uando l’editore A. –F. Le Breton ebbe l’idea di tradurre la Cyclopaedia dell’inglese Ephraim Chambers (che grande successo aveva riscosso in Inghilterra e nel resto d’Europa) e di affidare la direzione dell’opera a Denis Diderot, non immaginava le conseguenze che tale decisione avrebbe provocato.
Diderot, filosofo e scrittore illuminista, già autore di quel Pensieri filosofici che il Parlamento francese aveva condannato al rogo nel 1746, maturò ben altri progetti per ciò che, inizialmente, doveva essere una semplice traduzione. Chiamato al suo fianco in qualità di co-editore il famoso matematico Jean Le Rond D’Alembert, Diderot mise mano alla Cyclopaedia snaturandola completamente nella forma e negli scopi e trasformandola nel massimo strumento di diffusione delle dottrine illuministiche: L’Encyclopédie, ou Dictionnaire Raissonné des Sciences, des Arts et des Metiers, il cui primo volume vedeva la luce il 28 giungo del 1751. Gli elementi programmatici dell’opera risultano ben evidenti nel Discorso preliminare, redatto da D’Alembert: l’ Encyclopédie, a differenza di un semplice dizionario, pone l’esigenza di fornire un quadro unitario e sistematico delle scienze e delle arti, ma tale bisogno si scontra inevitabilmente con l’impossibilità di abbracciare la totalità del conoscibile seguendo l’ordine naturale. È dunque necessario concepire una classificazione che adotti come principio unitario l’uomo e il suo rapporto col mondo. Quale scelta migliore, per soddisfare questa necessità, di individuare l’elemento discriminante negli stessi bisogni e facoltà umani? Sono proprio la ragione, la memoria e l’immaginazione, infatti, a dar vita alle principali attività intellettuali dell’uomo, e sono proprio i suoi bisogni a costituire la radice delle abilità tecniche e delle scienze morali. Tenendo conto di tale direttrice programmatica e sviluppandone le basi in modo da classificare tutte le arti e le scienze, l’Encyclopédie fu capace di fornire un’amplissima gamma di conoscenze e di informazioni tecniche, dando notizia anche della loro origine storico-genetica.
Il secondo volume dell’Encyclopédie venne pubblicato nel 1752, ma l’uscita del terzo fu ostacolata dai gesuiti e dai giansenisti, che mal vedevano il suo ottimismo laico e la sua critica ai pregiudizi e che già in passato l’avevano fatta oggetto di persecuzione e di censura. Fu solo grazie all’intervento di M.me de Pompadour e al favore di cui godeva presso alcuni grandi che la stesura poté riprendere e il terzo volume poté essere dato alle stampe nel 1753.
Dopo numerose controversie dovute anche a contrasti interni (D'Alembert si ritirò dall'impresa nel 1758), l'Encyclopédie fu terminata nel 1772. Lo straordinario successo di cui quest’opera godette presso i contemporanei può essere in parte spiegato proprio con l’appoggio accordatole da eminenti personaggi dell’epoca, ma fu dovuto soprattutto alle eccezionali figure della cultura che, più o meno sporadicamente, la arricchirono con i loro contributi, tra cui ricordiamo Voltaire, Montesquieu, Turgot, Buffon e molti altri illuministi europei. Il suo carattere eversivo, che si accorda in pieno con il pensiero razionalista, venne parzialmente mitigato da alcuni scritti degli stessi ideatori o di autori incaricati da questi ultimi, quali Rousseau, Grimm ,d'Holbach e Helvétius
Nel complesso l’Encyclopédie apparve come la summa del sapere dell’epoca e il testo principale di ogni spirito libero, tanto che Illuminismo ed Enciclopedismo furono spesso considerati sinonimi.