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Interviste

Dietrich von Engelhardt

L'evoluzione storica del pensiero medico e i limiti della medicina

20/3/1991
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Dietrich von Engelhardt ricorda innanzitutto successi e limiti della medicina moderna, così come i movimenti di rinnovamento degli «Hospis», della medicina palliativa, della critica agli ospedali. L'attuale concezione della salute come benessere fisico, psichico e sociale, laddove però la malattia è considerata come un che di negativo, deve essere confrontata con altre concezioni datesi nella storia. La medicina è scienza dello spirito connessa alla scienza della natura, perché la malattia è fenomeno sociale, psichico e spirituale; l'antichità ne ha messo in risalto le implicazioni cosmologiche e antropologiche, riferendo salute e malattia alla natura, come armonia o disarmonia di elementi e qualità, e alla vita dell'uomo. La dietetica, con la sua attenzione per le cosiddette sei dimensioni vitali, non si limitava alla dieta alimentare, ma regolava anche il comportamento rispetto alle passioni; Platone e Aristotele distinguono tre modelli di medico, quello per gli schiavi, che ordina soltanto, per i liberi, che discute la terapia informando il paziente, e il dilettante che è ciascuno nella responsabilità per la propria salute; von Engelhardt illustra quindi alcune riproduzioni antiche con scene di malattia e di cura. Il giuramento ippocratico vieta espressamente l'eutanasia, diversa è la concezione stoica, che accetta il suicidio si ricorda in proposito il caso di Seneca -- così come l'eutanasia. Nel Medioevo la trascendenza è determinante anche nella concezione della medicina, salute e malattia sono integrate nel processo escatologico dell'esistenza terrena, il cui modello è la passione e resurrezione di Cristo; l'hospitale medievale era un'istituzione di solidarietà, determinanti erano poi le sette virtù e le sette opere di misericordia; la malattia non era intesa solo negativamente, ma anche come monito ad essere consapevoli della finitezza umana. Nella modernità la speranza nel paradiso si secolarizza nel tentativo di superare la morte, il che ha incoraggiato un grande progresso scientifico, non privo però di deficit. Per Paracelso la medicina deve poggiare sulla filosofia, sull'astronomia, sull'alchimia e sull'etica, quest'ultima particolarmente importante. Anche Montaigne e Novalis diedero una valutazione positiva della malattia, mentre per Hegel malattia e morte sono necessarie allo sviluppo dello spirito anche per rendere possibile una trascendenza immanente. Von Engelhardt affronta quindi il tema dello sviluppo tecnico della medicina nel secolo scorso e presenta la «medicina antropologica» di von Weizsächer, che rimette in primo piano il soggetto, le tre fasi della relazione medico-paziente di von Gebsattel e la concezione della comunicazione esistenziale di Jaspers. Attualmente l'ideale tecnico fa intendere la malattia come guasto meccanico, anche se si continua a cercare di più nella figura del medico e la malattia è intesa anche come arricchimento; per concludere von Engelhardt riflette sui compiti di una moderna riflessione sulla medicina, sulla salute e sulla malattia, riferendosi di nuovo alla tradizione e alla posizione di Jaspers sui limiti della medicina e sulla relazione medico-paziente.


Biografia di Dietrich von Engelhardt

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