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Interviste

Paul Bairoch

Le radici storiche del sottosviluppo dal 1492 al 1950

14/6/1995
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  • Intorno agli anni Cinquanta parecchi paesi del Terzo Mondo diventano indipendenti. Questa indipendenza ha avuto conseguenze sull'evoluzione dell'economia? (1)
  • Il calo del livello di vita e l'aumento dello scarto tra paesi industrializzati e Terzo Mondo, la disindustrializzazione, l'espansione delle culture di esportazione sono i tre elementi di evoluzione negativa del passato. Sono continuati anche dopo gli anni Cinquanta? (2)
  • Lei ha tracciato un quadro perfettamente chiaro dei rapporti tra Terzo Mondo e paesi sviluppati, dopo il 1950. Può ora trarre delle conclusioni sull'evoluzione in corso nei cinque ultimi decenni? (3)



1 - Intorno agli anni Cinquanta parecchi paesi del Terzo Mondo diventano indipendenti. Questa indipendenza ha avuto conseguenze sull'evoluzione dell'economia? 

Sì, certo, si sono avute conseguenze abbastanza paradossali. per esempio il deterioramento dei termini dello scambio, che comincia nel 1952, è stato in parte - sottolineo in parte - reso possibile dal fatto che le antiche metropoli erano meno motivate a mantenere alti i prezzi all'interno delle colonie e quindi il calo dei prezzi non avrebbe avuto le stesse conseguenze politiche di prima. A causa di ciò siamo di fronte a una evoluzione veramente paradossale. L'indipendenza ha favorito il deterioramento dei termini dello scambio che è stato assai grave tra il 1952 e l'inizio degli anni Sessanta. In seguito l'evoluzione ha avuto un decorso positivo poiché per un periodo di dieci anni circa c'è stata una stabilità dei termini dello scambio, ma stabilità a un livello piuttosto basso, che poi dal '73 con il rialzo dei prezzi del petrolio ha subito una forte perturbazione. I paesi produttori di petrolio hanno visto un aumento dei loro profitti, un miglioramento dei termini dello scambio, mentre la grande massa dei paesi del Terzo Mondo, che non erano esportatori, e che soprattutto non erano esportatori di prodotti petroliferi, pagavano il petrolio più caro e pagavano i manufatti e in particolare i concimi più cari. C'è stata dunque di nuovo un'evoluzione negativa dei termini dello scambio, che è continuata fino al '93-'94. Dunque l'anno scorso, per la prima volta, c'è stato un miglioramento dei termini dello scambio, ma è ancora presto per sapere se si tratta di una nuova tendenza. Un'altra conseguenza, ma non talmente legata all'indipendenza, è la coincidenza tra l'indipendenza e l'aumento del consumo delle materie prime, provenienti dal Terzo Mondo. Mentre prima, fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e ancora nei primi mesi del Dopo Guerra, l'Occidente soprattutto - i paesi dell'Est hanno avuto una diversa evoluzione - l'Occidente è stato autosufficiente in fatto di materie prime, a partire dagli anni Cinquanta si verifica un aumento notevole delle importazioni soprattutto di prodotti energetici. Verso il '37 c'era ancora un'eccedenza, ma dal 1950 i paesi industrializzati dell'Occidente registrano un disavanzo dell'ordine del 4% della loro produzione rispetto al loro fabbisogno di energia e questo deficit raggiunge e supera perfino il 40% nel 1973 per poi diminuire un po' in seguito al fatto che il rialzo del prezzo del petrolio ha portato a una sua parziale sostituzione con il carbone; la stessa evoluzione è visibile per i minerali. C'è un aumento considerevole del consumo di minerali provenienti dal Terzo Mondo nei paesi industrializzati. per i minerali di ferro si passa press'a poco dal 7% di prima della guerra a qualcosa come il 48% all'inizio degli anni Settanta. L'importazione del rame, che era già cospicua, si accresce ancora e in quella della bauxite, che era nulla, si passa a un 100% di dipendenza dal Terzo Mondo. Anche qui non è tanto l'indipendenza che è determinante quanto l'evoluzione tecnologica, la rivoluzione nei trasporti, segnata dalla costruzione di strade ferrate, grazie ai nuovi materiali e alle nuove macchine messe a punto durante la Seconda Guerra Mondiale, i bulldozer e altre, che hanno consentito lo sfruttamento di miniere situate in luoghi difficili da raggiungere e il calo dei prezzi dei trasporti marittimi, grazie alla messa a punto di navi adibite al trasporto dei minerali. Tutto questo ha permesso di aprire aziende siderurgiche nei paesi industrializzati in luoghi in cui non c'erano né miniere di carbone né miniere di ferro. Ne è conseguita una espansione assai forte nel consumo di materie prime del Terzo Mondo, che è dunque un fatto recente, che non esisteva nel XIX secolo.

2 - Il calo del livello di vita e l'aumento dello scarto tra paesi industrializzati e Terzo Mondo, la disindustrializzazione, l'espansione delle culture di esportazione sono i tre elementi di evoluzione negativa del passato. Sono continuati anche dopo gli anni Cinquanta? 

Sì e no. Comincio dal tenore di vita. Se si prende globalmente il periodo dal 1950 ad oggi, si nota un importante aumento del tenore di vita anche se non ha le stesse proporzioni di quello registrato nei paesi industrializzati. Bisogna tuttavia notare che c'è stato un periodo negativo, cominciato nel 1979. Già nel primo anno c'è stato un calo del 2% del livello di vita medio del Terzo Mondo e negli 8 anni, che vanno dal 1979 al 1986 ce ne sono stati 6 di calo, dunque 6 su 8. Negli 8 anni successivi si sono avuti 6 o forse 4 o 5 anni evoluzione negativa. dunque, globalmente, il decennio degli anni Ottanta è stato un periodo negativo, che ha portato soprattutto in due continenti, in America Latina e in Africa un calo del tenore di vita. Anche nell'ultimo anno, il 1994, non c'è stato miglioramento. E' stato veramente un periodo molto negativo e il calo del tenore di vita in America Latina negli anni Ottanta è stato dell'ordine del 5%, non un 5% annuo, ma 5% globale. In Africa è stato dell'ordine del 7%. L'Africa è veramente da una quindicina d'anni un continente alla deriva in cui il calo del tenore di vita risulta in modo particolare dalle "performances" molto negative riguardanti l'economia, ma anche dalle "performances" non troppo positive per quanto riguarda il reddito nel settore industriale. Dunque globalmente c'è stato un miglioramento visibile anche a livello della "speranza di vita". La "speranza di vita", che all'inizio degli anni Cinquanta, nel Terzo Mondo, era di 41 anni, è passata oggi a quasi 60 anni. Questo è un fatto assai positivo. D'altro lato anche la mortalità infantile è diminuita in modo considerevole. Era del 173 per mille all'inizio degli anni Cinquanta, è caduta all'85 per mille all'inizio dei Novanta. Anche l'educazione ha fatto dei progressi enormi. Il tasso di analfabetismo era di circa i 3/4 all'inizio degli anni Cinquanta, è caduto a circa meno della metà, al 40% all'inizio degli anni Novanta e anche il settore universitario è in forte espansione. Al contrario lo scarto tra paesi industrializzati e paesi del Terzo Mondo è aumentato. verso il 1950 era di 1 a 5, nel senso che i paesi industrializzati avevano un reddito medio cinque volte superiore a quello del Terzo Mondo. All'inizio degli anni Novanta il rapporto è di 1 a 8, quasi di 1 a 8 e mezzo per il periodo più recente. A questo scarto si aggiunga inoltre una evoluzione negativa all'interno del terzo Mondo, secondo le diverse regioni. Ci sono paesi che hanno avuto una evoluzione estremamente negativa, per cui lo scarto dei redditi tra paesi e paesi, all'interno del terzo Mondo, è aumentato e all'interno di uno stesso paese la distribuzione dei redditi è rimasta o è diventata ancora più ineguale. Già nel mondo occidentale, come si è scritto ampliamente nei giornali, negli ultimi quindici anni, l'ineguaglianza (...) dei redditi si è aggravata, ma nel Terzo Mondo è molto più forte che nei paesi industrializzati. D'altronde, se si osserva l'evoluzione dei paesi più poveri del Terzo Mondo - le Nazioni Unite fanno una classifica dei paesi più poveri - questa evoluzione è stata ancora più negativa che la media del Terzo Mondo. L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite, mostra che nell'anno '94 il reddito pro-capite dei paesi poveri è calato press'a poco dell1%, ma è calato soprattutto in Africa, dove, nei paesi più poveri, la diminuzione è stata dell'ordine del 3%. Dunque in questo campo c'è qualcosa di positivo, perché globalmente la situazione è migliorata, ma lo scarto - la povertà è un problema di livelli negativi - è aumentato notevolmente. Per ciò che concerne il secondo aspetto che Lei ha ricordato, la disindustrializzazione, possiamo ritenere che l'indipendenza ha comportato una rottura determinante, perché tutti i paesi hanno messo l'accento anche troppo a volte sulla industrializzazione; l'indipendenza ha portato da per tutto con sé dei programmi di investimenti massicci, nel settore dell'industria. Si constata che effettivamente, tra i primi anni Cinquanta e i primi anni Novanta, la partecipazione del Terzo Mondo alla produzione manifatturiera mondiale è aumentata fortemente. Si è passati da qualcosa come il 6%-7% all'inizio degli anni Cinquanta al 24% circa nel 1994. la partecipazione relativa del Terzo Mondo alla produzione manufatturiera si è moltiplicata per quattro. Ma anche qui gli aspetti dell'evoluzione non sono tutti positivi. L'accrescimento della produzione manifatturiera nel Terzo Mondo si è limitato soprattutto ai settori più tradizionali, come il tessile o i cementi, mentre l'elettronica, l'areonautica non hanno che un posto marginale. Il tessile nel Terzo Mondo rappresenta quasi la metà della produzione manufatturiera mondiale in questo settore, mentre nella chimica e nell'elettronica le percentuali sono dell'ordine dall'1% al 2%. Da quella parte vediamo il rovescio della medaglia, che è molto negativo. Al contrario mi sembra positivo, che certi paesi del Terzo Mondo ed in particolare quelli che si chiamano i Quattro Draghi hanno avuto una espansione industriale impressionante. Questa industrializzazione ha avuto ripercussioni sulla loro economia interna, così importanti che dalla metà degli anni Ottanta non possono essere considerati più paesi del Terzo Mondo. per il loro tenore di vita, per i livelli dell'educazione e della sanità fanno parte del mondo sviluppato. Questo vuol dire che ci sono dei paesi nuovi, che sono usciti dal sottosviluppo per entrare nel mondo industrializzato. Ma il problema è che il modello dei Quattro Draghi non può essere estrapolato a tutto il Terzo Mondo, perché la loro industrializzazione è basata essenzialmente sulle esportazioni verso i paesi sviluppati e se tutto il resto del Terzo Mondo dovesse esportare tanti manufatti, pro capite, quanti ne esportano i Quattro Draghi, tutto il mondo occidentale, il mondo industrializzato dovrebbe smettere di produrre manufatti, perché quelle esportazioni coprirebbero il loro consumo totale e anche più del loro consumo totale di manufatti. Dunque è una via praticabile solo per un numero limitato di paesi, che rappresentano una piccolissima percentuale della popolazione del Terzo Mondo e al tempo stesso 1/4 della sua produzione manufatturiera. Dunque è un'espansione difficile da generalizzare, che implica tuttavia l'esistenza di buone possibilità di sviluppo economico. L'ultimo aspetto, l'esportazione di prodotti tropicali, segue un'evoluzione che non è omogenea nel tempo. Ci sono due periodi nettamente diversi. Fino all'inizio degli anni Settanta l'espansione continua, poi c'è un rallentamento, rallentamento che si spiega in base a due fatti importanti. Il primo è una certa saturazione della domanda da parte dei paesi industrializzati. Non si può aumentare indefinitamente il consumo pro capite di zucchero, di caffè, di cacao o di prodotti oleari, dunque c'è una saturazione della domanda che ha frenato le esportazioni del Terzo Mondo, altro fenomeno estremamente importante, che è uno sconvolgimento totale nei rapporti dei costi di produzione del mondo sviluppato e di quelli del Terzo Mondo. Se ci si pone all'inizio degli anni Cinquanta, la produttività agricola nei paesi sviluppati è grosso modo sette volte superiore alla produttività agricola nel Terzo Mondo, e certo i salari in generale e quelli agricoli in particolare sono da quindici a venti volte superiori nei paesi sviluppati che nel Terzo Mondo. Per questo fatto in termini di costi di produzione internazionali, la produzione agricola era più cara nei paesi sviluppati che nel Terzo Mondo. Questo fenomeno è già nettamente visibile a partire dagli anni Ottanta. Ma oggi c'è una espansione così forte della produttività agricola nei paesi sviluppati che è arrivata ad essere 37 volte più alta di quella del Terzo Mondo, mentre i salari sono da 20 a 28 volte più alti. Dunque costa assai meno produrre parecchi beni, e specialmente i cereali, nei paesi sviluppati che nel Terzo Mondo. Si capisce in questo modo l'evoluzione veramente paradossale, per cui progressivamente c'è stato, non solo, un rallentamento delle esportazioni di prodotti tropicali, ma allo stesso tempo importazioni sempre più massicce di prodotti agricoli, di prodotti alimentari nel Terzo Mondo. Se si esclude dal calcolo l'Argentina, perché l'Argentina è in una posizione estremamente particolare, ci si accorge che il Terzo Mondo ha importato quantità enormi di cereali. Prima della guerra, tra il '34 e il '38, se si prende la media dei cinque anni tra il '34 e il '38, il Terzo Mondo produceva ancora eccedenze di cereali, qualcosa come quattro milioni di tonnellate. Ma questo deficit è terribilmente aumentato: all'inizio degli anni Ottanta era arrivato a più di sessanta milioni di tonnellate di cereali, e oggi, se si prendono gli ultimi tre anni, è di 93 milioni di tonnellate di cereali. Al deficit di cereali si deve aggiungere il deficit nella produzione di bestiame - il Terzo Mondo importa più carne di quanta non ne esporti - e il deficit in materia di prodotti lattiero-caseari - il Terzo Mondo importa latte sotto forma di latte condensato e burro, più di quanto non ne esporti. Dunque c'è un deficit alimentare estremamente grave, che ha determinato uno squilibrio degli scambi. Dal 1981, per la prima volta nella storia di questi ultimi due secoli, il Terzo Mondo ha importato complessivamente una quantità di prodotti agricoli maggiore di quella che ha esportato, cioè la sua produzione agricola è in disavanzo, mentre ancora 30-40 anni fa, verso la metà degli anni Cinquanta, esportava il doppio dei prodotti agricoli rispetto a quelli che importava. Dal 1981 questo si ripete regolarmente ogni anno, anche se ci sono degli anni in cui l'evoluzione è un po' più positiva. Ma nell'insieme, dal 1981 ad oggi, c'è un disavanzo costante nella produzione agricola. E' un fatto quasi impensabile che si sia verificato nel Terzo Mondo un deficit nei prodotti che erano tradizionalmente di esportazione. Da qualche anno il Terzo Mondo importa più cotone grezzo di quanto non ne esporti. Dunque consuma più cotone di quanto non ne produca e lo importa soprattutto dagli Stati Uniti. In materia di prodotti oleari si è in una situazione di equilibrio, ma l'Africa che era uno dei principali esportatori di prodotti oleari, adesso ne importa più di quanti ne esporti e questo è un fatto estremamente negativo.

3 - Lei ha tracciato un quadro perfettamente chiaro dei rapporti tra Terzo Mondo e paesi sviluppati, dopo il 1950. Può ora trarre delle conclusioni sull'evoluzione in corso nei cinque ultimi decenni? 

Io credo ce la conclusione generale non possa che essere contraddittoria. Contraddittoria perché c'è una sequela di sviluppi negativi che contrasta con quelli positivi, tanto nei settori produttivi quanto nelle aree geografiche della produzione. Se parliamo per continenti, l'evoluzione è stata più positiva, diciamo, in Asia, grazie specialmente ai Quattro Draghi, e più negativa in Africa, soprattutto nell'Africa nera e l'Africa a sud del Sahara. Dunque è una evoluzione assai contrastata. Se parliamo per settori, l'agricoltura ha avuto l'evoluzione che possiamo considerare globalmente più negativa, malgrado i successi innegabili della Rivoluzione Verde, del fenomeno chiamato "Rivoluzione Verde", che è stata l'introduzione di nuove sementi, prima del grano poi del riso. Effettivamente, grazie a queste sementi, è stata evitata una evoluzione ancora più catastrofica, perché, facendo un calcolo, se non fossero state introdotte quelle sementi, il deficit del Terzo Mondo sarebbe stato enorme e forse neanche i paesi industrializzati sarebbero stati in grado di fornire quel supplemento di cereali di cui il Terzo Mondo aveva bisogno. Dunque l'agricoltura ha avuto una evoluzione negativa, anche se non interamente negativa. nel settore dell'industria si è visto il successo di parecchi paesi, tra cui i Quattro Draghi, ma anche di paesi che vengono classificati oggi come "semi-industrializzati". Un paese come il Brasile è diventato un grosso esportatore di manufatti. Oggi non è più il caffè, sono i manufatti i principali prodotti di esportazione del Brasile. Ma anche altri paesi stanno raggiungendo i Quattro Draghi: la Thailandia, l'Indonesia, in un certo senso, e la Malesia, un paese che esporta molti manufatti, ma anche molti prodotti agricoli e che nel campo dei prodotti oleari e del cacao fa la concorrenza all'Africa, applicando metodi di produzione assai moderni. Anche nel settore dell'educazione c'è del positivo e del negativo, ma globalmente l'educazione sta avendo una evoluzione positiva, perché oggi si sono raggiunti dei tassi di scolarizzazione nella scuola primaria, che sono praticamente del 100% e dei livelli di educazione secondaria e universitaria, pari a quelli del mondo sviluppato una ventina d'anni fa. Dunque in questo settore c'è stato un recupero. ma anche qui non mancano fenomeni negativi, perché si è dato impulso all'istruzione in campi che non erano sempre quelli in cui il Terzo Mondo ne aveva più bisogno. L'insegnamento tecnico, dell'agronomia in particolare, è stato "trascurato" - metto la parola tra virgolette - approfitto dell'insegnamento delle scienze umane e della letteratura; Dunque c'è uno squilibrio molto accentuato nel campo dell'educazione, anche perché forse troppo rapidamente sono stati scolarizzati i giovani senza una corrispondente secolarizzazione degli adulti. Perciò si è creato tra giovani e adulti uno scarto sensibile come non si era verificato nel XIX secolo in Occidente, dove l'evoluzione è stata più graduale, che ha spinto i giovani ad abbandonare le comunità rurali e ad emigrare nelle città, pensando che, dal momento che sapevano leggere e scrivere, non dovessero più restare nel mondo agricolo. Questo movimento ha determinato quella rapida crescita dell'urbanesimo, a cui abbiamo largamente assistito. Ma nel Terzo Mondo vediamo una espansione urbana che non si spiega tanto con l'aumento della produzione, quanto assai meglio con l'afflusso di persone respinte dal mondo rurale o volontariamente allontanatesi dal mondo rurale, a causa dello squilibrio creato dall'educazione e attratte dalla città perché in città i prodotti alimentari arrivano più facilmente. Questo spiega a sua volta l'aumento del deficit di cereali, perché la maggior parte delle grandi città del Terzo Mondo sono situate vicino al mare, se non proprio sul mare. E' un problema assai grave. Credo che l'avvenire non sia affatto facile. I successi ottenuti in certe zone del mondo non possono essere estrapolati dall'insieme del terzo Mondo. Credo che si preparano decenni difficili, tanto più che si insiste troppo sulle regolamentazioni finanziarie, strutturali, e queste regolamentazioni strutturali, come si dice, non sono sempre favorevoli, anzi, più spesso, sono sfavorevoli alla maggioranza della popolazione. E c'è anche il problema dell'ortodossia finanziaria, delle regolamentazioni strutturali, come vengono chiamate, che in linea generale portano al pareggio del bilancio, ma creano spesso gravi problemi sociali, soprattutto in materia di occupazione; perciò l'avvenire non mi sembra per niente facile, e auspico l'adozione di misure coerenti, per indurre una evoluzione più positiva.



Abstract:
Paul Bairoch analizza le conseguenze che l'indipendenza ottenuta dai paesi del Terzo Mondo negli anni '50 ha avuto sull'economia [1]. Mentre per quanto riguarda la ‘speranza di vita’, l'educazione, il tasso di mortalità infantile ci sono stati dei risultati positivi, non altrettanto si può dire del tenore di vita che è in forte calo e dello scarto tra paesi industrializzati e paesi del Terzo Mondo che è aumentato. Eccettuati i Quattro Draghi che hanno avuto un'industrializzazione basata su un modello non esportabile in altri paesi, il resto del Terzo Mondo ha sviluppato solo i settori più tradizionali dell'industria. Inoltre, l'esportazione dei prodotti tropicali è calata drasticamente a fronte di una importazione sempre più crescente [2].
Se guardiamo alle aree geografiche negli ultimi cinquant'anni l'evoluzione economica è senz'altro più positiva in Asia che in Africa; se parliamo per settori, l'agricoltura ha avuto un'evoluzione globalmente negativa, mentre nell'industria c'è stata l'ascesa dei Quattro Draghi che saranno presto seguiti da Thailandia, Indonesia e Malesia. I tassi di scolarizzazione sono aumentati anche se questo ha determinato una pericolosa frattura tra generazioni e la crescita dell'urbanesimo [3].

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Biografia di Paul Bairoch

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