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Interviste

Vittorio H÷sle

La crisi della filosofia nel nostro tempo

4/4/1986
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Dopo aver raccontato le tappe della sua formazione filosofica, il suo rapporto con l'Istituto Italiano per gli studi filosofici e con Napoli, cittÓ di tradizione culturale millenaria dove convivono contraddizioni e contrasti sociali incredibili,Vittorio H÷sle passa a parlare del compito che la filosofia dovrebbe avere nei confronti della realtÓ presente. Definisce la situazione attuale uno stato di decomposizione culturale accelerata, di distruzione di quei criteri che soli possono permettere alla critica filosofica di avere una qualche validitÓ. I filosofi abdicano alla loro possibilitÓ di intervento nel momento in cui negano la responsabilitÓ che hanno di fronte alla relatÓ sostenendo a propria giustificazione che l'intelletto umano non sarebbe in grado di risolvere i grandi problemi. Questa autotematizzazione della propria debolezza riduce la filosofia ad inutile autocompassione lamentosa. La filosofia non gode di molto credito proprio perchÚ ha rinunciato a certe pretese di validitÓ, se non addirittura al rigore argomentativo, come capita in certa filosofia francese. Il problema fondamentale Ŕ che i filosofi negano la possibilitÓ della veritÓ; ma se non esiste la veritÓ, non esiste un'istanza che riesca a costituire qualche cosa come l'intersoggetivitÓ. Il risultato Ŕ la crisi della societÓ. Purtroppo questo spirito del relativismo Ŕ entrato anche nelle universitÓ che si Ŕ sempre pi¨ settorializzata, e porta al frantumarsi della concezione universale della veritÓ. ╚ vero che lo sviluppo del sapere della scienza richiede una particolarizzazione del sapere, per˛ gli esiti negativi che questo comporta potrebbero essere superati attraverso un ‘team work’, un lavoro di gruppo, e lo sviluppo di istituzioni capaci di mediare tra le varie scienze, educando all'interdisciplinarietÓ.
La filosofia, purtroppo, si Ŕ ridotta a ermeneutica dei testi. La filosfia invece dovrebbe essere riflessione sui prinicpi, dovrebbe fondare i principi delle scienze: si sa che da nuove concezioni filosofiche sono nati nuovi paradigmi scientifici: ma purtroppo i filosofi non sanno nulle delle altre scienze. Le scienze naturali sono basate su principi non empirici, ma conoscibili in maniera apriorica sulla base della logica, non di una logica formale, ma dialettica. ╚ vero che il relativismo e lo scetticsmo nella filosofia sono specchio dello stato politico, sociale ed economico attualei, ed Ŕ anche vero che da questa situazione potrebbe avere una funzione produttiva per lo sviluppo della civiltÓ umana. Per˛ la riflessione deve essere fondata su un criterio di validitÓ, e sull'idea che la libertÓ non si opponga al concetto di unitÓ e di ordine, ma li presupponga. Il filosofo, l'uomo di pensiero, pu˛ avere una funzione salvifica di fronte all'incombente catastrofe.
La filosofia hegeliana rimane il tentativo insuperato di dare una spiegazione logica della realtÓ. Il relativismo deve essere superato da un pensiero olistico, basato sulla categoria della totalitÓ e fondato su un pensiero riflessivo che tenti il pi¨ possibile di cogliere le strutture aprioriche del reale. L'idealismo oggettivo di Platone e di Hegel nega sia il naturalismo che l'idealismo soggetivo. Bisogna accettare che esiste una sfera logica che non Ŕ riducibile nŔ alla natura nÚ allo spirito umano, ma che fonda essa stessa e la natura e il pensiero umano. Dopo Hegel il pensiero non si Ŕ pi¨ sviluppato in modo sistematico: l'Europa Ŕ rimasta nella condizione in cui si trovava prima dell'avvento del fascismo e del nazionalsocialismo: nella totale crisi di valori.
Vittorio H÷sle parla della religione: sembra che oggi anche per le societÓ moderne non ci sia un' alternativa alla religione come controforza al crollo dei valori. La veritÓ della religione Ŕ una veritÓ per quanto riguarda i contenuti, ma non per quanto riguarda la forma: sta alla filosofia, di nuovo, sviluppare un rispetto per i contenuti della religione e darne una fondazione. Del resto, si pu˛ vivere senza religione, ma non senza religiositÓ. Vittorio H÷sle passa ad affrontare il problema dell' etica che coincide con il problema della ricerca di un fondamento ultimo. Ritiene che la crisi dell'etica filosofica abbia la sua ragione ultima nella crisi delle proposizioni sintetiche a priori. Fa alcuni esempi di sintesi a priori. Parla, quindi, del rapporto tra razionalitÓ e felicitÓ, e afferma che noi oggi siamo pi¨ infelici perchÚ non riusciamo a dare un orientamento alla nostra libertÓ spirituale. Dopo aver precisato il rapporto tra tra filosofia di un popolo o di un paese e civiltÓ o forma della civilta di questo popolo, spiega la differenza tra razionalitÓ matematica e razionalitÓ filosofica: la matematica Ŕ basata sul principio di non riflessivitÓ, la filosofia non Ŕ altro che questa forza di riflessione su quello che si presuppone parlando ed Ŕ un tentativo di dedurre dai questi principi fondamentali di una logica dialettica i principi a priori che costituiscono le strutture del mondo naturale e gli orientamenti nel mondo spirituale.
A questo punto, Vittorio H÷sle sottolinea l'importanza dell'educazione e dell'insegnamento della filosofia: una critica non fondata su un metodo non riesce a risolvere il problema della fondazione dei valori, ed Ŕ una critica che non pu˛ dare stabilitÓ a una civiltÓ. La filosofia deve contribuire alla costituzione di uno stato federale universale e a sviluppare una coscienza universalistica: per il momento l'unificazione dell'Europa Ŕ un passo important, per lo sviluppo dell'umanitÓ perchÚ l'Europa contiene ancora risorse intellettuali da mettere a diposizione di tutto il mondo. Spiega che questa entitÓ internazionale dovrebbe essere armata, dovrebbe avere una potenza rivolta non verso l'esterno, ma verso l'interno: se non esistendo pi¨ una pluralitÓ di stati, ma un singolo stato universale dovrebbe risultare pi¨ improbabili le guerre. Vittorio H÷sle afferma che questo stato universale dovrebbe saper integrare in se stesso certi momenti che soli garantiscono ad uno stato di essere ci˛ che deve essere secondo la sua idea, cioŔ realtÓ del diritto. Ma non Ŕ possibile raggiungere una unitÓ di popoli senza una cultura universale: e in nella formazione di quest'ultima consiste il ruolo dell'intellettuale. L'idea di stato universale non Ŕ che la realizzazione di quella idea della totalitÓ e dell'unitÓ del genere umano di cui parlava Hegel, ma che in modo autocontraddittorio egli non consider˛ nÚ auspicabile nÚ fattibile.

Biografia di Vittorio H÷sle

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