. .

La democrazia negli USA

- Alexei Mikhailovitch Salmin:
"Tocqueville e il problema della democrazia"

- Alexis de Tocqueville:
"La crisi delle elezioni"

Alexei Mikhailovitch Salmin:
"TOCQUEVILLE E IL PROBLEMA DELLA DEMOCRAZIA"

L’America è stato il primo Stato che, anche se, probabilmente, non ha generato le idee e gli ideali democratici, in ogni caso li ha messi in pratica. Perché?

L’America era un paese nuovo, il «Nuovo mondo». Era un paese pluralista, dove vivevano uomini di diverse comunità, europei, protestanti, in primo luogo, uomini che giungevano in parte come conquistatori, in parte come colonizzatori, colonialisti; alcuni di loro erano giunti in America con le proprie professioni di fede e, secondo la tradizione, avevano stretto il «patto Mayflower». È naturale che la pluralità originaria di questo paese, il suo carattere originariamente protestante, abbia determinato i rapporti tra i propri cittadini, tra le proprie istituzioni, su basi che noi oggi definiamo democratiche, ossia pluraliste. Inoltre, era stata ereditata l’esperienza di uno stato particolare come la Gran Bretagna, in cui, per circostanze particolari, si era formata una cultura politica tollerante, una cultura in cui avevano dominato i giudici del re.
Questa situazione implicava per il Nuovo Mondo - l’America del Nord, l’America britannica con le sue tredici colonie - condizioni estremamente favorevoli per lo sviluppo di un determinato tipo di regime politico. Il pluralismo religioso, la tolleranza nella vita sociale, nella società urbana, non all’interno della comunità ma solo nei rapporti tra le comunità, e istituzioni politico-giuridiche tolleranti: queste sono le condizioni che hanno fatto nascere l’America, che l’hanno trasformata in un terreno, in cui il germoglio, appena nato, della democrazia, è potuto diventare maturo in una cultura europea, come uno degli orientamenti della cultura politica europea.

Quali strutture politiche e sociali hanno prodotto una maggiore impressione in Tocqueville, e perché egli riteneva che solo un attento studio dell’esperienza della democrazia americana poteva preservare la democrazia in generale dal diventare un regime dispotico? Qual è inoltre la correlazione tra libertà e eguaglianza nel pensiero di Tocqueville?

Tocqueville era andato in America per studiare. Ho detto che questa rappresenta per lui, in parte, quello che la Germania fu per Tacito. Le differenze si presentano immediatamente. Tocqueville ha conosciuto persone della sua stessa fede, di altre confessioni, ma sempre cristiani e si era trovato perciò tra suoi pari. Nello stesso tempo ha visto nell’America «il paese del futuro» e lo ha osservato da questo punto di vista. Naturalmente egli ha innanzitutto rivolto l’attenzione a ciò che, a suo parere, era assente nell’Europa moderna, nell’Europa che aveva vissuto l’esperienza del dispotismo. Questa inizialmente aveva vissuto in Francia prima l’esperienza dell’anarchia rivoluzionaria, poi quella del dispotismo di Bonaparte, nato dalla stessa anarchia rivoluzionaria. Tocqueville impara, quindi, ad orientarsi molto attentamente tra queste istituzioni. Potremmo parlare a lungo, ad esempio, della divisione dei poteri, del significato che Tocqueville attribuiva alle autonomie locali americane, al sistema giudiziario nella divisione dei poteri; egli aveva posto il potere giudiziario, in un certo senso, al di sopra degli altri tipi di potere. Tutto ciò viene descritto in La democrazia in America in modo dettagliato, acuto ed espressivo; non credo comunque che questa sia la cosa fondamentale.
Il fattore importante, su cui Tocqueville aveva rivolto l’attenzione e che organicamente non poteva esistere, secondo lui, nella Francia e nell’Europa contemporanea, era lo spirito della vita della comunità. A questo riguardo ha scritto che questo spirito o c’è o non c’è. Quando si perde ci si può solo dispiacere della sua perdita, ma crearlo artificialmente è impossibile. In effetti, è possibile creare un sistema di divisione dei poteri, un sistema giudiziario, basandosi sulla potenza dello stato, creare un sistema federale nel quadro di uno stato unitario, unire diversi stati e costruire in questo modo una federazione. La vita armoniosa nella società, lo spirito per cui nell’uomo c’è il desiderio di occuparsi dell’attività sociale, non può essere una costruzione, ma è il risultato di una determinata mentalità, che un secolo e mezzo dopo è stata definita civic culture ed è qualcosa di veramente unico. In verità, 20 anni dopo il viaggio in America, Tocqueville ha scoperto la presenza di questo spirito anche in Francia, lo ha scoperto negli archivi. Confrontando quanto era avvenuto prima della rivoluzione in Francia, con la Francia moderna, aveva scoperto che questo spirito si era conservato, ma solo ai livelli più bassi della organizzazione sociale e statale, nelle comuni, nelle parrocchie. I livelli più alti, a suo parere, erano già fossilizzati. Il problema per Tocqueville consisteva proprio nel consentire a questo spirito di agire, di manifestare se stesso.
Si ritiene che per Tocqueville libertà e eguaglianza siano antitetici. Questo è in parte vero in parte no. In generale lo stesso Tocqueville ha fatto spesso una scelta, intervenendo sulla stampa e nelle sue lettere, a favore della libertà, contrapponendola all’eguaglianza. Ma per capire la reale correlazione tra libertà e eguaglianza nella concezione di Tocqueville, nel suo modo di pensare, si deve esaminare attentamente il posto molto particolare che in questo sistema di pensiero occupa la libertà. Tocqueville di solito contrappone la libertà al dispotismo. A volte, però, egli contrappone la libertà alla rigenerazione ugualitaria della società, cioè a ciò che noi definiamo in modo generalizzato, semplificato, «eguaglianza».
Più raramente, ma ciò è molto importante, Tocqueville contrappone la libertà ad altro: per quanto possa sembrare strano egli contrappone la libertà alle istituzioni religiose esistenti. Una volta, in una lettera - proprio nelle lettere ci sono le frasi e i pensieri più interessanti di Tocqueville -, si lascia sfuggire questa frase: «Si può seguire la strada di San Girolamo o quella di Eliogabalo. Sono in grado di percorrere la prima strada ancor meno persone che la seconda. Credo che il problema sia trovare una strada intermedia, che non conduca a Eliogabalo, ma che non sia neanche legata agli sterili tentativi di seguire tutti la strada di San Girolamo». Questa strada intermedia è una terza via; se vogliamo, per Tocqueville è proprio la libertà, e questa libertà, in quanto strada maestra, centrale, come un certo stato esistenziale, si trova semplicemente in un’altra dimensione rispetto all’eguaglianza. Perciò la libertà può correlarsi all’eguaglianza in modi diversi. L’eguaglianza può apparire come alternativa alla libertà, come qualcosa che distrugge la libertà. Ma la libertà può essere qualcosa che fa nascere l’eguaglianza, che dà vita all’eguaglianza: credo che proprio così si possa risolvere questa antinomia nel sistema delle categorie di Tocqueville.


Alexis de Tocqueville
"LA CRISI DELLE ELEZIONI"

"Ho parlato delle circostanze favorevoli in cui si trovano gli Stati Uniti per adottare il sistema elettivo, e ho fatto conoscere le precauzioni che avevano prese i legislatori per diminuirne i pericoli. Gli Americani sono abituati a procedere ad elezioni d’ogni genere. L’esperienza ha loro insegnato a quale punto d’agitazione possono giungere e debbono arrestarsi. La vasta estensione del loro territorio e la dispersione degli abitanti fanno sì che una collisione tra i diversi partiti sia qui meno probabile e meno pericolosa che in qualsiasi altro paese. Le circostanze politiche in cui la nazione s’è trovata in epoche elettorali non hanno sinora presentato alcun reale pericolo.
Tuttavia si può ancora considerare il momento dell’elezione del Presidente degli Stati Uniti, come un periodo di crisi nazionale.
L’influenza esercitata dal Presidente sul corso degli affari è senza dubbio debole e indiretta, ma si estende sull’intera nazione; la scelta del Presidente importa poco al singolo cittadino, ma interessa tutti. Ora, un interesse, per quanto piccolo sia, assume una grande importanza, nel momento in cui diviene un interesse generale.
Paragonato a un Re d’Europa, il Presidente ha, senza dubbio, pochi mezzi a disposizione per crearsi dei partigiani; tuttavia i posti di cui dispone sono abbastanza numerosi, perché parecchie migliaia d’elettori siano direttamente o indirettamente interessati alla sua causa.
Inoltre i partiti, negli Stati Uniti come altrove, sentono il bisogno di raggrupparsi intorno a un uomo, per essere così facilmente capiti dalla folla. Si servono così, generalmente, del nome del candidato alla presidenza come di un simbolo, personificando in lui le loro teorie. In tal modo i partiti hanno un grande interesse a decidere l’elezione in loro favore, non tanto per far trionfare le loro dottrine con l’aiuto del Presidente eletto, quanto per mostrare, con la sua elezione, che queste dottrine hanno conquistato la maggioranza.
Molto tempo prima che giunga il momento fissato, l’elezione diviene il maggiore e, per così dire, l’unica occupazione che domini gli spiriti. Le fazioni, allora, raddoppiano d’ardore; tutte le passioni fittizie che possono sorgere dall’immaginazione, in un paese felice e tranquillo, s’agitano in questo momento pubblicamente.
Da parte sua il Presidente in carica è assorbito dalla preoccupazione di difendersi. Non governa più nell’interesse dello Stato, ma in quello della sua rielezione; si prosterna davanti alla maggioranza, e spesso, anziché resistere alle sue passioni, come sarebbe suo dovere, ne asseconda i capricci.
Via via che si avvicina il momento dell’elezione, gli intrighi divengono più attivi, l’agitazione più viva e più estesa. I cittadini si dividono in vari campi, ciascuno dei quali prende il nome dal proprio candidato. L’intera nazione cade in uno stato febbrile, l’elezione è allora il tema quotidiano della stampa, l’oggetto delle conversazioni private, il fine di tutti i maneggi, l’oggetto di tutti i pensieri, l’unico interesse del momento.
E’ vero che, appena la sorte ha deciso, questo ardore si disperde, tutto si calma, e il fiume, che per un momento era straripato, torna a scorrere tranquillo nel suo letto. Ma non ci si deve stupire che l’uragano sia potuto nascere?"

Da: Alexis de Tocqueville, Scritti politici, vol. II La democrazia in America, a cura di N. Matteucci. UTET – Torino 1991, pp. 162-164
Da Il Grillo:

Aforismi

- Norberto Bobbio:
Che cos'è la democrazia

- Salvatore Veca:
I limiti della democrazia

-Alain de Benoist:
Democrazia e partecipazione

- Roberto Esposito:
I limiti della democrazia

Da Questioni di Filosofia

- Luigi Settembrini:
Il futuro della democrazia

Antologia


Siti Internet:

La Casa Bianca:
www.whitehouse.gov

La lista completa dei candidati alle elezioni americane del 2000, con i link ai rispettivi siti:
www.groupweb.com
/government/us_gov/
2000candidates.htm