insieme per produrre su di noi una sensazione.

Personalmente le ritengo tesi piuttosto sciocche, perché ciò che intendiamo per realtà è, innanzitutto, quel tipo di cose contro cui possiamo sbattere la testa: un muro di mattoni, oppure un lampione. Penso dunque che vi siano pochi argomenti contro la realtà del Mondo 1: esso - e non il Mondo 2 -, rappresenta lo standard della realtà. Naturalmente qui sto parlando del mondo materiale di cui abbiamo esperienza e col quale interagiamo. Ciò che la fisica ci dice sulla struttura profonda della materia, ad esempio sugli atomi e gli elettroni è un altro discorso. Penso che atomi e elettroni siano reali, ma l'affermazione della loro realtà è soltanto un'ipotesi.

Il modello originario di realtà è costituito dalle cose contro cui possiamo urtare. Ne L'io e il suo cervello ho suggerito che all'origine di questa concezione vi sia l'esperienza del cibo, come di qualcosa in cui affondare i denti. I neonati sondano la realtà delle cose mettendosele in bocca. Successivamente la realtà degli oggetti viene da loro esperita lasciandoli cadere ed ascoltando il rumore da essi prodotto, e così via. La realtà viene dunque esperita dai bambini attraverso la dimensione del Mondo 2. Ma degli oggetti appartenenti al Mondo 1 abbiamo buone ragioni per supporre che fossero già qui prima di noi e della nostra esperienza. Mi sembra sano pensare che il Mondo 1 sopravviverà alla mia morte. In sostanza, sto, dunque, affermando che il Mondo 1 è reale: questa è la migliore delle ipotesi.

6 Come si pone la questione della realtà in particolare riferita al Mondo 2?

Credo che il problema non sia stato seriamente affrontato prima del nostro secolo. Certo, in passato vi furono già gli atomisti, che lo ritenevano effettivamente reale, ma solo perché costituito da atomi dotati di proprietà particolari. Anche de La Mettrie se ne è occupato nel suo L'uomo macchina, ma, essenzialmente, per protestare contro la tesi di Descartes secondo cui solo gli esseri umani dotati di una mente hanno esperienze del Mondo 2, mentre tutto il resto - animali inclusi - non sarebbero altro che automi. Oggi, invece, ci sono filosofi che negano seriamente le esperienze del Mondo 2, una tesi che mi pare assai strana. Perché, allora, gli esseri umani accenderebbero la televisione? Solo per lasciare che delle sensazioni colpiscano i loro occhi e le loro orecchie, oppure perché sono interessati, o almeno sperano che ci sia qualcosa di nuovo o di interessante da ascoltare? Ciononostante, se oggi si ponesse ai filosofi l'alternativa tra queste due ipotesi - l'esistenza del Mondo 2 o, viceversa, la sua inesistenza e la parallela riduzione di tutto a fisica del cervello, dove la nostra consapevolezza non giocherebbe alcun ruolo - probabilmente una larga maggioranza direbbe che non esiste niente al di fuori del Mondo 1. Eppure, una cosa è sostenere che gli elementi del Mondo 2, gli elementi mentali e psicologici, sono anch'essi in qualche modo parte del Mondo 1, altra cosa è negare le esperienze. Ma, per quanto davvero sconcertante, quest'ultimo atteggiamento è oggi largamente accettato fra i filosofi. Io ci vedo un'ideologia, una specie di follia, concepita magari come antireligiosa, ma che in ultima analisi è pur sempre una follia religiosa.

L'unica cosa che si può dire in favore di questi filosofi, è che stanno cercando di sviluppare una teoria del mondo molto semplice, e in un quadro del genere risulta pressoché impossibile trovare posto per le esperienze. In effetti, dobbiamo ammetterlo, c'è un problema difficile da affrontare, quello del rapporto corpo-mente. Il problema consiste in questo: ci sono veramente corpi e menti, da quale relazione sono legati, qual è la struttura di questa relazione? Sappiamo qualcosa circa la struttura dell'universo fisico e gli psicologi credono di sapere qualcosa circa la struttura dell'universo mentale, psicologico, soggettivo. In effetti, però, io sono molto scettico riguardo alla psicologia. Mi sembra che contenga anche un gran numero di miti e questo rende comprensibile come mai tanti filosofi vogliano farne a meno.

7 Professor Popper, si può parlare di "esistenza" del Mondo 3?

Per prima cosa vorrei far osservare che al Mondo 1 dei corpi di forma osservabile e tangibile, sono stati aggiunti altri elementi, come l'aria, che non è direttamente osservabile, ma che possiamo ugualmente avvertire: l'aria, invisibile, produce effetti sul Mondo 1. In un secondo momento, con la fisica di Newton, nel Mondo 1 sono rientrate le forze invisibili di attrazione, nonché quelle di repulsione, come nel caso dei magneti; abbiamo introdotto inoltre le forze elettriche. Con l'aiuto dell'elettricità, del magnetismo, e così via, possiamo agire sul Mondo 1, sui corpi pesanti. Si può dire quindi che, grazie all'idea delle influenze causali, abbiamo ampliato ed esteso il Mondo 1, definendo "reale" tutto ciò che influenza causalmente questo mondo, che rappresenta lo status del nostro mondo fisico. Analogamente, possiamo affermare la realtà del Mondo 2, perché, a prescindere dal fatto che nel nostro intimo lo percepiamo indubbiamente come reale, esso influenza di fatto il Mondo 1: così, ad esempio, mentre sto parlando, posso muovermi secondo le mie intenzioni. Per mostrare che il Mondo 2 esiste, posso cioè spostare delle cose secondo i miei desideri: intenzioni e desideri non sono cose fisiche.

Ciò premesso, che succede nel caso del Mondo 3? Io sostengo che il mondo delle nostre ipotesi oggettive - vere o false non importa, purché confutabili - influenza, tramite il Mondo 2, ossia quello delle nostre menti, il Mondo 1. In altri termini, una catena causale può passare dalle ipotesi oggettive alle mie personali esperienze, legate alla comprensione di quelle stesse ipotesi, e da qui giungere al Mondo 1. Per chiarire meglio le cose posso fare un esempio. Se scrivo un articolo di fisica, può darsi che, per l'intrinseco interesse dei suoi contenuti, esso possa indurre il direttore di una rivista specialistica, che l'ha letto, ad accettarlo e a sottoporlo ai suoi lettori decidendo di mandarlo in stampa. Detto in forma più precisa, accadrà che, grazie ai contenuti oggettivi dell'articolo, che appartengono al Mondo 3 e sono stati apprezzati dalla mente del direttore, costui deciderà di includere l'articolo nel prossimo fascicolo della rivista. Questo influenza la mente del tipografo, che a sua volta deciderà di mettere in moto le sue macchine tipografiche, conferendo all'articolo la sua nuova e definitiva veste editoriale. Ai molti che obiettano che a muovere le macchine non è il contenuto del saggio, bensì il direttore della rivista, perché ha apprezzato il saggio, rispondo che il Mondo 2 è necessario come stadio di passaggio dal Mondo 3 al Mondo 1. Sino ad allora, il Mondo 2 seguiterà ad essere necessario come legame perché i contenuti del Mondo 3 producano effetti sui corpi fisici.

Sulla base esclusiva della fisica e della psicologia, alcuni ritengono che questo Mondo 3 consista di pure e semplici favole, che cioè non esista affatto. È precisamente questa la tesi che sto combattendo. Certo, quando il direttore della rivista legge l'articolo scritto, sono i suoi occhi a dirgli cosa c'è scritto, ma ciò che lo motiva alla pubblicazione non è questo, quanto piuttosto l'eventuale novità dei contenuti dell'articolo. Non è dunque la lettura in se stessa a spingerlo alla pubblicazione, bensì la sua capacità di apprezzare l'originalità del testo. In conclusione, la comprensione e l'apprezzamento del contenuto dell'articolo, che rimandano alle esperienze del Mondo 2 del direttore, sono premesse indispensabili; tuttavia esse dipendono, a loro volta, dal contenuto della lettura, che appartiene al Mondo 3.

8 Un'altra difficoltà sollevata da alcuni critici nasce dalla tesi dell'autonomia del Mondo 3, che viene intesa come se le entità del Mondo 3, una volta create dalle menti umane, operassero in completa autonomia, indipendentemente dai soggetti conoscenti, come sembrerebbe suggerire il titolo di un saggio raccolto nel volume Conoscenza oggettiva: "Epistemologia senza soggetto conoscente".

Naturalmente ci si può fare un'opinione del genere se si legge soltanto il titolo del mio saggio. Se invece legge tutto il saggio, allora ci si accorgerà facilmente che in esso mi sforzo di chiarire come una certa autonomia del Mondo 3 esista davvero, pur essendo, ovviamente, limitata. Finché il Mondo 3 rimane completamente autonomo, mai metterà in movimento ad esempio le macchine, che appartengono al Mondo 1. La vera autonomia del Mondo 3 è questa: gli oggetti che lo costituiscono possono stabilire specifiche relazioni, puramente logiche, con altri oggetti del Mondo 3. Queste, una volta scoperte, ci permettono di asserire che qualcuno ha scoperto, all'interno del Mondo 3, qualcosa di nuovo, per la precisione una nuova conseguenza, tratta da una certa teoria.

C'è, però, un ulteriore chiarimento da fare. Sebbene gli oggetti del Mondo 3 abbiano, di regola, un'"incarnazione" fisica, la vera caratteristica del loro mondo è che esso può contenere anche elementi non incarnati fisicamente, come, ad esempio, le idee che possono ugualmente mettere in movimento oltre che le macchine, anche le parole e il pensiero, con esiti davvero importanti per la vita di tutti noi. A questo proposito, prima di avviarmi alla conclusione, vorrei menzionare solo un altro esempio, che mi sembra molto utile e importante: la costruzione di un aeroporto. In un'impresa del genere entrano in gioco aspetti del Mondo 1 e del Mondo 2, ma anche considerazioni del Mondo 3, che riguardano varie conoscenze oggettive sugli aerei. L'organizzazione della sicurezza aerea si basa in larghissima misura sul Mondo 3; essa è il risultato di svariati tentativi: prima infatti si cerca di individuare i pericoli, poi di creare una organizzazione che li neutralizzi. Gli incidenti avvengono comunque lo stesso; si fanno allora delle inchieste su ogni singolo incidente, cercando trarre insegnamento dai nostri errori: si impara in questo modo ad evitarli. Se le nostre indagini danno risultati corretti, le ipotesi che ne ricaveremo giocheranno un ruolo fondamentale nel miglioramento della sicurezza aerea, e, di conseguenza, del nostro benessere fisico. Naturalmente, ci saranno ancora incidenti aerei; ma anche di questi si cercheranno nuovamente le cause, e la sicurezza migliorerà ulteriormente. Ciò che abbiamo imparato entra a far parte oggettivamente dell'organizzazione tecnologica e modifica il nostro stesso stile di vita.

C'è, dunque, una intensissima interazione tra Mondo 2 e Mondo 3, nonché tra Mondo 3, Mondo 2 e il Mondo 1. Mi pare impossibile negare che certe scoperte oggettive non sono più nella mente di nessuno, perché sono ormai diventate macchine, e che tuttavia influenzano le nostre vite. Personalmente ritengo sia molto difficile dare una spiegazione soddisfacente di ciò senza ammettere contenuti di pensiero extramentali, accanto, ovviamente, a quelli mentali, che restano comunque necessari. Ma nelle nostre macchine, come gli aerei, o nell'organizzazione della sicurezza del traffico aereo, che comporta a sua volta l'uso di altre macchine - i radar, i computer ed altre ancora cose simili - sono "incastonate" moltissime ipotesi del Mondo 3, che influenzano sia gli oggetti del Mondo 2, sia, per loro tramite, quelli del Mondo 1. Se le cose stanno così, allora bisogna ammettere che gli oggetti del Mondo 3 sono reali.

9 Professor Popper, l'idea dell'interazione tra i mondi è ampiamente discussa nel libro L’Io e il suo cervello, dove, oltre all'interazione reciproca fra Mondo 1 e Mondo 2, e alla creazione del Mondo 3 da parte del Mondo 2, s'insiste molto sull'interazione inversa, quella tra Mondo 3 e Mondo 2: in che modo, precisamente, avviene quest'ultima?

È l'ultima questione che dobbiamo affrontare e tocca un problema davvero interessantissimo. Secondo me, infatti, il linguaggio, che pure è un prodotto delle nostre menti, non l'avremmo mai avuto senza il Mondo 3; eppure, senza linguaggio, le nostre menti sarebbero del tutto differenti. Il linguaggio ha, in realtà, una funzione importantissima, soprattutto per il nostro sentimento di autoidentità: è soprattutto tramite il linguaggio, infatti, che impariamo ad essere quel che siamo. La nostra personalità è veramente tale solo se possiamo trasmettere le nostre idee ad altri e imparare dagli altri. Ma ciò richiede il Mondo 3, senza il quale perciò il nostro Mondo 2 sarebbe del tutto diverso: addirittura, non ci sarebbe un Mondo 2 propriamente umano, se non esistessero il linguaggio e la tradizione culturale. In altre parole, il Mondo 2, inteso come un mondo di persone, o di individui, o di organismi, sarebbe completamente differente se non fosse ancorato nel Mondo 3.

Questo spiega anche la grande importanza che hanno le singole lingue, che ci permettono di sbrigare agevolmente gli affari quotidiani; e spiega anche perché il linguaggio giochi un ruolo così forte nel cosiddetto "problema della nazionalità". Sono entrambi segni concreti del nostro modo di essere ancorati nella cultura e nel linguaggio, che sono appunto elementi del Mondo 3. Noi ci sentiremmo alla deriva se non disponessimo di queste "ancore". Ecco perché alle minoranze nazionali si dovrebbe lasciare una certa libertà di seguire i propri costumi o, meglio, di restare ancorate alle proprie culture. A loro volta, queste ultime sono centrate sul linguaggio; altri aspetti della cultura passano velocemente da una nazione all'altra, mentre l'elemento linguistico no: esso è davvero il più importante e il più difficile da cambiare o da accettare su larga scala.


Popper illustra la sua teoria dei "tre mondi" e specifica come il Mondo 1 rapprensenti la sfera degli oggetti fisici, il Mondo 2 quella dei sentimenti e delle emozioni, la sfera dell'esperienza soggettiva, ed il Mondo 3 quella dei contenuti oggettivi del pensiero e del linguaggio. In seguito Popper si sofferma ad indagare i processi che hanno luogo nel Mondo 2. L'analisi dei rapporti e della diversità tra i tre mondi costituisce il contenuto del libro, scritto insieme ad Eccles, L'Io ed il suo cervello. Viene messo in evidenza come i risultati delle esperienze e delle attività mentali proprie del Mondo 2 rappresentino i contenuti oggettivi che compongono il Mondo 3 e l'importanza del linguaggio. Un altro tema discusso da Popper, mediante alcuni esempi - importante per una precisa definizione del Mondo 3 - concerne il rapporto sussistente tra il prodotto e il contenuto di stati psicologici ed emozionali; rilevante è in questo senso il fattore temporale. Per Popper, in termini rigorosi, al Mondo 3 appartengono i contenuti oggettivi che possono essere veri o falsi e che rappresentano qualcosa di invariante nel tempo; in ciò si differenzuano dai contenuti delle esperienze emotive . Il filosofo passa quindi ad affrontare il tema della realtà e dell'effettiva esistenza dei tre mondi: gli idealisti, ad esempio, hanno sostenuto l'esistenza solo del mondo 2 e così anche B. Russell. Popper sostiene la realtà del mondo 1; questa a suo giudizio è la "migliore delle ipotesi". Oggi ci si spinge a sostenere l'irrealtà del mondo 2, irrealtà non sostenuta, afferma Popper, neanche dagli atomisti. Nella discussione sull'esistenza dei tre mondi è insita la problematica del rapporto mente-corpo.

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Biografia di Karl Raimund Popper

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