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Secondo
Kant si può lavorare
Per la pace perpetua,
titolo di una sua opera. Gli
stati sono in grado di affrancarsi
dalla condizione naturale di
"guerra di tutti contro
tutti", scendendo in campo
con affianco la ragione. L'ideale
di pace da conquistare è
rappresentato da una "federazione
di popoli" che, in qualche
modo, anticipa il disegno di
ordine mondiale dell'Onu. "La
pace perpetua non è un'idea
vuota, ma un compito a cui tendere",
afferma il "profetico"
Kant, considerato per questo
il primo pacifista.
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La politica è prosecuzione
della guerra
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Sconfitta
la guerra, al suo posto s'insedia il
dialogo diplomatico fra gli stati; stati
che "naturalmente" sono predisposti
all'aggressività, ma che la sostituiscono
con la trattativa, la polemica politica,
gli strumenti pacifici di pressione
Insomma, una guerra fatta con altri
mezzi.
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Non esiste la guerra giusta
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L'articolo
5 del progetto per una pace perpetua
elaborato da Kant afferma che "nessuno
stato deve immischiarsi con la forza
negli affari di un altro stato".
Eppure l'idea di guerra "giusta"
prevede questa ingerenza. Ma, si chiede
il filosofo tedesco, come si può
stabilire con certezza quando l'intrusione
rappresenta un crimine e quando invece
uno strumento di lotta da condividere?
Per i pacifisti nessun conflitto armato
può essere giusto.
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La pace è possibile
con un ordine mondiale
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Più
di due secoli fa, Kant detta le condizioni
agli stati nazionali che vogliono dar
vita a un pace durevole: primo, rinunciare
a una parte della loro sovranità;
secondo, smantellare gli eserciti permanenti.
"Il diritto internazionale - scrive
- deve essere fondato su un federalismo
di stati liberi".
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Si
può eliminare la guerra?
Puntata
del 5 giugno 2001
La
guerra è in tutte le cose per Eraclito,
uno dei primi grandi filosofi greci. "Il
conflitto è comune, e la giustizia contrasto"
scrive. Una certezza dell'antichità che
trova forza nella storia contemporanea: più
di 170 conflitti nel mondo dal secondo dopoguerra
al 1998; soltanto 20 anni di pace tra il 1816
e il 1980 e ancora tanti paesi piegati alla
strategia delle armi.
La guerra sembra un fatto naturale; il suo impulso
appare innato negli uomini. Ma potrebbe essere
anche un fenomeno culturale e quindi qualcosa
che s'impara. Eliminabile quindi nel primo caso,
come crede Kant, il filosofo che propone una
"federazione di popoli"; ineliminabile
nel secondo, come gli controbatte Hegel che
la definisce non solo inevitabile, ma benefica,
"igienica".
Questi i due fronti della disputa fra Melchiorre
e Losurdo, guidata come sempre dal magister
Antonio Lubrano.
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Vuoi provare a ragionare con noi?
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Da
quale parte ti schieri?
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La
guerra è ineliminabile
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La
pace perpetua per Hegel è
soltanto quella del cimitero.
La tesi di Kant, suo contemporaneo,
gli risulta utopica e astratta
perché dove c'è
vita, c'è sempre guerra;
una guerra quindi necessaria,
benefica, "igienica".
E comunque, finché esisteranno
gli stati nazionali, simili
ad "animali" in lotta
per la sopravvivenza, i conflitti
saranno ineliminabili. "Il
vento - scrive Hegel - preserva
il mare dalla melma di una quiete
durevole, la guerra preserva
i popoli dalla pace perpetua".
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La guerra è prosecuzione
della politica
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"Quando
la politica fallisce si arriva naturalmente
alla guerra. Gli stati, o meglio i "poderosi
animali" come li definisce Hegel,
cercano di evitare il ricorso alle armi,
tessendo rapporti diplomatici internazionali.
Quando non riescono a raggiungere un
accordo pacifico è il momento
allora dell'aggressione, del più
forte che vince.
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Che
cos'è? E' una sorta di legittima
difesa di cui la comunità internazionale
può fare uso, è la ragione
che usa la forza per ricondurre la forza
alla ragione. Tommaso d'Aquino, per
esempio, indica i requisiti della guerra
giusta: deve essere proclamata dall'autorità,
deve nascere da una giusta causa, deve
avere l'intenzione di promuovere il
bene.
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La pace è impossibile:
gli stati nazionali sono
insurperabili
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Finché
esisteranno le nazioni le guerre continueranno.
Non si può contare su un diritto
internazionale, né su un ordine
mondiale o una federazioni di stati.
"I conflitti possono essere risolti
soltanto dalla guerra", conclude
Hegel.
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