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Interviste

Seyla Benhabib

Politica e fine della modernità

17/5/1992
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Seyla Benhabib riflette innanzitutto sulla coscienza della fine della modernità negli autori contemporanei , occorre però distinguere tra gli aspetti della modernità da salvare e quelli ai quali rinunciare , come per esempio la fiducia nel progresso, di cui vediamo gli esiti nello sfruttamento della natura; si distingue comunque tra il pessimismo antropologico dell''800 e l'attuale pessimismo nei confronti della civiltà . L'immagine prometeica dell'uomo è ormai in crisi, le filosofie di fine '800 (Nietzsche, Freud) hanno messo in dubbio la razionalità dell'io mostrandone la frantumazione, tema ripreso dal post-moderno nella nozione di soggetto decentrato . La fine dell'integrazione sociale ha innescato processi di globalizzazione, ma anche nuovi tribalismi, si parla in proposito di una nuova 'glocalizzazione' . Si considera quindi il fenomeno del tribalismo, che investe la società americana minacciando una guerra civile anche in seguito al razzismo, da distinguere rispetto alla rivendicazione dell'identità etnica . Per quanto riguarda l'identità sociale, Benhabib rimanda in particolare alla distinzione hegeliana tra comunità etica (Sittlichkeit) e sistema dei bisogni, tuttora attuale nel contrasto tra le esigenze del mercato capitalistico e l'identità civile e democratica . Riferendosi a Lyotard, Benhabib descrive quindi la condizione postmoderna come fine di meta-narrazioni, compresa la filosofia come impresa critica, ciò ha lasciato campo libero alla guerra civile di linguaggi parziali e contraddittori, come risulta in Le différent, dove si pone il problema del diverso in politica; sarebbe comunque necessario riformulare un concetto minimale di razionalità . Si presenta quindi la corrente americana del comunitarismo nel suo rapporto con la filosofia politica di Rawls (Una teoria della giustizia), con il liberalismo e con il tema hobbesiano dello stato di natura; riferendosi in particolare alla posizione di Sandel, Benhabib presenta quindi la critica dei comunitariani contro l'io inteso come tabula rasa, povero di profondità morale e di rapporti con gli altri . Ma si sottolinea anche la debolezza della loro posizione nel rapporto irrisolto tra costituzione sociale dell'io ed autonomia morale, il che può condurre al conservatorismo culturale e sociale, come in MacIntyre . Si passa quindi a discutere la posizione di Taylor, la sua critica della concezione politica liberale incentrata sul diritto e poco attenta ai valori delle virtù repubblicane , che in Taylor non sono però in contraddizione con la politica democratica; Benhabib considera poi di nuovo il concetto di comunità nelle sue varie sfaccettature . Il pensiero femminista rappresenta una sfida per la teoria politica e la prassi legale, che hanno escluso le donne dalla definizione di persona, a questo proposito si fa l'esempio della gravidanza, tuttora considerata nel diritto del lavoro come un'invalidità . Concludendo, Benhabib presenta la sua posizione rispetto alla riformulazione comunicativa della razionalità in Apel e Habermas e propone una visione narrativa dell'io, il controllo etico del mercato capitalistico e un eclettismo nei modelli di democrazia nel rispetto della tradizione dei diritti, eredità irrinunciabile della modernità .


Biografia di Seyla Benhabib

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