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Immagini del pensiero (8/3/1997)

Domenico Losurdo

Storia del suffragio

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Vorrei cercare intanto di ricostruire una storia del suffragio. Prendiamo i due Paesi classici della tradizione liberale: l'Inghilterra e l'America. Vediamo intanto l'esempio dell'Inghilterra.Noi per suffragio universale intendiamo evidentemente oggi l'affermazione del principio: un uomo, un voto. Quindi parliamo non soltanto di suffragio universale, ma intendiamo appunto un suffragio universale che viene esercitato in modo paritario da tutti i cittadini. Allora potremmo chiederci per quanto riguarda l'Inghilterra quando si è affermato questo principio. Questo principio si è affermato molto più tardi di quello che comunemente si possa credere. Voglio citare qui uno storico inglese, Taylor, uno strorico certo non sospetto di essere anglofobo, se non altro perchè un inglese. Ebbene Taylor dice che una teorica democrazia viene raggiunta in Inghilterra, con l'affermazione dunque sia del suffragio universale sia del principio un uomo-un voto, una teorica democrazia viene raggiunta in Inghilterra soltanto nel 1928, ripeto 1928. Ma non solo. Taylor fa un'ulteriore aggiunta, dice: solo parzialmente, perchè ancora nel 1928 c'erano500.000 persone, per lo più maschi che avevano diritto al voto plurale.Quindi neppure nel 1928 si era affermato pienamente il principio "un uomo- un voto", che si afferma definitivamente in Inghilterra solo,sto citando sempre questo grande storico inglese, solo nel 1948. Questo per quanto riguardala storia dell'Inghilterra. Ma conviene adesso vedere la storia dell'America. E anche qui si tratta di sfatare una serie di luoghi comuni, una serie di pregiudizi. Basta fare una considerazione: discriminazioni di carattere censitario, di carattere razziale hanno continuato a sussistere negli Stati Uniti fino ai giorni nostri. Sono soltanto del 1966 due sentenze della Corte Suprema, che dichiarano incostituzionali sia i testi per accertare i gradi di cultura e di alfabetizzazione per l'ammissione ai diritti politici, sia i requisiti che chiedevano il pagamento di una tassa per essere ammessi al diritto di voto, cioè le ultime discriminazioni, che si opponevano all'esercizio pieno del suffragio universale sono scomparse in America semplicemente nel decennio che va dagli anni Sessanta agli anni Settanta. Anzi potrei persino concludere questo punto con una domanda provocatoria: ci si può chiedere se ancora oggi non sussistono in forme diverse restrizioni censitarie negli Stati Uniti.

 

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Dopo la Rivoluzione Francese noi vediamo un classico della tradizione liberale, Benjamin Constant, che pone il problema in questi termini: se i nullatenenti partecipano all'esercizio dei diritti politici, inevitabilmente ne verrà distrutta o intaccata la proprietà borghese. Una volta che i nulla tenenti vengano posti in condizioni di esercitare i diritti politici, non faranno altro che assalire la proprietà. Dunque qual'è l'atteggiamento di Cosntant ? Una rappresentanza è inevitabile, ormai la rappresentanza costituisce il nuovo principio di legittimità nell'ambito delle istituzioni politiche. E però - dice Constant - per evitare questo intervento rovinoso delle masse popolari, che si era verificato nel corso della fase giacobina dell Rivoluzione Francese, per evitare tutto ciò, sono possibili due modi: o il suffragio indiretto, cioè il suffragio che si esprime in due gradi, per cui un corpo elettorale più esteso elegge un collegio elettorale, che a sua volta poi elegge i rappresentanti propriamente detti, ma questo sistema a Constant sembra poco persuasivo perchè finisce per diminuire il margine reale di consenso di cui gode l'autorità politica e invece Constant ritiene senza dubbio preferibile la restrizione censitaria del suffragio, anzi la rigida restrizione censitaria del suffragio.

 

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In realtà noi vediamo altri classici della tradizione liberale essere perlomeno riservati e diffideni nei confronti del suffragio universale. E' il caso anche di Tocqueville, che generalmente viene annoverato tra i classici della democrazia e che invece sotto certi aspetti è un critico della democrazia. Tocquevilleè vero guarda all'America, però interpreta l'America in un senso sul quale conviene riflettere. In America, secondo Tocqueville,quello che funziona è appunto il suffragio di duplice grado. Tenete presente che in questo momento il Senato non viene eletto direttamente, ma viene eletto dalle rappresentanze dei singoli Stati e lo stesso Presidente della Repubblica è una finzione che dura ancora ai giorni nostri. Lo stesso Presidente degli Stati Uniti viene eletto da un Collegio elettorale, anche se, ripeto, si tratta di una finzione. Tuttavia invece secondo Tocqueville si tratta di una finzione importante: lui procede ad un confronto fra il Senato da una parte e la Camera dei Rappresentanti. In quel momento, nel 1835, quando Tocqueville pubblica il primo libro sulla democrazia in America, la Camera dei Rappresentanti viene eletta con suffragio diretto. Ebbene - dice Tocqueville - qual'è il risultato?. La Camera dei Rappresentanti presenta un aspetto volgare, ci sono commercianti e persino uomini o rappresentanti dei ceti più umili, mentre invece il Senato, che viene eletto con suffragio indiretto, presenta un aspetto magnifico dal punto di vista di Tocqueville, sono presenti soltanto gli uomini migliori e più illustri della Nazione. Ecco Tocqueville ritiene che la Democrazia si possa salvare semplicemente estendendo il suffragio indiretto, cioè Tocqueville sceglie l'altro corno dell'alternativa, che era stata già delineata da Constant: cioè no alla restrizione censitaria del suffragio ;secondo Tocqueville però in questo caso si tratta di procedere ad un suffragio indiretto.

 

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Ma se vogliamo parlare dell'America, ecco qui si tratta di sfatare una serie di luoghi comuni. Certo Tocqueville presenta l'America come il Paese classico della democrazia, anche se poi reinterpreta questo Paese nel modo che abbiamo già visto. E' interessante notare che anche un altro autore, così profondamente diverso da Tocqueville, cioè Karl Marx, presenta l'America come il paese della democrazia compiuta, per il fatto,- così si esprime già il giovane Marx,- che" in America i nulla tenenti possono ben essere i legislatori dei proprietari". Dunque sembrerebbe esserci il suffragio universale, sembrerebbe essere scomparsa qualsiasi discriminazione censitaria. In realtà si sbagliavano sia Tocqueville che Marx, perchè in America la discriminazione censitaria si esprime in modo diverso, Si esprime attraverso intanto la discriminazione razziale. E si tenga presente evidentemente che nel momento in cui filosofano Marx e Tocqueville in America intanto sono esclusi i negri dall'esercizio di voto. Ed è lo stesso Tocqueville a dichiarare che nel Sud degli U.S.A.lavoro è sinonimo di schiavitù.

 

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A partire dalla fine dell'Ottocento in America la registrazione nelle liste elettorali è a carico dell'elettore. La registrazione non viene operata e compiuta dallo Stato, ma è a carico dell'elettore. E questo evidentemente in qualche modo favorisce l'astensionismo, ma favorisce l'astensionismo dei ceti popolari, dei ceti popolari che ovviamente sono quelli più riluttanti o trovano maggiore difficoltà a fare le pratiche necessarie, per essere iscritti nelle liste elettorali, ed è un dato di fatto - su questo concorrono tutta una serie di politologi e sociologi americani - che sono soprattutto gli strati popolari di fatto a non essere iscritti nelle liste elettorali e quindi ad essere privati oggettivamente del diritto di voto. Anzi, dato che si parla dell'America, se posso fare un'ulteriore considerazione, direi questo, che l'America forse è l'unico Paese in cui noi assistiamo ad un processo di de-emancipazione. Che intendo dire? Per de-emancipazione noi dobbiamo intendere un processo per cui strati che erano stati prima riconosciuti titolari del diritto di voto vengono poi privati di questo diritto conquistato. Una breve fase di de-emancipazione c'è nella Francia con la Rivoluzione del 1848. Nel Febbraio del 1848 c'è l'affermazione del suffragio universale maschile. Però nel 1850 c'è la de-emancipazione di due o tre milioni di operai poveri in Francia. Però questa de-emancipazione dura in Francia pochissimo tempo. Poi ne possiamo parlare. Mentre invece in America noi abbiamo un gigantesco processo di de-emancipazione, perchè si verifica questo: alla fine della guerra di Secessione, che segna l'abolizione della schiavitù, i neri si vedono riconosciuti i diritti politici e però alla fine dell'Ottocento i neri vengono di nuovo privati dei diritti politici, con una situazione che è durata fino ai giorni nostri. E queste legislazioni che si impongono alla fine dell'Ottocento negli Stati Uniti finiscono col privare dei diritti politici anche strati consistenti di bianchi poveri e soprattutto strati consistenti di immigrati.

 

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Dicevo che il 1848, il Febbraio del 1848, vede l'imporsi del suffragio universale maschile, ma poco dopo la borghesia liberale procede a una de-emancipazione di strati consistenti di popolazione povera in Francia. Bene Napoleone III reintroduce il suffragio universale maschile,. però al tempo stesso reintroduce questo suffragio universale maschile nell'ambito di un regime, che già Marx ai suoi tempi ha chiamato appunto un regime bonapartistico, cioè dove il suffragio universale è semplicemente uno strumento di acclamazione e per il resto il leader o il capo, una volta acclamato, si sente autorizzato a procedere in modo totalmente autonomo. E quando si parla di bonapartismo bisogna tener presente che il bonapartismo Marx non lo individua semplicemente in Napoleone III,lo individua anche in Bismarck per quanto riguarda la Germania, ma è chiaro noi possiamo imdividuarlo anche in altri Paesi.

 

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Se noi prendiamo un regime politico come quello americano, noi possiamo parlare in questo caso di "bonapartismo soft", cioè di "bonapartismo" che si esprime in forme apparentemente indolori e però di fatto l'elettorato viene chiamato a scegliere non tra programmi politici diversi, non tra partiti politici diversi, ma viene ad acclamare uno o l'altro leader, dopo di che l'uno o l'altro leader si sente pienamente autorizzato a procedere per la sua strada. Questa analisi non è soltanto mia. Noi la possiamo trovare già in Weber. Max Weber agli inizi di questo secolo ha parlato di democrazia cesaristica, di democrazia plebiscitaria, e ha indicato proprio in questo cesarismo, più o meno democratico, la tendenza di fondo, la tendenza politica di fondo del nostro tempo.
Proprio per il fatto che con il collegio unonominale, l'eletto nel collegio rappresenta non un partito, non un programma politico, ma esclusivamente un determinato collegio, una circoscrizione ristretta, gli interessi di una circoscrizione ristretta, il leader nazionale diventa lui, è lui solo, l'investito della Nazione, colui che esprime e rappresenta la Nazione. Questa è per l'appunto la storia degli Stati Uniti.8

Noi vediamo che nel 1912 Giolitti - quindi alla vigilia della Prima Guerra Mondiale - concede un suffragio quasi universale, un suffragio maschile quasi universale, in realtà ci sono ancora strati consistenti di popolazione che sono esclusi. Mentre invece il suffragio diventa propriamente universale, ma sempre a livello maschile, subito dopo la Prima Guerra Mondiale. C'è stata nel frattempo la Rivoluzione d'Ottobre, che ha spazzato via ogni discriminazione censitaria, e nel 1919 c'è anche l'introduzione in Italia del sistema proporzionale. Il sistema proporzionale segna il trionfo dei partiti di massa. Ed ecco diunque che in Italia si sviluppa proprio un grande dibattito, proprio perchè c'è il trionfo dei partiti di massa da una parte, sia il partito Socialista sia il Partito Popolare, dall'altra invece la crisi dei partiti fondati sui notabili, come il partito Liberale classico. Si sviluppa un grande dibattito, un dibattito, ripeto, che ha un'importanza europea internazionale. Ci sono autori come Gaetano Mosca, un liberal conservatore, ma un liberal conservatore di grande lucidictà, che dice: certo la concessione del suffragio universale è stato un grandissimo errore, ma adesso tuttavia è impossibile ritornare alla situazione precedente. Si tratta dunque di vedere in che modo è possibile disinnescare la carica popolare eversiva contenuta nel suffragio universale. E abbastanza presto tutte le critiche cominciano a concentrarsi sul sistema proporzionale. Abbastanza presto si comincia a dire: va bene, non è prudente rimettere in discussione il suffragio universale, ma si può intanto rimettere in discussione e cancellare il sistema proporzionale. Questa è la posizione di un liberal conservatore come Gaetano Mosca e la posizione anche di Giolitti, ma è la posizione anche dei nazionalisti e poi dei fascisti. I nazionalisti e i fascisti si schierano a favore del ritorno, almeno in una prima fase, a favore del ritorno del collegio unonominale. Noi vediamo persino un fascista ultrà come Farinacci che si schiera a favore del ritorno al collegio unonominale. Non so se posso ancora sviluppare questo punto, ma è interessante vedere che prima dell'instaurazione della dittatura fascista si sviluppa,ripeto, un dibattito molto ampio in Italia circa le modalità per cancellare di fatto il suffragio universale.Noi vediamo, in un certo periodo di tempo Mussolini, a cavallo della Marcia su Roma, che si schiera a favore del voto plurale, con argomenti che sembrano desunti da John Stuart Mill, cioè appunto sì diritti politici concessi a tutti, ma non a tutti in modo paritario, i più intelligenti -anche Mussolini si esprime in questi termini - dovrebbero avere appunto possibilità di votare più volte. E' un'idea che Mussolini accarezza ancora nel 1925. C'è dall'altra parte la tendenza a disinnescare il suffragio universale mediante la rappresentanza corporativa, ma abbastanza presto, ripeto, il fuoco si concentra contro il sistema proporzionale. Allora si tratta di vedere se questo sistema proporzionale deve essere cancellato mediante il ritorno al collegio unonominale, oopure mediante la legge maggioritaria. Come è noto nel 1924 prevale quest'ultima soluzione. Con la legge Acerbo viene sancita la maggioritaria, per cui il partito di maggioranza relativa otteneva la possibilità di occupare i due terzi dei seggi. Ma ripeto per tutto un periodo di tempo lo stesso fascismo ha accarezzato l'idea del ritorno al collegio uninominale, che riteneva funzionale al suo piano di mettere fuori combattimento i grandi partiti politici, partiti organizzati di massa, che erano radicati sui posti di lavoro.

Tratto dall'intervista: "Per una storia del suffragio" - Napoli, Vivarium, 22 settembre 1992


Biografia di Domenico Losurdo

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