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Interviste

Elisabeth Roudinesco

Freud e la filosofia in Francia

10/5/1994
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  • - Professoressa Roudinesco, negli anni Quaranta ha luogo in Francia l'ascesa del pensiero filosofico esistenzialista. Come si lega questa ascesa al nome di Freud? Rifiuta l'influenza di Freud o tenta in qualche modo un dialogo con il freudismo? (1)
  • - Può parlarci di Cavaillès e Canguilhem?  (2)
  • - Che cosa può dirci delle idee politiche di Freud? (3)
  • - Può parlarci della psicoanalisi in Francia?  (4)
  • - Durante gli anni Sessanta, specialmente in Francia, c'è un rinnovamento della lettura di Freud da parte dei filosofi? (5)
  • - Con Ricoeur abbiamo l'inizio di una lettura ermeneutica. Può parlarcene?  (6)
  • - Può parlarci del pensiero e dell'opera di Wilhelm Reich?  (7)
  • - L'Antiedipo esce nel 1972, in un clima culturale assai particolare in Francia e più generalmente in Europa, ossia durante i movimenti politici della contestazione. Può parlarci di questi anni?  (8)
  • - Negli anni Sessanta, e anche prima, c'è una lettura di Freud da parte della Scuola di Francoforte ed in particolare da parte di Adorno e di Habermas. Ha avuto qualche influenza in Francia? (9)
  • - Che cosa succede negli anni Ottanta, ammesso che succeda qualcosa nel rapporto tra la filosofia francese e Freud?  (10)
  • - Quanto ha influito il pensiero nietzschiano sulla filosofia francese dell'epoca?  (11)
  • - Freud credeva nel progresso? Qual è la relazione tra progresso e psicoanalisi ? (12)

 

1. Professoressa Roudinesco, negli anni Quaranta ha luogo in Francia l'ascesa del pensiero filosofico esistenzialista. Come si lega questa ascesa al nome di Freud? Rifiuta l'influenza di Freud o tenta in qualche modo un dialogo con il freudismo?

 La grande sintesi avviene evidentemente nel 1943 con la pubblicazione, da parte di Sartre de L'essere e il nulla. Si è sempre detto che Sartre è un antifreudiano, ma le cose sono più complesse; Sartre evidentemente è uno straordinario lettore di Freud, come si vede già ne L'essere e il nulla. Egli muove delle critiche a Freud, ma almeno ha il merito di averlo letto, mentre né Heidegger né Husserl si erano occupati del suo pensiero. Sartre tuttavia sceglie l'analisi esistenziale, cioè quella proposta da Binswanger e questo perché rimprovera a Freud il suo meccanicismo e il suo biologismo. Ma al tempo stesso Sartre ne L'essere e il nulla indica qualcosa di giusto, cioè il radicamento di Freud nel biologismo. In questo senso la critica che fa Sartre a Freud è affine alla critica di Lacan, quando tenterà - questo è il grande merito di Lacan - di strappare Freud al biologismo della sua epoca, per farne una dottrina dell'attività psichica. Lacan si appoggia dapprima, per la sua teoria dell'immaginario, sulla fenomenologia e, in seguito, sulla linguistica, con cui sopprime l'idea di un substrato biologico e la sostituisce con un inconscio linguistico. Sartre ne L'essere e il nulla si pone delle domande sulla divisione del soggetto, tenta di leggere Freud in modo molto più fenomenologico e critica in Freud il meccanicismo. Poi diventerà più marcatamente antifreudiano. Direi meglio: egli si scontra con la corporazione degli psicoanalisti, ma è segnato da Freud. Si può dire che questa lettura è per Sartre fondamentale; L'essere e il nulla sarebbe stato diverso se Sartre non avesse letto Freud.

Molto più tardi Sartre ha scritto anche una sceneggiatura su Freud. Si tratta di un magnifico testo pubblicato postumo, che sfortunatamente è rimasto poco noto. Ne racconto la storia. Il cineasta John Huston, regista americano, volendo girare una vita di Freud, non una vita completa, ma il momento della nascita della psicoanalisi, cioè il rapporto di Freud con Wilhelm Fliess, intorno al 1896, chiese a Sartre nel 1955 di scrivergli una sceneggiatura. In quel tempo era appena uscita la biografia di Jones. Sartre si ispirò a quella biografia e a partire da quella scrisse una magnifica sceneggiatura, che tuttavia risultò inservibile per Huston, perché avrebbe richiesto otto o nove ore di riprese. Ma egli fa nascere in questa sceneggiatura un Freud del tutto nuovo, che non ha niente a che vedere con quello di Jones e che è uno scienziato tipico della storia delle scienze alla francese - benché Sartre non rientri in questa linea - cioè uno scienziato abitato dal dubbio che cammina dall'errore alla verità, con sofferenza, un personaggio lumeggiato alla Thomas Mann, un personaggio manniano, ma vicino anche a Cavaillès e a Canguihlhem.

2. Può parlarci di Cavaillès e Canguilhem? 

Cavaillès e Canguilhem sono due grandi pensatori francesi di filosofia della scienza e di storia delle scienze, Cavaillès per la matematica, Georges Canguilhem per l'insieme della storia delle scienze. Sono i maestri di Foucault. Canguilhem in particolare ha segnato tutta la generazione strutturalista. La caratteristica di Canguilhem, ma anche di Cavaillès (che è molto importante per la Francia) è che questi due filosofi della scienza non erano filosofi dell'engagement non erano stati affatto segnati o molto meno di un Sartre, da Husserl e dalla teoria del soggetto, quindi non erano dei fenomenologi, ma dei puri teorici della storia delle scienze. E proprio loro, fin dal giugno del 1940, si impegnano nella Resistenza. Sono due grandi intellettuali impegnati. Nel campo della filosofia c'è in Francia questa contraddizione: non sono né Sartre, né Lacan, né Merleau-Ponty a impegnarsi nella Resistenza.. Solo dopo la guerra tutta quella generazione elaborerà la filosofia dell'impegno, ma “dopo” e con cattiva coscienza. Lo si vede assai bene nei Mémoires di Simone de Beauvoir, quando, alla fine della guerra, spiega che non hanno capito quello che è successo. La riflessione, cominciata nel 1943-44, porterà alla nascita de «Les Temps modernes» Tutta una generazione riflette sull'engagement. «Les Temps modernes» è la rivista fondata nel 1945 da Sartre e da Merleau-Ponty, subito dopo la guerra, che porrà la questione dell'impegno degli intellettuali, ma "dopo" la guerra, cioè senza che quella generazione, nel suo complesso si sia impegnata realmente. Allora parliamo di Canguilhem e di Cavaillès e poi di Marc Bloch, il grande storico. Ricordo che Cavaillès e Marc Bloch sono morti nel corso della lotta contro il nazismo. Canguilhem è sopravvissuto. Ma anche qui si vede come nulla destinasse Marc Bloch a impegnarsi. Era uno storico puro, che non aveva mai proclamato l'impegno dell'intellettuale, e tutti, o la maggior parte, degli scrittori, cosiddetti impegnati (engagés), degli anni Trenta, non entrano nella lotta. Si impegnano nella vita delle idee, ma non si impegnano, armi alla mano, nella guerra del 1940. È questo un fatto che a mio avviso segna profondamente la storia intellettuale francese e in ogni caso la storia di Lacan e di Sartre è attraversata da questi fatti. Ricordo che nemmeno Bataille si impegna. Nessuno di loro collabora con il nazismo. L'impegno è una cosa, la collaborazione è un'altra. E per un certo aspetto i collaborazionisti si impegnano nell'altro campo. Ma in fondo tutti gli intellettuali francesi, che dopo il 1945 avranno ruoli di primo piano, tutti questi filosofi francesi sono rimasti neutrali, ideologicamente dalla parte della Resistenza, ma non hanno combattuto armi alla mano.


3. Che cosa può dirci delle idee politiche di Freud? 

Il pensiero di Freud ha influenzato più i pensatori di sinistra o quelli di destra e questo per la semplicissima ragione che la destra in Francia è fortemente segnata dal cattolicesimo, ed il pensiero freudiano rappresenta un attacco in profondità a tutta l'ideologia religiosa. Pensiamo a L'avvenire di un' illusione, dove si dice che la religione è una nevrosi, cosa che per il cattolicesimo, per la Destra francese è inaccettabile. Ciò non vuol dire che non ci siano psicoanalisti di destra, Freud non si considerava affatto un uomo di sinistra. So che ha sempre votato per un partito liberale austriaco di centro-destra. Ma non bisogna confondere il voto e il pensiero, sono due cose diverse. Si può dire che nella storia del pensiero occidentale la scoperta freudiana si iscrive nella corrente progressista. Che Freud sia stato un conservatore o no importa poco. Ciò che è certo è che il suo pensiero induce il complesso dell'opinione pubblica - ed è uno dei due punti più importanti di cui non abbiamo ancora parlato - a porsi delle domande sulla sessualità. Automaticamente tutta la teoria sessuale di Freud viene vissuta dal pensiero conservatore del secolo come uno scandalo. È uno scandalo. Per questo Freud resterà per sempre legato alla storia del progressismo. Che sia contro di lui, come nel caso del movimento femminista, o in accordo con lui, come tra i freudiani, la sua teoria fa parte tuttavia della grande corrente progressista e come tale è vissuta. Non si conoscono, non ci sono stati dei veri psicoanalisti di estrema destra. Secondo punto: Freud era ebreo e la psicoanalisi si sviluppa nel mondo a partire dall'Europa centrale. Quasi tutti i fondatori della psicoanalisi erano ebrei, tutti sono stati perseguitati dal nazismo e la maggioranza di loro compirà un immenso periplo che li porterà dall'Europa centrale verso gli Stati Uniti. 

Quindi la storia della psicoanalisi è legata, per questo verso, allo sterminio degli ebrei - e al salvataggio, diciamo, della diaspora - che si ritrovano in una internazionale e che, grazie a questa internazionale, sfuggono alla persecuzione nazista. Negli Stati Uniti diventeranno dei teorici dell'adattamento alla vita americana, quindi per un certo aspetto dei conservatori. Per il fatto che sono ebrei e che gli ebrei sono perseguitati dalle dittature fasciste automaticamente si trovano schierati su posizioni progressiste. Le cose potrebbero essere descritte in questi termini.

4. Può parlarci della psicoanalisi in Francia? 

Vorrei ricordare uno psicoanalista in Francia, Edouard Pinchon, membro della Action francaise, che è anche l'unico psicoanalista dell'estrema destra, l'eccezione. L'Action française si rifà a Maurras, è l'espressione delle idee maurrassiane in Francia e rappresenta il legame, se si vuole, tra tutte le tendenze cattoliche di destra, ma di un cattolicesimo romano, mescolato alla rinascita dell'antichità, che vuole portare al potere tutto ciò che va sotto il nome di pétainisme. A partire dal 1940 dell'Action française una metà entra nella Resistenza per anti-germanesimo e un'altra metà collabora. Ma l'Action rançaise è soprattutto segnata dalla germanofobia: è per la latinità, per il ritrovamento, da parte dell'Occidente, delle sue radici latine, contro tutto ciò che è germanico. La sua germanofobia la mette in contraddizione con se stessa, imponendole di schierarsi piuttosto con il fascismo italiano, contro il nazismo. Questa è stata la posizione dell'Action Française tra le due guerre. Uno dei fondatori del movimento psicoanalitico francese è allievo di Maurras e muore nel 1940, ma ha la caratteristica di non essere antisemita - sul piano delle idee tutto è possibile - mentre l'Action française è un movimento antisemita.

5. Durante gli anni Sessanta, specialmente in Francia, c'è un rinnovamento della lettura di Freud da parte dei filosofi? 

A partire dal 1945, tutta la filosofia francese si interessa a Freud. Innanzi tutto Merleau-Ponty, e poi Lévi-Strauss. Qui Lacan ha una parte considerevole, perché tutta la lettura che Lacan fa di Freud è in fondo filosofica, egli trae da Freud tutte le conseguenze filosofiche. Così si sviluppa quel clima filosofico. Si può dire che negli anni Sessanta l'interesse si concentra sullo strutturalismo, cioè sulla lettura simultanea delle teorie saussuriane sulla lingua e sul linguaggio, sostenute da Lévi-Strauss in Francia, e del pensiero di Freud. Io situerei il rinnovamento così: in Francia tutti i filosofi del dopoguerra, a cominciare da Sartre, leggono Freud, cosa che non succede negli altri paesi. Leggono Freud perché fin dal 1920 questi si presenta in Francia come una figura di intellettuale, al tempo stesso che come un teorico dell'inconscio, quindi non soltanto come un medico. Se si vuole, Freud viene letto indipendentemente dagli psicoanalisti. Ci si interessa al pensiero di Freud in Francia indipendentemente dal movimento psicoanalitico. E Lacan opera questa congiunzione perché è al tempo stesso leader di un movimento psicoanalitico e pensatore.

6. Con Ricoeur abbiamo l'inizio di una lettura ermeneutica. Può parlarcene? 

Il caso Ricoeur si spiega col fatto che è francese. È molto vicino all'eredità di Merleau-Ponty e come tutti gli altri filosofi francesi si interessa Freud. Dà certo la sua personale interpretazione ermeneutica che segna l'apogeo della fenomenologia negli anni Settanta. Ricoeur non è affatto strutturalista, c'è anzi un conflitto su questo punto tra Ricoeur e Lacan. Direi che la seconda grande ondata, che è la più interessante, è rappresentata da Foucault, Derrida, Deleuze, per non parlare degli altri che sono al tempo stesso lettori di Lacan e di Freud. Poco importa che siano anti-freudiani o pro-freudiani o anti-lacaniani, non è questo che ci interessa. Ciò che importa è che leggono insieme Freud e Lacan. Derrida comincia la sua lettura di Freud con una critica dell'opera di Lacan. Ma al tempo stesso ha una consuetudione con Freud. Foucault scrive la sua Storia della follia disegnando i confini dell'opera di Freud. Foucault non è affatto freudiano, ma al tempo stesso, senza la lettura di Freud, senza l'idea che c'è un al di là della coscienza, senza l'idea che c'è una frattura imposta dal pensiero freudiano, mai Foucault avrebbe potuto inventare la Storia della follia, mostrando che bisognava fare la storia della follia e non la storia della psichiatria. C'è un movimento freudiano in questo modo di vedere le cose. E poi nella sua Storia della follia, che è assai nietzschiana, egli riprende l'idea della «parte maledetta» di Bataille: la follia è la «parte maledetta» del soggetto, al suo stesso interno, e dunque egli situa Freud in questa genealogia. C'è una bellissima pagina del 1961 nella Storia della follia, in cui scagiona Freud dall'accusa di far parte degli oppressori della follia e lo situa piuttosto tra gli scopritori delle profondità dell'inconscio: è un grande omaggio a Freud. Si può dire che senza quella lettura non avrebbe potuto scrivere il suo libro. Quanto a Gilles Deleuze, la sua collaborazione con Félix Guattari, in particolare per l'Antiedipo. Bisogna dire che Guattari è anche psichiatra. Da una parte Guattari è uno psicoanalista, analizzato da Lacan, legato a quello che viene chiamato il «Movimento delle psicoterapie istituzionali» in Francia, cioè l'equivalente dell'Antipsichiatria in Italia e in Inghilterra. È una lettura critica dell'ultimo Lacan e di Freud. Direi che l'Antiedipo del 1972 è una critica del dogmatismo freudiano che riprende esattamente certe tesi di Wilhelm Reich.

7.  Può parlarci del pensiero e dell'opera di Wilhelm Reich? 

Wilhelm Reich è uno dei grandi discepoli di Freud, di origine austriaca, uno dei maggiori rappresentanti del freudo-marxismo negli anni Trenta. Egli continua sullo slancio dei pionieri del freudismo degli anni Venti. A partire dal 1920 tutti gli psicoanalisti tedeschi ed austriaci si pongono dei problemi sociali, come adattare la psicoanalisi alle masse, come curare non soltanto i borghesi ricchi, ma come curare la gente con la psicoanalisi. Parecchi di loro, in particolare nella sinistra psicoanalitica, rappresentata da Otto Fenichel e Wilhelm Reich sono marxisti. Non necessariamente militanti nei partiti comunisti, come è il caso di Reich, creeranno la corrente freudo-marxista. Essi dicono: Freud voleva cambiare l'uomo, Marx voleva cambiare la società, tutti e due volevano cambiare l'uomo. È il tempo in cui ci si interroga sulle rivoluzioni: la rivoluzione del soggetto, la rivoluzione sociale. Reich, che tenta di mettere insieme queste due cose, avrà un destino tragico: diventerà pazzo. Escluso al tempo stesso dal Movimento psicoanalitico per deviazionismo e dal movimento comunista, finirà con la biologia. Non c'è stata una corrente reichiana in Francia, ma proprio per ciò si può dire che il solo rappresentante di Reich in Francia è Deleuze. Deleuze è dalla parte della filosofia. Nell'Antiedipo, che porta come sottotitolo Capitalismo e schizofrenia, la tesi è che la follia allo stato puro è una contestazione della società capitalistica, perché sono flussi di desiderio - Deleuze è uno spinoziano - la follia è un flusso di desiderio, che porta con sé una contestazione di tutti i sistemi. Deleuze riprende Reich, salvo che Reich diceva queste cose da un punto di vista freudo-marxista e poi biologico, mentre nell'Antiedipo, quarant'anni dopo, vengono riprese in termini filosofici.

8. L'Antiedipo esce nel 1972, in un clima culturale assai particolare in Francia e più generalmente in Europa, ossia durante i movimenti politici della contestazione. Può parlarci di questi anni? 

L'Antiedipo è uscito sullo sfondo della contestazione globale, l'ultimo grande sussulto del marxismo nel mondo - poi è finita- e soprattutto della contestazione nelle università che comincia nel 1968 e finisce intorno al 1979. La critica generalizzata del marxismo e la progressiva scoperta del gulag e dei tragici effetti del comunismo è l'ultima grande ondata - sono d'altronde dei comunisti critici- e poi la contestazione della psichiatria tradizionale. Quindi l'Antiedipo si iscrive a quel punto al tempo stesso nella contestazione della psichiatria istituzionale ed in una critica di sinistra del marxismo. Sono gli anni successivi al 1968 in cui si scopre Reich in Francia, si traduce in francese e forse anche in italiano.
In Francia è solo a questo punto che se ne comincia a parlare, a tradurlo. Non era ancora conosciuto. Ma anche questa è una caratteristica francese di interessarsi massivamente a qualcuno quando diventa un caso. Il caso Heidegger è tipico: dell'adesione di Heidegger al nazismo si è saputo in Francia assai più tardi che in Germania.

9. Negli anni Sessanta, e anche prima, c'è una lettura di Freud da parte della Scuola di Francoforte ed in particolare da parte di Adorno e di Habermas. Ha avuto qualche influenza in Francia? 

Nessuna influenza, per la seguente ragione: quel movimento è passato dalla Germania negli Stati Uniti. Bisogna tener conto dell'emigrazione: la scuola di Francoforte è legata, negli anni Trenta, prima dell'avvento del nazismo, alla sinistra freudiana. Otto Fenichel, quando fonda l'Istituto psicoanalitico di Berlino, negli anni Venti, è legato alla scuola di Francoforte, ed in particolare ad Adorno. Emigrano senza passare per la Francia, negli Stati Uniti, dopo un lungo periplo, e quindi tutta quella corrente è in fondo germano-americana e non ha mai avuto effetti in Francia.

Anche dopo, anche quando, negli ultimi anni Settanta, Habermas diventa un filosofo noto nel mondo intero, resta assolutamente estraneo alla filosofia francese. Non dico che oggi non sia noto. Ma il modo in cui ci si è appropriati di Habermas non ha oggi per la Francia la stessa importanza dell'appropriazione di Hegel. Perché avvenga qualcosa del genere le cose dovrebbero andare in un modo diverso: ci vorrebbe un grande maestro di filosofia in Francia, che insegnasse nello stesso modo di Kojève. Lo ripeto, Habermas oggi è ormai noto ma non si può dire che il suo impatto sia forte.

10. Che cosa succede negli anni Ottanta, ammesso che succeda qualcosa nel rapporto tra la filosofia francese e Freud? 

Innanzi tutto la morte di Lacan. È la fine di tutta un'epoca - c'è l'idea di una rinascita delle scienze umane in Francia, l'epoca diventa ultra critica - e credo che la caratteristica sia che si ritorna a una forma di conservatorismo. Gli eccessi dogmatici del lacanismo sono vissuti come gli eccessi dogmatici del maoismo e del marxismo. A quel punto Lacan appare come un dittatore, che avrebbe cominciato bene e sarebbe finito male, simile in questo a Lenin, e si fa una critica generale di tutta la sua opera. D'altra parte questo fenomeno esiste anche negli Stati Uniti sotto il nome di corrente revisionista che è rappresentata specialmente da Sulloway. Negli Stati Uniti l'evoluzione del freudismo, dopo il 1965-70, è consistita in una violenta critica a Freud. Dopo il periodo del culto si è finito per dire - e questo è tipicamente americano - che Freud non aveva inventato niente, che era solo un uomo del suo tempo, che aveva costruito delle leggende sul suo proprio conto, che aveva preteso di essere l'inventore dell'inconscio, che invece esisteva già molto prima di lui. Si è imposta tutta una filosofia continuista della scienza, che tende ad analizzare Freud come un semplice scienziato della sua epoca. È una opinione che non condivido affatto, penso che ci siano delle rotture, che Freud rappresenti una di queste rotture.

11. Quanto ha influito il pensiero nietzschiano sulla filosofia francese dell'epoca? 

Il pensiero francese dell'epoca è segnato da Nietzsche, Hegel e Heidegger. Ma tutto dipende da come. Se si qualifica di oscurantismo una linea di sospetto quanto alla libertà dell'uomo, se si dice che questo è oscurantismo e lo si oppone ai benefici di una società liberale, in cui il soggetto sarebbe libero - ed è questo che fanno gli allievi di Aron - non è molto interessante. Credo che sia molto più interessante vedere la caratteristica di pensatori, come Foucault, Lacan o Derrida, di quelli che hanno fatto la critica della libertà del soggetto (il soggetto è determinato dal suo inconscio, da coazioni che sfuggono al suo controllo). Tutti questi filosofi sono critici verso la libertà del soggetto, ma non si può dire che si iscrivano nell'oscurantismo, non sono adepti dell'irrazionalismo. Quindi sono in fondo pensatori di quella che si potrebbe chiamare «oscurità dei Lumi», pensatori dell'Aufklärung oscuro, che mescolano le due tendenze dell'Illuminismo. 

Generalizzando si può dire che non ci sono genealogie pure nella storia della filosofia. Credo che si possa situare Freud e in fondo Foucault, Derrida e Lacan, tutta la sua eredità, nel nietzschianesimo, cioè nella critica delle illusioni della coscienza, senza dichiararli pertanto oscurantisti o irrazionali. Si iscrivono anch'essi nella filosofia dell'Illuminismo, in quello che è stato chiamato l'Aufklärung oscuro, l'Illuminismo oscuro. Aggiungerei tuttavia, per tornare alla domanda che Lei poneva sul problema politico della psicoanalisi, che l'iscrizione del freudismo nella filosofia dell'Illuminismo e del progresso, è qualcosa di inerente alla stessa psicoanalisi. Essa mette in dubbio il progresso nel momento stesso in cui si iscrive nella storia del progresso. Prova ne è che la psicoanalisi, il pensiero freudiano, che è una critica del liberalismo, si è impiantata solo nei paesi democratici.

12. Freud credeva nel progresso?  Qual è la relazione tra progresso e psicoanalisi ?

No, apparentemente non ci credeva, non credeva in una concezione cumulativa del progresso, ma è integrato nella storia del progresso, non si può dire diversamente. Come tutti i suoi eredi pensava che è pur sempre meglio curare la follia come una malattia, che considerarla come una forma di possessione divina. Pensava come tutti che è meglio che le donne siano uguali agli uomini e abbiano pari diritti, piuttosto che il contrario. Bisogna scegliere. Quali che siano state le reticenze dell'uomo Freud, il suo pensiero si iscrive nella storia del progresso. Ma la sua idea è che ci può essere un eterno ritorno, che non c'è un progresso cumulativo. E in ciò risiede il suo interesse. Non si deve credere soltanto a una religione del progresso, bisogna credere anche al possibile ritorno delle cose peggiori nella storia dell'umanità. Ma quello che si può constatare - ed è una cosa, secondo me, molto importante - è che la psicoanalisi e il pensiero freudiano non si sono impiantati che nei paesi democratici, non esistono nei paesi islamici, sono stati sempre respinti dalle dittature; e dopo essere stato messo al bando dalle dittature storiche - la psicoanalisi non è esistita nei paesi comunisti né sotto il nazismo - ogni volta che c'è una nuova dittatura in un paese, il movimento psicoanalitico viene perseguitato. Si verificano certo dei fenomeni di collaborazione individuale. C'è stata la collaborazione di psicoanalisti argentini con la dittatura militare, ma anche tutto un movimento di contestazione. Questo significa che non si può praticare liberamente la teoria della non-libertà del soggetto in paesi che sospendono le libertà democratiche. Questa mi sembra l'espressione giusta. Perché il soggetto occidentale possa mettere in dubbio la libertà della sua coscienza, bisogna che abbia la libertà di farlo. Credo che il problema possa essere formulato così. E d'altra parte occorre anche che la follia non sia più ricondotta sotto l'idea di possesso. È necessaria anche una libertà di fronte alla religione. Questo spiega perché la psicoanalisi non si è introdotta nei paesi islamici. Ho appreso che qualche tempo fa uno psichiatra algerino è stato assassinato dal F.I.S., Fronte Islamico Algerino, perché si occupava di donne e specialmente di isteriche. Quindi credo che dove ci sono religioni di tipo integralista, la psicoanalisi è impossibile e lo stesso accade dove ci sono delle dittature. Questo fatto mostra la sua iscrizione nella storia del progresso dell'umanità, ma è un'iscrizione critica e oscura.


Abstract

Elisabeth Roudinesco, parlando dell'impatto della teoria freudiana in ambito francese, sottolinea il fatto che se da un alto Sartre è critico di Freud, dall'altro è anche un suo straordinario lettore. La Roudinesco tratteggia le due figure di Cavaillès e Canguilhelm, due grandi pensatori francesi di filosofia della scienza e di storia delle scienze. In Francia le teorie freudiane hanno sempre influenzato il pensiero di sinistra; il pensiero freudiano è di per sè progressista, indipendentemente dalle scelte politiche di Freud. Fa eccezione uno dei fondatori della Scuola psicoanalista francese Edouard Pinchon, membro della Action francaise, notoriamente legata alla destra cattolica e sostenitrice della cultura latina e della romanità. La seconda generazione di filosofi francesi,che negli anni '60 si interessa al pensiero freudiano, è costituita dalla corrente strutturalista. Il gruppo più interessante di lettori freudiani è costituito, per Elisabeth Roudinesco, da Foucault, Derrida e Deleuze. Opera di quest'ultimo e di Guattari è l'Antiedipo, un testo che si iscrive nella contestazione della psichiatria istituzionale. Successivamente viene ricordato Wilhelm Reich, psicoanalista di formazione freudiana. La lettura di Freud da parte della Scuola di Francoforte non ha avuto alcuna risonanza in Francia per via dell'emigrazione verso l'America degli intellettuali. Dopo la morte di Lacan, la Francia degli anni Ottanta è divenuta sostanzialmente critica nei confronti dei padri della psicoanalisi. Secondo la Roudinesco Freud e Foucault, Derrida e Lacan possono essere considerati nietzschiani, ossia sostenitori della critica delle illusioni della coscienza, senza macchiarsi per questo della “colpa” di oscurantismo o di irrazionalismo. La psicoanalisi, che si iscrive nella filosofia dell'illuminismo "critico" e del progresso, ha un'anima squisitamente liberale.


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Biografia di Elisabeth Roudinesco

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