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Interviste

Vittorio H÷sle

Parmenide

20/11/1987
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Dopo aver collocato la riflessione di Parmenide nell'ambito della filosofia presocratica, da cui si distacca nettamente spostando la riflessione dal piano dell'essere sensibile a quello del pensiero, negando la legettimità del senso comune e della percezione e inaugurando qull'autonomia della ragione, da cui si origina la filosofia in senso proprio, Vittorio Hoesle spiega in che senso, la tesi di Parmenide secondo cui il movimento è un'illusione della realtà non si può confutare, banalmente, mettendosi a passeggiare o mostrando l'evidente divenire delle cose. Se nel poema parmenideo risulta chiara e netta la suddivisione tra la verità e l'opinione, la "aletheia" e la "doxa", rimane aperto, ancora, il problema filologico e filosofico relativo alla valutazione dell'opinione: se cioè debba considerarsi la via impraticabile dell'errore o se abbia una qualche plausibilità. Per quanto in Parmenide domini il razionalismo e non il fideismo, nel "Proemio" del suo scritto emerge una dipendenza della verità filosofica dal mito e dalla religione, in quanto rivelazione della divinità: su tema del rapporto tra l'originalità della riflessione parmenidea e la mediazione della tradizione religiosa e del mito Hoesle si sofferma diffusamente. Uno dei motivi principali dell'eleatismo, che condizionerà tutta la storia del pensiero occidentale, è quello della coincidenza di pensiero ed essere: secondo Hoesle esso va inteso come una equivalenza reciproca, nel senso che solo "ciò che è" è pensabile e "ciò che è pensabile" necessariamente è. In tal senso Parmenide si pone prima di ogni possibile distinzione tra realismo e idealismo, essendo il concetto e la materia due aspetti della medesima realtà. Da quella che appare una vuota tautologia - "l'essere è e il non essere non è"- Parmenide deduce una serie di attributi dell'essere, quali la sua immobilita, la sua unità, la sua eternità, la sua omogeneità, istituendo una coerente ontologia, fondata sul rigore della deduzione e su un metodo apriorico che, partendo da un principio incontestabile e negando il valore dell'esperienza, deduce verità assolute. Parmenide, però, secondo Hoesle, non approda ad un metodo dialettico, rimanendo fermo alla rigida opposizione di "essere" e "non essere", senza accorgersi della loro necessaria mediazione e implicazione, per cui, se si vuole distinguere l' "essere" dal "non essere" bisogna poter predicare del primo il non essere, cosa che Platone intuì e formulò con chiarezza, superando il rigido monismo eleatico e l'estremo scetticismo di Gorgia e sintetizzando le posizioni opposte dell'eraclitismo e dell'eleatismo, che, al di là delle profonde divergenze, secondo Hoesle, sono accomunate dalla medesima fiducia assoluta nel valore del "logos". Di fronte al monolitico, immutabile ed eterno essere parmenideo non c'è spazio per la libertà, annulata da un determinismo assoluto. La grandezza di Parmenide, secondo Hoesle, si manifeta anche nei suoi allievi e nella capacità di condizionare la filosofia successiva: Zenone formula dei paradossi che hanno contribuito alla crisi della matematica tradizionale;: gli atomisti reinterpretano l'opposizione tra l'essere e il non essere come opposizione tra l'atomo e il vuoto e tutti i pluralisti (Anassagora, Empedocle, ecc.) non sarebbero comprensibili sennza la sfida lanciata dal filosofo di Elea. Hoesle si sofferma brevemente anche sui celebri paradossi con cui Zenone negava il movimento: quello cosiddetto della "dicotomia", quello dello stadio, quello della freccia e quello di Achille e la tartaruga. Tutti si fondano sull'assunzione della infinita divisibilità dello spazio, problema che ha suscitato interessanti riflessioni e rimane aperto anche nell'odierna matematica. Se Parmenide, superando la filosofia della natura della Scuola di Mileto, inaugura quella che sarà la logica e la metafisica, orienta tutta la sua riflessione verso il problema dell'essere, senza derivarne conseguenze di carattere morale. Nella sua opera, invece, è presente una interessante riflessione sul linguaggio, perchè egli parte non solo dall'assunzione dell'identità di pensiero ed essere, ma anche dall'identità di pensiero e linguaggio, per cui solo "ciò che è" può essere pensato e può essere detto.

Biografia di Vittorio H÷sle

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