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Interviste

Stuart Hampshire

Etica e filosofia della mente

2/12/1997
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La nostra conoscenza attuale del comportamento umano non ci permette di dichiararci deterministi, dice Sir Stuart Hampshire; il solipsista affermando che la mente è inaccessibile agli altri non tiene conto del fatto che noi osserviamo i volti delle persone, i loro movimenti, la fisionomia, il cambiamento dell'espressione e in tal modo percepiamo e capiamo gli stati d'animo degli altri: in realtà sappiamo degli altri più di quanto sappiamo di sapere. La nostra conoscenza degli altri, secondo Hampshire, non riguarda la scienza o l'osservazione scientifica perchè le relazioni più fondamentali, quelle tra uomini e donne, tra madre e figli, sono di tipo corporeo. Noi esseri umani non manipoliamo molto il nostro corpo, ma lo muoviamo, siamo presenti nel mondo: chi agisce conosce la propria intenzione, e non è un osservatore inerte. Sir Hampshire preferisce non separare la nozione di responsabilità da quella di causalità. Infatti, noi ci domandiamo sempre: ‘è stata colpa mia? È stata la mia azione a causare infelicità?’. Attribuisce a Spinoza il merito di aver minato l'antropocentrismo negando che Dio sia stato un Dio creatore e affermando che gli uomini sono anch'essi oggetti naturali. Esprime la sua opinione sulla svolta linguistica in filosofia e sullo studio del linguaggio ordinario in filosofia morale. Sir Hampshire spiega la sua teoria della giustizia procedurale o equità e perché essa, a differenza della giustizia sostanziale, potrebbe essere universalizzata. Enuncia le due condizioni che costituiscono il criterio della correttezza procedurale: il principio dell' ‘audi alteram partem’, ascolta l'altra parte, e l'esistenza di una procedura familiare già stabilita, che le parti accettano come la procedura abituale per il tipo di conflitto nelle quali sono coinvolte. Parla dei meriti e dei limiti dell'etica di Aristotele e del suo concetto di giustizia. L'etica dei valori di derivazione platonica corrisponde a quel sentimento che la vita potrebbe essere migliore di quella che è, e che essa è invece orribile da un punto di vista morale. Si dichiara contro il relativismo culturale, perché ritiene che ci sia molto più accordo di quando si creda rispetto all'identificazione di ciò che è male e che le culture, anzi le persone, non siano nicchie chiuse incapaci di godere e di apprezzare proposte culturali differenti dalle proprie. Conclude parlando della bioetica: i problemi di cui cui si occupa sono così difficili da affrontare perché non c'è un retroterra fornito dall'abitudine e dai costumi.


Biografia di Stuart Hampshire

Aforismi derivati da quest'intervista

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