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[Le domande degli studenti]

Jorge Louis ha scritto: Io ancora una cosa non ho capito, nell'imminenza di un esame...Ma Peirce era realista

Charles Sanders Peirce  -  Harvard

Occorre innanzitutto sgombrare il campo da un'ipotesi improbabile, ma comunque possibile: che, cioè, con il termine "realismo" si intenda una posizione ontologica, si attribuisca cioè alla teoria scientifica la funzione di un rispecchiamento della realtà. Se così fosse, la risposta sarebbe in sostanza abbastanza semplice: nella filosofia della scienza contemporanea il realismo, in senso forte, sembra progressivamente estinguersi: lo stesso Popper, che pure ne propone una variante, si guarda bene dal confonderla con l'essenzialismo, cioè con la rappresentazione dell'essenza della realtà.

Affermazioni contrarie a un tal tipo di realismo abbondano negli scritti giovanili di Peirce: per lui ogni evento, in quanto conosciuto, è comunque relativo alla mente: "qualsiasi cosa è, è una rappresentazione" (Writings of C. S. Peirce, Indiana University Press, Bloomington, 1982-93: 1: 324); non esiste, né può esistere, quindi, una inconoscibile cosa in sé; il reale è concepito solo come segno: "tale teoria della realtà è immediatamente fatale all'idea di una cosa in sé - una cosa esistente indipendentemente da ogni relazione alla nozione mentale che si riferisce ad essa" (Writings of C. S. Peirce, cit., 2: 469).

Dunque, nessun realismo "essenzialista".

Se invece, più correttamente, si pone la questione del realismo o nominalismo logico di Peirce, allora la risposta diventa complessa, sia perché l'enorme mole degli scritti del filosofo è ancora ben lontana dalla completa pubblicazione, sia perché lo stesso Peirce sembra aver avuto qualche oscillazione in proposito. Nei suoi anni giovanili (1868), scriveva infatti: "L'elemento nominalistico della mia teoria consiste certamente nell'ammissione che nulla fuori dalla cognizione e dalla significazione abbia alcuna generalità" (Writings of C. S. Peirce, cit., 2: 180). E aggiungeva: "il nostro principio, in verità, è semplicemente che le realtà, tutte le realtà, siano nominali…". Ciò ha indotto molti interpreti a ritenere che il pensiero di Peirce sia gradualmente passato, nel corso degli anni, da un iniziale nominalismo ad un realismo che nell'ultima fase lo stesso Peirce definiva "estremo".

Questa, ad esempio, è l'opinione espressa da uno dei maggiori interpreti peirceani, Max Fisch (cfr. M. Fisch: Peirce's Progress from Nominalism toward Realism, 1967, ora in Peirce, Semeiotic and Pragmatism, Essays by Max Fisch, Indiana University Press, Bloomington, 1986). Ma un altrettanto autorevole interprete di Peirce, Don Roberts, individua nella teoria del filosofo un principio realista esistente fin dalle origini, via via rafforzato (D. Roberts: On Peirce's Realism, in "Transactions of the Charles S. Peirce Society" 6, 1970, pp. 67-84).

D'altronde, innumerevoli sono le manifestazioni del realismo peirceano: dai suoi celebri studi su Duns Scoto, che ci ha insegnato come "i generali devono avere un'esistenza reale", ai suoi scritti cosmologici, in cui identifica realismo e sinechismo, interpretando le leggi come "realtà viventi".

Non basta: la stessa teoria dei "grafi esistenziali" e l'iconismo hanno una chiara matrice realistica: "solo una possibilità è un'icona, in virtù puramente della sua qualità: e il suo oggetto può essere solo una Primità (Collected Papers of C. S. Peirce, Harvard University Press, Cambridge 1931-35; '58: 2. 276) - si può leggere in proposito il bel saggio di Umberto Eco: Introduction to a Semiotic of Iconic Signs, in "Versus", 2, 1972.

Ma tutta la faneroscopia, o teoria delle categorie, è evidentemente fondata su un realismo risalente a Duns Scoto; forse, in conclusione, si potrebbe addirittura parlare di platonismo nel pensiero di Peirce (cfr. N. Bosco: Introduzione allo studio di Peirce, in "Filosofia", 1956, pp. 452-469).

Per una migliore conoscenza del pensiero di Peirce sarà comunque opportuno cominciare dal breve e chiaro saggio di R. Fabbrichesi Leo, Introduzione a Peirce, Roma-Bari, Laterza, 1993, approfondendo le questioni particolari in base all'ampia e ragionata bibliografia situata in fondo al volume.

Altrettanto utile è: G. Proni, Introduzione a Peirce, Milano, Bompiani, 1990.

Per approfondimenti: Carlo Sini, Charles Sanders Peirce

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