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Interviste

Cristiano Castelfranchi

Psicologia e scienze cognitive

13/1/1997
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Il termine cognitivo designa, da un lato, un gruppo specifico di processi psicologici che sono quelli più strettamente legati alla conoscenza; dall'altro, invece, non designa un'area di problemi della psicologia, ma un modo di studiare la mente umana, un modo di fare psicologia per cui si usa l'espressione ‘cognitivista’.

Cristiano Castelfranchi spiega la differenza tra il comportamentismo e il cognitivismo: il primo sostiene che oggetto della psicologia sia ciò che è osservabile; descrive il comportamento in termini di stimolo-risposta, trattando ciò che sta nel mezzo come fosse una scatola nera e studia le leggi dell'apprendimento basandosi sull'idea dell'associazione tra gli stimoli e le risposte. La corrente più nota del comportamentismo è il famoso condizionamento operante o strumentale di Skinner. Il cognitivismo è partito dall'idea che questi modelli di apprendimento non fossero in grado di dare conto della complessità dei processi cognitivi. L'obiettivo della scienza psicologica consiste per il cognitivismo nel comprendere proprio ciò che avviene nella scatola nera, tra lo stimolo e la risposta. Ha inoltre considerato la mente umana come un sistema di elaborazione dell'informazione: il cognitivismo moderno si chiama infatti ‘Human Information Preocessing’, processamento dell'informazione da parte dell'uomo.

Precisata la differenza tra stimolo e informazione e tra la concezione del soggetto che il comportamentismo e il congnitivismo presuppongono, Cristiano Castelfranchi spiega quali sono gli strumenti di cui la psicologia cognitiva dispone per costruire dei modelli: primi fra tutti i famosi ‘diagrammi di flusso’. Uno dei più famosi diagrammi di flusso è la cosiddetta unità TOTE, che consente di dare conto del comportamento finalistico degli organismi. Un altro esempio di diagramma di flusso è il famoso modello di Atkinson e Schiffrin, nel quale si distinguono tre stadi della memoria: la memoria sensoriale, quella a lungo termine e quella a breve termine. Una critica che si rivolge spesso al cognitivismo è di aver sostituito la scatola nera del comportamentismo, con altre scatole nere più piccole: tuttavia, con questi modelli il cognitivismo è in grado di analizzare un processo mentale nei suoi gradini intermedi. Abbiamo poi gli esperimenti di Scheffard sullo studio delle immagini mentali, basati sulla misura del tempo di reazione. Oltre allo studio della memoria e delle imamgini mentali, il cognitivismo si è occupato di altri aspetti della mente umana, quali la formazione dei concetti, del linguaggio e il rapporto tra pensiero e linguaggio. Si sono dovuti creare dei modelli in grado di evidenziare se il processo avviene dal basso, cioè dai dati verso le categorie, o dall'alto. Per esempio, si è visto che noi riconosciamo la parola prima dei caratteri. In ciò il cognitivismo conferma la teoria della psicologia della Gestalt, la quale afferma che noi abbiamo un processo in cui la globalità interviene nel riconoscimento delle parti.

Un altro elemento da considerare è che il cognitivismo ha avuto successo proprio perché ha accantonato il problema della coscienza. Si suppone che i processi di elaborazione dell'informazione non siano consapevoli: si suppone, cioè, che noi non siamo in grado di conoscere le regole mediante le quali elaboriamo le inforamzioni in entrata nel nostro sistema conoscitivo. Gran parte dei processi cognitivi sono di tipo inconscio, sono cioè processi ‘silenti o taciti’.

Cristiano Castelfranchi spiega in che modo il cognitivismo, concependo la mente in termini di processamento e di informazione, consente di dar conto anche di altri tipi di processi che vanno dalla motivazione alla teoria degli scopi, della decisione e della pianificazione: oggi è possibile studiare anche i processi emotivi. Se vogliamo trattare anche i comportamenti irrazionali degli esseri umani dobbiamo innazitutto distinguere tra irrazionalità dal un punto di vista oggettivo e da un punto di vista soggetivo: vann inoltre tenuti presenti anche quei comportamenti in cui il soggetto si comporta in modo irrazionale pur sapendolo.

Dopo aver detto di preferire l'espressione scienza cognitiva a scienze cognitive, Cristiano Castelfranchi afferma che la mente è un elaboratore di rappresentazioni e che per questo motivo il computer, un sistema che elabora trasforma e lavora con simboli e strutture simboliche, è stato usato come modello della mente umana. Oggi ci si chiede se il computer sia o no una buona metafora dei processi mentali e perché l'intelligenza artificiale è fallita. Inoltre, dobbiamo capire cosa si intende quando diciamo che un computer può avere o non avere una mente. John Searle ha contrastato molto l'idea che un computer possa avere un' attività mentale, attraverso la famosa obiezione della stanza cinese.

A questo punto, Cristiano Castelfranchi comincia a spiegare cos'è il connessionismo, il quale assume come modello le ‘reti neurali’ e non parla di strutture simboliche, ma di livelli di attivazione e disattivazioni. Questo orientamento di ricerca ha dato parecchi risultati: probabilmente in futuro si andrà verso un'integrazione del cognitivismo e del connessionismo. Cristiano Castelfranchi riduce il problema del dualismo tra software e hardware, vale a dire, tra mente e cervello ad un problema di livelli di astrazione e descrizione.

In conclusione parla del rapporto tra cognitivismo e linguistica, e in particolare della linguistica di Noam Chomsky, il quale spiegò per primo perché il modello comportamentista dell'apprendimento non era in grado dare conto della facoltà umana del linguaggio e dell'apprendimento del linguaggio. Il linguaggio, diceva Chomsky, non è basato su associazioni rinforzate da premi e punizioni, bensì sull'elaborazione di regole e sull'esistenza di regole fondamentali innate che sono la nostra copacità innata di acquisire il linguaggio. Solo partendo da questo presupposto possiamo spiegare il rapido apprendimento della lingua da parte dei bambini e l'esistenza di universali linguistici.


Biografia di Cristiano Castelfranchi

Aforismi derivati da quest'intervista

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