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Interviste

Giancarlo Rota

Matematica, intelligenza artificiale, fenomenologia

12/12/1991
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Giancarlo Rota rievoca innanzitutto i suoi anni di formazione e i suoi insegnanti di Princeton, ricordando la figure di Gödel, di Einstein e le lezioni sulla simmetria di H. Weyl. La verità matematica, caratterizzata dall'universalità del metodo deduttivo, e quella filosofica, basata sulle motivazioni e sulla ricerca di definizioni, sono state sempre al centro del suo interesse, fin dagli studi su Croce o su Hegel. L'adozione di metodi matematici in filosofia da parte tradizione analitica viene considerata fallimentare, e responsabile di aver cancellato il confronto con la filosofia classica e con la storia della filosofia; per Rota, invece, i filosofi del passato non diventano affatto obsoleti come avviene per i matematici. Il mito del cervello come macchina è inadeguato a descrivere il lavoro matematico; infatti, ogni problema ed ogni soluzione sono determinati storicamente, oltre ad avere aspetti immaginari ed ideali. Pertanto anche il matematico deve saper ritornare al passato nella consapevolezza della storicità. Rota non accetta la tesi riduzionista secondo cui il pensiero matematico sarebbe analogo al funzionamento di un computer; a questo proposito considera gli studi dell'intelligenza artificiale nei suoi aspetti positivi e negativi, che confermano piuttosto il punto di vista della fenomenologia che non quello della filosofia positivista. Lo studio dell'intelligenza artificiale non è scienza autonoma, ma attinge a varie scienze. Per illustrarne la complessità, Rota si riferisce alle macchine per tradurre, che riescono ad eseguire compiti limitati e comunque con l'intervento dell'operatore umano, come la traduzione di testi tecnici; l'altro esempio addotto sono gli studi matematici sui controlli a più dimensioni come il compito di far rimbalzare una palla, che un bambino esegue con facilità, ma che i matematici e gli informatici ancora non hanno risolto. Gli studi sull'atto del vedere che hanno preso le mosse dall'analogia dell'occhio rispetto ad una macchina fotografica sono clamorosamente falliti perché il processo del vedere è in realtà assai complesso; il fallimento dell'approccio riduzionista si riscontra, seconda Rota, nella cosiddetta scienza negativa, che distrugge teorie precedenti, per esempio in campo cosmologico o rispetto alla teoria dell'evoluzione darwiniana. Rota affronta quindi il problema filosofico della lettura, smascherando il preteso riduzionismo tra contenuto e supporto fattuale anche sulla base degli studi informatici e sostenendo che il senso è un fenomeno primordiale. L'attuale crisi delle scienze è una crisi concettuale, perciò le problematiche filosofiche acquisteranno per Rota grande importanza: è compito dei filosofi mettere in guardia contro i pericoli del riduzionismo. La filosofia non giunge mai a conclusioni definitive, ma il suo valore è piuttosto nel senso e perfino nei fallimenti; perciò la metafora del "naufragio" di Ortega y Gasset deve essere intesa in senso positivo. La precisione della matematica esiste solo in un mondo irreale e non è trasferibile al discorso filosofico, che vive invece della polisemia dei significati. L'immagine del circolo ermeneutico vale anche per il discorso matematico, caratterizzato dal reciproco rimando tra assiomi, definizioni e teoremi.


Biografia di Giancarlo Rota

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