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Interviste

Paul K. Feyerabend

I pericoli dell'astrazione

15/5/1992
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Dopo aver definito l'astrazione come un complicato processo attraverso cui si tolgono alcune proprietà ad un oggetto e se aggiungono altre, perdendo il contatto con la realtà delle cose, Paul Feyerabend distingue tra la cultura occidentale che, nel linguaggio comune, fa uso di concetti astratti ed altre culture, tra cui quella esquimese e cinese, che, al contrario, hanno un approccio concreto alle cose e cercano di cogliere un evento nella sua individualità e non nella sua generalità. Feyerabend mette in evidenza i limiti di una gnoseologia dell'astrazione che non ha portato ad un miglioramento del mondo e ha prodotto un'attitudine tecnologica che può risultare utile ma non necessariamente capace di attingere la realtà in quanto tale. Per quanto la nozione di realtà abbia una legittimità, secondo Feyerabend essa è sempre il risultato di un lungo processo astrattivo: nell'antica Grecia i molteplici eventi sono ricondotti a delle divinità personali; in seguito, la nozione della divinità, grazie ai viaggi, diviene più astratta; la speculazione filosofica, infine, costruisce l'idea di "essere". Il pericolo, in questo contesto, è che la realtà si riduca alla ontologizzazione di strumenti di calcolo o ad una categoria costruita per l'utilità degli scienziati e lontana dai bisogni della gente. Secondo Feyerabend esistono due modi di pensare la realtà: il primo, che è stato inaugurato da Parmenide e si perpetua fino ad Einstein, svaluta l'esistenza umana nella sua finitezza e mutevolezza e considera la realtà come totalità immutabile; il secondo, che, ad esempio, è presente nella meccanica quantistica e nella biologia molecolare, cerca di cogliere la vita umana nella sua concretezza.


Biografia di Paul K. Feyerabend

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