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Interviste

Louis Althusser

La crisi del marxismo

30/4/1980
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Althusser esprime innanzitutto la sua gioia di essere a Roma, lodando in particolare l'immaginazione italiana, presenta poi un suo progetto per un centro di studio e di ricerca sui movimenti popolari e le teorie ideologiche. Rispetto al problema della crisi, anche del marxismo, Althusser mette in guardia dall'abuso che si fa del termine, la scienza non può essere in crisi perché nella scienza non c'è mai una normalità. Una crisi teorica non è comunque crisi della teoria come tale: un limite di Marx è stato per esempio nel trattare la forza lavoro solo in termini economici, come merce, senza considerare a fondo i drammi sociali che sono dietro alla sua riproduzione. Se la crisi non è scoppiata prima, ciò si deve anche alla debolezza teorica dei marxisti, l'impronta dogmatica di Stalin e l'impossibilità di accedere alle fonti avrebbero poi fatto il resto. Nella struttura sociale e politica i sindacati hanno, secondo Althusser, un ruolo fondamentale come cinghia di trasmissione tra il movimento ed i partiti, egli confronta poi funzione e ruolo dei sindacati italiani e francesi anche riguardo al problema della burocratizzazione. Alla parola d'ordine dell'autogestione Althusser preferisce sostituire però l'autodeterminazione, l'autogestione a suo parere non esiste affatto, esiste invece il comunismo, come modo di produzione senza sfruttamento economico, né dominio politico, né asservimento ideologico, realmente esistente in isole che si trovano dappertutto e caratterizzato dal rispetto dell'uomo: ma il rispetto è ben diverso dall'amore, perché non impone nulla e lascia liberi. Althusser si definisce quindi un anarchico sociale e ricorda le difficoltà di rapporto tra Marx e Bakunin, che presero delle pieghe violente al punto da impedire la riconciliazione, l'anarchismo sociale sarebbe comunque rimasto vivo. Althusser difende anche l'Unione Sovietica, lodandone la salvaguardia dei diritti sociali, ma criticando implicitamente taluni atteggiamenti della classe operaia, assai garantita nel suo potere: più che una società di classe si tratterebbe, a suo parere, di una società di caste. Anche a questo proposito Althusser rinviene nel pensiero di Marx la carenza di strumenti adatti a comprendere la storia: occorre riconoscere i limiti del pensiero marxiano, solo allora sarà possibile scrivere una storia del movimento operaio e comunista. La situazione francese ed italiana sono per Althusser bloccate e non esistono ancora le condizioni per un processo rivoluzionario, anche se il modo di produzione capitalistico, certo per sua essenza, è sempre in crisi. Althusser riflette quindi sull'effetto che possono avere le sue proposte, un elemento di resistenza è rinvenuto nella divisione del lavoro e nelle preoccupazioni che essa ingenera, si tratta di una piaga da cui non è esente neanche la struttura del movimento comunista, che dovrebbe piuttosto essere senza organizzazione. Althusser passa quindi a ricordare le sue origini e le tappe salienti della sua biografia, riconoscendo le influenze cattoliche e giacobine dei suoi anni di formazione. La sua scelta per il comunismo fu influenzata dalla sua impostazione cristiana, si trattò certamente di una scelta razionale, influenzata però anche dall'esperienza della moglie, a partire da questo spunto Althusser ridimensiona la presunta crisi del movimento femminile. Riflette quindi sui pericoli di una diffusione generalizzata dell'organizzazione politica, occorre piuttosto un nuovo tipo di organizzazione, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra dirigenti e militanti. Una filosofia marxista non è possibile per Althusser, si deve parlare invece di una posizione marxista nella filosofia. Rispetto alle rettifiche avvenute nei congressi del Pcus, si ricorda di non confondere il sintomo con la realtà, d'altronde talvolta la correzione dell'errore, soprattutto quando avviene dall'alto, sortisce addirittura l'effetto contrario. I mezzi di comunicazione di massa possono aiutare a comprendere la realtà, diverso è il discorso per gli apparati di Stato, tema per il quale la riflessione marxiana risulta insufficiente, in fondo anche gli apparati di produzione sono apparati ideologici, ossia repressivi. Una riflessione sullo Stato risulta urgente anche in seguito all'attuale disfacimento delle sue strutture. Per quanto riguarda invece il concetto di 'surdeterminazione', ne viene ricordata l'origine freudiana per significare l'impossibilità di ridurre la realtà ad elementi semplici, come Althusser esemplifica riferendosi a Stalin e ricordando che spesso si è in anticipo o in ritardo rispetto alla realtà: 'sottodeterminazione' è per esempio riconoscere in ritardo di essere in ritardo rispetto alla storia, come fece a suo parere Marchais, Bloch riconosceva il pregio del ritardo, ma lui stesso era invece in linea con i tempi. Althusser considera poi positivamente il movimento di resistenza alla politica partitica, pur temendo il rischio del qualunquismo, la tendenza è comunque a suo parere di tipo anarchico e quindi di carattere positivo. Assai importante è l'alleanza con i movimenti religiosi che si adoperano anch'essi per una società più libera ed uguale, la fede deve essere considerata in fondo nel senso positivo per cui tutti ne hanno e in particolare lo scienziato. Il credo dello stesso Althusser è poi riassunto nell'imperativo di saper cambiare nel pensiero e nell'azione, spesso i partiti comunisti risulterebbero invece piuttosto d'intralcio alla conoscenza e al cambiamento: la politica deve essere insomma azione per la libertà e l'uguaglianza nella coscienza dei rapporti reali tra gli uomini. Per finire Althusser rievoca una breve storia attribuita a Lenin per spiegare la necessità di pensare diversamente la realtà nei suoi rapporti reali e termina giocosamente la conversazione scherzando su un suo possibile proseguimento con il Papa.


Biografia di Louis Althusser

Aforismi derivati da quest'intervista

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