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Jonathan Barnes

La nascita dello scetticismo

15/4/1988
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  • Lo scetticismo, per la sua stessa natura, che è quella di considerare impossibile l'individuazione della verità, non dà luogo a una scuola, ma si divide in una serie di gruppi e di indirizzi. Può tracciarne un quadro generale? (1)
  • Qual è l'origine della parola scetticismo? Cosa significa skepsis? (2)
  • Esiste uno scetticismo prima degli scettici? Qual'è il rapporto fra la figura di Socrate, con il suo dubbio metodico, e lo scetticismo? (3)
  • Pirrone fu il primo a presentare con chiarezza una posizione scettica, tanto che spesso si usa il termine "pirronismo" per indicare lo scetticismo. È giusta questa identificazione? (4)
  • Che ruolo svolge la afasia, l'astensione dalla parola, nel pensiero scettico pirroniano, e in che senso essa è anche fonte di imperturbabilità? (5)
  • Dopo Pirrone lo scetticismo assunse un atteggiamento prevalentemente polemico. Quali sono i bersagli preferiti? In queste polemiche e critiche troviamo solo un aspetto distruttivo, o anche una pars construens? (6)

1 Lo scetticismo, per la sua stessa natura, che è quella di considerare impossibile l'individuazione della verità, non dà luogo a una scuola, ma si divide in una serie di gruppi e di indirizzi. Può tracciarne un quadro generale?

Nell'antichità vi furono in effetti due tradizioni o scuole scettiche, una delle quali, probabilmente la più importante, è nota col nome di scuola pirroniana. Essa prende nome e origine da un uomo chiamato Pirrone di Elide, un contemporaneo di Aristotele che fu anche soldato nell'esercito di Alessandro Magno. Pirrone ebbe da subito un certo numero di seguaci, il più importante dei quali fu Timone, anche se questi non diede vita a una vera e propria scuola. Dovettero passare parecchi anni fino al successivo esponente significativo della tradizione pirroniana: Enesidemo. Egli, infatti, originario di Creta, fu attivo all'inizio del I secolo a.C. Dopo di lui il personaggio più importante nella tradizione pirroniana fu Agrippa, del quale non sappiamo praticamente nulla, e che conosciamo solo per alcune posizioni filosofiche. Comunque la figura più significativa di tutto l'antico scetticismo fu certamente Sesto Empirico. Egli infatti riveste una particolare importanza, perchè i suoi lavori sono sopravvissuti, e costituiscono una valida fonte informativa sulla tradizione pirroniana.

Vi fu anche una seconda tradizione dello scetticismo, che ebbe con la prima relazioni molto oscure. Questa tendenza, nota come scetticismo accademico, si sviluppò nell'Accademia di Platone. Dopo la morte di Platone,infatti, l'attività della scuola continuò comunque, e, nel I secolo a.C., un certo Arcesilao ne divenne capo, e le diede, come riferiscono le fonti antiche, un indirizzo scettico. Pertanto, nell'Accademia di Platone, incontriamo una tradizione di scetticismo distinta da quella pirroniana, e che venne, a differenza di quella, istituzionalizzata.

2 Qual è l'origine della parola scetticismo? Cosa significa skepsis?

Il moderno termine italiano "scettico" costituisce una pessima traduzione dell'antico termine greco skeptichos, dato il valore che ha acquisito, anche se è corretto indicare con esso gli antichi scettici. La parola greca skepsis significa letteralmente "ricerca" o "indagine"; gli scettici, dunque, erano filosofi che facevano indagini, ricerche. Essi si diedero il nome di "ricercatori" poiché sostenevano di non sapere nulla: per loro infatti tutte le questioni erano aperte. Gli antichi scettici venivano tuttavia indicati in vari modi, ed essi si autodefinivano come "aporeti", ovvero come persone che non hanno opinioni.

3 Esiste uno scetticismo prima degli scettici? Qual'è il rapporto fra la figura di Socrate, con il suo dubbio metodico, e lo scetticismo?

Che ci furono degli scettici prima dello scetticismo è cosa certa; per esempio, in alcuni dei frammenti dei filosofi presocratici, quali quelli di Senofane e di Democrito, si possono trovare chiare anticipazioni della filosofia scettica. In verità non si tratta di vere e proprie professioni di scetticismo, ma di affermazioni filosofiche sui limiti della conoscenza umana. Anche nelle opere di Platone e di Aristotele vi sono riferimenti a scettici contemporanei, per cui è chiaro che, anche prima di Pirrone di Elide, alcuni filosofi ebbero idee scettiche. Tuttavia, non se ne sa molto.

Per quanto riguarda Socrate la situazione è molto complessa. Gli scettici accademici ritenevano di essere i veri seguaci di Platone e di Socrate, supponendo che Platone, e specialmente Socrate, fossero stati degli scettici. Noi conosciamo ben poco di Socrate; sebbene disponiamo di parecchie fonti sul suo conto, tuttavia è difficile distinguere quelle storicamente vere da quelle inautentiche. L'opinione più plausibile, ritengo, è quella per cui Socrate non fu uno scettico, non ebbe concezioni filosofiche che lo portassero a credere che non si poteva sapere nulla; tuttavia egli fu certamente uno scettico pratico, che si accorgeva di sapere molto poco, e si rendeva conto che la maggior parte delle persone che manifestavano la loro sapienza, in effetti, sapevano anch'esse ben poco. Il modello di Socrate, pertanto, rappresenta soprattutto un'ispirazione filosofica, una rappresentazione di come avrebbe dovuto essere uno scettico.

4 Pirrone fu il primo a presentare con chiarezza una posizione scettica, tanto che spesso si usa il termine "pirronismo" per indicare lo scetticismo. È giusta questa identificazione?

Personalmente, penso sia giusto usare il termine "pirronismo" per gli antichi scettici, in quanto ritengo che Pirrone fosse uno scettico nel pieno senso filosofico. La ragione principale a sostegno della mia convinzione si trova in un importante testo di un seguace di Pirrone, Timone, dove si afferma che, secondo il primo, ci sono tre domande fondamentali che un filosofo si deve porre. La prima domanda è: "qual è la natura delle cose?"; la seconda è: "che cosa ne possiamo dire?"; e la terza è: "come dovremmo comportarci quando ci viene offerta una risposta?". Secondo Timone, Pirrone rispose a questi interrogativi dicendo che innanzitutto, la natura delle cose è oscura, nascosta; in secondo luogo, e di conseguenza, non dovremmo dire nulla sulle cose, cioè non dovremmo avere opinioni; in terzo luogo, tutto ciò, come risultato, dovrebbe procurarci la tranquillità dello spirito. In tal modo Pirrone non fece altro che esporre i temi centrali dello scetticismo.

Tuttavia ritengo corretto aggiungere che ci sono studiosi eminenti, fra i quali molti italiani, che sono di diversa opinione, e che considerano Pirrone innanzitutto un filosofo morale, più preoccupato del comportamento dell'uomo nel mondo che non della natura delle cose e della possibilità di conoscerla. Il problema principale, però, è che nel caso di Pirrone si sa molto poco: è per questo, forse, che se ne è scritto così diffusamente.

5 Che ruolo svolge la afasia, l'astensione dalla parola, nel pensiero scettico pirroniano, e in che senso essa è anche fonte di imperturbabilità?

Il termine afasia, astensione dalla parola, va inteso in un senso piuttosto particolare. Gli antichi scettici non pensavano che si dovesse restare in silenzio, ma ritenevano che non si dovessero esprimere affermazioni, asserzioni; molti di essi infatti scrissero comunque dei libri, e certamente parlavano fra di loro. Dunque la afasia non significa "non dire nulla".

Ciò che gli scettici ritenevano legittimo era il proferire senza fare affermazioni. Per esempio, se io fossi uno scettico, mi sarebbe concesso di dire quanto ami il vino italiano, ma non potrei affermare che il vino italiano è amabile. In altre parole è possibile esprimere i sentimenti, ma non è possibile fare asserzioni sulla natura delle cose. Questa è la afasia.

Pirrone e i pirroniani pensavano indubbiamente che, se una persona non avesse fatto affermazioni sulla natura del mondo, e non avesse avuto opinioni in merito, avrebbe raggiunto un risultato molto importante: quello di avere una vita serena, quieta e felice. Può sembrare strano che il risultato del non avere opinioni, o almeno della rinuncia ad averne, procuri la tranquillità. In alcuni casi, però, questo sembra plausibile: consideriamo, ad esempio, una persona attiva politicamente; essa sarà turbata e preoccupata nella misura in cui non vedrà realizzati nello Stato i suoi ideali politici. Nel momento in cui questa persona accantona i suoi credo, il turbamento e la preoccupazione cesseranno di esistere.

Gli antichi scettici ritenevano che la maggior parte delle preoccupazioni che distruggono la vita derivassero dalle credenze sulla natura del mondo, e pertanto ritenevano che, rinunciando alle convinzioni e all'abitudine a fare affermazioni sulla natura delle cose, si sarebbero evitate le derivanti preoccupazioni. Naturalmente, riconoscevano che la vita avrebbe continuato a presentare degli aspetti spiacevoli: a esempio, una persona avrebbe ancora avuto fame e sete se non si fosse saziata e dissetata; tuttavia, non avrebbe avuto almeno le ulteriori preoccupazioni che affliggono le persone dotate di convinzioni. Questa fu la proposta centrale, atta a fare proseliti, dello scetticismo antico. La maggior parte dei filosofi antichi offrì infatti la propria posizione come un "modo di vita", e non solo come un sistema "accademico" o "intellettuale"; e sosteneva che chi avesse fatto parte della loro scuola sarebbe diventato una persona migliore e più felice.

6 Dopo Pirrone lo scetticismo assunse un atteggiamento prevalentemente polemico. Quali sono i bersagli preferiti? In queste polemiche e critiche troviamo solo un aspetto distruttivo, o anche una pars construens?

A questo proposito occorre considerare lo scetticismo accademico dei successori di Platone, per i quali, come per gli scettici successivi, una delle preoccupazioni fondamentali fu quella di attaccare gli altri filosofi e scienziati. Da un punto di vista storico, i principali bersagli polemici furono i filosofi stoici, semplicemente perché quella degli stoici era la scuola più autorevole dell'epoca.

Lo scetticismo assunse questa forma negativa e distruttiva perché lo scettico, non avendo opinioni proprie da proporre, si preoccupava in primo luogo di dimostrare che non c'era motivo per ammettere delle certezze; e che, dottrine come quelle che gli altri filosofi propugnavano, non avevano fondamento, e come tali andavano accantonate.

È per questo che la maggior parte delle opere degli scettici accademici e pirroniani è dedicata a dimostrare che gli oppositori, detti "dogmatici", ovvero le persone che accolgono dogmi o dottrine, non hanno motivi per sostenere le loro credenze.

Tali elementi rendono distruttivo e negativo l'antico scetticismo; tuttavia alcuni studiosi ritengono che esso abbia avuto anche un lato positivo, costruttivo, ma, personalmente, non ne sono convinto. L'unico lato positivo della loro dottrina potrebbe consistere nella tesi per cui diventare scettico implicava un cambiamento di vita; ma penso che questo non possa essere espresso in termini dottrinali, per la semplice ragione che gli scettici non avevano una dottrina.


Biografia di Jonathan Barnes

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