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La pena di morte

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LIFE AID: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA PENA DI MORTE
Nessuno Tocchi Caino | Comune di Roma | Comunità di Sant'Egidio | Amnesty International
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 Da "Il Grillo":
- Alessandro Margara:
Sorvegliare e punire

- Gherardo Colombo:
Antigone: dei delitti e delle pene

- Salvatore Natoli:
Il giusto e l'ingiusto

 Da "Aforismi":

- Carlo Augusto Viano:
"Bentham e le leggi efficaci"

 Testi on line:

Dalla biblioteca digitale di Liberliber (www.liberliber.it):

- Cesare Beccaria:
"Dei delitti e delle pene" (1764 - cap. 28 "Sulla pena di Morte")

Siti Internet:

O.N.U. Italia:
http://www.onuitalia.it/

Senato della Repubblica Italiana - mozioni ed interpellanze sulla pena di morte:
http://web1999.senato.it/
att/testi/penamort.htm

American Civil Liberties Union - execution watch:
http://www.aclu.org/
executionwatch.html

Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti - statistiche sulle esecuzioni capitali nel 1998:
http://www.ojp.usdoj.gov/
bjs/abstract/cp98.htm

 

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Da "Aforismi"
CARLO AUGUSTO VIANO:
"BENTHAM E LE LEGGI EFFICACI"

Bentham non credeva né alle leggi divine né al contratto sociale però aveva un criterio che consisteva proprio nel rapporto legge-pena. Qui arriviamo al cuore, che è tutto sommato abbastanza semplice, della dottrina utilitaristica: ogni bene coincide con l'utilità e l'utilità coincide con il piacere che si prova. Una legge collegata a una pena è allora un apparato per produrre del dolore a chi trasgredisce quella legge. Se, ad esempio, rubo qualcosa vengo messo in prigione e la prigione mi provoca un certo dolore. Naturalmente le leggi provocano dolore attraverso la pena, ma anche attraverso la loro prescrizione. Se io sono un fanatico di automobili e vedo una bella automobile vicino al marciapiede il prenderla sarebbe un grosso piacere per me. Se la legge mi proibisce di prendere la macchina che non è mia io provo allora un dolore. Può accadere allora che io, per avere il piacere del possesso della macchina, trasgredisco la legge e così ho una bella soddisfazione. A questo punto la legge diventa efficace: un poliziotto, dopo avermi fatto fare un bel giro con l'automobile, di cui io sono tutto contento mi mette in prigione. Bisogna naturalmente che la pena della prigione sia più grossa del piacere che io provo prendendo l'automobile; è tutta una questione di proporzione, di pesi tra piaceri e dolori. Le leggi devono introdurre delle afflizioni non troppo forti, altrimenti le persone trasgrediscono alle leggi; per rendere attendibili quelle afflizioni devono introdurre delle pene, in maniera che la gente non ha la tentazione di violare la legge per avere una soddisfazione un poco più grande; la pena costituisce un freno da questo punto di vista.
Quali sono le leggi giuste? Questo è il teorema forte degli utilitaristi: sono le leggi efficaci, cioè le leggi che applicate tutte insieme danno delle pene, ma producono delle soddisfazioni più grosse delle pene che producono. Io posso allora ragionare così: se mi prendo l'automobile del mio vicino sono molto contento, ma la legge mi impedisce di prenderla. Io sono triste, però poi penso: io non prendo l'automobile del vicino, ma il vicino non prende tutti i beni che ho io. La piccola afflizione di rinunciare al giro sulla sua automobile vale i grossi piaceri che l'insieme delle leggi mi dà; allora le leggi nel loro complesso devono essere afflittive, ma non troppo. Questo innesca un'importante discussione, un'importante teoria che riguarda in maniera precipua le pene: le pene devono essere afflittive, ma anche in questo caso giustamente afflittive. Se la pena è troppo afflittiva finisce con l'essere inefficace o perché i giudici non la applicano o perché il corpo sociale tende a non applicarla perché il dolore diffuso è troppo grande. Le pene efficaci sono le pene proporzionate al reato, devono essere soprattutto sicure e prevedibili. Adesso si parla molto e se ne legge tutti i giorni sui giornali del problema della certezza del diritto. Questo tema si è fatto strada nella nostra cultura attraverso molti percorsi, ma certamente uno dei percorsi attraverso i quali è emerso è stato quello aperto dagli utilitaristi.

Maximilien Robespierre: "DISCORSO CONTRO LA PENA DI MORTE"

Ascoltate la voce della giustizia e della ragione; essa grida che mai il giudizio dell’uomo è tanto certo da far sì che la società possa dare la morte a un uomo condannato da altri uomini soggetti a sbagliare. Provate a immaginarvi il più perfetto ordinamento giudiziario; provate a trovare i giudici più onesti e più illuminati, resterà sempre un margine di errore o di prevenzione. Perché togliervi la possibilità di ripararli? Perché condannarvi all’impossibilità di soccorrere l’innocenza oppressa? Che importanza hanno questi rimpianti sterili, questi rimedi illusori che concedete a un’ombra vana, a cenere insensibile: non sono altro che la triste testimonianza della temerarietà incivile delle vostre leggi penali. Togliete all’uomo la possibilità di espiare il suo peccato col pentimento o col compiere azioni virtuose, precludergli senza pietà il ritorno alla virtù, alla stima di se stesso, affrettarsi a farlo, per così dire, scendere nella tomba ancora marchiato del suo crimine, rappresenta ai miei occhi la più orrenda raffinatezza della crudeltà.
Il primo dovere di un Legislatore è di forgiare e conservare i costumi pubblici, fonte di ogni libertà, di ogni benessere sociale; egli commette l’errore più grossolano e funesto, per arrivare a uno scopo particolare, si allontana da quello generale ed essenziale. Bisogna dunque che la legge rappresenti sempre per i popoli il modello più puro della giustizia e della ragione. Se le leggi, invece di caratterizzarsi per un’efficace, calma, moderata severità, offrono il destro alla collera e alla vendetta, se fanno scorrere sangue che dovrebbero invece risparmiare e che comunque non hanno il diritto di spargere, se offrono allo sguardo del popolo scene crudeli e cadaveri straziati dalle torture, allora esse confondono nella mente dei cittadini il concetto del giusto e dell’ingiusto e fanno nascere in seno alla società feroci pregiudizi che a loro volta ne producono altri. L’uomo non è più per l’uomo una cosa così sacra; si ha un concetto meno alto della dignità umana quando la pubblica autorità si fa gioco della vita. L’idea dell’assassinio ispira molto meno orrore quando è la stessa legge a darne spettacolo ed esempio; l’orrore del crimine diminuisce poiché essa lo punisce con un altro crimine. State molto attenti a non confondere l’efficacia delle pene con l’eccesso di severità: l’una è assolutamente l’opposto dell’altra. Tutto è fecondo nelle leggi equilibrate, tutto cospira contro leggi crudeli.

30 maggio 1791

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