Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche
www.filosofia.rai.it
Search RAI Educational
La Cittą del Pensiero
Le puntate de Il Grillo
Tommaso:
il piacere di ragionare
Il Cammino della Filosofia
Aforismi
Tv tematica
Trasmissioni radiofoniche
Articoli a stampa
Lo Stato di Salute
della Ragione nel Mondo
Le interviste dell'EMSF
I percorsi tematici
Le biografie
I brani antologici
EMSF scuola
Mappa
© Copyright
Rai Educational
 

Interviste

Angelo Sabatini

Vita e pensiero: il caso di Nietzsche

19/12/1995
Documenti correlati

Vai all'abstract

  • - Professor Angelo Sabatini, per comprendere alcuni autori sembra necessario conoscere gli avvenimenti che hanno segnato la loro vita; la biografia serve dunque a fornire spunti utilissimi per l'individuazione del nucleo centrale del loro pensiero. Quanto conta per un filosofo come Nietzsche l'attenzione rivolta alla sua condizione esistenziale? (1)
  • - Può ricordare i momenti più significativi della vita di Nietzsche, su cui il biografo deve indirizzare l'attenzione per cogliere la presenza concreta del nesso di vita e pensiero, di biografia e opera? (2)
  • - Parliamo ora della follia di Nietzsche. Il malessere fisico, che ha segnato l'esistenza di Nietzsche fin dall'infanzia e che lo ha condotto fino alla catastrofe mentale, all’insorgere della follia, ha condizionato alcune scelte radicali, con conseguenze importanti, non solo nell'organizzazione della propria vita quotidiana, ma anche suscitando in lui un profondo sentimento di solitudine. Che ruolo riveste precisamente tale sentimento nella sua opere. (3)
  • - L'educazione religiosa, pietistica di Nietzsche subisce nel tempo una crisi radicale, che sfocia nella condanna del Cristianesimo, che troviamo espressa nell’opera L'Anticristo. Cosa può aver determinato questa evoluzione e quale ruolo ha giocato, nella produzione intellettuale di Nietzsche, il suo rapporto con il Cristianesimo? (4)
  • - Parliamo ora, Professor Sabatini, dell'atmosfera intellettuale nella quale visse Nietzsche. Egli ha stretto rapporti di amicizia con personaggi del mondo degli studi e della cultura. Come si configurano tali rapporti e quanto incidono nello sviluppo del pensiero Nietzsche e sulla sua psicologia? (5)
  • - Nietzsche matura un giudizio sulla Grecia arcaica di forte apprezzamento e giunge a farne un modello culturale, utilizzabile nella interpretazione del corso della civiltà occidentale. Può parlarci di questo aspetto della filosofia nietzschiana? (6)
  • Nietzsche vede in Wagner l'interlocutore privilegiato per promuovere la rinascita dello spirito tragico della musica. Che valore ha allora l'incontro con Wagner e quali sono le ragioni della frattura, che si venne poi a determinare in un rapporto cercato da Nietzsche con ostinazione, e poi miseramente concluso? (7)
  • - Veniamo ad analizzare l'ambiente familiare, in cui è vissuto Nietzsche. Che ruolo ha svolto Elisabeth nella vita di Nietzsche e a che cosa è dovuto questo alternarsi di amore e risentimento verso il comportamento di lei? (8)
  • - Un'altra figura importante nella vita di Nietzsche è indubbiamente quella di Lou Salomè. Che cosa ha rappresentato nei rapporti di Nietzsche con le donne, l'entrata in scena nella sua vita di questa giovane russa? (9)
  • - In conclusione, soffermiamoci sulla malattia mentale che ha trascinato Nietzsche in una condizione di degrado psichico per undici anni; ciò ha dato luogo a una serie di interrogativi sulle causa dell'insorgenza del male. Quali interpretazioni vengono fornite e quale è da considerarsi la più plausibile? (10)

1. Professor Angelo Sabatini, per comprendere alcuni autori sembra necessario conoscere gli avvenimenti che hanno segnato la loro vita; la biografia serve dunque a fornire spunti utilissimi per l'individuazione del nucleo centrale del loro pensiero. Quanto conta per un filosofo come Nietzsche l'attenzione rivolta alla sua condizione esistenziale?

Questa è una questione di storiografia filosofica rispetto a cui si sono delineate posizioni contrastanti: c'è chi ritiene che la speculazione abbia, come luogo di crescita, il confronto con altre forme di pensiero e che si sviluppi in un ambiente di pura rarefazione intellettuale. Altri invece ritengono che, per cogliere l'humus più vero, cioè per cercare di capire quale sia la genesi reale di un pensiero, occorra conoscere l'autore, il pensatore, nella sua realtà esistenziale. Noi per capire meglio in cosa consiste questa differenza di posizione, possiamo prendere due classici della filosofia, Hegel da una parte e Nietzsche dall'altra. Cosa dice Hegel? C'è una sua affermazione, molto significativa: "Tutto ciò che di personale c’è nella mia opera, deve essere ritenuto falso". All’opposto c'è la dichiarazione di Nietzsche: "Io ho sempre messo nelle mie opere tutto il mio corpo e tutta la mia vita. Non so cosa siano i problemi puramente intellettuali". Del resto anche a non volere fare una scelta di tipo storiografico, se vogliamo capire Nietzsche o molti altri pensatori, di scrittori, sarebbe un disastro non avere notizie nella loro vita quotidiana di uomini, di individui. Possiamo noi capire, cogliere, il significato vero della filosofia di Pascal o di Kierkegaard o dello stesso Nietzsche? Questa consapevolezza di guardare al nucleo "spermatico" della genesi del pensiero filosofico è stato poi accolto come un criterio di base fondamentale nella tradizione della filosofia esistenzialistica. L'esistenzialismo fa propria questa esigenza e cerca non solo di riuscire a cogliere il rapporto tra pensiero ed esistenza, ma anche di riconoscere ai pensatori quella forza di "persuasione", che dipende proprio dall'aver guardato all'esistenza nel tentativo di spiegarla.

2. Può ricordare i momenti più significativi della vita di Nietzsche, su cui il biografo deve indirizzare l'attenzione per cogliere la presenza concreta del nesso di vita e pensiero, di biografia e opera?

Se dobbiamo rispondere alla raccomandazione che Nietzsche stesso ci fa, tutti i momenti della sua vita sono importanti. È anche vero però che la lettura di un autore ci porta a cogliere quelli che sono i suoi "momenti essenziali". Poiché riteniamo necessario guardare al pensiero di Nietzsche, alla sua riflessione, attraverso la sua esistenza, ci rendiamo conto che ci sono momenti di questa che hanno più rilevanza rispetto ad altri. Intanto l'ambiente familiare: non va dimenticato che Nietzsche nasce in una famiglia luterana, fondamentalmente religiosa. Il padre era un pastore protestante, la madre, Franziska Holler era figlia di un pastore e lo stesso Nietzsche viene destinato dalla madre, dopo la morte del padre, a fare il pastore. La realtà familiare serve per capire la sua formazione religiosa, il suo atteggiamento nei confronti del Cristianesimo, ma anche per capire il suo atteggiamento nei confronti delle donne. Nietzsche vive tra donne: la madre, Franziska, la sorella, Elisabeth, le due zie, la nonna, Erdmund. È evidente che il rapporto con il mondo femminile, è un fatto da considerare con attenzione. Poi ci sono gli studi a Pforta, che rappresentano un altro elemento decisivo nella formazione della personalità di Nietzsche. Vi è inoltre l'ambiente intellettuale, in mezzo a cui vive, che è pieno di scrittori, storici, filologi, intellettuali, filosofi, con cui ha una familiarità quotidiana. Tra essi vi sono alcuni personaggi importanti della cultura tedesca, ma anche europea, dell'Ottocento. Bisogna quindi considerare l'influenza che questi hanno su Nietzsche e l’influenza che egli esercita su di loro. Altri personaggi avranno un ruolo importante nel quadro della formazione nietzscheana, tra cui Burckhardt, Rhode, Gersdorff. Non si deve dimenticare anche l’insegnamento all'università, come professore di filologia classica, e occorre considerare di conseguenza il modo in cui Nietzsche vive l'esperienza universitaria; in ciò vengono fuori alcuni elementi che danno maggiore concretezza alla comprensione del suo carattere, del suo temperamento. L'insegnamento verrà poi abbandonato e tale abbandono lo porta a girare per l'Italia, la Svizzera, la Germania. Non è un fatto secondario perché dà l’idea del disagio intellettuale, esistenziale di Nietzsche e della sua insoddisfazione nei confronti della propria cultura.

Ci sono comunque due avvenimenti di grandissimo rilievo nella vita di Nietzsche: il primo è l'incontro con Richard Wagner e la relativa storia del loro rapporto di amicizia, che è assolutamente eccezionale. Questo rapporto di amicizia darà vita ad un comune progetto culturale e quindi anche alla profonda delusione finale di Nietzsche, la quale causerà la violenta interruzione dei suoi rapporti con Wagner. Ugualmente importante è il suo rapporto con Lou Salomè; questa donna - un’emigrata russa - ha avuto un ruolo fondamentale per quanto concerne il modo nietzscheano di concepire, in generale, la donna e il suo mondo. Non ultimo, tra gli eventi che segnano la vita di Nietzsche, è la sua malattia e la sua follia. Non dimentichiamo che nel 1888 diventa folle e vive undici anni, dal 1889 fino al 1900, anno in cui muore, in uno stato di desolazione morale e mentale. Questi credo sono i punti di riferimento sui quali va posta l'attenzione proprio per capire, in Nietzsche, quel particolare nesso che sussiste tra vita e pensiero.

3. Parliamo ora della follia di Nietzsche. Il malessere fisico, che ha segnato l'esistenza di Nietzsche fin dall'infanzia e che lo ha condotto fino alla catastrofe mentale, all’insorgere della follia, ha condizionato alcune scelte radicali, con conseguenze importanti, non solo nell'organizzazione della propria vita quotidiana, ma anche suscitando in lui un profondo sentimento di solitudine. Che ruolo riveste precisamente tale sentimento nella sua opera?

Il sentimento della solitudine è conseguente a due fattori: uno di questi è il male fisico che segna la crescita e la maturità di Nietzsche, e ne determina poi la condizione di malato; l’altro è la sua concezione della vita e la difficoltà ad instaurare con gli altri un rapporto e un sentimento duraturo. Dentro di lui matura il germe di quello che poi verrà considerata l'espressione della sua filosofia, cioè il nichilismo. Il nichilismo non è solo una teoria della condizione umana, ma è anche un "sentimento" personale. Per quanto riguarda la malattia ricordiamo che Nietzsche ogni tanto era costretto a sospendere la propria attività quotidiana, per vivere in una specie di "solitudine fisica". Ad esempio, nel periodo trascorso nel collegio di Pforta, soffriva spesso di emicrania, di mal di stomaco, di male agli occhi, e gli veniva consentito di non fare lezione proprio per poter superare i momenti di sofferenza fisica. Questa si verifica in età infantile e adolescenziale e non scompare negli anni, ma si rinnova continuamente e diventa un elemento decisivo, che conduce, tra l’altro, all'abbandono dell'insegnamento universitario. Lo stato di malattia percorre l'intera esistenza di Nietzsche fino a sfociare nella malattia mentale; da questa non possiamo prescindere per poter cogliere appunto la peculiare condizione psico-fisica in cui egli si trovò a vivere. Si genera così una situazione che possiamo definire paradossale: il teorico del "Superuomo" vive, al contrario, in modo "umano troppo umano" - per riprendere il titolo di una sua opera -, in un atmosfera di continua debolezza e solitudine. Questa situazione, come dicevo, sarà il fattore determinante nell'abbandono dell'insegnamento a Basilea, a cui del resto Nietzsche teneva molto. Egli si concesse anche una pausa, prese un permesso e cominciò a girare per l'Italia, per trovare un clima ideale che potesse contribuire a curare il suo malessere, ma, quando tornò si accorse che questo non era passato e si decise a lasciare definitivamente l'insegnamento.

Negli anni, sia nel suo peregrinare, ma anche poi nel momento di maggiore produttività intellettuale, specialmente nell'‘88, che è anche la vigilia della malattia mentale, lo sforzo fisico e intellettuale esercitato - aggiunto alla condizione di debolezza, tipica del malato cronico -, sarà, in qualche modo, il preambolo di quell'atto fatale che è la follia. Il sentimento di solitudine lo si ritrova continuamente. Basta leggere le sue opere Al di là del bene e del male, Genealogia della morale, Ecce homo, ma anche altre opere successive, per capire quanta importanza Nietzsche attribuisca alla solitudine. La solitudine viene avvertita come la condizione in cui è costretto a vivere, ma in qualche modo è anche la condizione ideale a cui egli aspira: una vita distante da un mondo in cui non si ritrova più, nonostante questo stesso mondo venga esaltato attraverso i principi stessi della filosofia nietzscheana, tra cui la "volontà di potenza" e l’idea del "Superuomo".

4. L'educazione religiosa, pietistica di Nietzsche subisce nel tempo una crisi radicale, che sfocia nella condanna del Cristianesimo, che troviamo espressa nell’opera L'Anticristo. Cosa può aver determinato questa evoluzione e quale ruolo ha giocato, nella produzione intellettuale di Nietzsche, il suo rapporto con il Cristianesimo?

Il problema del rapporto di Nietzsche con il Cristianesimo è un tema su cui gli storici e gli interpreti pongono molta attenzione. Tenendo presente l’intero sviluppo dell'esistenza di Nietzsche, assistiamo al contrasto radicale tra il forte spirito religioso che lo caratterizza e l'odio per il Cristianesimo. Credo - anche sulla base di alcune interpretazioni, per esempio quelle del Valadier, il quale ha scritto un grande volume Nietzsche e il Cristianesimo - che l'odio verso il Cristianesimo, che si manifesta nel periodo finale della sua speculazione, sia piuttosto da intendere come una "partita" che Nietzsche non finisce mai di giocare con il Cristianesimo stesso. Egli, attraverso gli studi di filologia e poi attraverso il passaggio alla filosofia, assume un sentimento pagano della vita, perché attraverso la filologia guarda al mondo greco, si innamora del periodo presocratico, del periodo arcaico, che lui considera, con enfasi e con entusiasmo, come il momento più forte della valorizzazione del sentimento vitale. Due elementi fondamentali sono allora l'acquisizione di questo concetto della vitalità, come fondamento dell’esistenza e del mondo - sulla base della valorizzazione del principio del "dionisiaco", che emerge in particolare ne La nascita della tragedia - e il passaggio dalla filologia alla filosofia. Abbandonata la teologia, Nietzsche, dopo aver studiato filologia a Bonn, a Lipsia, entra nel regno della riflessione sul profondo, che si differenzia radicalmente dallo studio dei dati, dei documenti, e acquisisce l’amore "pagano" per lo spirito del dionisiaco: ciò coincide con un evidente allontanamento dal Cristianesimo.

Nietzsche si allontana dal Cristianesimo, finendo poi con l'addebitare ad esso tutti i mali possibili della civiltà occidentale; nel cristianesimo il filosofo individua il responsabile della decadenza della civiltà europea, la cui origine, il cui primo movimento è nei Greci, in Socrate. Con un conseguente e forte richiamo all'elemento pagano, all'elemento laico, considererà il Cristianesimo come la causa della mortificazione della vera vita dell'uomo. La morale cristiana è la "morale degli schiavi", implica la sottomissione a un principio che non è nella natura intrinseca dell'uomo, in quanto rappresenta piuttosto una sovrapposizione alla natura stessa. Un elemento molto utile per comprendere l’atteggiamento di Nietzsche nei confronti della religione e del Cristianesimo, emerge nell’analisi del suo rapporto con Wagner. La fine di questa amicizia avviene proprio quando in Wagner si riaccende l’interesse per gli elementi religiosi del Cristianesimo. Nietzsche però non si libererà mai del tutto della questione del significato del Cristianesimo. È una partita che non riesce a concludere, tant'è vero che nelle lettere e nei fogli scritti nel periodo della follia, tra la fine del 1888 e l’inizio del 1889, si ritrova questa firma: "il crocifisso".

Si può persino dire che, per molti aspetti, si assiste in Nietzsche ad una vittoria della religione. È il suo spirito, fondamentalmente religioso, che gli dà la possibilità di vivere e di farsi assertore del nichilismo, perché è la grande volontà di trovare fondamenti assoluti e l'incapacità di poterli cogliere, che porta a questa forma estrema di critica. La volontà di affermare principi, valori, assoluti e universali è, in ultima analisi, un elemento proprio di una impostazione filosofica di natura religiosa.

5. Parliamo ora, Professor Sabatini, dell'atmosfera intellettuale nella quale visse Nietzsche. Egli ha stretto rapporti di amicizia con personaggi del mondo degli studi e della cultura. Come si configurano tali rapporti e quanto incidono nello sviluppo del pensiero Nietzsche e sulla sua psicologia?

L'amicizia intellettuale per Nietzsche è una aspirazione, anche questa, costante. Egli vorrebbe così rinchiudersi con gli scrittori, gli storici, i filosofi del suo tempo - quelli che sono suoi amici e che stima realmente - in una specie di comunità religiosa, in un convento. Scrive spesso a questi suoi amici: "Cercate un convento, un luogo, dove possiamo riunirci, per vivere questo grande compito della intellettualità, della vita spirituale". Nietzsche compie la scelta degli amici unicamente in prospettiva della aggregazione di questi intellettuali intorno ad un progetto e nella convinzione di poter ricavare dai loro contributi la forza necessaria al progetto stesso. Bisogna ricordare anche che spesso le amicizie di Nietzsche subiscono una flessione proprio a causa del confronto con l’altro che è in esse implicito e in cui egli vuole essere sempre vincente. Per citare solo alcuni dei grandi personaggi che intrattengono rapporti con Nietzsche, ricordiamo il nome di Friedrich Wilhelm Ritschl, che è il suo maestro nel campo degli studi filologici e che egli segue da Bonn a Lipsia, dove Ritschl si trasferisce. Nietzsche originariamente amava di più un altro grande studioso e docente, Otto Jan, perché questi era anche uno storico della musica e musicologo. Nietzsche si occupava di musica non solo in vista della definizione del suo senso nell'ambito della vita spirituale, ma anche direttamente in quanto era compositore; egli ha addirittura creduto di poter, se non competere, almeno mettersi a fianco di Wagner. Inizialmente quindi Nietzsche vorrebbe stare con Otto Jan, ma poi sceglie Ritschl perché è nato in lui un profondo interesse per la filologia. Rispetto agli altri filologi, Ritschl era un filologo molto "aperto"; pur facendo parte della "scuola storica" non era legato esclusivamente ad un’indagine di tipo documentaristico, ma guardava alle questioni che si trovavano nelle profondità dei testi studiati. Tutto questo aveva una forte influenza su Nietzsche.

L'altra grande figura intellettuale che ha un notevole ascendente su Nietzsche è quella di Jakob Burckhardt. Questi che si può definire uno storico della cultura in tutte le sue forme, era più vecchio di lui essendo nato nel 1818. Da Burckhardt Nietzsche assume due elementi molto importanti: l'amore per l'estetica e per l'arte, e l'amore per i Greci. L'amore per la cultura greca antica è decisivo per lui come lo è per Wagner e per tutta la cultura tedesca, a partire dalla lezione di Winckelmann alla fine del Settecento. Winckelmann ha riscoperto l’enorme valore dell'arte greca e romana, e in seguito a ciò si è imposto quel mito della grecità, che ha avuto anche una notevole rilevanza nella sfera della dottrina politica: la Grecia ha rappresentato idealmente il momento in cui l'uomo ha affermato se stesso nella propria, e più vera, totalità. Non dobbiamo dimenticare, tra i personaggi che sono stati vicini a Nietzsche, Erwin Rohde, Paul Deussen - entrambi docenti universitari -, con i quali lui ha un rapporto quotidiano di amicizia e di scambio intellettuale. Si deve ricordare anche Paul Rèe, che è un personaggio centrale all’interno del rapporto di Nietzsche con Lou Salomè.

6. Nietzsche matura un giudizio sulla Grecia arcaica di forte apprezzamento e giunge a farne un modello culturale, utilizzabile nella interpretazione del corso della civiltà occidentale. Può parlarci di questo aspetto della filosofia nietzschiana?

Esiste effettivamente nella cultura tedesca un "mito della Grecia", che però si configura in modi diversi: c'è chi esalta la Grecia dell'età di Pericle, del V secolo a.C., e chi invece, come Nietzsche, esalta il momento arcaico, il momento in cui il dionisiaco è l’elemento centrale della espressione della vita nel mondo greco; ciò comporta l’alto valore attribuito alla musica. Sulla base di questa convinzione e dei rapporti con Burckhardt, ma anche degli studi filologici, Nietzsche considera necessario lo sguardo rivolto al dionisiaco, perché solo cogliendo il significato e il valore del sentimento del tragico possiamo liberarci dal condizionamento, in cui l'uomo del proprio tempo, l'uomo moderno, si è trovato a vivere, a causa dello sviluppo di una società che è la negazione proprio di questo spirito tragico. Nietzsche, come Wagner, del resto, vede nel suo tempo, nella società a lui contemporanea, la caduta della tensione spirituale, che è dovuta alla diffusione delle attività commerciali, alla nascita dell'industrialismo, alla società di massa: tutti questo sono elementi che derivano dal razionalismo del mondo moderno. La conquista dei diritti umani, come espressione della razionale valorizzazione dell'uomo è per lui un tradimento.

La nascita della tragedia, che nasce come un'opera filologica, ma che è in verità la sconfessione della filologia classica, crea un certo imbarazzo sia in Ritschl, il suo maestro, sia in scrittori come Burckhardt perché trascura la documentaristica, i dati documentali, per impostare una critica filologica che sia anche "filosofica". I documenti, in questa prospettiva, vanno collocati all'interno di un humus, di una realtà, di cui bisogna cogliere l'essenza. Quindi la nascita della tragedia è uno studio della cultura greca, ma attraverso l'individuazione del senso spirituale del mondo greco. Nietzsche quindi arriva a quella distinzione - che poi è diventata molto famosa - tra dionisiaco e apollineo: questo rappresenta la glorificazione della forma, della struttura, della nitidezza, mentre il dionisiaco è l'espressione della vitalità. Interviene in seguito l'influenza, molto importante, della filosofia di Schopenhauer, perché questi è il pensatore che fornisce un sostegno speculativo alla rivoluzione nietzscheana nel campo della ricerca filologica e storica. Da Schopenhauer Nietzsche trae un elemento metafisico fondamentale; la "volontà di potenza" è in fondo l’affermazione dello spirito vitale.

7.  Nietzsche vede in Wagner l'interlocutore privilegiato per promuovere la rinascita dello spirito tragico della musica. Che valore ha allora l'incontro con Wagner e quali sono le ragioni della frattura, che si venne poi a determinare in un rapporto cercato da Nietzsche con ostinazione, e poi miseramente concluso?

È proprio attraverso la prospettiva schopenhauriana che emerge un progetto comune con Wagner, il quale andava alla ricerca di strumenti intellettuali e di progetti culturali, per ridare all'uomo il principio della totalità, per rendere possibile la riconquista di quell'"uomo totale", che era stato l'uomo greco. Nasce così l'incontro entusiasmante di Nietzsche con Wagner; il primo era così esaltato e convinto di avere scoperto l'uomo che poteva dare l’aiuto decisivo per l'attuazione del proprio progetto, che è disponibile anche a queste forme di sottomissione. Bisognerebbe fornire una precisa descrizione psicologica del particolare sentimento che anima Nietzsche, ma in ogni caso l’elemento che accomuna l'uno e l'altro è, in ultima istanza, la ricerca del dionisiaco. Nel momento però in cui Nietzsche scopre che il dionisiaco che era nel Tristano e Isotta mancava invece nel Parsifal, in cui c’è un avvicinamento di Wagner allo spirito cristiano, pensa ad un tradimento ideale. A ciò si aggiungono altri fatti e situazioni. Per esempio il carattere troppo forte, "dittatoriale" di Wagner. La frattura si acuisce quando, nel contesto del grande progetto del teatro di Bayreuth, che doveva essere il tempio della musica wagneriana, Nietzsche ravvisa in Wagner un interesse eccessivo e deleterio per la vita di società. Bisogna in ogni caso dire che Wagner intervenne a favore di Nietzsche nella sua polemica con Wilamovitz Moellendorf, il quale accusava Nietzsche di non essere un filologo e riteneva La nascita della tragedia un cumulo di falsità e di vaneggiamenti. Nel deterioramento dei rapporti con Wagner ha inciso anche, in seguito, la malattia di Nietzsche e il bisogno di solitudine, che naturalmente contrastava molto con la vita mondana che era nata intorno al progetto wagneriano di Bayreuth. Il punto culminante della storia si ha con il Nietzsche contra Wagner, in cui Nietzsche esprime intellettualmente il senso della sua distanza da Wagner e il suo disagio: questo disagio è però - non si deve dimenticarlo - principalmente di natura esistenziale.

8. Veniamo ad analizzare l'ambiente familiare, in cui è vissuto Nietzsche. Che ruolo ha svolto Elisabeth nella vita di Nietzsche e a che cosa è dovuto questo alternarsi di amore e risentimento verso il comportamento di lei?

In quella famiglia di donne, Elisabeth era una figura molto forte, quasi "maschile" e tra lei e Friedrich, fin dai dall’infanzia di lui, si era instaurato un forte rapporto. Questo rapporto cresce nel tempo. Ciò che invece determina un’alterazione di questo profondo legame sentimentale è la decisione della sorella, di Elisabeth, di sposare Bernhard Forster, che tra l’altro era nemico degli ebrei. Nietzsche non amava molto quest’uomo e avrebbe voluto che la sorella non lo sposasse, perché l’antisemitismo gli dava molto fastidio. Per inciso, questo è un elemento da tenere presente, quando si parla dell'antisemitismo di Nietzsche: egli è stato sempre un ammiratore degli ebrei anche se ciò non toglie che criticasse decisamente alcuni caratteri peculiari del loro modo di vita e della loro cultura. Non aveva nei confronti degli ebrei il rapporto che aveva con i tedeschi; anche nei confronti dei tedeschi, verso il "tedesco" come rappresentazione di un tipo culturale, non è stato poi molto tenero. La sorella Elisabeth comunque, dopo aver sposato Bernard Forster, parte con lui per andare in Paraguay, a creare una colonia che veniva chiamata la "Nuova Germania". Sembrava quindi che Forster, con questa iniziativa, voler realizzare anche un progetto culturale e politico-sociale. In verità Forster era un buon colonizzatore, un commerciante, che nei confronti appunto delle popolazioni del Paraguay non si comportò in modo esemplare. Da qui l'attenuarsi del forte rapporto sentimentale che legava Nietzsche alla sorella Elisabeth. Ma c'è un'altra ragione: ella si intrometteva nelle vicende sentimentali del fratello, in modo particolare quando nacque l’interesse per Lou Salomè. Elisabeth, che non aveva una buona considerazione, dal punto di vista morale e religioso, di Lou Salomè, cercava in tutti i modi di avversare il loro rapporto, e ciò dava fastidio a Friedrich. Ci fu quindi una conseguente interruzione del legame che univa Nietzsche alla sorella, il quale verrà ripreso, quando, nel momento della follia di Nietzsche, Elisabeth tornò dal Paraguay proprio per occuparsi del fratello malato. In realtà cercò di purificare l'immagine di Nietzsche di quelle contaminazioni, che potevano farlo apparire come un uomo mortale, "umano". Sia per quel che concerne il lavoro di cura dell'edizione delle opere del fratello, che affidò poi a degli studiosi, sia per lo sforzo che ha compiuto di trovare le radici e le ragioni della malattia, cercò di presentare il fratello non come malato di mente, ma come genio. La sorella Elisabeth non voleva nemmeno che si dicesse che il fratello era diventato pazzo, che aveva cioè subìto una qualche alterazione cerebrale, a seguito della contrazione della "lue", della sifilide; questo è uno dei temi di cui si discute sempre quando si cerca di capire l’origine della malattia di Nietzsche. In ultima analisi, la sorella ha avuto un ruolo estremamente importante nella sua vita; lei stessa creò a Weimar l'Archivio-Nietzsche, con molta pomposità, e con l’intenzione di ripetere i fasti dell'Archivio- Goethe.

9. Un'altra figura importante nella vita di Nietzsche è indubbiamente quella di Lou Salomè. Che cosa ha rappresentato nei rapporti di Nietzsche con le donne, l'entrata in scena nella sua vita di questa giovane russa?

Nietzsche ha avuto con le donne diverse occasioni di incontri. Possiamo ricordarne cinque o sei, che hanno una notevole importanza. Pensiamo a Resa von Schirnhofer, una studentessa austriaca, a Meta von Salis, una femminista, che non poteva assolutamente condividere quello che Nietzsche diceva sulle donne, e a Nathalie Herzen. Merita ancora di essere ricordata Mathilde Trampedacke, che disse apertamente a Nietzsche che non era interessata a lui. L'incontro più importante fu tuttavia quello con Lou Salomè. Lou Salomè che era una donna, particolarmente intelligente, interessata alla cultura, cresciuta nell'ambito della cultura tedesca, si trovava a Roma in un vacanza con la madre. Nietzsche giunse a Roma, dove era già arrivato il suo amico Paul Rée. Su invito di Paul Rée, Nietzsche, si recò a Roma e qui incontrò Lou nella chiesa di San Pietro; come entrò e la vide, ella gli disse: "Noi in fondo siamo due stelle, cadute dal cielo, che dobbiamo coesistere". Nietzsche quindi propose anche a lei, in qualche modo, un’unione, su cui però bisogna riflettere. C'è stata la tendenza a vedere il rapporto tra Lou Salomè, Paul Rée e Nietzsche come un amore a tre; bisogna dire che ciò in parte è vero e in parte è falso. È vero che loro tre pensavano di poter creare una condizione di vita comune, ma non è vero che questa doveva implicare poi un rapporto d'amore a tre. Era volontà sia di Lou Salomè, che di Nietzsche e di Paul Rée, costruire un progetto culturale insieme; nelle lettere, che si scrivono in diverse circostanze, nell’idea di andare a Parigi per poter vivere l’intensa vita culturale di questa città, emerge sempre questo intento. Ci sono momenti però in cui la prospettiva di un progetto culturale si traduce anche nella volontà di creare un legame strettamente sentimentale, anche d'ordine erotico e sessuale; però l'abilità di Lou Salomè fu quella di non creare mai una condizione che potesse essere identificata come una relazione d'amore. Il rapporto lentamente si rompe, perché nasce , tra Paul Rée e Nietzsche un sentimento di gelosia, a causa di Lou Salomè. Nietzsche, che l’aveva descritta come la donna più interessante - fa comunque dei tentativi per poter continuare ad avere con lei un rapporto di natura sentimentale -, alla fine, scrivendo a Malwida von Meysenbug, a proposito di Lou Salomè, dichiara che lei ha tradito il progetto di realizzare una grande unione spirituale. Questa storia finì come tutte le altre, anche se ebbe una durata maggiore e un carattere diverso. Tutto ciò è la prova che Nietzsche in effetti non sapeva esattamente cosa volesse da un rapporto sentimentale con le donne.

10. In conclusione, soffermiamoci sulla malattia mentale che ha trascinato Nietzsche in una condizione di degrado psichico per undici anni; ciò ha dato luogo a una serie di interrogativi sulle causa dell'insorgenza del male. Quali interpretazioni vengono fornite e quale è da considerarsi la più plausibile?

È stata tenuta in forte - e forse anche eccessiva - considerazione l’ipotesi della sifilide come causa della malattia mentale di Nietzsche. Non si hanno elementi certi, anche se lo stesso Nietzsche credeva di aver contratto una malattia venerea in una casa di appuntamenti. È indubbio comunque che la condizione fisica di Nietzsche, che è una costante di tutta la sua esistenza, abbia in qualche modo, se non determinato, avuto almeno un’influenza nel condurre Nietzsche in uno stato di "crisi fisiologica". Se si aggiunge il fatto che nell'ultimo anno, nel 1888, quand'era a Torino, egli si è sottoposto ad uno sforzo intellettuale enorme, si capisce anche come si sia verificata una decadenza fisica. Che sia, appunto, la "lue", la sifilide, l'origine di questa malattia, viene però messo in dubbio da studiosi e da psichiatri. Come interpretare allora la malattia? Tra le moltissime interpretazioni, due sono da ritenere particolarmente significative: una è quella di Karl Jaspers, che è psichiatra e anche filosofo e che quindi era indicato nel cogliere le cause e il "senso" della malattia di Nietzsche. La risposta di Jaspers è che è comprensibile che la malattia abbia influenzato il suo pensiero, e che il suo pensiero, cioè lo sforzo intellettuale, abbia avuto una forte importanza e un forte rilievo nel determinare una crisi fisica. Per Jaspers bisogna considerare con molta cautela questi elementi e cercare di ricostruire attentamente ciò che poi effettivamente è accaduto. C'è invece la tesi di Paul Julius Moebius, che è appunto uno specialista in malattie nervose, il quale afferma che Nietzsche è morto di paralisi progressiva del sistema nervoso a seguito della contrazione della "lue". La convinzione che mi sono fatto, cercando di ricostruire la biografia di Nietzsche è che sulla sua condizione umana, fisica e mentale, tutti questi elementi abbiano avuto un ruolo importante e che quindi non si possa individuare in uno solo di essi la causa della malattia di Nietzsche.

Bisogna entrare all'interno dell'evoluzione della vita di Nietzsche e considerare insieme tutti gli elementi, e soltanto allora si può capire che questo filosofo, pensatore e scrittore, ha assunto su di sé, un peso veramente sovrumano. Essere critico di tutta la tradizione occidentale, del Cristianesimo, della morale corrente, della società borghese, dello sviluppo e dell'emergere della società di massa, farsi promotore del nichilismo, non poteva non portarlo ad una caduta, che era la caduta di una corda che si è spezzata e che doveva inevitabilmente portarlo a questa condizione di decadenza fisica e psichica. Noi certamente per capire Nietzsche dobbiamo avere uno sguardo d’insieme, ma se vogliamo cogliere il nucleo del suo pensiero ci fermiamo al 1888, prima cioè dell’insorgere di quel male, che lo ridusse - questo è molto importante - in una condizione disumana; quando era a Jena, nella clinica psichiatrica, viveva infatti quasi da animale. In ultima analisi, abbiamo di fronte a noi con Nietzsche la rappresentazione veramente tragica di un uomo che si era fatto difensore dello spirito tragico dei Greci e che poi vissuto e subìto tutta la forza della tragedia moderna.


Abstract

Angelo Sabatini ricorda i momenti più significativi della biografia di Nietzsche, sottolineando la stretta connessione che sussiste tra la sua vita e il suo pensiero. La solitudine e la follia furono le compagne fedeli della vita e della produzione intellettuale nietzschiana . Angelo Sabatini affronta la questione del rapporto travagliato tra Nietzsche e il Cristianesimo. Vengono poi ricordate le figure che rivestirono maggiore importanza nella formazione di Nietzsche e i personaggi che influirono sullo sviluppo del suo pensiero. Sabatini parla della concezione nietzschiana della Grecia  e della storia di amicizia tra il filosofo e Wagner, amicizia destinata alla rottura. Viene successivamente affrontata la questione del rapporto tra Nietzsche e il mondo femminile. Le donne più importanti nella sua vita furono la sorella Elisabeth  e Lou Salomè, con la quale ebbe una storia segnata da un pessimo destino (9). In conclusione Sabatini si sofferma a parlare della malattia mentale di Nietzsche, presentando le interpretazioni che sono state date in merito.

Vai all'intervista completa

 


Biografia di Angelo Sabatini

Partecipa al forum "I contemporanei"

Tutti i diritti riservati