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Interviste

Remo Bodei

La filosofia della vita

29/6/1988
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Le parole pronunciate da Mefistofele nel "Faust"di Goethe sul grigiore della teoria contrapposto alla vita sono per Bodei il segno di una cesura che interviene verso la fine del '700 e che segna l'inizio delle filosofie della vita. Precedentemente il rapporto tra pensiero e vita era stato visto come complementare, ora invece si tratta di una contrapposizione; il termine "filosofia della vita" fu coniato da Moritz intorno al 1770 in polemica contro l'illuminismo, Rousseau ed Herder furono gli ispiratori di uno sviluppo che durerà fino al Novecento. Le filosofie della vita si svilupparono in concomitanza con il romanticismo, le due correnti confluiranno poi nella scuola di Schelling. Bodei sottolinea anche il significato del termine biologia, coniato in questo periodo. La lettura delle filosofie della vita come irrazionalismo in "La distruzione della ragione" di Lukàcs, nonostante i suoi meriti, è per Bodei insostenibile, il caso di Dilthey dimostra inoltre che non necessariamente si trattava di una teoria dell'imperialismo. Nell'analizzare le radici storiche e teoriche del fenomeno, Bodei sottolinea poi il nesso che collega le filosofie della vita alla rivoluzione industriale, con i suoi profondi rivolgimenti, il ricorso all'idea della vita fu infatti una forma di protesta contro la routine alla ricerca di una soddisfazione individuale. Dilthey concepì la vita come una sorta di sfinge superiore alla ragione, il pensiero non può cogliere l'oscurità della vita che non è razionale, come in Hegel, la realtà ha senso solo nella misura in cui l'uomo è in grado di conferirle senso, perciò si può cogliere piu' facilmente il senso di un percorso individuale, di una biografia, che non quello generale della storia. Per Dilthey la storia è un nesso di esperienze individuali e di istituzioni, è lo spirito oggettivo sedimentato nel tempo in strati di senso che vengono colti attraverso il comprendere e l'esperire vivente. In questo lo storicismo di Dilthey si caratterizza in maniera originale. Nella seconda delle "Considerazioni inattuali" Nietzsche sostenne che la coscienza storica, la riflessione ed il cristianesimo hanno indebolito la vita, che invece è lotta, potenza e sopraffazione, per Dilthey, al contrario, la coscienza storica amplia l'orizzonte della vita dando spazio all'immaginazione. In questo senso Dilthey ha colto per primo l'importanza della logica del desiderio. Certamente le filosofie della vita furono una reazione inizialmente aristrocratica ad un disagio che oggi è divenuto fenomeno di massa, ma per Bodei non si può identificare tale atteggiamento con un rifiuto della modernità sostanzialmente conservatore. In Simmel non c'è piu' nostalgia per la vita immaginaria offerta dalla storia, l'individuo è piuttosto una combinazione unica di sfere diverse che si intersecano, laddove la vita diventa il tentativo continuo di trascendere i propri confini. Se per Max Weber l'individuo deve adeguarsi alla razionalità oggettiva del mondo, per Simmel la razionalità oggettiva non viene messa in discussione, ma l'individuo deve anche dare spazio ai suoi desideri soggettivi, realizzandosi nell'irrealtà dell'avventura, nel sogno, nell'arte; per il primo Lukàcs invece la vita è piuttosto nella decisione tragica. La scoperta della cellula e le nuove concezioni biologiche ebbero riflessi anche nella considerazione dell'Io, visto come coordinazione della molteplicità; ma piu' che sulla scissione, Bergson pose l'accento sullo slancio vitale, seguendo un modello lamarckiano, piu' che darwinista; influenze bergsoniane si ebbero persino nella strategia militare, oltre che nella letteratura; per Bodei la vita in Bergson è movimento, è il tempo soggettivo della

durata. Le filosofie della vita restano per Bodei un'eredità tuttora valida per il presente, pur nel diverso contesto di una società post-industriale.


Biografia di Remo Bodei

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