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Interviste

Vittorio Mathieu

Il razionalismo universale di Leibniz

26/1/1994
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Leibniz si proponeva di rigenerare, di riformare la vita associata di tutti gli uomini attraverso un progresso della scienza: ciò spiega le sue ricerche strettamente scientifiche e il suo impegno politico. La sua era una religiosità filosofica, aveva fede nella capacità della ragione di trasformare la vita dell'uomo e aspirò per tutta la vita alla riunificazione delle varie confessioni, cristiane anzitutto. Per Leibniz la divinità è la coesistenza in una persona di tutti i predicati possibili, cioè di tutte le realtà pensabili: Dio è al tempo stesso un perfetto orologiaio e il più perfetto dei governanti. Per dimostrare l'esistenza di Dio, Leibniz riprende il celebre argomento ontologico proposto da Anselmo d'Aosta. Scrive la Teodicea, una dimostrazione della giustizia di Dio e polemizza contro coloro che considerano incompatibili fede e ragione. Vittorio Mathieu spiega perché gli argomenti di Leibniz non riescono a giustificare il male morale e chiarisce il concetto di «incompossibilità» tra i mondi. Affronta il tema dell'innatismo virtuale di Leibniz, dove per "virtuale" si deve intendere l'emergere di un contenuto dall'inconscio alla coscienza, e la dottrina delle "piccole percezioni"; illustra il concetto di monade e il principio degli indiscernibili. Accenna alla dottrina dell'armonia prestabilita e ai suoi limitie spiega la distinzione leibniziana tra verità di fatto e verità di ragione e il principio di ragion sufficiente. L'utilizzo leibniziano del procedimento logico «diadico» e dell' ars combinatoria, vale a dire dell'aritmetizzazione del ragionamento, costituì la base per la logica algebrica di Boole e quindi, successivamente, per il moderno linguaggio dei computers. Sempre attraverso l'ars combinatoria il giovane Leibniz pensava di poter risolvere i conflitti che affliggevano la sua epoca e di mettere d'accordo le diverse chiese.


Biografia di Vittorio Mathieu

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