Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Città del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Interviste

Andreas Kamp

L'essere e la sostanza nella metafisica di Aristototele

19/3/1989
Documenti correlati


vai all'abstract

  • Professor Kamp, all'inizio della Metafisica Aristotele si è confrontato non solo con Platone, ma con tutti i filosofi precedenti. Si può dire qualcosa sul modo in cui ne tratta anche alla luce della propria dottrina? (1)
  • La concezione aristotelica della metafisica, intesa come scienza di ciò che è al di là o la disopra del mondo fisico, include due accezioni: da una parte, si tratta della scienza che tratta "dell'essere in quanto essere", mentre, dall'altra, si richiama alla teologia. Come possono essere conciliati questi due aspetti? (2)
  •  Il libro lambda della Metafisica tratta di Dio, cioè non dell'essere in quanto essere, bensì dell'essere supremo; in che modo può essere caratterizzato il concetto di Dio in Aristotele? (3)
  • Parlando dell’essere Aristotele parla di "analogia": che cosa intende dire? (4)
  • Nel trattato sulle Categorie, Aristotele parla già del concetto di ousía, spesso tradotto con "essenza". Potrebbe dirci qualcosa sulla funzione di questo scritto, e su quella delle categorie in generale, in riferimento alle questioni trattate nella Metafisica ? (5)

1 Professor Kamp, all'inizio della Metafisica Aristotele si è confrontato non solo con Platone, ma con tutti i filosofi precedenti. Si può dire qualcosa sul modo in cui ne tratta anche alla luce della propria dottrina?

In effetti nella Metafisica abbiamo a disposizione alcune affermazioni per così dire di prima mano: il primo libro della Metafisica presenta infatti la filosofia in un’evoluzione che va in direzione del sistema di Aristotele; si tratta di un'impostazione analoga a quella di Hegel. Il primo filosofo, Talete, trova un principio, il secondo filosofo ne trova un altro, ma nessuno riesce a vedere tutti i principi; in questo modo Aristotele stesso può quindi riunire in un grande sistema la concezione sviluppata dai filosofi precedenti, può cioè basarsi sulle teorie sviluppate dai suoi predecessori, utilizzarle, trasformarle e, soprattutto, unificarle. In Aristotele, dunque, non abbiamo a che fare con l'atteggiamento di colui che pretende di ricominciare tutto da capo, rivoluzionando la storia della filosofia e sconvolgendo tutto ciò che è stato pensato fino allora.
Del resto, bisogna partire dal presupposto che Aristotele non ha mai scritto un libro chiamato Metafisica. Egli non conosceva questo concetto, ed ai tempi in cui scriveva non esistevano opere del genere. I singoli libri che più tardi sono stati riuniti sotto il titolo Metafisica costituivano inizialmente dei papiri autonomi, di cui non si sa con precisione quando siano stati compilati; da qui vengono anche alcune incongruenze della teoria. Quando nell’antichità questi trattatelli furono raccolti in un libro, stranamente venne impiegato il titolo Metafisica, che voleva dire "ciò che viene dopo la fisica" ("tà metà tà physicá"). Il presupposto di questa denominazione è di natura stoica o epicurea; vale a dire che, dietro la classificazione di fisica e metafisica, abbiamo una visione del mondo che risale alla filosofia degli stoici e degli epicurei.

2 La concezione aristotelica della metafisica, intesa come scienza di ciò che è al di là o la disopra del mondo fisico, include due accezioni: da una parte, si tratta della scienza che tratta "dell'essere in quanto essere", mentre, dall'altra, si richiama alla teologia. Come possono essere conciliati questi due aspetti?

Ritorniamo brevemente al nome "metafisica". In effetti, esso può essere interpretato in due modi; da una parte, come ciò che va oltre la fisica, in senso assiologico o gerarchico, e dunque come ciò che è più importante e profondo, e dall'altra semplicemente come ciò che dal punto di vista della semplice collocazione dei libri viene dopo la fisica. Quando si parla del libro lambda della Metafisica di Aristotele, ossia del capitolo che tratta della natura divina, bisogna ben distinguerlo dagli altri libri in cui sono presenti diverse impostazioni; da una parte la scienza viene presa in considerazione a partire dallo "òn hê òn ", l'essere in quanto tale; altrove abbiamo una scienza che viene caratterizzata come teologia, mentre nei libri zeta, eta, theta, troviamo una teoria che si occupa esclusivamente della ousía o "sostanza".
Penso che Aristotele stesso non abbia mai cercato di sistematizzare i vari aspetti della sua teoria "metafisica". Ritengo improbabile che si possa determinare quando siano stati scritti certi libri per metterli in ordine cronologico, e, in un certo senso, anche sistematico. È da tener presente, tuttavia, che il primo capitolo del libro epsilon offre un tentativo di inserire la teologia in una gerarchia delle scienze teoretiche, definendola quindi come una disciplina superiore alla fisica ed alla matematica; e proprio perché Aristotele pone le metafisica al di sopra anche della fisica, il nome metafisica è giustificato anche in questo senso. Egli, come è noto, parla della 'filosofia prima' come della scienza "dell'essere in quanto essere", distinguendo tra scienze singole che hanno per oggetto di volta in volta una determinata parte del reale (la matematica tratta un aspetto dell'essere, l'etica un altro e la politica un altro ancora) e una scienza che prende in considerazione l'essere in generale. Aristotele dice di questa scienza che è fondamentale e che precede tutte le altre: essa sola si interroga a fondo sull'essenza, su ciò che è in quanto è; essa sola ha come tema l'essere in quanto tale, mentre le altre scienze che si occupano di un ambito particolare - come ad esempio la fisica che considera soltanto l’ente in movimento - presuppongono questa scienza dell'essere in quanto essere come scienza fondamentale.

3 Il libro lambda della Metafisica tratta di Dio, cioè non dell'essere in quanto essere, bensì dell'essere supremo; in che modo può essere caratterizzato il concetto di Dio in Aristotele?

Direi che lo si può caratterizzare in due modi: innanzitutto a partire da come viene introdotto, e cioè a partire dalla fisica; sotto questo profilo Dio viene definito come motore immobile. Poiché la fisica si occupa del reale in movimento, e poiché Dio viene introdotto come colui che è la causa di questo movimento, egli viene indicato, nell'ambito della fisica, come motore immobile. Ma quando Aristotele colloca questo Dio al centro della ricerca, separandolo da ogni riferimento alla fisica, allora cerca di trovare caratteristiche anch'esse iperfisiche. Dio allora si distingue come quell'essere che riflette continuamente su se stesso; viene cioè definito a partire dalla sua attività noetica, ovvero pensante. Ci viene detto inoltre che Dio conduce la vita migliore, è felice, ed anche la felicità non è un tema della fisica. Bisogna distinguere perciò due aspetti; da una parte Dio in sé, in quanto tale, il Dio che troviamo nel libro lambda, e dall'altra Dio introdotto a partire dalla fisica.

4 Parlando dell’essere Aristotele parla di "analogia": che cosa intende dire?

Non è facile spiegarlo. Lo possiamo chiarire a partire dal concetto di omonimia: omonime possono essere due cose o due parole uguali che denotano due entità diverse. La parola tedesca Ball per esempio indica due entità diverse, da una parte il ballo, dall'altro la palla con cui si gioca a calcio o a palla a mano. La questione è questa: si tratta di una pura omonimia, e quindi di omonimia casuale, oppure esiste un’unica struttura, all'interno dell'essere stesso, che trova poi espressione nel linguaggio? Nella Metafisica Aristotele parla dei diversi significati dell’essere dicendo che tutti, pur essendo diversi, fanno riferimento ad un unico significato primario (il "pros en ") che è quello dell’ousía, ossia la "sostanza". Un esempio, fatto spesso dallo stesso Aristotele, per illustrare il rapporto tra gli altri significati di "essere" e quello della sostanza è quello della parola "sano", che si può dire di un uomo, una medicina e del colorito; il contenuto identico, comune a tutti, è il riferimento alla salute - che sarebbe l’ousía - mentre varia il modo di esprimere tale riferimento perché un uomo sano ha la salute, una medicina sana procura la salute, il colorito sano indica la salute. Un altro esempio è costituito dal concetto stesso di filosofia. Filosofia propriamente detta è, secondo Aristotele, la filosofia prima o teologia; ma da essa si sviluppa una struttura gerarchica con una filosofia seconda, una filosofia terza, una filosofia quarta, che si chiamano tutte quante filosofie, ma solo nella misura in cui dipendono da quella filosofia prima o teologia. In questo contesto è importante la distinzione aristotelica tra ousìa prima e seconda. Questa distinzione corrisponde grosso modo alla distinzione aristotelica di sostanza prima e sostanza seconda: la sostanza prima è l’individuo, la cosa singola - il tóde ti, il "questo qui" - la sostanza seconda indica per l’appunto l’universale, quindi ad esempio, l’uomo in generale contrapposto al singolo individuo. Già nelle Categorie Aristotele osserva che la ousìa prima propriamente detta è molto più ousìa della ousìa seconda. Non abbiamo quindi a che fare soltanto con una distinzione, ma con un ordinamento gerarchico dei due tipi di ousìa. In base alla teoria dell’analogia pros en, Aristotele non solo cerca di unire i due tipi di ousía, ma anche di indicare il peso da attribuire all'una e all'altra. Inoltre - e questo è un secondo aspetto di questa relazione tra teoria della ousía e analogia pros en - Aristotele distingue diverse classi di ousía. Quando parlo di classi di ousía intendo dire che abbiamo la ousía chiamata Dio, ed abbiamo i diversi tipi di ousía della natura fisica; anche in questo senso le diverse classi di ousía vanno messe probabilmente in connessione con la teoria del pros en poiché ousìa in senso stretto è Dio; in senso derivato lo sono, per esempio, i motori delle stelle. Al di sotto dei motori delle stelle c'è il livello dell'umano, e al di sotto del livello dell'umano c'è quello degli animali. Tutti questi tipi o classi di ousía sono ordinati secondo il pros en, si rivolgono verso l'Uno e provengono dall'Uno. Questo Uno, che Aristotele chiama anche mía physis "natura una", è Dio stesso.

5 Nel trattato sulle Categorie, Aristotele parla già del concetto di ousía, spesso tradotto con "essenza". Potrebbe dirci qualcosa sulla funzione di questo scritto, e su quella delle categorie in generale, in riferimento alle questioni trattate nella Metafisica ?

Il trattato Sulle categorie è probabilmente - non si può essere certi - uno dei primi scritti tramandatatici di Aristotele. È qui formulata una duplice distinzione: la prima fra ousía e accidente, cioè tra essere essenziale ed essere accidentale, e la seconda fra ousía prima e seconda. Tutti gli accidenti sono a loro volta suddivisi in nove gruppi, quello delle qualità, delle quantità, delle relazioni, e così via. Ma tutti questi accidenti - aggiunge subito Aristotele - hanno realtà soltanto se si presentano in un'ousía; questa è per così dire, il sostegno necessario, senza il quale gli accidenti non potrebbero esistere. Per quanto io posso vedere, nulla è cambiato in questa concezione durante tutto l'arco del filosofare di Aristotele. Certamente la distinzione fra ousía prima e seconda, considerata fin dal principio come fondamentale da Aristotele, cambia aspetto se dallo scritto Sulle categorie passiamo alla Metafisica. Riguardo alle categorie, o alle distinzioni tra le categorie, si potrebbe dire che Aristotele non le ha mai dimostrate in modo deduttivo. Kant lo ha accusato di averle raccolte alla rinfusa; tale accusa è eccessiva, perché si può senz'altro dire che Aristotele ha distinto le categorie tenendo presente un essere preciso, e cioè l'uomo. Ad esempio non possiamo trovare la categoria dello habitus in altri esseri reali, come animali o piante.
La traduzione di ousía con "sostanza" - o "essenza" è un po' ambigua, perché la parola latina coglie soltanto un aspetto contenuto nella parola ousía di Aristotele. Sostanza sarebbe la traduzione corretta per la parola greca hypokeímenon, cioè per ciò che sta alla base di qualcosa, cioè letteralmente "sub-iectus ", "soggetto". In effetti, nei loro tentativi di traduzione della terminologia greca, gli autori latini - soprattutto nel medioevo - hanno dovuto ricorrere a due espressioni, indicando la ousìa come "sostanza" o come "essenza": "essenza" rendeva il carattere dello eidos, dell’universale, mentre "sostanza" stava per il singolo individuo.
Aristotele elabora nella Metafisica una teoria della sostanza che non tenta solo di considerare la relazione fra sostanza prima e seconda, ma anche di formularla in un modo nuovo, dimostrando che né l'individuo sarebbe riconoscibile, se non ci fosse la sostanza seconda, né la sostanza seconda avrebbe una qualsiasi esistenza, se fosse separata in modo radicale dall'individuo o dalla sostanza prima. Nella Metafisica Aristotele tenta quindi di riunire ciò che in un primo momento aveva distinto nettamente, e lo fa in parte con argomenti platonici, per esempio con quello gnoseologico.
Per quanto riguarda la struttura dell'argomentazione, Aristotele riprende una riflessione di Platone, che aveva già dimostrato come non sia possibile percepire qualcosa, se qualcosa di generale non è contenuto in questa percezione: se vediamo una qualsiasi sedia, siamo in grado di chiamarla sedia perché abbiamo dentro di noi l'idea di sedia. Dunque, la singola cosa in quanto tale non è definibile o dicibile, se colui che la individua non ha già un'idea generale. Proprio questa riflessione viene ripresa da Aristotele: di un individuo - egli dice - non possiamo affatto parlare, non possiamo determinare Socrate come uomo, se non sappiamo che cosa è veramente un uomo, cioè che cosa è una ousía seconda.


Nel primo libro della Metafisica di Aristotele le filosofie precedenti sono presentate nella prospettiva unificante del sistema. Kamp ricorda poi la storia testuale della Metafisica, assemblata più tardi su uno sfondo stoico o epicureo: il titolo Metafisica è stato interpretato sia nel senso di ciò che andava oltre la fisica, sia come ciò che veniva semplicemente dopo. Kamp distingue quindi tra «essere in quanto tale», «essenza» ed «essere supremo» considerando la collocazione della teologia rispetto alla filosofia. Se le singole scienze si occupano di aspetti del reale, la scienza dell'essere precede tutte le altre e le fonda. Rispetto alla fisica, Dio è il motore immobile, ma è definito anche in base a categorie ultrafisiche. Kamp spiega poi il concetto aristotelico di «analogia» con alcuni esempi, come quello relativo alla filosofia stessa e del rapporto tra sostanza prima e seconda anche in rapporto al significato di Dio. Ricordando come nello scritto sulle categorie Aristotele distingua tra 'ousia' (come essere essenziale) e accidente, e riscontrando nella relazione dell'individuo all'idea una ripresa di temi platonici, Kamp riconosce come la traduzione di 'ousia' con sostanza risulti ambigua.

Napoli, Istituto Italiano studi filosofici - 19 marzo 1989

torna all'intervista


Biografia di Andreas Kamp

Partecipa al forum "I classici"

Tutti i diritti riservati