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Interviste

Pietro Rossi

"Cultura" e "civiltà"

14/10/1993
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Pietro Rossi intende descrivere l'origine dei due termini civiltà e cultura. Il primo deriva dal latino ed è a sua volta una traduzione del termine greco "politeia". Esso indica la partecipazione alla vita politica della città, ai costumi cittadini. Il termine civiltà contiene la contrapposizione fra vita cittadina e vita rurale. In origine la parola "cultura" era, invece, una metafora della vita e del mondo contadino. Connessa spesso con il termine "anima", "cultura animi", essa esprime l'esigenza di coltivare la propria anima, di educarla, così come si coltiva la terra. Il professore torinese analizza anche l'uso moderno dei due termini e espone in primo luogo la distinzione kantiana fra civiltà, che indica l'abilità tecnica dell'uomo, la cultura e la morale, intesa come l'espressione più elevata dell'animo umano. Questa differenziazione kantiana si ritrova in buona sostanza anche nel pensiero pedagogico di Pestalozzi. La distinzione fra cultura e civiltà rimane, nell'area tedesca, sempre connessa ad una subordinazione della civiltà alla cultura, mentre nell'area anglosassone questo non accade. Intorno al 1760 in Francia e in Inghilterra viene coniato il termine civilizzazione. Per l'ambiente illuminista francese la civiltà esprime il processo civilizzatore comune ad un popolo o all'intera specie umana. Si configura ,così, una storia dell'umanità, nella quale l'uomo passa dallo stato selvaggio alla barbarie, dalla barbarie ad uno stato superiore. Accanto a questo significato processuale,che lega la civiltà al progresso, l'idea di civiltà acquista un altro significato più ristretto. Essa designa, cioè, il punto di arrivo del processo di civilizzazione. La civiltà diviene lo stadio finale del progresso umano, nel quale l'umanità è in grado di migliorarsi ed elevare le condizioni di vita del singolo e della collettività. Questa è l'idea di civiltà che fa capo soprattutto a Voltaire. Nel mondo anglosassone è Adam Freguson a parlare per la prima volta di civiltà e di civilizzazione nel "Saggio sulla storia della società civile" . In quest'opera l'idea di civiltà ha un significato non solo politico, ma anche socio-economico. Mentre per Voltaire lo stato di civilizzazione è caratterizzato dal raggiungimento di alti livelli artistico-letterari e dallo sviluppo del sapere scientifico, per Freguson il processo di incivilimento va di pari passo con la divisione del lavoro e quindi con il moltiplicarsi e lo specificarsi delle funzioni dell'uomo nella società. Esso va, quindi, dal semplice al complesso. Dopo aver accennato al fatto che queste concezioni della civiltà sfoceranno, nell'Ottocento, in un radicato eurocentrismo, Pietro Rossi analizza due contributi ottocenteschi importanti per la riflessione sui termini "cultura" e "civiltà". Egli inizia dal pensatore tedesco Oswald Spengler, autore del libro " Il tramonto dell'Occidente". Per Splenger ogni cultura è un organismo ed il suo patrimonio non è comunicabile ad altre culture. L'unico elemento che collega le culture fra loro è l'appartenenza ad una medesima specie biologica. Considerate come organismi, le culture appartengono ad una specie naturale come le piante o gli animali. L'analogia con il mondo vegetale è molto importante per Spengler perché indica il radicamento delle culture in un determinato suolo e determina anche i ritmi della vita delle culture: la nascita, lo sviluppo e il loro tramonto. La cultura occidentale ha raggiunto il suo stadio finale.La civiltà corrisponde alla fase finale della cultura occidentale nella quale la cultura ha perduto la sua capacità produttiva, ha esaurito il proprio patrimonio di possibilità. Alla base di tutto questo c'è una concezione fatalista della vita delle culture, collegata al determinismo biologico. L'altro pensatore, a cui si riferisce P. Rossi, è Toynbee. A differenza di Spengler, egli non attribuisce un ruolo subordinato alla civiltà rispetto alla cultura. Toynbee crede che la storia sia costituita da una pluralità di civiltà soggette ad un processo di nascita, crescita , crollo e disgregazione. Ma Toynbee è lontano dal determinismo di Spengler. Egli crede, infatti, che per le civiltà valga un meccanismo di "sfida e di risposta": una civiltà nasce quando un gruppo umano è in grado di rispondere ad una sfida che gli viene posta dall'ambiente naturale o sociale e muore quando la civiltà non riesce più a rispondere vittoriosamente alle sfide che incontra. Toynbee vede, quindi, possibile l'incontro e lo scontro, l'intrecciarsi di una pluralità di civiltà. Idea questa del tutto assente nel determinismo biologico di Spengler. Lo studioso italiano illustra anche il concetto antropologico di cultura. Il vecchio Illuminismo aveva differenziato l'uomo dagli animali poichè la specie umana era capace di perfezionamento; ciò che caratterizzava l'umanità era appunto la sua perfettibilità. Per l'antropologia la caratteristica specifica dell'uomo, su cui poggia la cultura, è la capacità di apprendimento; da questo punto di vista la cultura viene ad essere caratterizzata come una eredità differente dall'eredità biologica. Ciò che è proprio dell'uomo è la possibilità di creare una eredità sociale differente dall'eredità biologica trasmessa geneticamente; e, proprio perché si tratta di una eredità di tipo diverso, essa presenta un alto grado di variabilità e non è la medesima presso i diversi gruppi sociali; quindi la cultura è un patrimonio di costumi, di modi di vita, trasmessi attraverso il linguaggio. L'apprendimento ed il linguaggio diventano le caratteristiche del concetto antropologico di cultura. Il limite inferiore della cultura è costituito dal linguaggio mentre l'elemento peculiare di un sistema culturale, ciò che lo differenzia da un altro, è dato dal suo sistema di valori. Con queste concezioni l'antropologia culturale del novecento introduce il problema del relativismo culturale. Se per l'antropologia contemporanea è il linguaggio a stabilire il limite inferiore della cultura, quel limite sotto il quale non si può più parlare di cultura, allora si deve ammettere che anche nel mondo animale esistono delle forme di cultura. Il concetto di cultura era servito nell'Ottocento a recuperare la distanza tra i popoli letterati e i popoli primitivi, oggi il concetto di cultura può servire a recuperare la distanza tra il mondo umano ed il mondo animale.


Biografia di Pietro Rossi

Aforismi derivati da quest'intervista

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