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Immagini del pensiero (6/1/1990)

Raymond Boudon

La spiegazione delle credenze

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Credo che si possano identificare due grandi correnti di pensiero, o due grandi direzioni di ricerca per spiegare queste false credenze. Una prima corrente può essere qualificata come irrazionalista: si cerca di attribuire queste credenze a certe cause. C' è poi una seconda direzione, che possiamo chiamare razionalista: in questo caso si cerca di spiegare le credenze - anche quelle che ci appaiono assurde o balzane - attraverso le ragioni che le persone hanno di credere a quello che credono. Le spiegazioni irrazionaliste sono spiegazioni molto popolari. Per esempio, quando il grande etnologo francese Lévy-Bruhl si imbatte sulle credenze magiche dei primitivi, come le spiega? Le spiega dicendo che le regole della logica variano a seconda delle società. E cioè, le regole della logica così come le conosciamo oggi, così come le pratichiamo oggi -dice Lévy-Bruhl- di fatto sono sottoposte a variazioni storiche. E cioè, nelle società primitive -come si diceva all' inizio del secolo-le regole di inferenza, le regole della logica, sarebbero diverse [dalle nostre]; quindi nella testa di quella gente ci sarebbe una logica diversa dalla nostra, e questo spiegherebbe perché quelli avrebbero delle credenze che a noi appaiono alquanto bizzarre. Ecco la direzione irrazionale: si cercano le cause. In effetti, esiste un movimento di pensiero secondo il quale la mente viene oscurata dalla passione, nel solco della famosa formula di La Rochefoucault, "l' esprit est souvent la dupe du coeur", "lo spirito è spesso imbrogliato dal cuore". In effetti, talvolta èvero che si hanno credenze false perché si crede di vedere il mondo nel modo in cui le passioni ci impongono di vederlo. Queste sono quelle che possiamo chiamare spiegazioni irrazionali. E poi ci sono le spiegazioni che cercano di partire dal principio secondo cui le persone hanno ragione di credere a quello che credono, anche se queste ragioni non ci appaiono subito. Prenderò qui l' esempio di una credenza che è falsa ma molto tenace. Oggi noi abbiamo nella maggior parte dei paesi europei una disoccupazione molto elevata; ebbene, se interrogate la gente su questo tema, molti vi diranno che una delle cause essenziali della disoccupazione è il progresso tecnico. Quindi, c' è una credenza molto diffusa nell' esistenza di una relazione di causalità tra il progresso tecnico e la disoccupazione. Il progresso tecnico genererebbe la disoccupazione.

 

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Le relazioni magiche sono credenze in relazioni di causalità che risultano false, o meglio, che appaiono a noi completamente false: non è il fatto di agitarsi in un certo modo che avrà veramente un effetto sulla maniera in cui i greggi si riprodurranno, o sulla maniera in cui la pioggia cadrà. Allora, ecco delle credenze: sono relazioni di causalità false. E la teoria di Durkheim consiste nel dirci: si, certo, sono credenze che ci appaiono assurde, ma, vista la situazione delle persone, costoro hanno delle ragioni di credere all' efficacia dei loro rituali magici. E d' altronde, in maniera molto curiosa, Weber concorda completamente con Durkheim qui. Anche in Weber troviamo una teoria della magia; egli dice: "a proposito del facitore di fuoco, noi stessi facciamo una grande differenza tra il facitore di fuoco e il facitore di pioggia. Consideriamo che il facitore di fuoco è un uomo che si basa su relazioni di causalità vera. Il facitore di pioggia, al contrario, è qualcuno che si basa su relazioni di causalità completamente assurde per noi. Ma c' è una vera differenza?" E Weber risponde: "no, non c' è nessuna differenza per loro". Perché facciamo una differenza tra il facitore di fuoco e il facitore di pioggia? Perché conosciamo le leggi della trasformazione dell' energia. Sappiamo che l' energia cinetica si trasforma in energia termica, sappiamo che c' è una vera relazione causale dietro l' atto del facitore di fuoco. Ma perché lo sappiamo? Perché conosciamo un po' di fisica. E perché conosciamo un po' di fisica? Perché ce l' hanno insegnata. E perché ce l' hanno insegnata? Perché c' è un' istituzionalizzazione della scienza nelle nostre società, e perché si sono scoperte -del resto molto tardi- le leggi della trasformazione dell' energia. Siccome le si è scoperte molto tardi, non c' è nessuna ragione di supporre che siano intuitive. Allora, ci dice Weber, se vi situate in una società detta primitiva, arcaica, siccome non hanno gli stessi quadri cognitivi, siccome non sanno nulla di fisica, non c' è alcuna ragione che facciano una differenza tra il facitore di fuoco e il facitore di pioggia. Allora, Durkheim ci dice press' a poco la stessa cosa, ma in maniera un po' più complessa ancora. Egli ci dice: supponete gli individui di una società arcaica la cui attività principale sia l' agricoltura. Ovviamente, queste persone hanno un bisogno esistenziale che le piante vengano fuori, la siccità può voler dire carestia; di conseguenza sono disposti a fare tutto quello che possono fare per modificare il corso della natura, per facilitare la crescita delle piante. Allora hanno un certo sapere, a questo riguardo, trasmesso di generazione in generazione, e che viene dall' esperienza. Ma dunque ci sono delle tecniche, dei saper-fare, derivati direttamente dalla pratica stessa, cioè dagli scacchi e dai successi che incontra la pratica. Ma questo non basta. Se volete far crescere delle piante -questo è un bisogno- bisogna anche che abbiate una certa rappresentazione dei processi biologici che presiedono alla crescita delle piante, per esempio; e di conseguenza sarete costretti -o meglio, sarete incitati- a costruirvi una biologia di emergenza, la quale a noi apparirà ridicola, ma che a loro apparirà adeguata. Allora, da dove tireranno fuori questa biologia? Ebbene, noi estraiamo la nostra biologia dalla nostra cultura scientifica, ma qui siamo in società dove non c' ècultura scientifica. Da dove si prenderà questa teoria biologica? La si estrarrà dal sapere dominante, ci dice Durkheim, e questo sapere dominante sono le dottrine religiose.

 

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Di recente mi trovavo in California, e il libro che si vendeva meglio, di cui si vedevano dei mucchi davvero impressionanti in tutte le librerie, era "La dieta del dottor Atkins'. Ha venduto centinaia di migliaia di copie. Quel libro difendeva una relazione di causalità, diceva: "se volete sentirvi bene, stare bene, dimagrire, avere il peso giusto, mangiate solo grassi, ma evitate assolutamente il pane e gli alimenti di questo tipo."Dunque, eccovi un libro che difendeva una certa relazione di causalità, ed ha avuto un successo pazzesco. Dopo i ricercatori hanno detto "ma questo non vuol dire nulla, quella relazione causale non è affatto fondata, anzi èpericoloso per la salute, perché se consumate solo grassi, questo fa salire il tasso di colesterolo, e rischierete di avere delle malattie cardio-vascolari." In questo campo della salute, siamo in una situazione davvero molto vicina a quella di Durkheim: nelle società primitive, l' agricoltura è un' attività essenziale all' esistenza, quindi si vuole evitare la carestia, si vuol sopravvivere, si tratta di bisogni [elementari] e non c' è alcun bisogno di spiegarli. Nelle nostre società non abbiamo più quel tipo di problemi, ma abbiamo problemi come il restare in buona salute, restare efficienti, sentirsi bene, essere magri. Ecco i nostri bisogni, bisogni sociali. Per rispondere a questo bisogno sociale, mobiliterete il sapere. Quale sapere? Il sapere medico. Ma siccome il bisogno è tanto forte, si andrà ben aldilà delle certezze che il sapere medico può procurarci; si tenderà allora a prendere degli indizi relativamente fragili, e si tenderà a basarsi su questi indizi, per credere all' efficacia di certe relazioni di causalità, e a comportarsi in funzione di queste relazioni di causalità. [...] Prima vi citavo il caso della "dieta Atkins", il caso di uno che voleva vendere un sacco di copie; non aveva dietro delle conoscenze veramente serie. Esistono delle figure simili, dove siamo ai limiti addirittura dell' impostura. Ma bisogna capire che questi problemi di determinazione di una relazione di causalità in questi problemi di salute pubblica è estremamente difficile. E' estremamente difficile perché bisogna lavorare in tempo reale. Se volete sapere se una certa dieta alimentare ha un effetto su un certo tipo di malattia, sul cancro, ecc., dovete lavorare in tempo reale: bisogna cioè aspettare che la gente invecchi, perché il cancro, per esempio, appare solo ad un certo momento -in termini di probabilità appare più di frequente verso la fine della vita in ogni caso. Per stabilire una relazione di causalità tra una pratica e lo sviluppo del cancro o di una malattia cardio-vascolare, bisogna lavorare in tempo reale. In altre parole, l' ideale sarebbe di scegliere un campione di persone che si comportano in una certa maniera, un altro campione di persone che si comportano in un' altra maniera, aspettare poi dieci, vent' anni, qualche volta trent' anni, e vedere poi se c' è una differenza tra questi due campioni. Dunque, come vede, c' è una specie di tensione tra il bisogno, da una parte, dell' individuo e della società -per questi le spese sanitarie, ovviamente, sono molto ma molto care-e dall' altra parte la straordinaria difficoltà a realizzare un' esperienza in condizioni perfettamente sane e conclusive; in questo modo siete nelle condizioni ideali per far apparire delle credenze fondate a metà.

 

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Si sa molto bene che quando, per esempio, uno viene colpito da una malattia grave, tende comunque, in primo luogo, ad andare a cercare nella direzione del sapere serio, andrà a vedere un medico, andrà a vedere gente competente. Naturalmente, quando poi ha l' impressione che il sapere reale, la conoscenza reale, non possono fare più nulla per lui, cercherà allora di utilizzare altri mezzi. Egli sa, in genere, che questi ultimi sono molto più fragili, ma perché non tentare? E' la famosa scommessa di Pascal: perché non cercare dato che il sapere ufficiale mi ha abbandonato? Credo che in questo modo si debba spiegare la pratica della numerologia, per esempio, da parte di molti imprenditori, ecc. Penso che cose simili si spieghino attraverso la tensione tra un bisogno e un sapere, dove quest' ultimo èinsufficiente per corrispondere, o meglio rispondere, al bisogno. Credo che in maniera generale si possano spiegare così queste credenze apparentemente irrazionali. Cercherò di confermare la validità di questo postulato, dato che non si tratta solo di società arcaiche, ma di noi stessi. Si sono fatti degli studi sociologici per vedere se c' era una corrrelazione tra il livello di istruzione delle persone e un certo numero di credenze. E ci si è accorti che la correlazione, in certi casi, era davvero strana, in quanto essa andava nel senso inverso rispetto a quello che ci si aspettava: ad esempio, se si considerano le credenze nell' esistenza degli extra-terrestri, e se classificate un campione di persone in funzione del loro livello di istruzione, vi accorgerete allora che la credenza negli extra-terrestri, se non erro -o comunque altre credenza di questo stesso tipo- è tanto più frequente quando più vi rivolgete a persone il cui livello di istruzione è più alto. Insomma, la credulità è maggiore tra le persone con il livello di istruzione più elevato.

 

 

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Attualmente nelle scienze umane ci sono troppe compartimentazioni: ci sono i sociologi da una parte, gli economisti dall' altra, gli psicologi da un' altra parte, e purtroppo gli scambi tra costoro sono poco numerosi. Ora, c' èuna disciplina che attualmente produce dei risultati molto interessanti sui fenomeni cognitivi: appunto, la psicologia cognitiva. Gli psicologi cognitivisti hanno effettuato tutti i tipi di studi sugli slittamenti dell' inferenza, sulle credenze false. C' è qui una vera miniera di conoscenze, delle quali, credo, i sociologi potrebbero approfittare. Infatti, molto spesso ci si accorge che questi slittamenti inferenziali, queste credenze false, costituiscono appunto un falso senso per gli individui. In un' esperienza di psicologia cognitiva classica, si pone un problema alle persone e una maggioranza di persone risponde di traverso, risponde in modo falso. Perché? Potete spiegare questo alla maniera di Lévy-Bruhl. Potevate dire: c' èuna mentalità primitiva, la quale fa sì che si obbedisce a regole della logica che non sono valide. Se si scava un po' di più, ci si accorge che tutte queste esperienze, tutti questi slittamenti dell' inferenza possono spiegarsi in un modo del tutto diverso: le persone devono far fronte ad un problema complesso, cercano di fare delle congetture, delle ipotesi, degli a priori, per risolvere quel problema complesso; per lo più la cosa funziona, e in altri casi si sbagliano. Allora credo che tutta quella psicologia cognitiva sia estremamente feconda per noi, perché è una specie di laboratorio dove si vede che l' individuo cerca di padroneggiare la complessità di un problema mobilitando le congetture che gli appaiono più naturali. [...] L' individuo, il soggetto della psicologia cognitiva, fa esattamente come lo scienziato il quale, di fronte ad un problema complesso, mobilita le congetture: talvolta centra, ha ragione, e poi in altri casi si sbaglia. Ebbene, la conoscenza ordinaria -quella colta dalla psicologia cognitiva- ci mostra anche che l' uomo ordinario, alle prese con la complessità e cercando di rispondervi emettendo delle congetture, nella maggior parte dei casi verrà portato verso credenze giuste, ma che queste congetture lo porteranno anche all' errore. In questo modo, vedete che c' è una continuità tra il soggetto della conoscenza ordinaria e lo scienziato. Allora, una volta che si è visto questo, abbiamo il vantaggio di introdurre un legame interdisciplinare tra la psicologia e la sociologia il quale, sfortunatamente, oggi è troppo fragile.

 

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In primo luogo, non escludo completamente l' irrazionale, insomma, non disconosco del tutto l' esistenza dell' irrazionale. Detto questo, bisogna distinguere tra tipi di irrazionalità. C' èun irrazionale che accetto molto bene: sono le passioni nel senso dei filosofi del Seicento, se volete. Pascal diceva per esempio "il cuore ha le sue ragioni che la Ragione non conosce": è una magnifica formula, che indica in modo molto chiaro che, molto spesso, si crede a qualcosa perché il cuore, la passione, ci accecano completamente. Sono fenomeni sulla cui esistenza non c' è alcun dubbio. Si sa molto bene che la collera può accecare, si sa molto bene che l' amore può accecare: per me non si tratta affatto di negare, anche per un solo istante, queste cose. Un altro punto che vorrei affrontare è che l' irrazionalità ha un ruolo diverso per lo psicologo e per il sociologo. Ecco quello che voglio dire: lo psicologo si interessa all' individuo nella sua individualità, nella sua singolarità; per spiegare il comportamento dell' individuo, è costretto a tener conto delle sue passioni, di aspetti irrazionali. Il sociologo, dal canto suo, si interessa a comportamenti che sono, per lo meno potenzialmente, comportamenti pubblici (altrimenti non avrebbero alcun senso [sociologico]), quindi il sociologo non si interessa all' invidiuo Rossi in quanto Rossi, ma si interessa all' individuo signor Rossi in generale; e i comportamenti che interessano il sociologo sono comportamenti quasi pubblici; e siccome sono comportamenti quasi pubblici, bisogna che siano comportamenti giustificabili in rapporto agli altri. Prendete un esempio semplicisssimo: una madre che dà un ceffone al figlio. Lo psicologo lo analizzerà nella misura in cui si metterà a scavare nel passato della Signora Tizia, e cercherà di ricostruire il sistema di fattori molto complessi che fanno sì che la signora sfoci in quel comportamento. Il sociologo non si interesserà alla signora suddetta nello stesso modo: si chiederà se il suo gesto aveva per lei un senso, se aveva delle ragioni confessabili, se la nonna che è accanto avrebbe approvato o non approvato il comportamento di quella madre, se lo approva o meno -dice insomma che dietro il comportamento c' erano delle ragioni pubbliche. Vede quello che voglio dire: lo sguardo del sociologo, siccome si interessa solo a quel che è pubblico di fatto, o potenzialmente pubblico, nell' individuo, avrà tendenza ad accentuare piuttosto gli aspetti di ragione, o meglio, dovrebbe accentuare piuttosto gli aspetti di ragione anziché gli aspetti idiosincratici, o personali, se volete.

 

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Non dico che il fenomeno non esista, ma credo che gli si dia un' importanza maggiore di quanto non ne abbia. Credo che lo si consideri normale, mentre è marginale, in ogni caso, dal punto di vista sociologico. Per illustare quel che ho appena detto. Consideriamo una celebre favola di La Fontaine, "La volpe e l' uva". Una volpe passa davanti ad un muro, vede dei grappoli d' uva, avrebbe una gran voglia di mangiarseli, ma è troppo piccola, i grappoli sono troppo in alto, così la volpe si allontana dicendo "sono troppo verdi!" Si tratta di una favola del XVII. secolo, dove avete forse già l' idea della razionalizzazione. Ma, in maniera curiosa, oggi la si legge facendo un controsenso. Quando La Fontaine ha scritto questa favola, fa dire alla volpe: '"sono troppo verdi", dice'; ma si legge sempre la favola come se la volpe dicesse '"sono troppo verdi", dice a se stessa'. In realtà la volpe è imbarazzata, è in una situazione di scacco, c' è qualcuno che la guarda, e la volpe cerca di salvare la faccia; "i grappoli d' uva sono troppo verdi". Ma oggi la si legge in modo diverso. Dunque, anche per La Fontaine non era affatto una razionalizzazione, egli non dice che la volpe si è ingannata da sola, ci dice semplicemente che ha cercato di salvare la faccia di fronte ad uno spettatore che la osserva. Ma oggi le idee sulla razionalizzazione sono diventate così diffuse, che si commette un controsenso e si fa dire a La Fontaine che la volpe avrebbe creduto di essersi lei stessa ingannata, che avrebbe razionalizzato il suo scacco. Non è questa affatto la lettura di La Fontaine. Questo controsenso è molto frequente. Quando si fa leggere oggi questa frase, e la favola, si incontra sempre questo controsenso. A mio parere, è una testimonianza del fatto che si accordi un' eccessiva importanza a questi fenomeni di razionalizzazione. Non è poi così facile ingannare se stessi: è molto più facile ingannare gli altri.

Tratto dall'intervista: "La spiegazione delle credenze" - Parigi, Istituto Italiano di Cultura, 14 maggio 1994


Biografia di Raymond Boudon

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