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Interviste

Marcello Massenzio

Il sacro tra storia e fenomenologia

10/2/1997
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Mentre prima il sacro era maschera di qualcos'altro, maschera di nevrosi in Freud o di conflitti economici in Marx, con l'opera di Rudolf Otto Il sacro, al sacro viene riconosciuto un proprio ambito autonomo: il sacro è qualcosa di irriducibile ad altro, perché il sacro è l'alterità radicale . A questo riconoscimento hanno contribuito la storia delle religioni e l'etnologia religiosa perché la conoscenza di altri orizzonti culturali ci rende consapevoli dell'enorme importanza del fenomeno ‘religione’. Fu Raffaele Pettazzoni a chiamare la storia ad occuparsi delle religioni, a far nascere la storia delle religioni, nella quale la religione è vista essenzialmente come prodotto storico, come prodotto dell'umana creatività, a introdurre il metodo storico comparativo e a rivendicare una funzione individuante della comparazione. Per sottrarsi al circolo ermeneutico è necesario pensare un concetto di religione che sappia tener conto della molteplicità delle religioni, e quindi dobbiamo riconsiderare in chiave universalistica il concetto di religione stesso.

Marcello Massenzio parla di Eliade, il quale opererebbe una sorta di assolutizzazione del sacro e la svalutazione del momento profano, della vita quoridiana. Pettazzoni, invece, pone sia il sacro che il profano nell'ambito della creatività umana, e li considera entrambi prodotti storici reali e a servizio dell'uomo. Mentre per Otto il sacro è un apriori e le singole religioni sarebbero solo variazione delle modalità in cui il tema dell'alterità viene realizzato, per Pettazzoni non c'è questa prevalenza del momento ideale rispetto al momento reale: c'è solo la dimensione storica, nell'ambito della quale si creano valori e sistemi di valori, tra cui cono inclusi anche le formazioni religiose.

Marcello Massenzio analizza il concetto di archetipo in Jung, Kerényi e Brelich, spiega il rapporto tra storia delle religioni e ateismo, sottolineando l'importanza che hanno in una prospttiva storica anche quei processi storici che portano a mettere tra parentesi il dominio della religione, e si sofferma a parlare del mito come oggetto distudio di Cassirer, Brelich e Lévi-Strauss. Il mito è relegato alle origini, al tempo prima del tempo in cui il mondo umano non ancora esisteva e al quale viene affidato il sistema di valori che conferisce senso alla vita di una cultura. Spiega, quindi, perché, in fondo, il mito è legato all'attualità benché sia portatore di valori potenzialmente eterni, mostrando un esempio in cui il mito diventa non più funzionale alla costituzione di una comunità e viene relegato alla sfera del non attuale, che, tra l'altro, mette in evidenza anche il rapporto tra religione ed economia.

A questo punto, approfondisce il rapporto tra Ernesto De Martino e Rudolf Otto relativamente al tema del radicalmente altro nella religione. Per De Martino il totalmente altro rispetto all'uomo è il perdersi dell'uomo come soggetto in grado di plasmare la realtà, vale a dire quando l'uomo perde la propria presenza valorizzatrice. La religione ha la funzione di salvaguardare l'uomo da questo rischio di perdersi, e si colloca in questa zona limite tra esserci e non esserci dell'uomo. Marcello Massenzio si sofferma quindi a parlare del rapporto di De Martino con Heidegger rispetto al concetto di ‘crisi della presenza’ e con Croce rispetto a ciò che quest'ultimo intende con il termine ‘vitale’; spiega il concetto di ‘destorificazione’ in De Martino, distinguendo tra destorificazione irrelativa e destorificazione culturalmente controllata, e mettendo in evidenza la funzione soteriologica della destorificazione religiosa. Fa dunque due esempi di destorificazione legata all'esperienza della morte; riconosce al Cristianesimo di essere un grandissimo dispositivo simbolico e si sofferma a parlare di un mito degli indigeni astraliani: dovendo sopportare il dramma del continuo spostamento, essi portano con sé un palo. In questo modo spostarsi significa abbandonare il mondo ma anche continuare ad averlo con sé, è dunque uno spostarsi ‘come se’ si fosse sempre al centro del mondo.

La religione non può essere liquidata come illusione perché è un congegno sofisticato: per capire la sua dinamica interna De Martino fa appello alla psicologia, alla stori e alla filosofia . Marcello Massenzio spiega il tema della ripetizione in De Martino e lo confronta con il concetto di coazione a ripetere di Freud , e chiarisce come e perché avviene il passaggio dalla destorificazione al sogno . De Martino più di ogni altro ha individuato la specificità dell'umanesimo contemporaneo: la conoscenza dell'altro è conoscenza di noi stessi .


Biografia di Marcello Massenzio

Aforismi derivati da quest'intervista

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