Robert
Nozick
Il 23 gennaio 2002 è
scomparso Robert Nozick, uno dei più importanti
filosofi di fine 20° secolo.
Nato a Brooklyn nel 1939, frequentò le locali scuole
pubbliche, avvicinandosi in seguito alla filosofia dopo
aver letto la Repubblica di Platone, che fu per
lui una vera rivelazione intellettuale e di cui parlò
in un suo libro del 1989, The Examined Life:
"Quando avevo circa 15-16 anni andavo in giro per
le vie di Brooklyn con in mano un'edizione economica
della Repubblica di Platone, tenendo la copertina
rivolta verso l'esterno: ne avevo letto solo delle parti
e l'avevo compresa ancora meno, ma mi sentivo
eccitatissimo e sapevo che si trattava di una cosa
meravigliosa.".
Nel 1959 si laureò presso il Columbia College e nel
1963 ottenne il Ph.D. dall'Università di Princeton.
Dopo le prime esperienze di docenza a Princeton e alla
Rockefeller University, Nozick divenne professore
ordinario ad Harvard nel 1969. Nel 1985 diventò Arthur
Kingsley Porter Professor of Philosophy e nel 1998 venne
nominato Joseph Pellegrino University Professor.
Nel corso della sua carriera Nozick ha ricevuto molti
premi e riconoscimenti, tra i quali la Presidential
Citation della American Psychological Association
(1998), che lo ha definito come "uno dei più
brillanti e originali filosofi viventi". E' stato
anche membro - tra gli altri - della American Academy of
Arts and Sciences, della British Academy, della
Guggenheim Foundation, del National Endowment for the
Humanities e del Center for Advanced Study in the
Behavioral Sciences.
Il pensiero di Nozick - che in gioventù ebbe simpatie
per la sinistra radicale, attestandosi poi su posizioni
sempre più liberali grazie soprattutto alla lettura di
economisti conservatori quali Friedrich Hayek e Milton
Friedman- è stato sempre caratterizzato da una forte
eterogeneità di argomenti e di interessi, incentrandosi
in particolar modo sulla filosofia politica. Tra i suoi
lavori ricordiamo soprattutto il suo primo libro, Anarchia,
Stato e Utopia, scritto nel 1974 in polemica con Una
teoria della giustizia di John Rawls, in cui
quest'ultimo poneva l'attenzione sul welfare state,
spiegando perché lo Stato doveva assumersi la
responsabilità di ridistribuire la ricchezza in favore
dei poveri e degli svantaggiati. Contrariamente, Nozick
affermò che i diritti dell'individuo sono primari e che
non c'è bisogno di nulla più che uno "Stato
minimo", ossia di uno Stato appena sufficiente a
proteggere i cittadini dal furto e dalla violenza e ad
assicurare l'applicazione dei contratti.
Anarchia, Stato e Utopia vinse il National Book
Award e venne definito dal Times Literary Supplement
come "uno dei 100 libri più importanti del
dopoguerra". Il tutto contribuì a trasformare il
suo autore da un giovane professore di filosofia noto
solo all'interno del suo ambito lavorativo, nel
riluttante teorico di un movimento politico nazionale e
nel leader putativo della destra, un ruolo in cui non si
trovò mai a suo agio.
Nonostante la notorietà assicuratagli da Anarchia,
Stato e Utopia, nel suo secondo libro - Spiegazioni
filosofiche (1981) - Nozick esplorò un territorio
assai differente, prendendo come oggetto di ricerca ciò
che, a suo parere, molti filosofi accademici tendevano
ad accantonare, ovvero il contrasto tra libero arbitrio
e determinismo, la natura dell'esperienza soggettiva,
l'indagine sul perché c'è qualcosa invece che il
nulla. Nell'affrontare tali argomenti, Nozick rigettò
l'idea di una definitiva prova filosofica, preferendo
adottare la nozione di "pluralismo
filosofico", secondo cui non è possibile
abbandonare o accantonare tutte le diverse opinioni
filosofiche mutuamente incompatibili. La filosofia è il
contenitore di tutte queste opinioni ammissibili, senza
eccezioni, un contenitore che però può essere ordinato
tramite criteri di coerenza e adeguatezza.
Caratterizzato da un pensiero eclettico ed ampio, Nozick
seguì nell'insegnamento lo stesso stile vivace ed
eterogeneo dei suoi scritti. I suoi corsi non trattarono
mai dello stesso argomento, con una sola eccezione: il
corso dal titolo "Le cose migliori della
vita", svoltosi nel 1982 e nel 1983, con il quale
cercò di costruire una teoria generale dei valori
desumendola dai discorsi svolti in classe. Era solito
descrivere il suo metodo didattico come un "pensare
ad alta voce", preferendo un approccio di tipo
discorsivo rispetto alla presentazione di teorie e
spiegazioni già pronte.
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