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Interviste

Tullio De Mauro

L'origine del linguaggio

10/2/1995
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Tullio De Mauro affronta la questione dell'origine del linguaggio: se da un lato il linguaggio è una cosa "banale", la sua peculiarità risiede nella molteplicità delle lingue. La diffusione delle lingue al di fuori del loro luogo di origine segnala che la pluralità di idiomi non è dovuta solo a cause ambientali, ma a ragioni culturali. Nella cultura classica gli Epicurei sono i primi a riconoscere questa pluralità: evocarla serve per spiegare che non vi è una morale unica, poiché base della convivenza civile e intellettuale è appunto la lingua, che nasce da contesti storici diversi. Per Epicuro la lingua non è imposta dall'esterno, ma è costruita come parte profonda della nostra vita biologica e culturale. Nel "De rerum natura" Lucrezio parla di "inopia", di "stato di necessità", sono i bisogni che spingono a foggiare le parole. Questo relativismo ha implicazioni politiche eversive: se le lingue sono la prova dell'inesistenza d'una legge morale umica, anche la vita della "res publica" va regolata liberamente . Accanto alla consapevolezza della diversità culturale nella babele dei linguaggi, nell'Ottocento col costituirsi della linguistica scientifica, si afferma l'esistenza di alcune affinità tra le lingue. Per la linguistica indoeuropea si può risalire alla discendenza da un unico ceppo originario, così come per altre famiglie linguistiche. De Mauro bolla come "patetico" continuare a coltivare l'ideale di ricostruire la lingua primigenia . E comunque l'ostracismo riservato alla questione teorica dell'origine del linguaggio, alla ricerca della lingua madre, dura fino alla metà di questo secolo per poi entrare in crisi. Gli studiosi cominciano a chiedersi se vi è un rapporto tra il linguaggio umano e animale. Questo interrogativo viene posto, non per risalire alla lingua primigenia, quanto per la comprensione della continuità o meno nell'emergere del linguaggio nella storia della specie. Il linguaggio non è un "unicum", ma va collocato nelle tappe della scala evolutiva . Il problema è stabilire quando gli "homines" hanno cominciato a parlare e quali siano quei prerequisiti necessari per l'uso di una lingua. Liebermann insiste su prerequisiti di tipo anatomico-neurologico e per questo afferma che, forse, neanche l'uomo di Neanderthal potesse parlare. Mentre Leroi-Gourhan, risale a più di un milione e mezzo di anni fa, per descrivere quella società complessa idonea per l'uso di una lingua. De Mauro, invece, fa l'ipotesi di trecentomila anni fa, quando con l'uso programmatico del fuoco per la cottura del cibo, l'uomo si avvale dell'indeterminatezza semantica della parola, peculiarità chiave del linguaggio .


Biografia di Tullio De Mauro

Aforismi derivati da quest'intervista

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