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Interviste

Richard Lewontin

"Il mito del DNA: le false promesse del Progetto Genoma"

1/1/1999
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  • Professor Lewontin, il Progetto Genoma ha suscitato aspettative e speranze in tutto il mondo. Qual è la Sua opinione in merito? (1)

  • Sembrerebbe così che, una volta trovata la sequenza completa del DNA di un essere umano, potremo scoprire in cosa Lei differisce da me, e io potrò sapere perché Lei è uno scienziato e io un filosofo. (2)

  • Professor Lewontin, mi sembra di capire che la grande difficoltà nella lotta contro le malattie genetiche sia l’esatta conoscenza delle loro cause, conoscenza che, a Suo avviso, il Progetto Genoma Umano, non sarà mai in grado di fornire (4)

  • Professor Lewontin, Lei ritiene che sia solo la promessa di curare vari importanti malattie a rendere tanto popolare il Progetto Genoma Umano e a garantire la sua stessa sopravvivenza (5)

  •  Professor Lewontin, secondo Lei, l'intera attività scientifica viene dunque limitata dal desiderio di ricavare dei profitti privati dagli studi sul DNA, e il Progetto Genoma, anche se è stato avviato con il denaro dei contribuenti sia in Europa sia negli Stati Uniti, costituisce una fonte di queste limitazioni. (6)

  • Quali altre questioni sono legate al Progetto Genoma Umano e alla convinzione della necessità di trovare la sequenza del DNA degli esseri umani? (7)

  • Professor Lewontin, quali sono, se vi sono, le altre implicazioni sociali del Progetto Genoma Umano? (8)

  •  Lei sostiene, quindi, che la cosiddetta "prova del DNA" ha un’attendibilità minore di quanto normalmente si pensi? (9)

  • Professor Lewontin, cosa ha da dire la scienza ufficiale agli organi di giustizia in relazione alla prova del DNA? (10)

 

1  - Professor Lewontin, il Progetto Genoma ha suscitato aspettative e speranze in tutto il mondo. Qual è la Sua opinione in merito?

Direi che la creazione di ciò che va sotto il nome di «Progetto Genoma Umano» è una delle conseguenze importanti dell'opinione diffusa, peraltro erronea, secondo cui tutto è contenuto nel DNA e tutto è contenuto nei geni. Da questo punto di vista, sarei tentato di dire che il Progetto Genoma Umano è una cospirazione internazionale di biologi molecolari atta a reperire un'ingente quantità di denaro, proveniente in parte dal governo degli Stati Uniti, e in parte dalla Comunità Europea, che permetta di individuare la sequenza completa del DNA, tutti e tre i miliardi di basi del DNA dell'essere umano. Alla base di tutto questo c'è la convinzione, per dirla con Sidney Brenner, che se si conosce la sequenza completa del DNA di un organismo è possibile "computare" quell'organismo. E quindi, se conoscessimo i 3 miliardi di nucleotidi che costituiscono il genoma umano, allora, per usare le parole di Walter Gilbert, sapremmo cosa significa essere una creatura umana. Naturalmente, sapere cosa significa essere una creatura umana, averne una conoscenza completa, è un desiderio antichissimo. Di alcune persone si dice che abbiano venduto la loro anima al diavolo per trovare una risposta a questa domanda. Secondo i biologi moderni, invece, non c'è bisogno di vendere l'anima al diavolo, basta procurarsi il denaro sufficiente per poter scoprire la sequenza completa del genoma umano. Il Progetto Genoma Umano utilizzerà tre miliardi di dollari americani nell'arco dei prossimi quindici anni, circa duecento milioni all'anno. Verrà portato avanti in pochi grandissimi laboratori progettati espressamente per questo scopo e saranno inventate nuove macchine capaci di individuare la successione del DNA. Saranno messi a punto nuovi programmi informatici e un vastissimo numero di persone sarà occupato a ricercare questa noiosa sequenza di "ATTGCCTTA" fino alla tremiliardesima base e, una volta fatto questo, si presume che leggendo la sequenza ed elaborandola al computer in vari modi sarà possibile conoscere tutto lo sviluppo dell'essere umano. Una delle speranze legate a questo progetto è che allora capiremo perché alcune persone si ammalano e altre no, perché alcune persone bevono e altre no, perché alcune persone sono disoccupate e altre no, perché alcune persone hanno una certa preferenza sessuale e altre un'altra. Questo significa che il punto di vista, l'ideologia che sta dietro al Progetto Genoma Umano, poggia sulla convinzione che le differenze tra gli individui umani per quanto riguarda tutti questi aspetti saranno riconducibili a differenze esistenti nei loro geni, nel loro DNA.

2  - Sembrerebbe così che, una volta trovata la sequenza completa del DNA di un essere umano, potremo scoprire in cosa Lei differisce da me, e io potrò sapere perché Lei è uno scienziato e io un filosofo.

Non solo, ma sapremo anche cosa hanno in comune tutti gli esseri umani e questo ci permetterà di scoprire, come ha detto Walter Gilbert scienziato, cosa significa essere una creatura umana. Disgraziatamente, il guaio di questo punto di vista è che è un pessimo modo di fare biologia in quanto gli organismi non si prestano a essere analizzati al computer in base al loro DNA e la conoscenza di tutto quello che c'è da sapere sul genoma umano non ci permetterà di capire cosa significa essere una creatura umana. Su questo non ci sono dubbi. I problemi, infatti, sono diversi. In primo luogo c'è il fatto, riconosciuto dai sostenitori del «Progetto Genoma Umano», che tutti gli esseri umani non sono geneticamente uguali. Invero, con ogni probabilità, ogni persona differisce da un'altra per circa un decimo dell'un per cento dei nostri nucleotidi. Il che equivale a circa tre milioni di nucleotidi. Pertanto, io e Lei differiamo per circa tre milioni di nucleotidi. La domanda che verrà da porci sarà: di questi tre milioni di nucleotidi per cui Lei ed io differiamo, quali, nel caso, incidono sulle differenze ovvie che ci sono tra noi, di aspetto, di carattere e di interessi e sulla nostra capacità di fare una cosa piuttosto che un'altra? È evidente che quando ci sono tre milioni di nucleotidi diversi tra un individuo e l'altro, è molto difficile stabilire quali sono responsabili e quali no. Inoltre, c'è chi sostiene che se disponessimo della sequenza completa di un essere umano, naturalmente non di un essere umano in particolare, bensì un pezzo di un essere umano e un altro pezzo di un altro essere umano e un altro di un altro ancora, diviso in tanti pezzi - quando disporremo di questo essere umano tipico, o medio, allora potremo prendere le persone affette da malattie e chiederci sotto quali aspetti differiscono da questo catalogo, e potremo sapere quali differenze genetiche sono responsabili delle malattie. Il fatto è che ci ritroveremmo davanti allo stesso problema. Ogni individuo, sia esso ammalato che sano, si scosterà da questo catalogo per tre milioni di basi. Come faremo a sapere quali di queste basi per le quali l'individuo differisce dal catalogo sono le cause, posto che qualcuna lo sia, della differenza tra salute e malattia? A peggiorare ancora di più le cose vi è il fatto che sappiamo che ciascun essere umano, senza eccezioni, riceve dalla madre o dal padre una dose di un gene o di un gruppo di geni altamente nocivi. Non sappiamo quanti. Sono state fatte delle stime, diciamo che ognuno di noi possiede una dose di trenta geni diversi che, se fosse doppia, se la ricevessimo cioè sia da nostra madre che da nostro padre, ci ucciderebbe o ci farebbe ammalare gravemente. Perciò questo catalogo, che sarà composto da un po' di geni di una persona e un po' di un'altra, nasconderà da qualche parte, trenta, quaranta o cinquanta di questi geni infidi. E non sapremo quali sono. Quindi, il catalogo contiene degli errori, errori nel senso di geni cattivi. Quando raffrontiamo le persone con il catalogo non sapremo quali sono, e potremmo comparare una persona con un gene buono a uno dei geni cattivi del catalogo.

3  - Professor Lewontin, una delle grandi speranze legate al Progetto Genoma Umano è la possibilità di scoprire con esattezza quali siano gli scombinamenti genetici - a livello dei nucleotidi - che causano le diverse malattie genetiche. Lei è piuttosto scettico riguardo a questa speranza. per quale motivo?

Il problema legato alla scoperta di quale "disturbo" a livello dei nucleotidi provochi una malattia è illustrato nel miglior modo in assoluto dalla emofilia. Dunque, a scuola abbiamo imparato che l'emofilia è una malattia che impedisce al sangue di coagulare e sappiamo anche che alla fine del diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo, molte famiglie reali europee erano affette da questa malattia, compreso lo Czarevitch di Russia e i Borboni in Spagna e così via. Si dice anche che a diffonderla fu la regina Vittoria, antenata di molte famiglie reali d'Europa. Come Lei ben sa, al giorno d'oggi i re scarseggiano e quindi quando c'è da accasare un figlio o una figlia con un altro membro di una famiglia reale, la scelta è limitata a un gruppo molto ristretto. Si dice che l’emofilia sia dovuta a un'unica mutazione perniciosa latente nella popolazione e che se si ha la sfortuna di averla, si diventa emofiliaci. Ma ora si è scoperto che non è vero. Si è scoperto che ci sono più di duecento cambiamenti a livello dei nucleotidi che possono portare alla emofilia. Se si esamina il DNA di un alto numero di emofiliaci di tutto il mondo si scoprirà che gli emofiliaci di una certa zona circoscritta di Londra, che possono essere strettamente imparentati tra loro, presentano un disturbo, i tedeschi un altro, gli svizzeri un altro ancora, gli abitanti dell'India un altro, le persone di una parte della Cina un altro e quelle di un'altra parte della Cina un altro ancora e così via. Questo significa che hanno avuto luogo centinaia di mutazioni diverse, ciascuna distinguibile dalle altre. A questo punto dobbiamo chiederci: come possiamo, disponendo di una mutazione diversa, aiutare a curare l’emofilia se può essere causata da una parte qualsiasi del gene? Ecco, questo è l'aspetto estremamente interessante di queste mutazioni. Non presentano nessuna caratteristica comune. Tutte le varie parti del gene, quelle che rivestono la proteina, quelle che non rivestono la proteina, quelle che si ritiene controllino la produzione della proteina, quelle che si ritiene non abbiano alcuna funzione, ciascuna di queste parti presenta almeno una mutazione che contribuisce all'insorgere dell'emofilia. Quindi, se sappiamo soltanto quali cambiamenti del DNA sono legati alla malattia non sappiamo nulla di importante sulla sua causa. Questo è uno dei motivi per cui il Progetto Genoma Umano fa delle promesse che non potrà mantenere, dal momento che non sarà mai in grado di stabilire qual è la vera causa della malattia.

4  - Professor Lewontin, mi sembra di capire che la grande difficoltà nella lotta contro le malattie genetiche sia l’esatta conoscenza delle loro cause, conoscenza che, a Suo avviso, il Progetto Genoma Umano, non sarà mai in grado di fornire.

Non si tratta solo di questo. Ci sono casi in cui sappiamo qual è il meccanismo che si inceppa nella malattia e ne conosciamo anche la base molecolare e genetica. Per esempio, nel caso della «malattia di Tay-Sachs», una gangliosidosi GM2, sappiamo con esattezza qual è l'enzima difettoso, conosciamo il gene che determina questa gangliosidosi di Tay, e conosciamo la sequenza di DNA. Ebbene, tutte queste cose non ci aiutano in alcun modo a trovare una cura per questa malattia perché per poter trovare una cura o una prevenzione per la "malattia di Tay-Sachs", bisogna conoscere come si sviluppa un organismo, ma questo non significa sapere qual è la sequenza di DNA di un particolare gene. Quindi, anche se so che aspetto ha il gene nocivo, non posso servirmi di questa informazione per correggere lo sviluppo dell'organismo. Un modo per utilizzarla però esiste: potrei trapiantare in un individuo il DNA di un individuo normale. Potrei sostituire il gene difettoso con un gene buono. Ed è quello che è stato veramente fatto in un caso: ad un bambino affetto da un disturbo genetico è stato impiantato un gene buono e sembra che adesso stia crescendo in modo normale. Si tratta della cosiddetta "terapia genica" che, stando alle promesse del Progetto Genoma Umano, consentirà di determinare qual è il gene nocivo, reperirà il gene buono da un'altra fonte, o magari lo fabbricherà - siamo in grado di fabbricare i geni, è una cosa molto semplice - e infine lo trapianterà nell'individuo malato portandolo alla guarigione. A questo riguardo non c'è nulla da eccepire. L'unico problema è che tutto ciò è applicabile soltanto a pochissmi disturbi causati da un unico gene difettoso. Purtroppo, le cause principali di malattia e di morte tra la popolazione mondiale non sono i disturbi di questo tipo, bensì la malnutrizione e il superlavoro. Il settanta per cento dei casi di morte negli Stati Uniti è dovuto alle mattie cardiache e al cancro. Non vi è dubbio che il cancro sia una conseguenza di mutazioni, ma non di un'unica mutazione, bensì di moltissime mutazioni diverse che hanno tutte luogo all'interno del corpo di un individuo. Non sappiamo come farvi fronte. Perciò, per quanto riguarda le principali cause di morte di un paese ricco, progredito come l'Italia o gli Stati Uniti, le malattie cardiache e il cancro, il Progetto Genoma non offre nulla. È evidente che non offre nulla neanche per le morti e le malattie del Terzo Mondo, dove vive la maggior parte della popolazione mondiale e dove le principali cause di morte sono la malnutrizione e il superlavoro.
Tuttavia ci sono persone convinte che perfino le morti dovute alla malnutrizione e al superlavoro, perfino le morti da alcolismo e quelle causate dalle malattie cardiache siano tutte una conseguenza di semplici disordini genetici. Pensano che studiando il genoma riusciremo a curare quelle cause. Per esempio, il direttore della più importante pubblicazione scientifica statunitense, "Science Magazine", alla domanda, peraltro a mio giudizio infelice, «Perché dovremmo spendere soldi per il Progetto Genoma quando ci sono tante persone senza casa e senza lavoro?» ha risposto: «Il Progetto Genoma è più importante per quelle persone che per chiunque altro perché l'essere senza casa e senza lavoro sono una forma di handicap che sarà possibile curare una volta che si conosceranno a fondo i geni.» Quindi ci sono persone convinte che i geni siano responsabili proprio di tutto, perfino di quegli aspetti che sono considerati fenomeni sociali.

5   - Lei ritiene che sia solo la promessa di curare vari importanti malattie a rendere tanto popolare il Progetto Genoma Umano e a garantire la sua stessa sopravvivenza?

L’applicazione medica non è l'unico aspetto del Progetto Genoma. C'è anche una componente ideologica secondo cui, poiché ogni cosa risiede nei geni, vale la pena studiare il genoma umano. La convinzione che tutto sia riconducibile ai geni ha delle implicazioni molto forti a livello sociale. In pratica il Progetto Genoma è una sorta di teoria di rinforzo i cui effetti vanno ben al di là del progetto stesso. Una teoria che induce la gente a credere che tutto ciò che vale la pena sapere sulle persone e sulle loro differenze e somiglianze risiede nei geni. Che se si vuole cambiare la gente, bisognerà, o cambiare i geni, oppure realizzare qualche programma di tipo eugenetico; che la ragione per cui certe persone sono ricche e altre povere risiede nei loro geni, e perciò i poveri non possono essere che poveri, perché questa condizione è fissata nei loro geni e di conseguenza i programmi sociali destinati ad modificare la società sono sbagliati. La società è così com'è perché le persone differiscono tra loro geneticamente e non ci si può fare niente. È un'ideologia molto conservatrice secondo la quale lo stato del mondo è inalterabile, dal momento che è fissato nei geni e allora per poterlo cambiare, come ho detto, bisognerebbe cambiare i geni delle persone. Questa ideologia ha delle chiare implicazioni politiche. Sostiene con forza quanti affermano che lo stato sbaglia a intervenire sugli assetti sociali perché è del tutto inutile. Va da sé che il progetto goda di una grande popolarità nell'area politica conservatrice. Un'altra conseguenza molto importante del Progetto genoma è che procura molto denaro ad alcune persone. Questo è un aspetto della scienza di cui non si parla molto ma che emerge molto chiaramente in questo caso. Le scoperte scientifiche sono una forma di prodotto che viene acquistato e venduto sul mercato. Il Progetto Genoma Umano ne è un esempio classico. In primo luogo, non sono in grado di citare un solo eminente biologo molecolare, negli Stati Uniti o in Inghilterra - non so qual è la situazione in Italia -, che non sia il direttore o il maggiore azionista o il capo di un team di consulenti di qualche grande industria di biotecnologia. Ciascuno di questi famosi biologi molecolari realizzano dei guadagni dallo sfruttamento privato e commerciale della biotecnologia. Di fatto, questo comportamento è considerato perfettamente lecito ma ha delle implicazioni. Per esempio: i professori che insegnano nelle università, che dovrebbero essere a favore del libero scambio di idee e i cui allievi dovrebbero essere liberi di parlare della loro attività e ricevere informazioni dai colleghi di altri istituti di specializzazione non possono farlo invece perché ci sono in ballo interessi commerciali e di conseguenza interessi riguardanti i brevetti e i diritti di proprietà riservata. Una delle conseguenze è che in alcuni laboratori gli studenti degli istituti di specializzazione non sono liberi di comunicare i risultati dei loro studi perché devono evitare di interferire con gli interessi del professore. I professori si rifiutano di comunicare ad altri le informazioni di cui sono in possesso. Magari non sono disposti a spedire dei campioni di DNA perché questi sono tutelati dai diritti di proprietà riservata.

6  - Secondo Lei, l'intera attività scientifica viene dunque limitata dal desiderio di ricavare dei profitti privati dagli studi sul DNA, e il Progetto Genoma, anche se è stato avviato con il denaro dei contribuenti sia in Europa sia negli Stati Uniti, costituisce una fonte di queste limitazioni.

In effetti, è proprio così. Un esempio di tale situazione è una recente controversia sorta negli Stati Uniti tra il capo dei National Institutes of Health (NIH), la dottoressa Healy, e il capo del Progetto Genoma americano, il Nobel James Watson, colui che, per primo, ha spiegato la struttura del DNA. Watson è stato accusato dalla dottoressa Healy di conflitto di interessi perché aveva degli interessi in diverse società farmaceutiche e biotecnologiche. È stato accusato di non poter seguire un criterio imparziale nell'assegnazione delle borse di studio dal momento che era in rapporti di affari con quelle società. Quello che però la dottoressa Healy non ha detto è che non c'è nessuno che può prendere il suo posto. Infatti, ogni singolo biologo molecolare che goda di un minimo di fama ha esattamente gli stessi conflitti d'interesse del dottor Watson. Il punto è che la contesa tra la dottoressa Healy e il dottor Watson non riguardava affatto i conflitti di interesse di quest'ultimo, bensì la questione se gli NIH dovessero o no brevettare le sequenze del DNA. Ebbene, di primo acchito, si è portati a pensare che la sequenza del DNA non sia brevettabile: in fondo è una cosa che fa parte di un organismo e non si può brevettare la natura. Ma i tribunali degli Stati Uniti e anche quelli francesi sostengono da molto tempo che è possibile brevettare organismi che abbiano subito un mutamento genetico in quanto questo mutamento è una conseguenza della manipolazione umana. È anche possibile brevettare una sequenza di DNA, perché nel momento in cui viene estrapolata dall'organismo e manipolata non è più naturale e quindi, in quanto artificiale, è opera dell'uomo e può essere brevettata. Pertanto, ciò che la dottoressa Healy vuole dire è questo: se la sequenza di DNA è brevettabile, allora dovrebbero brevettarla gli NIH per impedire che lo facciano le società private e ottengano così il diritto di esclusiva e, cosa ancora più importante - e frutto di una massiccia dose di nazionalismo - per impedire che lo facciano delle società straniere realizzando così dei profitti da ricerche condotte a spese dei contribuenti americani. Qui entra in campo il desiderio di mantenere i vantaggi, i vantaggi commerciali di queste iniziative entro i confini nazionali dei singoli paesi. Non è soltanto una questione di interessi commerciali, ma anche di interessi nazionali. Da parte sua, il dottor Watson afferma che è assurdo che gli NIH brevettino le sequenze di DNA. Quello che non dice è se, a suo giudizio, dovrebbe poterlo fare, per esempio, la Glaxo, una società di cui è azionista.
Non conosciamo la verità perché non possiamo approfondire le motivazioni delle persone ma è perfettamente chiaro che esiste un potenziale conflitto di interessi che, nel caso del Progetto Genoma Umano, diventa un problema serio. Ci troviamo davanti a un problema di natura esplicitamente commerciale: come riuscire a realizzare questo programma internazionale da svariati miliardi di dollari senza impinguare le tasche delle persone che ci lavorano?

7  - Quali altre questioni sono legate al Progetto Genoma Umano e alla convinzione della necessità di trovare la sequenza del DNA degli esseri umani?

C'è, ad esempio, il problema degli inquinanti industriali e della sensibilità o insensibilità degli operai a varie sostanze tossiche presenti sul posto di lavoro. Una delle ricerche che le informazioni sul genoma umano renderanno possibile, o, se non altro, che ci è stata promessa, è quella di sottoporre gli operai ad alcuni test per stabilire se i loro geni li rendano più o meno sensibili a particolari sostanze tossiche e inquinanti presenti nell'ambiente in cui lavorano. Se risulteranno sensibili, allora il datore di lavoro non li assumerà. Perché il datore di lavoro dovrebbe preoccuparsi tanto? Perché i datori di lavoro, almeno negli Stati Uniti, dove c'è un sistema sanitario carente, devono accollarsi le spese dei premi delle assicurazioni contro le malattie dei loro dipendenti. I premi di queste assicurazioni salgono se i datori di lavoro hanno avuto una casistica negativa, se cioè un alto numero di dipendenti si è ammalato. Perciò per il datore di lavoro è vantaggioso assumere soltanto operai che non si ammaleranno. Di conseguenza i premi dell'assicurazione contro le malattie scenderanno. Inoltre, se gli operai non si ammalano, allora il datore di lavoro non verrà sottoposto a pressioni per ridurre l'inquinamento sul posto di lavoro. Così la responsabilità della salubrità dell'ambiente lavorativo viene spostata dal datore di lavoro che di fatto crea i posti lavoro, al dipendente che ha un ruolo passivo. Allora tutte queste pressioni si riverseranno sui dipendenti, che si dovranno sottoporre a dei test, e di fatto già oggi esistono vasti programmi di controllo atti a stabilire una sensibilità genetica a vari tipi di malattie e di agenti inquinanti. Andrà a finire che le assunzioni saranno fatte seguendo il criterio della sensibilità genetica. In fondo, aveva ragione il direttore di "Scienze Magazine" quando sosteneva che ogni nostro handicap, compreso il trovarsi senza lavoro, ha una radice genetica: in effetti, la disoccupazione è un fatto genetico, ma lo è in un modo assai strano!

8  - Quali sono, se vi sono, le altre implicazioni sociali del Progetto Genoma Umano?

Un'implicazione del Progetto Genoma che ha una notevole rilevanza è quella relativa al sistema giuridico. Attualmente negli Stati Uniti e in Europa si ricorre molto spesso all'identificazione di una persona mediante il suo DNA. Dopo tutto, che ognuno di noi differisce da tutti gli altri per tre milioni di nucleotidi. Quindi, come nel caso delle impronte digitali, dovrei essere in grado di identificare senza ombra di dubbio un individuo in base al suo DNA. Se posso fare questo, ho anche la possibilità di effettuare tipi di identificazione di criminali che le semplici impronte digitali vere e proprie non permettono. Infatti, le impronte digitali sono utili per l'identificazione di criminali soltanto nel caso in cui la persona accusata ha toccato qualcosa e ha lasciato delle impronte. Ma ci sono molti casi, ad esempio casi di stupro, casi di aggressione, in cui l'unica cosa lasciata sulla scena del delitto è una macchia di sangue o dei frammenti di pelle sotto le unghie della vittima. Alla polizia piacerebbe poter collegare una persona sospetta con la scena del delitto dicendo: «Ah, sì, il sangue trovato sulla scena del delitto appartiene davvero alla persona accusata». Oppure: «I frammenti di pelle trovati sotto le unghie della vittima appartengono veramente alla persona accusata». Il DNA permette di fare questo in quanto, essendo una materia inerte e molto stabile che resiste a ogni genere di degradazione, può essere recuperato dal sangue coagulato, o dai frammenti di pelle lasciati sotto le unghie delle vittime, e confrontato con il DNA di una persona sospetta. Se le due strutture risultano identiche, allora si ritiene la persona accusata collegata alla scena del delitto. La giuria viene informata di questo e l'inquisito si ritrova praticamente condannato. Il problema, naturalmente, è che non si può prendere in esame il DNA completo di una persona, si può analizzare solo una parte di esso dal momento che i nucleotidi sono troppi. Pertanto, la questione è: che possibilità ci sono che il pezzettino che abbiamo preso in esame differisca da un individuo all'altro e sia uno strumento di identificazione perfetto? Ebbene, dipende da quale pezzo si prende in esame, e da quanto si sa sul profilo del DNA di tutti gli individui del mondo. Dunque, di fatto è stato utilizzato un tipo di DNA che differisce molto da un individuo all'altro, ma non è unico. Ci saranno quindi più individui con questo tipo di DNA, con questo schema, e perciò, anche se questo procedimento viene chiamato rilevamento delle impronte del DNA, di fatto non lo è. Le impronte digitali, invece, sono uniche. Ciascun individuo è diverso, ma se si prende in esame solo un pezzo piccolo del DNA i suoi schemi non risultano unici. E così è successo che i pubblici ministeri si sono presentati in tribunale e hanno dichiarato: «Signore e signori della giuria, il DNA trovato sulla scena del delitto coincide perfettamente con il DNA della persona accusata. È stato dimostrato che solo una persona su 1.372.426 possiede questo schema di DNA, perciò la possibilità che appartenga a una persona diversa dall'inquisito è pari a meno di una su un milione e perciò abbiamo la certezza che l'inquisito è il colpevole». Il problema è che quando parlano di una probabilità su un milione si basano su poche statistiche condotte su campioni piccolissimi di popolazione.

9-  Lei sostiene, quindi, che la cosiddetta "prova del DNA" ha un’attendibilità minore di quanto normalmente si pensi? 

Io dico soltanto che i sostenitori di tale prova partono dal presupposto che basti effettuare dei rilevamenti su un unico piccolo campione, per esempio di europei, per poter dire che sarebbe uguale a un altro piccolo campione di europei, mentre questo, come sappiamo, non è vero. Le frequenze di geni di tipo diverso variano dall'Italia del nord all'Italia del sud: le frequenze della valle del Po sono uniche, i siciliani sono diversi dai milanesi, i francesi sono diversi dagli italiani, gli irlandesi sono diversi dagli spagnoli. Quale di questi gruppi dovrebbe essere utilizzato per un confronto con il sangue rinvenuto sulla scena del delitto? A quali gruppi di persone appartengono gli altri potenziali autori del delitto? Per sapere questo dobbiamo avere molte informazioni sul tipo di vita che conduceva la vittima: quali erano le sue conoscenze, chi si trovava nei paraggi della scena del delitto all'ora in cui il delitto fu commesso e così via. Mi permetta di fare un esempio. Recentemente, in una contea rurale del Vermont, negli Stati Uniti, uno degli Stati meno popolosi della nazione, una persona è stata accusata di aver aggredito e ucciso una donna, e il DNA rinvenuto sulla scena del delitto corrispondeva perfettamente con il DNA dell'accusato. Tuttavia, l'accusato era per metà pellerossa, ed è stato fatto notare che non conosciamo la frequenza dei vari tipi di DNA nei gruppi pellerossa a cui questa persona apparteneva. Perciò il giudice ha respinto la prova. Ebbene, il fatto che l'accusato fosse un pellerossa non è importante. La domanda che bisogna porsi è un'altra: qual è il gruppo, oltre a quello a cui appartiene l'accusato, che potenzialmente avrebbe potuto commettere il delitto? Ebbene, in questo piccolo angolo del Vermont c'è la più alta presenza di pellerossa e di mezzosangue che da qualsiasi altra parte dello stato. Appartengono a un gruppo che si chiama Abernachie. La vittima stessa era per metà un'indiana Abernachie e viveva in un parcheggio per roulottes occupato per circa un terzo da indiani Abernachie. Va da sé che il gruppo potenziale di appartenenza dell'autore del delitto è la tribù Abernachie. Avremmo bisogno di conoscere le frequenze, ma non ci sono note. Di conseguenza, non accettando la prova, il giudice è stato corretto, sebbene lo abbia fatto per il motivo sbagliato. Però, l'FBI e altri organi di giustizia, tanto negli Stati Uniti che in Francia, in Inghilterra e immagino anche in Italia, sono impazienti di vedere utilizzato in tribunale questo tipo di prova. Perciò si danno un gran da fare nel tentativo di impedire che queste questioni vengano discusse pubblicamente e vengano sottoposte a indagini perché vorrebbero potersi presentare in tribunale e dire «in un caso su un milione e trecentomila», mentre agli avvocati della difesa piacerebbe poter dire «non conosciamo la frequenza».

10 -  Cosa ha da dire la scienza ufficiale agli organi di giustizia in relazione alla prova del DNA?

Recentemente è stato chiesto all'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti di formare una commissione che redigesse un rapporto sull'argomento e questo rapporto è appena stato pubblicato. Va detto che l'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti è composta da illustri scienziati americani che devono esprimersi in nome della scienza, ma questo comporta anche che non possono stilare un rapporto il cui contenuto non sia approvato da tutti. Dopo tutto, se la scienza è oggettiva, deve essere possibile arrivare alla verità oggettiva. Ma purtroppo, com'è ovvio, alcuni membri della commissione hanno opinioni discordanti al riguardo. Quindi, il rapporto della commissione non può dire che ci sono divergenze di opinioni, ma allo stesso tempo deve riflettere queste divergenze. Così, se si legge il rapporto, ci si accorge che è pieno zeppo di contraddizioni. Da una parte il rapporto sostiene che il metodo di identificazione per mezzo del DNA è in teoria fondamentalmente valido e corretto. Ma poi, nel paragrafo successivo, afferma che senza dubbio i metodi utilizzati attualmente non sono stati sottoposti a controlli di qualità né a un accertamento al di sopra delle parti che ne stabiliscano la validità e che non disponiamo delle statistiche sulla popolazione, indispensabili per poter utilizzare questi metodi in tribunale, e che perciò si deve procedere a effettuare questi studi. Da un lato dà la possibilità ai pubblici ministeri di entrare in aula e dire: «Come potete vedere, l'Accademia Nazionale delle Scienze ha dichiarato che il metodo è fondamentalmente valido». Dall'altro dà agli avvocati difensori la possibilità di dire: «Sì, ma il rapporto sostiene che il metodo, così come viene impiegato attualmente, non è stato collaudato in maniera sufficiente». Quando questo rapporto verrà utilizzato nei tribunali degli Stati Uniti e d'Europa ci sarà un gran trambusto. Tutto questo, però, non è altro che un riflesso di un fenomeno fondamentalmente sociale, caratteristico dell'ambito scientifico, e cioè del fatto che, da una parte gli scienziati affermano di parlare a nome della verità oggettiva, che ha un'unica voce, e dall'altra hanno tutta una serie di interessi sociali, politici e personali che li spingono a non trovarsi d'accordo tra loro sull'importanza dei dati scientifici. Alcuni membri di questa commissione hanno deposto in tribunale a favore dei profili del DNA mentre altri hanno deposto a sfavore. Infine, due membri sono stati espulsi dalla commissione perché è stato scoperto che avevano dei conflitti di interesse, ossia che erano azionisti di società che lucravano sulle tecniche di tracciamento di profili del DNA. E così ci ritroviamo al punto di partenza, ovvero che dietro la maschera di una forma di scienza oggettiva che salverà vite umane e ci rivelerà qual è l'essenza dell'essere umano, di fatto c'è un complesso problema sociale, politico, commerciale e ideologico che, come il resto della scienza, non è oggettivo, bensì riflette gli accordi sociali degli scienziati i quali, dopo tutto, sono persone che fanno scienza.

 

Abstract
Richard Lewontin illustra il Progetto Genoma Umano, considerandolo una cospirazione internazionale di biologi molecolari per ottenere finanziamenti pubblici e al fine di stabilire la sequenza completa del DNA e le differenze genetiche tra gli uomini, operazione dubbia ideologicamente e scientificamente, oltre che caratterizzata da enormi difficoltà teoriche (1-2) e dall'impossibilità di mantenere le promesse, come risulta dagli studi sull'emofilia (3); in taluni casi si conosce il meccanismo genetico delle malattie, anche se ciò non aiuta a prevenirle o a curarle (come nel caso della "malattia di Tay-Sachs"), d'altronde Lewontin riferisce anche un caso di successo nella terapia genica con sostituzione di un gene difettoso, ma tale tecnica non avrebbe alcuna rilevanza per le malattie più diffuse (4); secondo Lewontin, le implicazioni ideologico-politiche del Progetto Genoma sono di chiara marca conservatrice; considerevoli sono poi i risvolti economici, commerciali e nazionali del progetto, compresi interessi privati che nulla hanno a che vedere con la ricerca scientifica, come dimostrano le battaglie legali sui brevetti di cui è stato protagonista il premio Nobel James Watson (5-6). Lewontin si sofferma, poi, sulle implicazioni sociali del Progetto Genoma Umano, relative ad esempio alla politica delle assunzioni (7), e su quelle giuridiche, dove avanza dei dubbi sulla attendibilità scientifica della prova del DNA per l'identificazione di una persona sospetta, dal momento che mancano studi attendibili di riferimento e statistiche sulla popolazione (8-9-10).

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Biografia di Richard Lewontin

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