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Interviste

Luigi Ruggiu

Aristotele politico

16/3/1988
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Secondo Luigi Ruggiu, Aristotele, nell' "Etica Nicomachea" e nella "Politica", elabora una riflessione sull'economia che si muove tra la tradizionale riduzione del momento economico alla politica e alle istituzioni della polis e i nuovi temi dell'economia di mercato, del guadagno e del commercio. Il limite delle ricostruzioni storiografiche di Schumpter ed altri sta, secondo Ruggiu, in una lettura anacronistica e prospetticamente errata dell'economia del mondo antico che non viene colta nella sua dimensione precapitalistica, ma decifrata con le categorie della moderna economia politica di Smith. Per quanto Aristotele istituisca una serie di scienze specialistiche e settoriali, non configura l'economia come una disciplina autonoma e la interpreta, piuttosto, come una parte dell'etica e della politica, cioè non come una scienza descrittiva, ma come una scienza normativa, volta a tutelare la coesione della città e che, per questo, privilegia il valore d'uso dei beni di consumo e degli strumenti della produzione, compresi gli schiavi.

Ruggiu si sofferma a lungo sul tema della schiavitù e sugli argomenti con cui Aristotele cerca di legittimarla, dando una giustificazione ontologica del rapporto schiavo-libero, il quale, secondo lo Stagirita, ha una necessità naturale paragonabile a quella che sussiste tra uomo e donna o padre e figlio. D'altra parte, però, Aristotele, prefigurando, con una sorprendente capacità profetica, una civiltà tecnologica in cui lo schiavo sarà sostituito dalla macchina, mostra di concepire la schiavitù come un'istituzione contingente e convenzionale. Diversamente dalla cultura moderna culminata in Hegel e in Marx, che interpretano il lavoro come espressione dell'umana libertà e come strumento di liberazione, Aristotele, senza distinguere tra la situazione dello schiavo e la situazione dell'uomo libero, vede nel lavoro manuale sempre uno strumento di dominio e di dipendenza dal bisogno e dalla natura, incompatibile con la libertà del cittadino. Di qui anche la condanna del guadagno che, per la cultura antica, rischia di infrangere la coesione della polis, inducendo a trattare l'altro come nemico e concorrente e che conquisterà la sua piena legittimità solo nel mondo capitalistico moderno.

Venezia, Biblioteca marciana, Sala dei filosofi, 16 marzo 1998


Biografia di Luigi Ruggiu

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