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Interviste

Roberto Esposito

Decostruzione e ripensamento delle categorie della politica

2/6/1993
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Roberto Esposito indica una strada per combattere l'afasia concettuale del lessico politico attuale, l'incapacità di nominare i nuovi eventi storici: le grandi parole della tradizione filosofico-politica non vanno abbandonate, ma cercando nel loro impensato, decosctruirle negli elementi. Perciò ora la filosofia politica deve esprimere le antinomie insite nelle grandi categorie e la contraddizione tra la sua tendenza all'ordine e la realtà dei conflitti. Cita a riguardo un filone che da Platone situa la conflittualità nell'uomo ed uno contemporaneo, da Nietzsche a Bataille, che definisce dello "impolitico". Tale prospettiva intende troncare il circuito che la categoria della rappresentazione istituisce tra fatto politico e idea, tra bene e potere. Esso demistifica: identifica la realtà della politica nella sua dimensione di effettualità senza legittimarla in valore. Esposito decostruisce le antinomie semplicistiche in alcune categorie: nel concetto di democrazia, che come valore assoluto - abolizione della differenza e completamento nella uguaglianza totale - internamente si rovescia in totalitarismo, come in Rousseau e Marx, mentre da Weber, Kelsen e Schumpeter è reputata una tecnica. Anche l'opposizione mito/ragione nell'espellere il mito lo ricrea all'interno (Horkheimer e Adorno in Dialettica dell'Illuminismo). Critica tuttavia pure l'apologia del mito di destra o sinistra - quella di Habermas e Frank - perché contengono un presupposto organicistico che fonda in modo totalizzante una comunità su valori comuni. Due figure mitiche ricorrono nella cultura di sinistra: la distinzione tra prassi e tecnica, che vede nella "prassi" politica la capacità di abolire alienazione e conflitti, poiché solo essa contiene il suo fine e lo adempie senza alterarsi. Ma ciò implica che la politica sia l'unica dimensione umana. L'altra è l'unità tra filosofia e politica che, programma del comunismo, ne ha seguito le sorti L'etica di cui la politica deve appropriarsi, come inteso da Machiavelli e Weber, non è quella assoluta della convinzione ma l'etica relativa della responsabilità, che guarda agli effetti servendosi anche di mezzi non buoni. Anche il "male" scaturisce dal bene. Il male soggettivo in quanto dipendente da una scelta origina dalla libertà non dalla sua assenza. Può nascere dalla legge, dalla sua obbedienza come esemplifica la Arendt ne La banalità del male per il nazismo. Esposito conclude col concetto d'Occidente che va deccstruito sia nell'idea (hegeliana) di compimento della storia, che in quella di un Occidente parte separata visto l'occidentalizzazione del mondo.

 


Biografia di Roberto Esposito

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