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[Compiti a casa]

[Le domande degli studenti]

La mia richiesta consiste nel sapere se avete documentazione (tesi, articoli, commenti ecc) relativa al problema di Hannah Arendt e il concetto d'amore in S.Agostino.


Riguardo al rapporto tra Hannah Arendt e il concetto d’amore in S. Agostino esiste una ricca documentazione, reperibile tuttavia soprattutto in lingua straniera. La più recente traduzione italiana del saggio è stata effettuata a cura di Laura Boella: H. Arendt, Il concetto d’amore in Agostino, Milano, 1992. I testi stranieri più facilmente accessibili sono i seguenti: E. Young – Bruehl, Hannah Arendt, Anthropos, pag. 481 e sgg., e ancora in “Anthropos”, 1986, Synopsis de la thèse de doctorat d’Arendt, pp 641-651; F. Proust, Politique et pensée, Payot (PBP), Paris, 1996; J.C. Eslin, Le pouvoir de commencer. Hannah Arendt et Saint Augustin, “Esprit”, ottobre 1988, pp. 146-153 .
E’ inoltre indispensabile la consultazione del volume di R. Bodei, Ordo amoris, il Mulino, Bologna, 1991.
Il saggio di Bodei, ricchissimo di chiare e precise indicazioni su tutta l’opera di S. Agostino e in particolare sul concetto d’amore, e corredato di riferimenti bibliografici preziosi, rinvia più volte alla Arendt, a proposito della discordia della volontà con se stessa che si forma all’interno dell’io, rischiando di trasformare i singoli da domini in servi (cfr. H. Arendt, Tra passato e futuro, Firenze, 1974, p. 177); sul concetto di volontà (H. Arendt: Volere, in La vita della mente, Bologna, 1987, p.406 ) e quello di initium (cfr. P. Bowen–Smith, Hannah Arendt’s philosophy of naturality, Houndsmill and London 1989, p.26 e seguenti); e, naturalmente, sul tema dell’amore trattato nella tesi di laurea della Arendt, influenzata a suo avviso dall’insegnamento di Heidegger e Jaspers, e di cui Jaspers ha sentito a sua volta l’influenza: cfr. K. Jaspers Platon Augustin Kant. Drei Gründe des Philosophierens, München, 1957, pp. 101-118.
Nella breve ma densa nota introduttiva alla recente traduzione francese del saggio della Arendt (Hannah Arendt, Le concept d’amour chez Augustin, Payot & Rivages, Paris, 1996), Guy Petitdemange ne mette in luce gli aspetti fondamentali: osserva che il precetto “ama il tuo prossimo come te stesso” è apprezzato dalla Arendt soprattutto perché il legame con l’uomo è sempre congiunto in Agostino con il rapporto con Dio.
L’approccio della Arendt ad Agostino è consapevolmente estraneo alle molteplici controversie teologiche in cui era coinvolto il vescovo d’Ippona. Lo stesso tema dell’amore mostra come Agostino avesse il fine di rivolgersi non solo ai dotti ma anche alle moltitudini ( non a caso, la Arendt ama citare continuamente nella sua tesi le due opere più note e forse le meno dogmatiche di Agostino: le “Confessioni”e la “Città di Dio”).
La Arendt esamina il pensiero del Padre della Chiesa senza particolare attenzione alla successione cronologica, sottolineandone gli elementi che travalicano il cattolicesimo, e che sono tutt’ora presenti nel protestantesimo e nella cultura contemporanea. Per l’allieva di Heidegger le componenti essenziali del concetto di amore in Agostino sono desiderio, volontà di felicità, memoria, comunione. Certo non è facile individuare il disegno generale della tesi; ma, secondo la Arendt, alla base del pensiero di Agostino vi è il desiderio, la libido (senza implicazioni freudiane), definita, con terminologia heideggeriana, “struttura fondamentale dell’essente”, che colloca l’individuo nella solitudine e denota la radicale volontà di felicità.
Questo stesso desiderio, di fronte alla disgregazione del mondo esterno, si trasforma in carità, sfuggendo al fluire del tempo e rivolgendosi all’Assoluto.
Il desiderio è rivolto all’avvenire; la memoria al passato. Le due dimensioni del tempo come in uno specchio si corrispondono: l’amore è il loro collante. Il desiderio della felicità eterna risveglia il ricordo di una prima felicità perduta; percorrendo “i vasti palazzi della memoria”, rivolti al passato, all’origine nel tempo, nel peccato, troveremo la comune origine con l’altro.
La memoria, dunque, è la “lingua non straniera” che pone l’io “di fronte a Dio”. Non si tratta di estasi o contemplazione: la legge è precetto, che ordina di liberarsi dal mondo, causando così tutte le contraddizioni e le fluttuazioni della volontà, che solo attraverso la memoria dell’ente creatore e del suo amore potrà giungere alla grazia, l’amore di ritorno che fa amare se stessi e Dio.
In questo quadro, il prossimo è “occasione d’amare”; ed è amato per la comune discendenza da Adamo, la comune appartenenza al peccato. “Stipendium peccati societas est”, ma anche la morte lo è: nel momento in cui però Cristo l’ha accolta, l’umanità ne è redenta, e il prossimo, da termine di finitezza e concupiscenza, può trasformarsi, con l’amore, in eternità: “per l’amore la morte è senza importanza perché ogni essere non è che una ragione di amare Dio […] in questo amore del prossimo, non è il prossimo che è amato, ma l’amore stesso”.
Non è forse del tutto infondato chiedersi se questo essere-per-l’amore, attribuito ad Agostino, sia insieme una velata critica della giovane allieva all’essere-per-la-morte del vecchio maestro e l’indicazione di una diversa ontologia.

Sull'argomento consulta anche l'intervista a George Kateb, Hannah Arendt e l'origine del totalitarsimo


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