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Interviste

Dietrich von Engelhardt

La narrazione del patologico e la terapia letteraria

22/3/1991
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I rapporti tra medicina e letteratura sono per Dietrich von Engelhardt assai stretti: fin dall'antichità Apollo era insieme dio della medicina e delle arti, inoltre la letteratura è piena di personaggi che sono medici o celebri pazienti. Da un lato la medicina ha, nel rapporto con il paziente, aspetti intuitivi che l'avvicinano all'arte, dall'altro la letteratura si è spesso ispirata alla medicina e ciò è riscontrabile anche nel linguaggio stesso delle due discipline e nella loro storia. Molti scrittori sono stati medici e viceversa, per esempio Checov ha strettamente connesso tra di loro le due esperienze. Le diverse espressioni letterarie hanno diversamente accentuato questo o quell'aspetto del mondo della medicina, esiste poi un rapporto tra malattia ed espressione artistica, von Engelhardt ricorda in particolare il caso della malattia mentale, i cui risvolti artistici sono stati indagati da Navratil, egli rievoca poi il caso di Hölderlin, di Maupassant e di Swift. La letteratura stessa può essere considerata nella sua funzione medica come strumento di formazione, oltre che come ausilio nella terapia, d'altro canto la medicina ha anche un'evidente funzione letteraria, ad esempio per la comprensione di testi quali L'idiota di Dostoevskij, di E.T.A. Hoffmann, di Poe o di Balzac, che spesso si ispirano al mesmerismo; von Engelhardt riflette quindi sugli stimoli che la letteratura può dare al tema della salute, della malattia e della terapia, riferendosi al Parsival l'Enrico il povero, alle opere di Shakespeare, Balzac, Stifter e Musil. Come gli altri indirizzi di terapia artistica che si servono della danza o della musica, anche la biblioterapia è ormai internazionalmente riconosciuta; essa ha tradizioni assai antiche e fa parte della dietetica, nella sua dimensione attenta alle passioni; vi si possono riconoscere un aspetto recettivo (assimilazione), ed un aspetto più attivo (rielaborazione e scrittura); attualmente si hanno vari istituzioni che si occupano di biblioterapia ed integrano la terapia medica. Commentando due versi di Mörike e di Hölderlin, von Engelhardt mostra il carattere calmante o viceversa sconvolgente che può avere l'espressione poetica; occorre distinguere comunque tra il tipo di ricezione o di produzione letteraria della persona sana e di quella malata, per quest'ultima peraltro l'arte può avere una funzione di ristoro, di indirizzo e di distoglimento, von Engelhardt distingue in proposito tra una biblioterapia produttiva ed una recettiva . Freud sconsigliava che il paziente nevrotico si confrontasse con la letteratura scientifica, Jung al contrario consigliava la lettura per la sua funzione simbolica, comunque per von Engelhardt la biblioterapia deve sempre essere ben soppesata ed accompagnata da un biblioterapeuta esperto al tempo stesso di letteratura e di scienze medico-psicologiche; diversi sono poi gli effetti della terapia a seconda del paziente e del suo interesse. Ad esempio di testi dotati di efficacia terapeutica von Engelhardt si riferisce, concludendo, al romanzo Orologio senza lancette di McCullers e a La morte di Ivan Il'ic di Tolstoj, racconto assai apprezzato anche da Rilke e da Heidegger.


Biografia di Dietrich von Engelhardt

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