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Interviste

Mario Ruggenini

Ermeneutica della finitezza

23/4/1993
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Una sintesi del tema della «finitezza» introduce il discorso di Mario Ruggenini. Nei Greci la finitezza coincide con la tensione del rapporto tra mortali e immortali: gli dèi erano il limite dei mortali, di fronte a loro ognuno doveva morire. La filosofia per Platone nasce come esercizio della finitezza: interrogazione sulla morte e pratica dell'uomo e non del Dio, già sapiente. Il Cristianesimo muta tale tensione in quella tra finito e infinito, creatura e Dio creatore; introduce l'onnipotenza del Creatore e la realtà trascendente che riscatta la finitezza umana. Infine Hegel risolve il finito nell'infinito. Il pensiero contemporaneo ha superato lo schema della dialettica, e del relativo riscatto, considerando come limite del finito l'alterità: la natura e gli altri uomini. Per Ruggenini la naturalità dell'uomo è nel suo parlare ad altri. La tematica del colloquio ha trasformato le filosofie della coscienza e del soggetto prima imperniate sul predomino dell'io: nel colloquio ciascuna esistenza sperimenta, dal rapporto con altri, la propria finitezza e l'essere presso le cose. La fenomenologia di Husserl introduce il problema nodale della coscienza come intenzionalità che costituisce il fenomeno, per cui non è dato mondo fuori di essa. La certezza che io ho di me stesso viene così posta alla base del rapporto con l'alterità. Coniugando Husserl, Heidegger e Wittgenstein, Ruggenini attribuisce al colloquio un grande valore: in esso avviene il mondo. Heidegger riguadagna l'alterità del mondo - rispetto alla coscienza husserliana che inghiotte tutto l'esterno - situando l'esistenza nel mondo mentre la coscienza solo la possiede. Così non sono gli uomini che parlando fanno essere il mondo ma è il mondo che, aprendosi nel linguaggio, ci fa parlare e ci mette in relazione cogli altri. Una visione dell'esperienza linguistica del mondo in termini di alterità, di colloquio, impone un ripensamento della nozione di verità. In Heidegger l'esistenza appartiene alla verità: noi siamo nella verità in quanto esistiamo nel mondo, e in esso incontriamo le cose interpretandole. Ruggenini ne deduce che la verità nel colloquio è una verità plurale, che chiama ognuno alla responsabilità di ciò che dice, per portare alla luce l'accordo, la verità fondamentale sottesa. Infine sottolinea anche l'importanza dell'aspetto polemico di questo assumere la propria responsabilità di fronte agli altri.


Biografia di Mario Ruggenini

Aforismi derivati da quest'intervista

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