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Interviste

Jean Ehrard

Il progetto di un'enciclopedia

3/10/1985
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  • Professor Ehrard, quali sono gli elementi essenziali che devono essere tenuti in considerazione nell’analisi del progetto e del significato dell’Encyclopédie? (1)
  • In che cosa consiste la «modernità» del rapporto del lettore con un opera come l'Encyclopédie? (2)
  • Lei sostiene dunque che il modello alfabetico ha finito con l'imporsi, tanto da diventare una cifra della modernità. Esistono, o sono esistite, eccezioni a questa egemonia? (3)
  • Quali altre forme di organizzazione enciclopediche del sapere, del periodo dell'Enciclopédie, possono essere paragonate con essa? (4)
  • In che modo allora è possibile migliorare il progetto di un’enciclopedia del sapere a partire dall’opera di Diderot e d’Alembert ? (5)
  • Può farci qualche esempio della suddivisione in «dizionari» dell’Encyclopédie méthodique? (6)
  • Questo stesso punto suscita immediatamente almeno un interrogativo: perché i dizionari dell'Encyclopédie méthodique sono proprio 26? (7)
  • Fino a che punto ogni singolo dizionario dell'Encyclopédie si può considerare rispetto agli altri, autonomo? (8)


1 Professor Ehrard, quali sono gli elementi essenziali che devono essere tenuti in considerazione nell’analisi del progetto e del significato dell’Encyclopédie? 

L'ambizione dell'Encyclopédie non ha nulla a che vedere con quello che, ad esempio, un secolo dopo sarà l'obiettivo dell'École Républicaine di Jules Ferry, e cioè alfabetizzare il popolo. L'Encyclopédie parla del popolo, ma non è diretta al popolo. Per quanto riguarda l'insegnamento in senso stretto, mantiene una concezione fortemente elitaria. Basta considerare quanto si dice riguardo all'insegnamento superiore alla voce «Collèges»: il suo curatore, d'Alembert, critica fortemente l'insegnamento collettivo, appunto, dei Collège, lasciando capire che l'unico insegnamento di un qualche valore per i giovani è quello individuale, il quale non è, ovviamente, alla portata di tutti. 
Sarebbe inutile cercare nell'Encyclopédie un qualche accenno a quell'insegnamento elementare che sotto l'Ancien Régime si impartiva nelle piccole scuole e che era spesso appannaggio delle istituzioni religiose. Si trattava di un insegnamento destinato al popolo, che non era affatto, come si sente dire a volte, abbandonato a se stesso: nel diciottesimo secolo l'istruzione elementare esiste e sono gli enciclopedisti che fingono di non saperlo, forse perché spesso è in mano alla Chiesa e ai preti. Se volessimo mettere in rapporto l'Encyclopédie con quei progetti di educazione nazionale che fioriranno già alla fine dell'Ancien Régime, e in misura ancora maggiore all'epoca della Rivoluzione, dovremmo constatare il suo innegabile ritardo. In questo senso la modernità dell’Enciclopedia consiste nell'ordine alfabetico che struttura il suo edificio. 

2 In che cosa consiste la «modernità» del rapporto del lettore con un opera come l'Encyclopédie? 

Per cercare di rispondere occorre forse partire dai criteri che presiedono alla scelta dell'ordine alfabetico. In generale si insiste sulla sua praticità per quanto riguarda la messa in successione, se non in ordine, della materia enciclopedica. In sé, a ben vedere, l'idea di praticità è un'idea relativa: quando si dice che qualcosa è pratico, occorre ancora spiegare perché e per chi. Mi sembra che la suddivisione alfabetica del sapere implichi necessariamente un rapporto molto particolare fra lettore e opera, e di conseguenza postuli un lettore di tipo «nuovo». Il lettore ideale dell'Encyclopédie non può più essere l'intellettuale tradizionale, laico o religioso che sia; non può più essere insomma lo studioso chiuso nel suo studio, in un'abbazia, in un convento, nella casa di un gran signore o di un ricco finanziere alle cui dipendenze lavora come «domestico». Questo studioso «vecchio stampo», trascorreva lunghe ore tranquille nel suo studio, lontano dal mondo e dalla sua confusione, intento esclusivamente alla propria formazione intellettuale: si curava soltanto della salvezza della propria anima ed era interamente padrone del suo tempo. L'intellettuale di cui stiamo parlando è un uomo che, per definizione, non ha fretta. Al contrario, mi sembra che l'utente di un'Encyclopédie alfabetica non sia un lettore in senso stretto, ma una persona che cerca una risposta immediata a un problema preciso, in un preciso momento. 
Il lettore dell'Encyclopédie non è neppure l'uomo retto della classicità, il quale aveva bisogno di idee chiare e spesso disprezzava l'erudizione, cioè la pedanteria dello studioso da tavolino, perché il suo scopo non era utilitaristico. Oggi, ed è un 'oggi' che possiamo far cominciare proprio con l'uscita delle enciclopedie, il punto di vista dell'utente è, al contrario, «pragmatico»: anche se la domanda che ci si pone è puramente speculativa, si cerca una risposta precisa e, per quanto possibile, definita. È per questa ragione che l'ordine alfabetico, nel mondo moderno, ha finito con l'imporsi nelle enciclopedie, almeno nella maggior parte di esse. 

3 Lei sostiene dunque che il modello alfabetico ha finito con l'imporsi, tanto da diventare una cifra della modernità. Esistono, o sono esistite, eccezioni a questa egemonia? 

Certo, ma si tratta di eccezioni che mi pare confermino la regola. Senza uscire dalla mia sfera di competenza ne citerò due notevoli. La prima è quella dell'Encyclopédie de la Pléiade; si tratta di un'opera molto celebre, che consiste in una raccolta di volumi certamente esaustiva, ricca di sapere, ma anche, se dobbiamo essere sinceri, piuttosto «scomoda»: senza l'indice, la Pléiade non sarebbe un'enciclopedia consultabile. Un altro esempio, ancora più prestigioso anche se ormai quasi dimenticato, è quello dell'Encyclopédie Française che alla vigilia della Seconda Guerra mondiale il ministro Anatole de Monzy cercò di lanciare contando sul prestigio e l'autorità intellettuale dello storico Lucien Febvre. L'impresa finì con l'essere travolta dalle vicende belliche, ma nel dopoguerra venne in qualche modo portata a termine per iniziativa di Gaston Berger, altra figura di prim'ordine. Quello dell'Encyclopédie Française era un piano metodico: l'opera era suddivisa per problemi, per argomenti, e Lucien Febvre aveva recisamente scartato il ricorso all'ordine alfabetico, ritenendolo segno di una dispersione assolutamente rovinosa. Va detto che questa enciclopedia, che racchiudeva un progetto molto ambizioso, andò incontro a un fallimento quasi assoluto, stupefacente, e si dimostrò quasi subito inservibile. 
Il risultato di questi due esperimenti sembra insomma confermare che il modello alfabetico ha, per così dire, sbaragliato i suoi rivali, le sue possibili alternative. Non c'è dubbio che qui abbiamo a che fare con un carattere quasi generale delle enciclopedie moderne. Si deve anche ricordare che, contrariamente a quanto si potrebbe credere, esistono più modi di utilizzare l'alfabeto, e che questi modi si rivolgono a lettori diversi. Il lettore ideale dell'Encyclopédie di Diderot non è certo identico a quello delle enciclopedie posteriori. 

4 Quali altre forme di organizzazione enciclopediche del sapere, del periodo dell'Enciclopédie, possono essere paragonate con essa? 

È interessante studiare il rapporto fra l'Enciclopédie di Diderot e l'Encyclopédie méthodique di Panckoucke. Questi era un libraio che aveva curato un'edizione della prima Encyclopédie in un formato diverso rispetto all'originale. Il primo volume di questa nuova Encyclopédie uscì nel 1787, alla vigilia della Rivoluzione; la tempesta rivoluzionaria prima, e napoleonica poi, giocheranno alla neonata opera (che non a caso arriverà a compimento solo molto più tardi, nel 1832) un tiro molto simile a quello che, come abbiamo visto, la Seconda guerra mondiale giocò all'Encyclopédie Française di Anatole de Monzy. Oltre che dal punto di vista materiale, gli eventi rivoluzionari finirono per danneggiare l'opera anche in un altro senso: l'informazione contenuta nei primi volumi era infatti già superata, per forza di cose, quando uscirono gli ultimi. Ciononostante, l'Encyclopédie méthodique conobbe un certo successo sia in Francia che in Europa, fu tradotta diverse in lingue e si diffuse in tutto il continente. Oggi quest’opera è un po' dimenticata; tanto si studia, e si è studiata negli ultimi vent'anni l'Encyclopédie di Diderot, quanto si è trascurata l'Encyclopédie méthodique, che in genere riposa nei fondi delle biblioteche che hanno la fortuna di possederla. Credo che l'opera di Panckoucke meriti, in generale, più attenzione. 
Per quanto concerne il rapporto di questa con l’Encyclopédie, si nota innanzitutto l’atteggiamento di deferenza nei confronti dell'opera che l'ha preceduta, tanto che il primo volume, uscito nel 1787, si colloca sotto l'egida di Diderot e d'Alembert, come confermano, nell’introduzione, gli accenni al fatto che la nuova enciclopedia sarebbe soltanto un'edizione riveduta e corretta della prima. Tanto per convinzione quanto in base a una precisa politica commerciale, l'editore dell'Encyclopédie méthodique insiste sulla continuità che lega questa all’Encyclopédie. In realtà, se si guarda come è costituita l'Encyclopédie méthodique di Panckoucke, e si considera il suo titolo, si nota immediatamente come il suo impianto sia radicalmente diverso. Anche il prospetto dell'Encyclopédie méthodique allude implicitamente, con una certa discrezione, al disordine della prima Encyclopédie: «Non si può facilitare eccessivamente l'istruzione del lettore, non si può fare troppo ordine in un libro che riunisce tutte le conoscenze». Quel «non si può fare troppo ordine» vuol forse dire che Diderot e d'Alembert non sono stati capaci di farlo. Indubbiamente essi avrebbero potuto invocare certe attenuanti in quanto erano i primi fondatori dell'enciclopedia moderna, ma in definitiva, per quel che riguarda l'ordine e la facilità di lettura, si può fare di meglio, e proprio a partire dalla loro, fondamentale, esperienza. 

5 In che modo allora è possibile migliorare il progetto di un’enciclopedia del sapere a partire dall’opera di Diderot e d’Alembert ?

Naturalmente nessuno può pretendere che l'editore rinunci tout court all'ordine alfabetico, perché in fondo chiunque sa benissimo che è il solo veramente pratico. L’obiettivo di Panckoucke è piuttosto quello di porre rimedio al disordine, alle fantasie, alla dispersione apparentemente ineluttabile dell'alfabeto, raggruppando la materia enciclopedica per grandi discipline. L'Encyclopédie méthodique non si presenterà quindi ai lettori come un dizionario, ma come una collezione di dizionari specialistici, 26 in tutto ovvero tanti quanti sono - precisa l'editore - le branche principali, essenziali, dell'albero delle conoscenze umane. Alla fine ritroveremo l'ordine alfabetico, ma su due livelli diversi: da una parte, nella successione dei dizionari stessi - il primo è il Dictionnaire de Agriculture, il secondo quello delle antichità, e così via…-, dall'altra, all'interno di ciascun dizionario specialistico. L'ordine alfabetico viene utilizzato con una prudenza che mira a rassicurare il lettore, consentendogli di non disperdersi e di guadagnare altro tempo. All'interno dell'Encyclopédie méthodique ogni dizionario comporta un insieme di tavole analitiche che indicano l'ordine di lettura migliore per chi voglia leggerlo come un trattato a sé, e ciò vale sia per l'insieme della disciplina che è oggetto del dizionario in questione, sia, eventualmente, per una qualsiasi delle sue suddivisioni, delle sue ramificazioni possibili.

6 Può farci qualche esempio della suddivisione in «dizionari» dell’Encyclopédie méthodique? 

Prendiamo proprio il Dictionnaire de Agriculture. Tra le sue suddivisioni, l'agricoltura comprende il giardinaggio; il giardinaggio è una branca dell'agricoltura e in quanto tale non ha quindi diritto a un dizionario specifico; i suoi termini sono dispersi nell'ordine alfabetico del dizionario generale. La voce 'giardinaggio', collocata fra parentesi di fianco a ogni articolo che in qualche modo ha a che fare con questa sottodisciplina, consente al lettore di orientarsi, soprattutto se sa utilizzare le quattro tavole che gli vengono fornite come guida. La prima tavola gli fornisce le occorrenze di tutti gli articoli di interesse generale per il giardinaggio, costituendo una sorta di introduzione ragionata all'arte dei giardini. La seconda tavola indica - si noti il carattere imperativo, normativo dell'espressione - «il percorso da seguire nella lettura degli articoli che trattano degli orti e dei frutteti». La terza tavola indica un percorso analogo per i giardini ornamentali e la quarta per gli orti botanici e medicinali. Così siamo sicuri di non perderci. Grazie alle tavole, se prendiamo il Dictionnaire de Agriculture e ci interessano i giardini ornamentali ritroviamo immediatamente la totalità degli articoli dedicati all'argomento e l'ordine nel quale è auspicabile consultarli. Possiamo andare direttamente a questo o a quell'articolo, ma possiamo anche, con estrema facilità, ricostruire attraverso il dizionario quel trattato compiuto senza il quale non si dà scienza autenticamente organizzata e efficace. L'autore di tutto quanto riguarda il giardino e il giardinaggio nel Dictionnaire de Agriculture è un certo monsieur Thouin, il quale, nell'Introduzione, espone molto chiaramente ciò che intende fare: «queste quattro tavole potranno essere riunite in una sola, che offrirà a colpo d'occhio l'insieme e l'ordine nel quale si potranno leggere gli articoli in modo da avere un trattato completo sulla materia, rimediando così ai difetti che tanto giustamente si rimproverano ai dizionari». 
Il metodo adottato nell'Encyclopédie méthodique sembra dunque eliminare il difetto più grave dei dizionari. A dire la verità, l'idea che, al di là del dizionario, sia possibile ritrovare il trattato che gli preesisteva, la conosciamo già: è la stessa che si incontra nella voce 'Dictionnaire' dell'Encyclopédie che, vorrei ricordarlo, è firmata da d'Alembert. D'Alembert ci presenta il dizionario enciclopedico come qualcosa che idealmente si costituiva a partire dallo smembramento sistematico di un trattato universale preesistente. La differenza è che qui non abbiamo a che fare con un trattato universale, ma solo con un trattato specialistico, anche se in sé compiuto. È proprio qui, su questo punto, che l'Encyclopédie méthodique vorrebbe guadagnarsi l'aggettivo che la contraddistingue. 

7 Questo stesso punto suscita immediatamente almeno un interrogativo: perché i dizionari dell'Encyclopédie méthodique sono proprio 26?

La risposta è evidente: questo numero non è sorretto da alcuna necessità di ordine teorico, ma soltanto da un insieme di considerazioni estremamente pratiche. Ne abbiamo la prova nell'introduzione che il curatore del Dictionnaire de Agriculture, un certo abate Tessier, fa precedere al volume. Tessier vuole difendersi da una critica, o se vogliamo da una possibile inquietudine del suo lettore: il suo Dictionnaire, che vuole essere così ordinato, così metodico, non sarà alla fine un po' troppo pieno? Le voci non saranno troppe? Non si poteva essere più brevi? Il Dictionnaire non contiene articoli ai quali un metodo più chiaro avrebbe potuto trovare posto altrove, in un altro dizionario specialistico? L'abate Tessier ci fornisce spiegazioni molto concrete: indipendentemente dalle parole che vi devono comparire e che riguardano l'essenza della cosa, l'agricoltura stessa, ce ne sono molti altri, dice Tessier, che si può fare a meno di metterci, benché a prima vista se ne scorga la necessità. A questo punto enumera tre categorie di termini, e quindi di articoli, che il lettore superficiale potrebbe credere siano stati inseriti solo perché il redattore lo riteneva necessario. 
Queste voci supplementari, opinabili, vanno raggruppate in tre classi. Nella prima classe rientrano quegli oggetti isolati che potrebbero essere trattati separatamente se avessero un'estensione tale da poter costituire dizionari specialistici. Tessier stesso propone gli esempi dell'articolo, o dell'insieme degli articoli, sull'ape o sul baco da seta. Sotto il profilo squisitamente teorico, l'ape ha diritto a un dizionario specialistico tanto quanto l'agricoltura, ma frazionare eccessivamente la materia, presentare al lettore un insieme di dizionari specialistici che avrebbero volumi e dimensioni troppo diverse fra loro, presenterebbe alcuni inconvenienti. L'ape è un animale molto interessante per l'entomologo, tuttavia non offre alla curiosità del lettore una materia sufficientemente ampia da meritare un dizionario a sé, e di conseguenza occorre integrarla al Dictionnaire de Agriculture: lo stesso discorso vale naturalmente per il baco da seta. 
Una seconda categoria di articoli contestabili, di voci che vanno, in qualche modo, giustificati, sono quelli che compaiono già in altri dizionari dell'Encyclopédie méthodique, ma che possono essere considerati da diversi, specifici punti di vista ovvero, nel nostro caso, da quello dell'agricoltura. Accade quindi che il Dictionnaire riprenda argomenti trattati altrove, in altri volumi, affrontandoli da una prospettiva diversa. L'esempio fornito dall'abate Tessier è quello degli animali nocivi all'agricoltura che distruggono i raccolti. Questi animali nocivi sono, in primo luogo, animali e in quanto tali trovano quindi posto nel Dictionnaire de Zoologie, ma è essenziale ricordali brevemente anche nel Dictionnaire de Agriculture, in modo che possano essere identificati e che il contadino sia in grado di premunirsi agevolmente contro i danni da loro provocati. 
La terza categoria la cui presenza richiede una giustificazione è quella dei termini, o degli articoli, che riguardano tanto l'agricoltura quanto altri campi del sapere e che sarebbe fastidioso non trovare nel dizionario. Si tratta di argomenti che, a differenza di quelli che abbiamo citato sinora, appartengono in parti uguali al Dictionnaire de Agriculture e ad altri dizionari. Un esempio è la veterinaria; l'autore spiega: «La medicina veterinaria appartiene al Dictionnaire de Médecine ma non è forse opportuno che dove si tratta l'allevamento del bestiame vengano anche esposte le malattie cui esso va soggetto? Se non dicessi nulla, verrei criticato; invece, senza approfondire questa materia, metterò quantomeno i lettori in condizione di distinguere le diverse malattie del bestiame e di arrestarne lo sviluppo, specie di quelle contagiose; fonderò le mie descrizioni e i rimedi che indicherò ricorrendo tanto alle mie osservazioni quanto alle voci del Dictionnaire de Médecine, voci delle quali sfrutterò alcuni passi oppure proporrò un riassunto per la parte che interessa da vicino la pratica dell'agricoltura, la medicina veterinaria applicata alle necessità dell'allevatore». Si noti la modestia dell'assunto: si riporteranno passi tratta dalla medicina animale, senza approfondire. Qui non si tratta di andare a fondo, ma solo di dire, con la maggior semplicità e chiarezza possibili, alcune cose indispensabili per la vita pratica: niente di meno, niente di più. A dettare l'organizzazione generale di un dizionario specialistico sono dunque considerazioni puramente utilitarie, non teoriche, né filosofiche. 

8 Fino a che punto ogni singolo dizionario dell'Encyclopédie si può considerare rispetto agli altri, autonomo? 

Le stesse considerazioni di carattere pratico che governano il metodo dell'Encyclopédie di Panckoucke decidono anche l'alto grado di autonomia che ciascuno dei 26 dizionari possiede: l'obiettivo è che ciascuno di essi sia autosufficiente. Non che l'Encyclopedie méthodique ignori del tutto questa idea antica dei nessi, delle concatenazioni delle scienze, un'idea presente nella parola stessa, nell'etimo della parola 'enciclopedia'. Quest'idea non scompare del tutto, ma diviene oggetto di una semplice «petizione di principio». Scrive l'abate Tessier: «Volendo trattare le scienze separatamente attraverso dizionari distinti, ci si è resi conto che una scissione netta fra discipline legate le une alle altre era impossibile, così come era impossibile evitare i doppi impieghi. Se le repliche sono rare, e si ritrovano solo quando paiono assolutamente necessarie, non ci si troverà nulla di disdicevole; saranno comunque preferibili a omissioni che avrebbero numerosi inconvenienti. Del resto, l'Encyclopédie méthodique guadagnerà in praticità, perché studiando una materia ci si troverà raramente costretti a ricorrere a due o più dizionari alla volta. Ogni dizionario sarà autonomo, e ricorrerà il meno possibile agli altri per rispondere a quel collegamento che è effettivamente nelle cose: ma in fin dei conti l'utente del Dictionnaire de Agriculture potrà cavarsela molto bene senza mai aprire nessuno degli altri venticinque volumi che compongono l'Encyclopédie». 
In poche parole, se è impossibile rinchiudersi completamente in una sola disciplina o in un solo gruppo di discipline strettamente imparentate, è invece abbastanza agevole - per i singoli specialisti, e almeno secondo i redattori dell'Encyclopédie - uscire di tanto in tanto dal proprio campo e acquisire, nell'interesse del lettore, quel minimo di nozioni diverse necessarie alla pratica di qualsiasi disciplina.


Biografia di Jean Ehrard

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