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1. Professor Cardini, l'intenzione di questo colloquio è di tracciare una storia dell'idea di Crociata e vedere se c'è un nesso tra l'inizio del suo declino e il regno di Federico II Hohenstaufen. Possiamo prendere come filo conduttore della nostra ricostruzione la parola di Nietzsche che collega appunto questi due momenti dello spirito europeo in termini assolutamente chiari? No, perlomeno non più. Ormai si sta delineando sempre più chiaramente uno scollamento forte tra quelle che sono le idee, diciamo così, mass-mediatiche, le idee diffuse della crociata che si alimentano da un lato di ricordi scolastici e di schemi scolastici; e, dall'altro, di una forte influenza per così dire mass-mediale, il cinema, certi giochi di ruolo attualmente che si ispirano sempre più frequentemente alle crociate. Quindi da una parte c'è un'idea, per così dire, di massa della crociata che è abbastanza, storicamente parlando, è abbastanza imprecisa, anzi direi drammaticamente imprecisa, ma che influisce anche su discussioni di un livello non storico o scientifico ma di un livello politico o culturale anche piuttosto elevato. Per esempio, in relazione con la visita di Giovanni Paolo II in Gerusalemme in Terra Santa, è riemersa questa idea piuttosto generica e confusa, la crociata come guerra santa, la crociata come aggressione all'Islam, la crociata come guerra coloniale, la crociata come guerra ispirata dal fanatismo. Oppure, al contrario, la crociata come cinico tentativo di espropriare un Oriente più ricco e più civile delle sue ricchezze. Dall'altra parte c'è una visione, invece, storica sostenuta dagli specialisti in materia che, intendiamoci, sono tutt'altro che concordi tra loro. I quali, però, si allontanano molto da questo modo chiamiamolo pure volgare di vedere le crociate, che è un modo oltretutto antiquato, ispirato a una storiografia ottocentesca o primo novecentesca, che però è singolarmente dura a morire, probabilmente perché veicola un messaggio semplice. E allora, noi da un lato abbiamo questa visione generica; dall'altro abbiamo visioni che, viceversa, trovano espressioni in autori come il grande sociologo Alphonse Dupront che ha studiato la crociata si può dire per circa un mezzo secolo e che ci ha lasciato come viatico quattro monumentali volumi di un'opera dal titolo "Le mythe de la croisade" in cui la crociata viene per così dire sezionata e si dimostra come si sia trattato in realtà di un mito storico cresciuto e per così dire alimentatosi su sé stesso con successive modificazioni dal XII secolo in poi fino a lambire addirittura il XX secolo. Di recente un geniale storico inglese Christopher Tyerman, in un piccolo libro, non tanto piccolo del resto, intitolato provocatoriamente "L'invenzione delle crociate" - forse il titolo è un calco su un celebre studio di Jacques Le Goff "L'invenzione del purgatorio" - si tratta evidentemente di una provocazione ma di una provocazione direi salutare. Ebbene, Christopher Tyerman in questo libro - pubblicato anche in edizione italiana da Einaudi con una lunga e lucida introduzione di Giuseppe Sergi - dimostra coma effettivamente la crociata sia nata da un nucleo cronistico di autori che hanno scritto retrospettivamente dopo la presa di Gerusalemme del 1099, e che poi le loro stesse opere retrospettive rispetto all'accaduto della cosiddetta "Prima crociata" siano state più volte rielaborate da autori successivi, i quali hanno costruito nei secoli, con particolare riguardo nel Settecento, direi già fra Seicento e Novecento, questa grande invenzione storiografica della crociata. Un termine che, fra l'altro, è entrato nel linguaggio europeo molto tardivamente in maniera istituzionale, diciamo così, non prima del Quattro - Cinquecento: prima le crociate non si chiamavano così, e ciò rischia di distorcere abbastanza gravemente le nostre visioni sulla storia medievale in genere e sulla storia dei secoli centrali del medioevo, fra dodicesimo e tredicesimo, primo quattordicesimo in particolare. 2. Come si forma l'idea di crociata? È forse diretta conseguenza di un doppio impulso, quello riformatore dei monaci di Cluny e quello centralizzatore del pontefice, di cui resta testimonianza nel "Dictatus Papae" attribuito a Gregorio VII, promotore nel 1073 di una spedizione contro i Turchi che non partirà mai?
In realtà Urbano II chiude in qualche modo la grande stagione di quella
che noi chiamiamo la riforma ecclesiastica dell'XI secolo. La Chiesa riformata
e riformatrice è ormai vittoriosa in un panorama europeo caratterizzato
tuttavia da forti crisi, da forti tensioni. Quello che è necessario,
a quel punto, è una pacificazione interna. Vi è un largo, e del
resto molteplice, strato di aristocrazia militare in Europa che è inquieto,
che fa della guerra il suo unico cespite di guadagno; in fondo la base dell'unica
cultura che esso conosce adeguatamente, e questo strato eterogeneo va in qualche
modo gestito. Urbano II propone a Clermont, parlando ad alcuni esponenti francesi,
soprattutto francesi del centro-sud di questa realtà, propone una sorta
di esodo militare verso una meta molto precisa. Il mercenariato in Asia Centrale,
dove i Turchi selgiuchidi, dopo la battaglia di Manzikert del 1071 hanno conquistato
quasi tutto, si può dire, tutta la parte asiatica dell'impero bizantino;
la parte che non hanno conquistata, l'hanno ridotta a una terra di nessuno abbastanza
pericolosa, e l'imperatore di Bisanzio ha bisogno di mercenari.
3. Professore, in quali eventi si possono individuare i prodromi della crociata, della prima crociata, proclamata appunto da Urbano II nel '95 e guidata dai grandi feudatari europei che si concluse, dopo la conquista della Città Santa nel '99, con la costituzione del Regno di Gerusalemme? Ecco, anche qui io raccomanderei di non guardare alla storia. Questo, del resto, è un discorso generale ma noi stiamo parlando della storia di quella che noi chiamiamo la "prima crociata": 1095-1099. Bene, non bisogna guardare a quest'episodio con un occhio, per così dire, deterministico perché altrimenti si fa una costruzione artificiale e pensata da noi moderni; e questo è l'errore della volgata storica sulla crociata, in cui tutti gli eventi dell'XI secolo, che riguardano anche scontri armati nei confronti di potenze islamiche, si ordinano poi, si razionalizzano e si fanno convergere nell'episodio finale e conclusivo, in un certo senso anche esplicativo, della prima crociata.
Quindi a questa straordinaria espansione dell'Islam, condotta anche con mezzi guerrieri, ma condotta soprattutto con una forza di persuasione e di capacità di conversione all'Islam che in gran parte è stata facilitata dalla crisi delle comunità cristiane del tempo, tutto questo ha creato, appunto, una situazione per cui il Mediterraneo è diventato nei secoli fra VII, VIII e il IX, X, un lago in gran parte musulmano. Poi ci sono naturalmente anche i Bizantini che mantengono la loro talassocrazia, il loro dominio del mare almeno nello scacchiere di nord-est del Mediterraneo, quindi fra Adriatico, Egeo fino, si può dire alle grandi isole di Creta, di Rodi e di Cipro. Questo non va dimenticato, naturalmente. Quindi il trionfo dell'Islam non è totale. E dalla fine del X secolo noi registriamo, intanto in linea di massima, una grande rinascita dell'Europa occidentale. Il clima migliora; demograficamente parlando si ha un balzo in avanti notevole di cui sono segni l'ampliarsi delle città, il moltiplicarsi dei centri urbani; l'avvio di una mobilità anche commerciale notevole. E naturalmente tutto questo porta evidentemente anche a un movimento di risposta nei confronti di un Islam che invece, a partire dai primi dell'XI secolo, sembra attraversare un momento di stallo. Noi sappiamo perché. Tre califfati - il sunnita, ma di radice omayyade, quindi siriana, a Cordoba; il califfato sunnita, ma abbaside, quindi arabo-persiano a Bagdad; il califfato sciita, sciita-ismaelita al Cairo - tre califfati si contendono il potere in Islam: una grande forza centrifuga in tutto il mondo musulmano; emirati centro-africani o nord-africani che, in realtà, cercano disperatamente di mantenere il loro dominio nel Mediterraneo ma non ci riescono, anche per il crescere delle nostre città marinare, Pisa e Genova, che partono all'attacco contro i musulmani che stanno in Corsica, che stanno in Sardegna, che stanno nelle Baleari, quindi questa cristianità che si va dilatando. I risultati quali sono? Spedizioni militari animate da uno spirito religioso che potremmo definire pre-crociato, se definirlo così non fosse, storicamente parlando, il mettere dei pilastri, dei paletti di natura un po' evoluzionistica, deterministica, però potremmo definirli "pre-crociate" - infatti è stato definito pre-crociato questo movimento in Spagna, nel Mediterraneo, in Africa settentrionale, dove Pisani e Genovesi assaltano spesso le città costiere; e naturalmente in Sicilia, dove i Normanni, nella seconda metà dell'XI secolo, conquistano l'isola cacciandone o sottomettendone gli Arabi musulmani.
4. Quali erano la struttura e il ruolo degli ordini monastico-guerrieri: templari, cavalieri teutonici nella crociata? E quali le ragioni del loro conflitto con le prime forme di sovranità laica introdotte da Federico II in Italia e, circa un secolo dopo, da Filippo il Bello in Francia che mandò al rogo l'ultimo Gran Maestro, Jacques de Molay? Sugli ordini religioso-militari c'è tutta una letteratura molto spesso anche divertente, oserei dire perfino affascinante, ma un pochino priva di fondamento dal punto di vista storico. Allora cominciamo col dire questo: come nascono e quando nascono ordini che sono in fondo, nella loro prima radice, dei semplici ordini religiosi - prevalentemente di laici ma c'è anche qualche chierico, qualche ordinato all'interno del clero - i quali si uniscono insieme e scelgono di fare una vita regolata secondo quella che si chiama appunto una regola. Quindi siamo in presenza di ordini religiosi i quali si sviluppano da primitive confraternite giurate, ma del tutto volontarie, di laici che si fanno una promessa reciproca, una promessa sostenuta da un valore, da un significato religioso ma che all'inizio non è affatto legittimato dalla Chiesa. Allora, cosa succede storicamente parlando? Succede questo: l'XI secolo, che è il secolo, come sappiamo, della Grande Riforma della Chiesa - precedente la Riforma che noi, nei Paesi di tradizione cattolica chiamiamo "protestante" -. Quindi la Grande Riforma dell'XI secolo ha portato a una serie di conversioni all'interno del laicato, soprattutto dei ceti militari, di gruppi di professionisti della guerra, i quali, per vari motivi, si sono organizzati all'interno, per esempio, di quelle che erano le cosiddette "leghe di pace" che erano organizzazioni che imponevano a vaste regioni dell'Europa una pace, una tregua, che la Chiesa riformata dichiarava necessaria per la rinascita di queste aree dell'Europa e per far cessare i conflitti che erano stati determinati poi dall'impatto della Riforma stessa, la quale aveva tolto al mondo laicale gran parte della sua egemonia sulle istituzioni ecclesiastiche e sulle proprietà ecclesiastiche.
All'interno di questa prima crociata si sviluppano "fraternitates" di cavalieri che difendono i pellegrini e che poi assistono a un fenomeno sconcertante: presa Gerusalemme la gran parte dei pellegrini evidentemente torna in Europa, dopo aver sciolto il suo voto sulla pietra del sepolcro. Urbano II aveva promesso ai pellegrini un premio anche spirituale, l'indulgenza: sciogliendo il loro voto di pellegrini molti pensano, e hanno ragione, di avere esaurito il loro compito. Poi la Terra Santa è stata conquistata dai cristiani: alcuni cristiani occidentali vogliono rimanervi, mettervi radici. Nel frattempo l'Islam si sta organizzando perché Gerusalemme è una città santa anche per l'Islam: c'è pericolo che i musulmani si organizzino, si uniscano e ricaccino in mare quelli che noi chiamiamo i crociati. L'imperatore di Bisanzio, che a quel tempo è Alessio Comneno, dà segnali di insoddisfazione per come è finita questa bislacca avventura; e allora cosa succede? Succede che questi nuclei di fraternitates militari si trasformano, nella prima metà del XII secolo, in veri e propri ordini religioso-militari. Non bisogna pensare a monaci guerrieri simili a quelli di certe confraternite buddiste, per esempio. All'interno dei cosiddetti ordini militari, quindi templari, gli ospitalieri, più tardi teutonici, ordini militari che nasceranno per un meccanismo analogo su modello della Terra Santa anche in Spagna, gli ordini militari sono costituiti da laici che combattono, ma anche da laici che lavorano e da un gruppo minimale, minimo ma c'è, anche di ecclesiastici: quindi non tutti all'interno degli ordini militari portano le armi. Quindi è giusto chiamarli ordini religioso-militari, non forse monastico-cavallereschi, che è un'espressione che porta fuori strada, e tener presente che al loro interno ci sono anche dei sacerdoti, i quali si guardano bene dal combattere perché chi è ordinato all'interno del clero non può portare le armi, non può versare il sangue. Una sorta - è stata chiamata forse un po' immaginificamente - di legione straniera al servizio dei pellegrini che arrivano incessantemente dall'Europa. 5. Professor Cardini, ci può parlare del ruolo delle Repubbliche marinare nell'espugnare, e poi difendere, quei porti dell'Asia Minore che hanno poi costituito la base del loro monopolio commerciale fino alla metà del Duecento? Noi di solito, quando si parla di Repubbliche marinare, diciamo così scolasticamente, alludiamo a quattro città: Amalfi, Venezia, Genova e Pisa, quindi tre città tirreniche, una città adriatica, che si sviluppano in tempi leggermente diversi tra il IX-X e il XII secolo; poi, naturalmente, la fortuna e la forza di alcune di queste città, di Genova e soprattutto di Venezia come sappiamo, anche come Stato sovrano, arriverà fino si può dire alla vigilia della modernità. Ma queste città marinare hanno, senza dubbio, avuto il loro sviluppo nel mondo mediterraneo dominato dall'Islam e si sono fatte largo, fatte strada per così dire, combattendo in modo corsaro, se vogliamo, e, nello stesso tempo, commerciando.
6. La seconda crociata, 1146-1148, invocata dal re di Gerusalemme, preparata dalla predicazione di san Bernardo e bandita da Luigi VII e da Corrado III fallisce. Perché? E quale fu, in questo scacco, il ruolo dell'impero d'Oriente? Anzitutto bisogna notare una cosa che è banale; è banale ma va sottolineata, altrimenti può darsi che sfugga a qualcuno. La cosiddetta prima crociata, nessuno l'ha mai chiamato così: le parole per designare la spedizione erano, in generale: "Iter" che voleva dire spedizione militare o "Peregrinatio". Più tardi sarebbero venute fuori altre parole: "Passagium" per esempio; oppure addirittura "Pax"; addirittura "Jubilaeum"; o più tardi "Crux", che è il termine che si avvicina di più alla nostra parola "crociata" ma che è un termine messo in circolazione soltanto dai canonisti, quindi dai giuristi della Chiesa, nel corso del XIII secolo. Bisogna notare un fatto: tra la cosiddetta prima crociata, 1095-1099 e la cosiddetta seconda crociata, 1147-48 circa, corre circa mezzo secolo. Mezzo secolo, nel XII secolo, corrisponde alla vita intera di un uomo: la vita media era più breve di cinquant'anni, quindi un lungo periodo. Quindi attenzione alle illusioni ottiche: non c'è una tradizione "crociata" nel XII secolo. Christopher Tyerman l'ha sottolineato con forza nel suo libro recente. Ma, debbo dire, gli specialisti avevano già più volte richiamato l'attenzione su questo fatto: la tradizione crociata nel XII secolo non esiste per la buona ragione che le due crociate del XII secolo, quella che noi chiamiamo la seconda e la terza, sono a distanza di mezzo secolo l'una dall'altra. Quindi evidentemente si tratta di spedizioni che l'Occidente, che l'Europa, vive come spedizioni eccezionali in appoggio a un regno, il regno latino, il Regno crociato di Gerusalemme, che è in continuo pericolo di essere travolto da una riconquista islamica. Ecco quindi le strane dissimmetrie di questo mondo euro-mediterraneo all'interno del quale noi ci poniamo per considerare la crociata. In Spagna noi abbiamo una riconquista cristiana che, quindi, riduce progressivamente lo spazio dell'Islam iberico, Spagna e Portogallo naturalmente. Invece nel Vicino Oriente, dopo la conquista crociata - continuiamo a usare questo termine perché ci siamo abituati - del 1099 c'è una progressiva riconquista islamica, quasi una sorta di risacca ai due lati del Mediterraneo. Il quadro storico va tenuto presente, anche se bisogna tener presente altresì il fatto che in questo movimento di conquiste e riconquiste non c'è nulla di coordinato, non c'è nulla di veramente unitario.
Forse cominciamo a delineare più concretamente la realtà di questo XII secolo. Noi siamo abituati a una sequenza: prima crociata alla fine dell'XI secolo; seconda crociata a metà del XII; terza crociata alla fine del XII secolo stesso. La prima crociata, come usiamo dire, riesce perché si conquista Gerusalemme e abbiamo già visto che le cose non stanno esattamente in questi termini, anche perché di riuscita della prima crociata non si può parlare dal momento che una ideologia della crociata non esiste. C'è un dato di fatto: l'impianto in Terra Santa, in un'area compresa tra gli attuali Stati di Israele, del Libano, della Siria e anche di una piccola parte occidentale della Giordania, di una nuova monarchia feudale. Il regno di Gerusalemme, distinto in un territorio appartenente al re di Gerusalemme stesso, è un territorio di grandi principi territoriali: Tripoli di Siria naturalmente, da non confondersi con la Tripoli di Libia, quindi oggi Tarabulus, in Libano; quindi Antiochia; Edessa. Edessa è la città crociata più a nord praticamente, una città di antiche tradizioni armene; ma oggi, dopo il genocidio armeno degli inizi del Novecento, gli Armeni non ci sono più o ce ne sono molto pochi ed Edessa è diventata una città prevalentemente turca: si chiama Urfa e sta in Turchia, è una città di grande importanza. Quindi abbiamo una monarchia feudale a Gerusalemme, sotto alla quale in qualche modo sta una costellazione di grandi principati che sono divisi naturalmente in signorie che noi, per brevità, potremmo definire feudali, anche se questo aggettivo bisogna sempre usarlo per il XII secolo con una certa prudenza, con una certa parsimonia. Questo è il quadro generale. Le signorie crociate, naturalmente, sono minacciate da un Islam che si sta riorganizzando. I leader di questa riorganizzazione musulmana sono i governatori Turchi, gli Atabeg - questo è il termine turco che si usa per dire un governatore principale - delle città di Damasco e di Mosul: sferrano il loro attacco contro Edessa che cade, fra il 1144 e il 1146, ben due volte. Conquistata, poi ripresa dai cristiani, poi riconquistata dai Turchi nel biennio 1144-1146. Ecco dunque lo iato, la distanza a cui bisogna dare la massima importanza. Non esiste una tradizione crociata nel corso del XII secolo. Non solo perché la parola "crociata" non è usata: in fondo chi andava, chi accettava la spedizione militare per la conquista o la conservazione dei luoghi santi nelle mani crociate prendeva, appunto, la croce, il simbolo del pellegrinaggio, e prendeva il nome di "crucis signatus", "segnato dalla croce", che è senza dubbio, anche lessicalmente, l'antenato della nostra parola "crociato". Però una tradizione crociata nel XII secolo non esiste perché le tre spedizioni che noi chiamiamo "crociate" sono a distanza di mezzo secolo, cioè la distanza che nel XII secolo era della vita intera di un uomo, l'una dall'altra. Quindi nessuno ha proclamato in Occidente, come qualche film americano invece ci farebbe credere, la seconda crociata. Nessuno ha predicato la seconda crociata, nessuno ha avuto l'impressione che la spedizione nata in Occidente in aiuto del Regno di Gerusalemme pericolante per l'attacco che veniva dal nord, dal mondo turco-siriaco del nord, fosse una seconda crociata, quindi qualche cosa di collegabile agli eventi che mezzo secolo prima, nel '99, avevano permesso la conquista di Gerusalemme. La cose non stanno in questo modo se non in una ricostruzione, in una razionalizzazione moderna di molto tempo successiva. Quindi la cosiddetta seconda crociata è una spedizione in appoggio al Regno di Gerusalemme, giustamente invocata dallo stesso re di Gerusalemme, come è stato appunto detto, che parte anche grazie alla predicazione di un grande personaggio, del più grande mistico del XII secolo, personaggio-chiave della conquista, dell'organizzazione della crociata stessa, così come era stato un personaggio-chiave nella legittimazione di quello che è forse il più famoso anche se non il più fortunato degli ordini religioso-militari, cioè i Templari. Questo personaggio, patrocinatore dei templari prima, predicatore della crociata dopo, è Bernardo di Clairvaux, il grande mistico cistercense. La spedizione parte e parte grazie all'impegno di due grandi sovrani: il re di Francia, Luigi VII; e il re di Germania, pretendente quindi alla corona imperiale, Corrado III. Quindi siamo davanti alle due fondamentali teste coronate del XII secolo che si muovono per una spedizione il cui fine è difendere il possesso cristiano occidentale di Gerusalemme. È qualche cosa di straordinario anche rispetto a quella che noi chiamiamo la prima crociata, che non aveva visto personaggi di questo livello muoversi nel pellegrinaggio armato. La seconda crociata è straordinariamente ben organizzata, non ha nulla a che vedere con la caoticità, la disorganizzazione, la contraddittorietà della prima. Solo che la prima, forse sfruttando proprio l'effetto sorpresa che derivava dalla sua struttura folle, è riuscita in qualche modo, o comunque ha portato un risultato forse non voluto, forse non cercato, forse non atteso, forse segnato solo da pochi mistici folli: la conquista di Gerusalemme. La seconda crociata, così ben razionalisticamente organizzata, vede tra i suoi protagonisti una donna, una signora della cultura cortese, della grande cultura europea del tempo, Eleonora d'Aquitania, allora regina di Francia che più tardi diventerà regina di Inghilterra, divorzierà dal re di Francia e sposerà Enrico II d'Inghilterra: nella seconda crociata ci sono anche le basi per una delle divisioni storiche, delle inimicizie storiche del territorio della nostra Europa, l'inimicizia tra l'Inghilterra e la Francia.
Un forte elemento di disgregazione europea si inserisce nella storia del XII secolo. Più tardi, con la terza crociata, avremo forse un ampliarsi successivo di questa direzione di sviluppo storico. Ma anche la terza crociata nascerà da un altro episodio casuale, a modo suo: la conquista di Gerusalemme da parte del Saladino, che era un episodio in gran parte atteso, temuto, ma che non aveva, in fondo, un vero collegamento con quanto era avvenuto prima. 7. Dopo la riconquista musulmana del Regno di Gerusalemme Gregorio VIII bandisce la terza crociata, come Lei accennava prima. Terza crociata che, nonostante la vittoria di San Giovanni d'Acri nel 1191, non porta alla riconquista di Gerusalemme e si concluderà nell'anno successivo con una tregua. Si può affermare che già in questa fase il papato ha perduto l'effettiva direzione della crociata? No, in fondo il papato non ha avuto ancora la direzione della crociata. La
terza crociata è ancora una spedizione delle grandi teste coronate d'Occidente:
l'imperatore romano-germanico Federico Barbarossa, che morirà non in
battaglia per un incidente durante il viaggio senza arrivare a Gerusalemme;
poi i re di Francia e di Inghilterra, rispettivamente Filippo II Augusto, figlio
del Luigi VII - che abbiamo visto nella seconda crociata - e Riccardo Cuordileone,
figlio dell'Enrico II che aveva rubato la moglie di Luigi VII. Quindi teste
coronate che sono legate anche tra loro da strani rapporti, o familiari o di
inimicizia, ma anche di solidarietà in qualche modo. La terza crociata
non porterà a risultati effettivi per la cristianità. 8. La quarta crociata, bandita da Innocenzo III come strumento della riaffermata teocrazia si trasforma nella conquista dell'impero bizantino, in cui l'elemento finanziario rappresentato dagli interessi veneziani assume un ruolo preponderante. Che ripercussioni ha questa spedizione sugli equilibri dell'Europa cristiana? Senza dubbio qui siamo davanti al capolavoro di Innocenzo III, e Innocenzo III fallisce proprio in quella che, in fondo, era un'impresa che lui aveva fortemente voluto. Innocenzo III non vuole le crociate perché egli stesso non sa che le crociate sono tali, non le chiama così; però vuole senza dubbio riconquistare Gerusalemme e favorisce al massimo questo gruppo di aristocratici, principalmente francesi ma anche qualche italiano - il duca di Monferrato per esempio -, i quali si presentano, con l'appoggio anche navale di Venezia, come una compagine militare solida e imponente. Però, arrivati a Costantinopoli praticamente, per una serie di problemi di natura politica a cui si sovrammetteranno evidentemente dei problemi di loro rapacità, trovano che la loro spedizione non si muoverà più da lì, nel senso che conquistano Costantinopoli e l'assoggettano e inventano una specie di impero latino. È uno scandalo per il tempo: è senza dubbio un episodio che scaverà un fossato molto profondo tra i cristiani d'Occidente, i cristiani latini, quelli che noi potremmo con linguaggio d'oggi chiamare i "cattolici", e i cristiani d'Oriente, i cristiani ortodossi, cristiani appunto di rito greco, quelli che noi chiamiamo ortodossi. Innocenzo III non gradisce, non apprezza l'esito di questa spedizione, ma non può nemmeno sconfessarla. In un primo tempo si cercherà di dare tutta la colpa a Venezia, che sarà addirittura scomunicata. Ma in fondo la solidarietà fra Venezia, i feudatari che si sono impadroniti di Costantinopoli e della Grecia, e l'esito di interessi commerciali che coinvolgeranno e cointeresseranno tutta l'Europa sarà tale per cui la cristianità inghiottisce e metabolizza presto anche l'esito di questa spedizione stranissima che la nostra tendenza a computizzare queste spedizioni ci fa chiamare "quarta crociata". 9. Nella quinta crociata viene in primo piano la figura di Federico II. Falliti i tentativi di riconquista militare, Federico rivendica, in base ad una politica puramente dinastica, il titolo di re di Gerusalemme e libera il Santo Sepolcro, stipulando con il Sultano d'Egitto il trattato di Jaffa nel 1229 che assicurava, per dieci anni, ai cristiani il possesso dei luoghi santi. Come retroagisce la diplomazia federiciana sull'idea di crociata? Senza dubbio Federico II, come sacro romano imperatore, come imperatore romano
germanico, ritiene che la crociata sia uno dei suoi obblighi storici. La tutela
di Gerusalemme, la riconquista di Gerusalemme, è uno degli obblighi che
la casa di Svevia, quindi non solo l'imperatore come ufficio, come funzione,
ma proprio la casa dinastica di Svevia avoca, richiama a sé stessa. Corrado
III e poi Federico Barbarossa, il nonno di Federico II, ma lo stesso padre di
Federico II, quell'Enrico VI morto troppo giovane per sviluppare una sua politica,
si sono sempre occupati della necessità di mantenere Gerusalemme in mano
cristiana o, dopo il 1187, di riconquistarla.
10. Professor Cardini, un aspetto non secondario della politica di Federico II è quello culturale. È giusto confrontarlo con il cosiddetto modello andaluso di convivenza tra i monoteismi abramitici, islamico, ebraico e cristiano, in base al diritto islamico? Senza dubbio Federico II ha una granda simpatia nei confronti del mondo islamico; senza dubbio si considera un sovrano mediterraneo e, come tale, deve fare i conti con l'Islam. Ha avuto un'educazione in cui la cultura araba ha avuto gran parte e si muove in una direzione analoga a quella che è stata scelta dal suo grande contemporaneo il re di Castiglia, Alfonso X detto "il Sapiente", "el Sabio", il quale è un grande legislatore, è un grande demiurgo di una politica di equilibrio fra cristiani, ebrei e musulmani. Qui bisogna fare, però, delle distinzioni importanti: nella Castiglia del XIII secolo le comunità ebraica e musulmana sono veramente comunità importanti e quindi si fa una politica di convivenza reale. Nel Regno di Sicilia dominato da Federico II la comunità ebraica è relativamente ristretta, anche se esiste. Il mondo musulmano è già un mondo profondamente molto provato: i Normanni hanno dato a questo mondo un grosso colpo anche sotto il profilo militare. Federico II che si presenta così filoislamico in politica estera, non lo è altrettanto in politica interna, tanto è vero che determinerà, con la sua politica durissima, la rivolta dei musulmani della città di Noto, l'ultima roccaforte islamica, e punirà gravissimamente i musulmani di Noto. È vero che poi accoglierà i superstiti, li convoglierà verso la nuova colonia pugliese di Lucera che diventerà una città musulmana in terra cristiana, - uno scandalo secondo il mondo papale nemico di Federico II - e, naturalmente, i Saraceni di Lucera saranno sempre grati e rispettosissimi e affettuosi sudditi dell'imperatore Federico II. Però la presenza dei Saraceni di Lucera non deve far dimenticare che, alla base della costruzione stessa di Lucera, c'è una repressione violentissima dei musulmani di Sicilia, che vengono deportati e, si può dire, quasi annientati, se non fisicamente perlomeno come realtà culturale. Quindi tra l'equilibrio castigliano e la politica accentrata, ma per molti versi tirannica, di Federico II c'è una bella differenza. Certamente che poi Federico II fosse un intellettuale, si può anche definire uno studioso aperto e interessatissimo all'ebraismo come all'Islam, è un altro discorso. Ma direi che sul piano dei modelli politici, il modello per noi moderni per esempio, facciamo un piccolo anacronismo, il modello di Alfonso "el Sabio", il modello di Alfonso X di Castiglia è straordinariamente superiore al modello di Federico II. 11. C'è la tendenza a considerare Federico II, per la sua dottrina della "Necessitas rerum" nella costituzione della regalità, come un precursore dell'assolutismo illuminato. Non è piuttosto vero che tale dottrina ha la sua fonte nell'esegesi islamica di Aristotele e, come riferimento politico, i sultanati e califfati del mondo arabo, Stati assolutistici e teocratici ma senza sacerdoti? Senza dubbio l'esegesi musulmana di Aristotele è fondamentale per tutto il XIII secolo e direi che l'idea di Stato di Federico II non ci sarebbe senza questa esegesi. E, quindi, non c'è dubbio che per quanto l'Islam sia una cultura che originariamente non conosce nemmeno l'idea di regalità, l'acquisizione del modo di ragionare aristotelico, della filosofia aristotelica, porta poi l'Islam a modificare la sua idea di assetto civile fino ad ammettere appunto al suo interno, la realtà di califfati e di emirati che agiscono secondo quella che noi moderni potremmo chiamare una logica assolutistica e che danno, in questo senso, anche delle idee a Federico II, soprattutto appunto questa necessità, questa necessarietà, del potere regio, che è uno dei punti forti della meditazione politica di FedericoII. Ma non bisogna dimenticare, parlando di Aristotele, che il XIII secolo è il grande secolo aristotelico, e che senza la meditazione filosofica musulmana non solo forse non esisterebbe l'idea di Stato di Federico II - o sarebbe un po' diversa, forse più sfocata di quello che è -, ma non esisterebbe nemmeno la stessa filosofia tomista, la stessa filosofia aristotelica di Tommaso d'Aquino che si radica profondamente nelle traduzioni dall'arabo e nei commenti arabi ad Aristotele. 12. Ancora una domanda su Federico II. Professor Cardini, come si spiega la doppia politica di Federico, favorevole al feudalesimo e federativa in Germania, e fortemente centralistica, antifeudale, ma anche anticomunale nel Regno? C'entra qualcosa la debolezza e la frammentarietà del regime feudale in Italia, che costituisce una vera anomalia nel medioevo europeo? Forse c'entra anche la struttura particolare del sistema signoriale che, di solito un po' riduttivamente, si definisce feudale, del sistema che dovremmo forse chiamare "vassallatico beneficiario" più che feudale a quel tempo. Naturalmente, poi, sulla struttura feudale del sud si è impiantata tutta una tradizione giuridica che è poi fiorita e ha vissuto nel grande feudalesimo meridionale fra Cinquecento e Settecento; ma non è qualche cosa che si debba far tornare indietro, con effetto di feedback sul medioevo, perché si tratta di un feudalesimo moderno di tutt'altro connotato. Federico II è un uomo che ha veramente ereditato ed ha approfondito la grande capacità di mediatore, qualche volta perfino di trasformismo politico, del nonno Federico Barbarossa, che era uomo duro quando occorreva, ma era anche un mediatore qualche volta spregiudicato. Federico II è un signore feudale in Germania, dove ama presentarsi come il principe di una serie di principati vescovili o cittadini, di realtà comunali, di realtà territoriali: qui sta la base, in fondo, della struttura federale anche della stessa Germania moderna. Mentre invece si presenta come sovrano accentrato dove questo gli è possibile, quindi in quella Sicilia, in quella Italia meridionale dove c'era una tradizione di accentramento che già i precedenti dominatori, i Bizantini nel sud peninsulare, gli Arabi nel sud insulare, gli stessi Normanni, avevano posto le condizioni per una sorta di centralismo. Quindi Federico è un centralista solo laddove le condizioni glielo consentono: questo ci impedisce di costruire teorie sul Federico moderno, sul Federico giacobino, sul Federico pre-illuminista, anche se queste teorie sono state effettivamente presentate in passato anche da storici estremamente importanti ed autorevoli. Federico II, d'altra parte, gestisce una realtà pluralistica che si adegua a questa realtà. In più bisogna dire un'altra cosa: il Sud nel XIII secolo è un Paese straordinariamente ricco. In questo senso noi abbiamo assistito dal, Duecento in poi, quasi a un rovesciamento di valori reciproci tra il nord-Italia e il sud-Italia. Il Sud del XIII secolo permette a Federico la sua politica di grandezza; Federico preferisce non far nascere delle borghesie attive ed anche politicamente turbolente nel sud-Italia, ma affidare la ricchezza economica del Sud a un sistema che potremmo dire di economia dominata. Federico preferisce appaltare le ricchezze, soprattutto, per esempio portuali, commerciali del sud alle sue fedeli città del nord-Italia, a Genova e a Pisa, e convogliare verso Genova e verso Pisa ricchezze che, se fossero restate al Sud, avrebbero forse permesso lo sviluppo - semplifico al massimo naturalmente schematizzo al massimo -, di una borghesia attiva nelle città del Sud. Quindi si può dire, con un po' di paradosso ma non troppo, che Federico II è alla base della crisi storica e tradizionale del nostro Mezzogiorno. Però questo essere alla base della crisi tradizionale del nostro Mezzogiorno non va visto nell'ambito di una politica unitaria italiana che Federico non ha mai nemmeno lontanamente potuto e voluto concepire: è antistorico solo il supporlo. Infatti nessuno storico serio lo suppone, ma bisogna vederla nell'ambito di una grande politica euro-mediterranea in cui Federico è il signore di un'area, a vario titolo e con varia corona, che va da Amburgo a Gerusalemme attraverso Palermo. Quindi una grande costruzione che ha un suo punto di forza e di alimentazione finanziaria, un gettito economico che permette questa grande politica proprio nel sud-Italia e che lo impoverisce, naturalmente. 13. Nel 1246 i musulmani d'Egitto si impadroniscono definitivamente di Gerusalemme, provocando la sesta crociata, guidata da Luigi IX, il quale però mosse anche la settima, ispirata ormai chiaramente agli interessi dinastici del fratello Carlo d'Angiò, re di Sicilia, trovandovi addirittura la morte nel 1270. Possiamo vedere più da vicino i rapporti tra la concezione dello Stato di Luigi il Santo e il suo forte investimento nelle crociate? Certamente da un lato Luigi è erede di una tradizione che ormai affonda nel XII secolo, una tradizione che egli rilegge come una sorta di vocazione del re di Francia a difendere Gerusalemme. Questo gli viene anche da una realtà del suo tempo: l'impero romano-germanico è in crisi; morte di Federico II e lungo interregno imperiale in seguito; l'impero bizantino praticamente non esiste più e quello che rinasce nel 1261, dopo la caduta dell'effimero impero latino di Costantinopoli, è un'ombra di se stesso. Luigi IX si trova quasi come sospinto alla ribalta, diventa immediatamente, obiettivamente, il primo sovrano cristiano d'Occidente. Come tale eredita, davanti soprattutto alla sua coscienza, questo ruolo di difensore di Gerusalemme a cui lo dispone anche il suo particolare affetto per l'ordine francescano. Francesco d'Assisi ha creato, col suo strano pellegrinaggio durante la crociata del 1217-1221, quella che noi chiamiamo la "quinta crociata" - Francesco è stato in Egitto e anche un po' in Terra Santa fra il 1219 e il 1220 -, [ ] una forte tradizione di rapporto fra il mondo francescano e la Terra Santa: tradizione di affetto. È per quello che Francesco inventa a Greccio nel 1223 il presepio. Cioè, in fondo, ricostruisce in Italia una nuova Betlemme; in fondo anche il monte dell'Averna, il calvario serafico, può essere interpretato come un trasferimento del monte Calvario, trasferimento di Gerusalemme in Occidente. Quindi Francesco è profondamente legato alla Terra Santa anche se forse non ha mai visto luoghi santi perché quando lui è capitato in Terra Santa questi luoghi non erano agibili da parte dei cristiani: si era in tempo di crociata. Luigi eredita tutto questo e fa due grossi tentativi crociati. Il primo tentativo lo fa, com'era tradizione nel corso del XIII secolo, contro l'Egitto. Si partiva dal principio che il sovrano di Gerusalemme era giustamente il sultano del Cairo, che era anche il padrone di Gerusalemme: questo era un dato obiettivo. Si partiva dal principio che assalendo il delta del Nilo, che era il punto forte dal punto di vista economico, della politica sultaniale, il sultano d'Egitto, pur di essere lasciato in pace nelle sue ricche città del Nilo, avrebbe praticamente restituito Gerusalemme ai cristiani. Era un principio che è stato cullato a lungo dai cristiani occidentali; ma era un'idea strategica del tutto destituita di fondamento. Luigi IX ci casca nella sua prima crociata. La seconda è un'impresa che era volta anzitutto a ridefinire i rapporti di potere mediterraneo appoggiando la politica di grandezza e di espansione del fratello di Luigi, di quel Carlo d'Angiò che nel frattempo era diventato re di Sicilia. E questa è la spiegazione per cui Luigi IX, con tutto il suo amore per Gerusalemme che non vedrà mai, va a morire sul litorale di Tunisi nel 1270: con lui muiono tutte le illusioni crociate relative alla possibilità di riconquistare, tramite la crociata, Gerusalemme. Il mondo cristiano quasi si ribella all'idea che sia possibile ormai riconquistare Gerusalemme con le armi. Infatti la crociata continuerà, anzi sarà sempre più forte come attività e come idea, forza, nel mondo occidentale; ma la conquista di Gerusalemme, da allora in poi, sarà posta da canto e Bonifacio VIII metterà la lastra tombale su quest'idea quando, nel giubileo del 1300, trasferirà sul pellegrinaggio romano quella indulgenza plenaria che era il massimo, il massimo dono, la massima ricompensa, che la Chiesa usava dare ai pellegrini verso Gerusalemme. 14. Alla fine del Duecento gli ultimi avamposti cristiani in Terra Santa vengono espugnati dai Turchi. Dall'inizio del Trecento la Francia, impegnata nel suo costituirsi a Stato contro l'Inghilterra da una parte e contro le pretese del papato dall'altro, disinveste dal progetto e contribuisce, con la liquidazione dell'Ordine del Tempio, allo smantellamento delle strutture politico-militari che avevano sostenuto la conquista. Che rapporti ci sono tra questi fatti? Bisogna dire che l'Ordine del Tempio si era profondamente radicato in Occidente
e, così facendo, aveva perso in gran parte il suo ruolo militare. Alla
fine del Duecento, quando i Turchi - o meglio i Mamelucchi d'Egitto - cacciano
quello che restava delle potenze crociate dal litorale che oggi è quello
siro-libano-palestinese, gli Ordini Militari si sono spostati. Essi avevano
il centro in Gerusalemme, o comunque in Terra Santa, e si sono insediati nelle
isole vicino. I Cavalieri di San Giovanni a Rodi, infatti, diventeranno i Cavalieri
di Rodi che poi diventeranno, a loro volta, i Cavalieri di Malta e che, in qualche
modo, sono l'unico Ordine delle crociate sopravvissuto, anche se è profondamente,
evidentemente mutato il suo aspetto; i Templari invece vanno a Cipro. Lì
c'è un tentativo di riciclaggio, che riuscirà ai Cavalieri di
Rodi, quindi agli Ospitalieri, i quali diventeranno una grande potenza militare
e navale soprattutto, e resteranno tale fino alla fine del Settecento quando
Napoleone in qualche modo li bloccherà e li caccerà dalla loro
isola di Malta. Mentre invece i Templari a Cipro non riescono a radicarsi bene,
non riescono a trasformarsi in un Ordine navale come invece gli Ospitalieri
fanno, forse anche perché Cipro è più grande e più
vicina alle coste asiatiche di quanto non sia Rodi, e quindi meno adatta a un'operazione
del genere. 15. Per concludere, professor Cardini: i secoli XIV e XV vedranno sempre i più deboli e disomogenei tentativi, ispirati piuttosto da esigenze di difesa contro l'espansione dell'impero ottomano che si spengono dopo il 1453, con la caduta di Costantinopoli, per diventare meri pretesti diplomatici con Pio II, Alessandro VI e Leone X. La nuova temperie umanistica non comporta il definitivo superamento dell'idea di crociata? In fondo no. In questo senso: la crociata, così come la vediamo noi, è qualche cosa che è maturato alla fine dell'XI secolo ed è andata avanti fino alla fine del XIII e oltre. Ma, appunto come abbiamo detto più volte nel corso di questa conversazione, le cose non stanno poi esattamente in questo modo perché una coerente idea di crociata non sottostava affatto a queste differenti spedizioni, al punto tale che la stessa parola "crociata" che le designa è, tutto sommato, un termine moderno. È vero, però, che man mano il papato si rendeva conto dell'importanza dello strumento crociato attraverso la gestione che gli era capitato di assumere direttamente, per esempio, di tutta la massa di denaro necessaria per gestire e mettere insieme una crociata: che provenisse da elemosine, che provenisse da lasciti testamentari, che provenisse anche da un tipo di tassa particolare che era nata alla fine del XII secolo e che si chiamava appunto "decima", tassa quindi del 10%, e che doveva essere teoricamente devoluta alla crociata e non lo sarebbe praticamente mai stato. Però il papa non può, il papato non può rinunziare a questo grande meccanismo. Anzi, questo meccanismo si rafforza e si razionalizza perché i giuristi della Chiesa, i cosiddetti grandi canonisti, a metà Duecento, creeranno la disciplina della "Crux", così ormai si chiama, sia "Cismarina" quindi al di qua del mare, contro i nemici politici del papato, si può dire, o religiosi del papato; o "Transmarina", quindi contro i musulmani. E a questo punto il capitale ideale, per così dire, di quella che noi chiamiamo la crociata, quindi il contenimento dell'Islam e soprattutto la conquista di Gerusalemme sarà [ ] il deposito giuridico sul quale si creerà una complessa macchina di sfruttamento della crociata e di spostamento anche della crociata dal suo fine originario a fini sempre nuovi. Questo] succede con lo fruttamento di questo meccanismo, e ciò farà sì che qualche storico d'oggi dica molto semplicemente, per cercare un appiglio razionalizzante alla gestione dell'idea di crociata: "Si ha crociate tutte le volte che il papa bandisce un apposito documento, la "bolla di crociata"", appunto una spedizione crociata. E il termine "bolla di crociata" in età moderna diventerà proprio il nome di un documento preciso con cui il papa bandisce una crociata, ne stabilisce i termini, stabilisce i premi per chi ci andrà e le sanzioni per chi dopo aver fatto il voto si asterrà dal partire militare per la crociata stessa. Tutto questo è una grande costruzione che va avanti almeno fino a tutto il Settecento perché a partire dalla fine del Trecento l'Europa si sentirà minacciata da un nuovo pericolo musulmano che è la aggressività dell'impero ottomano che darà il segno praticamente dei rapporti fra cristianità e Islam in tutto il lungo periodo fra Quattro e Settecento, e convoglierà contro il mondo ottomano gli ideali e la pratica della crociata. Non dimentichiamo che gli ottomani sono arrivati ad assediare due volte, nel 1526 poi successivamente nel 1683, una delle grandi capitali morali e anche pratiche del mondo europeo, quella Vienna che era sede dell'imperatore romano-germanico. Quindi una grande paura che l'Europa ha avuto effettivamente degli Ottomani fra Quattro e Seicento, anche se questa grande paura non ha impedito poi ai principi europei di prendere contatti diplomatici, economici, con gli ottomani stessi ma che permetterà all'Europa cristiana moderna di rispolverare periodicamente l'idea di crociata sempre adeguandola a situazioni sempre nuove. Quindi, in realtà, quando - faccio questo solo esempio, un esempio solo dei molti che si potrebbero fare, ma credo che sia particolarmente qualificante soprattutto per noi italiani -, quando il Tasso, alla fine del Cinquecento, rievoca la prima crociata, e in termini anche storicamente molto attenti - il Tasso era un erede del grande storico modenese Sigonio, che era veramente uno degli iniziatori della storia d'Italia -: Tasso conosce la storia e conosce le cronache della prima crociata, ma quando scrive la sua Gerusalemme, prima la Liberata e poi la Conquistata, in realtà finge di parlare della prima crociata: in realtà parla della guerra contro i Turchi. Non a caso uno dei suoi eroi negativi, ma un eroe di grande portata morale, è Solimano - che è un nome turco, è il nome arabo o turco del profeta Salomone -. Ma Solimano era anche il nome portato dal più grande sultano ottomano del Cinquecento, da Solimano che noi chiamiamo "il Magnifico", che i Turchi chiamano A Kanuni, il Legislatore. In realtà il Tasso è uno dei fondatori, dei cofondatori dell'idea moderna di crociata; fingendo di parlare della crociata dell'XI secolo parla, in realtà, della crociata del suo tempo: non parla della presa di Gerusalemme del 1099. Sembra che parli di quello, in realtà lui sta parlando della battaglia di Lepanto, e questa è la chiave. Altri esempi si potrebbero fare, moltissimi, fino al Settecento inoltrato, per capire i successivi spostamenti e i successivi slittamenti verso l'anacronismo di quest'idea di crociata che si rifà al medioevo ma che, in realtà, si rinnova sempre sulla base di nuovi accadimenti e di nuove emergenze nel mondo moderno e, oserei dire, quasi contemporaneo. Pensiamo al'idea di crociata come è stata rispolverata durante la Guerra di Spagna fra '36-'39, o durante la Seconda guerra mondiale. Aforismi derivati da quest'intervista
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